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Full text of "Le bische e il giucco d'azzardo a Venizia, 1172-1807"

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A VENEZIA^ 

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VENEZIA 1903 

LIBRERIA ALDO MANUZIO 

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VENEZIA 1903 

LIBRERIA ALDO MANUZIO 
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PROPRIRTÀ RISERVATA 




Venezia l^OH — Tipografia Callegari e vSalvagno 



AL LfTTORe 



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'elle mie assidue visite agli Archivi^ alla ricer- 
ca edallo studio di documenti necessari per la 
compilazione di un' opera storica sulV Arte dei bar- 
bieri, mi appariva in queir affannoso lavorìo^ una 
danza macabra di costumanze strane^ quasi ignote; 
di vecchi giuochi ; di ministri del Signore che di- 
sertavano i templi inalzati dalla pietà dei fedeli ; 
di tutto un popolo che^ deposta sulla soglia paterna 
r antica virtìiy correva alla bisca^ ove s^ innebbriava 
pazzamente nel giuoco. Nei vortici di quella danza 
vedevo travolgere istituzioni secolari^ la ricchezza 
cittadina e famiglie vetuste per censo e per gloria^ 
che perivano miseramente. Di quando in quando^ 



da quei turbini ferali^ veci erasi gualche stochi- 
zante che^ ghignando^ sputava sulla faccia ai vinti; 
ma i)oi anch^ egli spariva y sepolto nel vizio comune ! 
Dinanzi a quelV orrida visione ^ volendo cono- 
scere a quali eccessi arriva V uomo dominato dalla 
passione pel giuoco^ studiai^ Sotto ogni aspetto 
Le Bteche e il giuoco d' azzardo a Venezia, cer- 
cando ^ neir ambito delle mie forze ^ di esporre se- 
renamente i fatti e di documentarne tutti i parti- 
colariy nella fiducia di non riuscire inutile. 

Venezia, Marzo 1903, 

GIOVRHIll DObCEni. 



SOMMARII 



SOMMARIO DELL'OPERA 



Al Lettore 

CAPITOLI 

I. I giuochi p. 1 

II. Le bische » 23 

HI. I barbieri biscazzieri » 43^ 

IV. Casini da giuoco » 58 

V. La posta del giuoco » 84 

VL I bari > 107 

Vn. I delitti dei. giuocatori > 139^ 

Vin. Le condanne > 156 

Conclusione > 181 

APPENDICI 

I. Nomignoli della plebe nel sec. XVIII. . . p. 187 

II. Motti, proverbi e modi di dire derivati dal 

giuoco > 188 

m. Cronologia dei delitti dei giuocatori (1722-1779) » 'l92 

IV. Cronologia dei barbieri biscazzieri (1342-1796) > 201 

V. Legislazione sul giuoco (1172-1797) ...» 212 

VL Sul diritto di grazia nel medio evo ...» 242 

VII. Cenni bibliografici sul giuoco. ...... 246 

Fonti archivistiche > 251 

Postilla • . . » 253 

Indice cronologico dei documenti .... » 257 

Indice generale » 265 



SOMMARII DEI CAPÌTOLI 



Gap. i. — I giuochi 

Orìgine del giuoco, pag. 1 - La poesia nei giuochi dei 
bambini, 2-1 primi giuochi ginnastici, 3-11 giuoco del 
pallone, 4 - Lotte fratricide, 4, n. 7 - Giuochi di abilità, 9 - 
Giuochi poco noti, 9, n. 26 - Le scommesse, 12 - Lotterie e 
Lotto, 13 - Malversazioni nel Lotto, 16-1 giuochi di car- 
te e d' azzardo, 18 - Il dazio delle carte da giuoco, 20. 

Gap. II. — Le bische 

Il giuoco sulle strade, pag. 24 - Biscazzieri da sagra,. 
26 - Giuochi attorno le chiese, 26 - Le barbieresse in 
berlina, 27, n. 12 - Moralità dei giuocatori nelle piaz- 
ze, 27, n. 13 - Fra le colonne di S. Marco, 29 - Nel pa- 
lazzo Ducale, 30 - Birri rivoltosi e Missier Grande in 
carcere, 32 - Caccia ai giuocatori, 34 - Il giuoco nelle 
botteghe, 36 - Palestra delle spie, 36 - Un prete che dubita 
della Divina Sapienza, 36 - Libertinaggio nelle bische, 37 - 
Le donne ed i camerini, 38-11 giuoco nei canali e nelle 
case private, 39-42. 

Gap. III. — I Barbieri biscazzieri 

La folla nelle botteghe dei barbieri, pag. 43 - I 
< sovversivi » d'altri tempi, 44 - Società di barbieri bi- 
scazzieri, 45 - Turpiloquio e bestemmie, 47 - Devozione 
dei biscazzieri, 47 - Viatico nelle bische, 49-1 barbieri 



XII 



di S. Marco, 50 - Fratellanza dei giuocatori, 61 - Le ba- 
ruflTe dei barbieri, 63-1 messaggieri di Venere, 64 - Un 
ritrovo di sodomiti, 66 - La delinquenza dei barbieri, 66. 

Cap. IV. — Casini da giuoco 

Ritrovi ameni in Frezzeria, pag. 61 - Leggi contro i 
tabarri, 62 - Mobilio dei Casini, 63 - Le serenate delle 
monache di S. Alvise, 63 - I Casini delle patrizie, 66 - Le 
orgie in casa di Anzola, 66 - Mezze coscienze, 66 - Catoni 
veneziani, 67 - Statistica ed organico dei Casini, 68 - Bar- 
bieri custodi di luoghi allegri, 68-11 governo biscazziere, 
72 - La calca e le maschere al Ridotto, 76 - Chiusura del 
tempio dei giuocatori, 76 - Il giuoco d' azzardo durante il 
governo democratico, 78. ' 

Cap. V. — La posta del giuoco 

11 dolore delle prime .perdite, pag. 86 - Le piccole 
giiiocate, 86 - Il bigliardo del « Diavolo, > 88 - Le chiacchere 
degli sfaccendati, 89 - La vita intima di un Pepoli, 90 - 
Un teatro privato, 90 - I ^ clienti » veneziani, 91 - Le 
grosse giuocate, 94 - Sulla porta delle bische, 97 - Giuo- 
oatùri ladri, 99, n. 39 - Le vesti ed i gioielli sul tavo- 
lierej KK) - Gli usurai dei giuocatori, 102 - Il Monte di 
Pietà nelle bische, 103 - .Giuocatori in camicia, 104 - Le 
mogli poste del giuoco, 106 - Il canto dei giuocatori, 106. 

Cap. VI. — I bari 

Professione di giuocare, pag. 107 - Nomignoli ridicoli, 

109 - Barattieri e tagliatori, 109 - I -violenti nelle bische, 

110 * Sette » di malfattori, 110 - La camorra vene- 
ziana, 111 - Noleggiatori di carte da giuoco, 116 - Bari 
da strada e da salotto, 118 - Mezzani di giuoco, 119 - Come 



SOHMARII DEI CAPITOLI XIU 

ginocavano i bari, 127 - La baratteria svelata, 128 - De- 
moralizzazione della polizia» 130 - Corruzione nelle magi- 
strature, 133. 

Cap. VII. — i delitti dei giuocatori 

# 
Le giuocatrìci, pag. 139 - L'ebreo ed il prete nella 

bisca, 141 - Condizione sociale dei giuocatori, 141 - Sca- 
tole da tabacco pornografiche, 144 - L'avidità del gua- 
dagno, 145 - Le prime zuffe, 146 - Una pioggia solida, 146 - 
Le armi dei giuocatori, 148 - Campana a martello, 160 - 
Vigliaccheria dei perditori, 152 - La giustizia d'un pa- 
ciere, 152 - Una belva umana, 153. 

Cap. Vili. — Le condanne 

Il giuoco nel diritto veneta, pag. 155 - Somme per- 
messe di giuocare, 156 - Il giuoco degli scacchi nel 
trecento, 158, n. 15 - Coerenza delle condanne, 166 - Il 
carcere, 168 - Sentenze ridicole, 169 - Esecuzione di una 
condanna, 170 - I giuocatori in berlina e la loro lingua in 
« Giova, > 171 - Salario del carnefice, 171, n. 61 - Quanto 
costavano gli arresti, 175 - Pene: ammonizione, multa, 
taglia, « pubblica indignazione, » bando ecc., 176 - Le con- 
danne dei nobili, 177. 



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D IL QIUOCO 



b'AZZARPO 



CHP. L 
I giuochi 



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Origina del giuoco - La poesia nei giuochi dei bambini - J prinii giuochi" 
ginnastici - Jl giuoco del pallone - Lotte fratricide - Qiuochi di abilità - 
Qiuochi poco noti - Le scommesse - Lotterie e Lotto - Jrtaluersazioqi nel 
Lotto - j giuochi di carte e d'azzardo - Jl dazio delle cart^ da giuoco. 



J|i può certo asserire che il giuoco sia quasi in- 
stintivo in ogni animale. Chi non ha visto il 
puledro, il vitello, il cane e persino V asino a 
giuocare ? e quanti non si divertono con le mqsse ele- 
ganti del loro micino ? L' uomo quindi coli' esser portata 
al giuoco non soddisfa che ad un bisogno naturale, colla 
differenza che mentre negli animali questo « istinto » ces- 
sa coir avanzarsi dell'età, nell'uomo aumenta e la ragione 
raffinandolo, sa dargli varie forme ed aspetti sino ad ar- 
rivare a' giuochi matematici. Il guaio è che per noi il giuo- 
co, da semplice passatempo e ricreazione intellettuale, tal- 

1 





LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



degenera e trasforma i nostri sentimenti, quanto ab- 

di buono, di umano, ci rende malvagi, crudeli e 

ài compiere ogni più eiFerato delitto ... ; ma non vo- 

f|k^ precipitare e questo studio, fatto con criteri puramente 

tfc tuU ÌTiT proverà quanto affermo. 



I primi sintomi del giuoco nascono fra le braccia della 
jkiuma che cerca, con leggiere ondulazioni, di tranquil- 
lata lo spasimo del suo bambino, accompagnando il moto 
<siMi dei graziosi ritornelli, fra i quali il Bernoni *) ricorda 
il SÉf^uente : 

Margarita mazarona, ^) 
To' su i seci e va per aqua: 
Va per aqua a la fontana 
Margarita mazarona 
Margarita va in amori 
Va in amori a la mastela. 



Quesito canto subisce, quasi sempre, delle varianti ^) det- 
tai t- dallo spirito più o meno inventivo ed amorevole della 
mailre ; pertanto nel bambino ogni giorno e' è qualche cosa 
dì nuovo; la vita in lui acquista i suoi diritti; e appena 
diviene grandicello corre, vispo e allegro, fuori dalla casa 
paterna e nelle contrade vicine s'intrattiene, co' suoi pic- 
coli amici, alla Galhia che hecola V erlxij a Sior Antonio 



*) Ghiochi popolari, Venezia, Fontana, 1874. 

^ Krba odorifera conosciutissima e una volta assai coltivata. 

3) Ks>*e sono: Barata- bìi rata, Tamlnirìn de Franzo, Reda bela, 
Vn' orttifa, Deo tnennelo, Campi et o-camj)! elei o, Dona Impolita, In dove 
xrsffi affff Man morta, ^f aitatole, Cossa xelo questo? Fa nana fan- 
Mi n, La pinpinela, Din- don, Trit-tni, Tru-tru cavalo. 



CA.PITOLO PRIMO — I GIUOCHI 



Pegorin; tali giuochi ed altri ancora *) costituiscono i di- 
vertimenti della nostra infanzia. 

Ben presto il fanciullo, stanco di questi passatempi, co- 
mincia con altri che meglio si confanno al suo sviluppo. 
E allora lo vediamo scalmanarsi, con la stringa in mano, 
dietro i volteggiamenti del trottolo; oppure in quelli peri- 
colosi del pan duro, pan tenaro; pesa, pesa; fare i cazzotti 
nei giuoco dei pitteri ; form^Lve lunga fila di compagni, e te- 
nendosi per mano, correre affannosi, nel bisato longo; o, 
sempre correndo, con la zirandola, attaccata ad una lunga 
corda; far le veci, carponi, del gato e' l sórze o in quello del 
can e gato ; saltare a momola nel giuoco del Poìite di Rialto 
o come acrobata nel batì palo e nella me^^^e^^a; imitando, 
con diversi ragazzi il movimento delle campane, della ra- 
viola e dei cavali; saltellando con un solo piede nel recinto 
del campanon e del caselo; formando dei veri combatti- 
menti nei giuochi degli schiavi e delle fortezze; acculat- 
tandosi a vicenda nel giuoco a la taca con grave rischio 
di farsi male. 

Quando i giuocatori si trovano in molti, estraggono al 
tocco alcuni capi, e giuocano al tagia piera, al toca fero^ 



*) Alcuni sono chiamati: Punti punti ciò, El gatin, Questo xe 
mio. Bossolo bossolo Canarin, Salto biralto, Andemo alla guera^ Gira 
gira rosa, El toco, Girin girin girandola, La Madona de Ui Guar- 
diana, El mio castelo xe belo, Siora Gate, La Pecorela. La bela rilana, 
Abasso le Muneghete, Coinare-comareta, El maestro, V Imbasciata re, 
Lt porte, Destirè le vele, Mi gb una pitta da maridar, La inneta^ 
La berlina, I mestieri, El calegher, La cocuzza, Oselin vola. Vieni 
vieni a la castelaìia, A le tkisse, Bondi e Bando, Le cavale orbe, 
El casfelin dei ameni, Alban alti, Tiramolle, CaoHo, Pie zoto, Far 
le brombole, Dindolarse, La pagieta, La tavolefa, Le 7narendafe, 
Le jn'avole, Maria orba, Buca uà, I colori. La Madonn in care- 
yh'/ii. — V^. Berxoni, op. cit., e BoEitio, Dizionario del dialetto ve- 
neziano. 



LE BISCHE E IL OIUOOO D AZZARDO 



4i chi se vede, el la gà, ai bocoliy ai bivi e ladriy ai pali 
marzi, e a scandi erba. ^) 

Reso da tali giuochi e dallo sviluppo della sua età più 
audace e più forte, il giovinetto non desidera che addestrare 
la forza de' suoi muscoli. 

E le occasioni non mancavano nei tempi in cui lo spi- 
rito di parte faceva emulare la balda e spensierata gioventù 
nelle lotte^ nelle regate^ ^) nelle Forze d' Ercole, nelle cruenti 
battaggiole, ') e nel vigoroso giuoco del Pallone; *) le cui 



^) Nel cinquecento i fanciulli giuocavano alla polvere, alle girelle, 
al castelleto, alla fossetta, al pirlo, al girlo, alla schiba, alla lippa, 
alla capra, al pai di Roma, a Cicerlanda, a tiralunga, al melone, 
alla fava, alla buschetta, a fisso a fosso, alle scandaniole, alla gatta 
cieca y & primo e secondo, alla corregiuola, al pari e dispari, allapf^a, 
alle comari, al giuoco della scova, al bai rotoìido, a buon compagjw 
smi sto. ferito^ alle scudelle, alla galea, ecc. Quei da grandi e' han pur 
del fanciullesco in parte usati nelle veglie, erano il giuocare alla civetta, 
alla scarpaccia, al hallo delle botte, al ballo tondo, al becco mal guar-^ 
dato, alla rana, ìslt le proposte, dal hiogo al compagiio, a tre cappon 
M. Abbate, alla mia passera è nel miglio, a comandella, ai He, alla 
tisbina, à tignerchi falla, ed altri tali. — Garzoni, Piazza universale, 
Venetia, 1586. 

^) Cicogna. Alcune regate veneziane. Ven. 1866. 

') Queste terribili zuffe del popolo cantate dai poeti (V., fra i pa- 
recchi, la Raccolta di poesie, Venezia, Cecchini, 1845) costituivano la 
quintessenza dell'abbrutimento umano. 

Si proibiva è vero di quando in quando (Cfr. nell'Archivio di Stato 
in Venezia, i decreti del Consiglio dei Dieci: 1367,17 giugno, 1448, 13 
giugno, 1510, 31 ott., 1646, 5 gen., 1647, 19 nov., 1574, 1609, 28ott., 1611, 
28 sett., 1644, 28 nov., 1789, 16 luglio, 1794, 16sett.;eBib. Cicogna n. 
1676, 1864, 1865^ che i figli dell' istessa madre si uccidessero fra loro, 
ma non si sapeva o non si voleva energicamente impedire che negli 
angoli remoti della città, e specialmente sopra i ponti di S. Barnaba 
e di S. Fosca, il sangue del popolo scorresse a rivi, lasciando nel 
suo passaggio la macchia eterna del supremo delitto. 

Cosi nelle povere famiglie passava funesta là morte: la madre 
piangeva il figlio ucciso nel fior degli anni ; la giovine sposa l' amato 



CAPITOLO PRIMO I GIUOCHI 



I 

[ 



memorie, risalendo ai Lacedemoni, Lidi, Sicioni ed Egi- 
'ziani, troviamo anche fra i veneziani nel trecento; ^) e più 



• compagno della sua esistenza ! E tutti, tutti, chi il fratello adorato, 
l'amico affettuoso rimpiangevano Tamara perdita, e il dolore fecon- 
dava lo spirito di parte! 

Da^li uomini, questo abbrutimento, si comunicava per emulazione 
ai fanciulli : quando essi s' incontravano per le strade dopo aver scam- 
biato qualche cazzotto non si lasciavano se prima il più aiTogante 
non aveva fatto tiscire del sangue al suo avversario a fine d* ani- 
mare il vinto a vendicarsi del vincitore. 

Tutto ciò npn è esagerazione; le note seguenti, nella loro fredda sem- 
plicità, offrono la prova indiscutibile dei delitti fratricidi dei nostri padri. 

1611, 6 Sett. Zuane fio de Bernardo Moretti Casarol alla Palma 
d^anni 18 soffocatosi' ieri al Ponte dei Carmini per occasione della 
Gfierra de Pugni, Bastoni. 

Michiel de Sebastiani de Nicoletti da Castelfranco d*anni 

12 soffocato ai Carmini nel tumulto d' ieri, 

Francesco Botter d* anni 40 . . . ieri fu amazzato alla guerra al 
Ponte dei Carmeni. . 

Michiel Pasente ... d* anni 60 morto alla guerra di S. Marcilian. 

Nicolò Bonamin Mercante di Lana d* anni 44 ieri caduto in 
acqua olii Carmini per occasione della guerra, e quésta notte è 
nu>TÌo alla Croce. 

Giustinian Mazzuolo Capeller d'anni 34 soffocatosi ieri alla guer- 
ra dei Carmeni. 

1634, 29 ott. Zorzi Milesi d' anni 26 . . . fu amazzato ieri aUa 
,ffuerra de Pugni di S. Marcilian. 

1700. Pugni fra Ragazzi animosi si erano introdotti sopra il 
ponte contiguo a Gesuiti sopra le Fondamente nuove et in campo 
S. Conciano. Cicogna ms. 2991 fnuovo) al Museo Civico di Venezia. 

*) « Et con la palla, dice il Garzoni (op. cit. p. 574), si giuoca alla 
lunga f alla larga, alla corda, alla facciata, con la mano, col scagno, 
con la racchetta, col bracciale, al ccUzo, et alla balla da donne, come 
si costuma in Conigliano. Cosi al pallamaglio dalla larga, al paUa- 
maglio da tavola, al castello con le palle di piombo . . ., ai dadi da ta- 
vole, a quei di farina, e ... a toccadiglio h tre dadi, a sanzo ecc. ecc. » 

^ Cecchetti. Giocolieri e giochi antichi in Venezia. Archivio 
Veneto fase 76. V. anche Phemoli Giuoco del pallone, Lodi 1859. 



6 LE BISCHE E I GIUOCHI d' AZZARDO 



tardi **^) mentre i patrizi, alternavano le cure dello Stato^ 
con il giuoco del Pallone in campo S. Giacomo dall' Orio, la 
plebe si deliziava, *^) per V eguale motivo, in campo dei 
Gesuiti, come lo dimostra una incisione del Lovisa, ove i 
chiassi ed i tumulti che ne succedevano, costrinsero il Go- 
verno a proibirlo. ^') 

In antico si lanciava il Pallone con il dorso della mano; 
ma poi, dopo averlo difeso in vari modi, usarono la Rac- 
chetta^ *^) che diede il nome ad un giuoco assai apprez- 
zato dalla nobiltà; e difatti la Compagnia della Calza e gli 
abbienti erano assidui nelle Racchette ai Birri, presso la calle^ 
Buzzini, in calle dei Botteri e in calle lunga S. Catterina, te- 
nuta,, nel 1661, da certo Zuane Spinola, dove frequentarono 
Carlo VI e Carlo VII prima di divenire imperatori, non- 
ché i re di Polonia e di Danimarca. **) 

Poscia divenne convegno del basso popolo per giuocare 
d'azzardo; ^^) nel 1724 i barbieri Bernardo Bonlauti e suo figlio 
Giovanni, dopo una partita, attaccarono baruffa con certo 
Giuseppe Seleri. La questione, per un momento sedata, si 
riaccese, poco dopo, sulla fondamenta Friuli, tra il figlio 
Bonlauti ed il Seleri, il quale, inviperito per lo scambio delle 
offese, getta in acqua il suo avversario, e se ne va medi- 
tando nuove vendette. Il giorno dopo, armato di spon- 



*"} Nel 1555 Messer Antonio Scaino pubblicò ia Venezia coi tipi 
del Giolito il Trattato del giuoco della palla, 

*<) 1738, 1 sett. C. X. trim. Alcuni individui si recano nel Campo- 
di S. Giacomo dell' Orio ... per veder giocar il Palone. 

*'-) C. X. 1711, 11 ap. 

*^) In veneziano si chiama Mela, 

<♦) Tassini. Curiosilo, Veneziane. Venezia, Merlo, 1887. 

*5) Il 80 aprile 1760 gli Esecutori contro la Bestemmia {B, 49) fe- 
cero arrestare Zuane liaiiza Patron del Gioco della liacchetta in cotì^ 
trada di S. Caterinu, e ordinarono la chiusura di quel luogo perchè 
da molti anni si giuocava d^ azzardo. 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI 



Mm, **) mtivoj e Zacco ^') andò in cerca dei due Bonlauti 
e ritrovatili cominciò a fare il bravaccio. 

Ma visto il pericolo, i nostri barbieri credettero opportuno 
di allontanarsi; ritornati momenti dopo, provvisti di spada 
e targa (scudo), aggredirono il Seleri dietro le spalle. Questi, 
benché soprafatto dalla improvvisa tenzone, da uomo che sa- 
peva il fatto suo, studia le mosse degli avversari e, difeso 
dal ZaccOj riesce a ferire il vecchio Bonlauti nel ventre e nel 
braccio destro. 

La vista del sangue acciecò i Bonlauti, i quali, più fu- 
riosi di prima, incalzarono con veemenza straordinaria il 
Seleri e, nella foga della zuffa, gli scaricarono con le loro 
armi replicate percosse sopra la testa. 

Caso volle che il Seleri, difendendosi, sdrucciolasse e 
cadesse a terra. 

In un attimo i suoi nemici gli furono sopra e conti- 
nuarono, poco cavallerescamente, ad onta delle implora- 
zioni di pietà del vinto, a percuoterlo in modo così feroce da 
ridurlo, narra un contemporaneo, non solo in pericolo di 
tnorte^ ma languisce fra gli spasimi della medema da giorni 
sedici. **) 

I dintorni della Racchetta. ài S. Caterina non erano e- 
sclusivi teatri di giuochi violenti e di risse, perchè la plebe, 
sui campi e di fronte alle chiese, passava le ore giuocando 
a Massa e Bandolo, ai Zoni o Birilli, e si deliziava alle 
Boccie nei cortili delle osterie. 

Dai giuochi di destrezza passando a quelli di fortuna, 
troviamo tra i molti *^) derivati dai Dadi uscire quello a 
Zara, che originò la voce azzardo. 



<^) Arma di ferro in asta con punta acuta. 
*') Lorica fatta di maglie di ferro. 
*■) Avogaria di Comun, Raspa 101. 

•^ V. p. esempio i giuochi ^ozum a Zuzum. e PantaUna; il Gor- 
rilèj che si giuocava con 7 dadi ; lo Sbaraglino^ con due ; per tale giuoco 



8 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

In mancanza di dadi^ si ginocava con i noccioli di 
pesca ; *^) oppure agli Aliossi^ con gli ossettini delle gambe 
degli Agnelli ; tali giuochi furoreggiarono specialmente nel 
medioevo. 

Se il giuocatore appassionato non aveva al momento né 
UB dado, né un nocciolo, non si sgomentava: appena era 
in possesso di qualche moneta afFannavasi -^ magari a sto- 
maco vuoto — di giuocare a Rafa, a Marcomadone lasciando 
alla sorte della moneta lanciata in aria decidere, la vincita; 
oppure giuocando a Madi cercare, con un colpo giusto, di 
guadagnare la moneta che era posta sopra il Sussi ; inve- 
' ce le donnette si deliziavano nel cosi detto giuoco della . 
Semola che consisteva nel formare sopra una tavola tanti 
monticelli di crusca quanti erano i giuocatori ed estrarre . 
a sorte chi doveva esser il primo a pigliarne uno. 

E quante occhiate furtive, quanti sospiri soffocati e 
piccanti barzellette, non originarono i giuochi, ideati sul- 
r esempio del pubblico Lotto di Roma, Genova, Napoli e 
Veuezia, àeW Oca, del Biribis^ **) della Cavagnola e della 
Tombola ? la quale, poco dopo alla proibizione generale 
dei giuochi d' azzardo, fece la sua comparsa nei celebri Ca- 
sini di S. Beneto, S. Cassou e S. Samuele **) e dai ritrovi . 



era destinata apposita stanza nel Bidotto. Goldoni. Donne gelose, 
atto II scena- XXX ; e Giuochi, ms. presso di me n. 82. Questi docu- 
menti ed altri ancora, di una eccezionale importanza pel costume ve- 
neziano del Sec. XVIII, mi furono gentilmente ceduti dal Signor 
Giulio Gattinoni. 

*") Con tali nocciuoli si giuocava anche a Cavalca, afle Serpe, 
a le Buche, a Maneta, a Pentichiò, a Rapa (Bobrio). 

*<) Rezasco. Il giucco del Lotto; nel giornale Ligustisco, 1884, 
mag. giug. p. 222. 

**) In quei Casini è stato di recente introdotto certo gioco chiamato 
la Tombola, gioco d* Incito e d^ azzardo, e perciò contrario alla legge 
del Maggior Consiglio 1774, 24 nov. (Inquisitori di Stato B. 539, . 
1779. 28 die.) 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI 



privati, dalle famiglie borghesi in breve varcò la soglia 
delle bettole e dei caffè. 

Ogni sera, quando le chiese si vuotavano dei fedeli e gli 
artigiani smettevano i consueti lavori, un mezzo centinaio 
di persone, uscite d' ogni dove, si recava nei vasti cameroni 
di un caffè in Casselleria per giuocare alla Tombola. 

Quel giuoco era regolato con ogni attenzione da cinque 
appositi impiegati; uno di costoro riscuoteva dai giuocatori 
due soldi per cartella, Gitiseppe Magale, che aveva la voce 
stentorea, stridala le Balle a capo di una lunghissima tavola, 
i fratelli Bastian e Piero Chiavassi facevano li scontri alle 
cartelle; ed il quinto addetto consegnava il denaro ai vin- 
citori. *^) 

Nel tempo stesso quei giuocatori che non arrischiavano 
neanche un soldo al capriccio della sorte, passavano le serate 
in altri caffè, intrattenendosi al Bigliardo o al Trucco a 
tatola, alla Dama, a Tria^ agli Scacchi, **) o ad altri giuochi 
di pura abilità. *^) 

Ahimè ! non tutti hanno l' intelligenza d' applicarsi a 
distrazioni che esigono un certo studio ed una certa pon- 
derazione, e perciò le persone di carattere violento non di- 
menticando i vecchi giuochi di tavola, ed altri ancora oggidì 
poco noti, *^) accorrevano nelle piazze attorno i Zurli e le 



«) Inq. di St B. 1138, F. 912, 1785, 9 Sett. 

^*) Deir antichissimo giuoco a Scacchi abbiamo ricordo anche a 
Venezia nel 1264 (Cecchetti, Giocolieri op. cit.); ed il Marin Sanuto 
accenna che una famiglia patrizia possedeva uno scacchiere, lavorato 
d'oro, argento e pietre preziose, del valore di 5000 ducati. 

^) Un erudito classificò i giuochi in quattro modi : d' ingegno, di 
azzardo, di commercio e di esercizio, (Trattato teorico pratico dei 
giuochL Macerata, 1832j. 

**») Oltre gli antichi giuochi a brache, a biscia, ad o con lume, citati 
dal Cecchetti, (Giocolieri op. cit.) - dei quali non sappiamo in che 
cosa consistessero - è da menzionare quello a Scargalaseno, di cui non 
si ha - dice il BoEnio - alcuna nozione. 

Antichissimo è il giuoco delle uova; - Nessuno giochi olii Gii, 

2 



rVrrWif: oppure nei salotti, nei casini e ridotti, aspettan- 
ti o aiusìosi dai giuochi francesi Trente - Quarante e Roulette 
il i.v^Ii>o di fortuna .... 

I>a questi svariati giuochi fomentate le passioni si ma- 
u:tV$i«vano poi in modo brutale in quello della Mora. 

Quel terribile passatempo del popolo miserabile ~ che 



' l\>m/>. Ley. B. 326, 1266, 2 mag.) È citato pure nei processi dellM- 
v\\iKììiiì di Comun (Beg. 101, 1731, 25 sett.) Questo giuoco dei vene- 
mìa ui è forse quello stesso usato in Pisa nei giorni quadragesimali. 
vHkzasìx) op. cit. p. 196). 

Il Garzoni (op. cit. p. 674) fra i giuochi del suo tempo fi 685) an- 
novera anche i seguenti: Piastrelle, Primiera, Gilè col bresciano^ Trap- 
pola, tSfìtsso, StussatOj Cricca, Mitioreto, Al trenta un per forza, h 
per amore, Raus, Carta del Mercante, Andar' h pisciare, Cede bonis, 
Seqttentia, Chiamare, Dar la cartaccia. Banco fallito. 

Nel 1613 (22 mag. C. X) in alcuni Casini dei nobili si era intro- 
dotto un certo gioco di ballotte. 

Due giuocatori, dopo aver mangiato e bevuto, nell'osteria al San 
JZorzi a Rialto... sull'ore 22... rimasti soli... si divertessero assie- 
me al gioco di Tribtisco, {Av. di Com. E. 101, 1730, 29 lug.) o di trionfo 
(Quar. Cr. B. 142, 1722, 23 giug.) 

Una comitiva di amici giuoca, in una casa privata^ alla Baret- 
tìna o sia Capellina. (Av. di C. E. 102, 1734, 13 lug.) 

La cosidetta contessa di Villanoi^a teneva un giuoco intitolato 
delle Moniche. (Esec. cont la Best. B. B9, 1746). 

Un biscazziere girovago dice di aver un giocheto detto Rocheta Ro- 
maica che ha sei figure in cui si getta una balla con le dette figure 
da chi gioca si paga cinque per uno se poi non viene quella figura 
si perde. {Enee. cont. la B^st. B. 50, 1757, 5 ag.) 

Tale giuoco rassomiglia a quello della Toretta, cosi descritto da un 
testimonio oculare : — sopra un tavolino faceva il gioco del cinque 
per uno con carta con sei figure dipinte e con Toretta, Palon e Squelotto. 
Vane persone puntavaìio sopra la figura della sud. carta con dinaro, 
ed uno con lo squelotto di legno gettava la palla nella sommith della 
Toretta, e discendendo poi questa palla 7iel piano, quella figura che 
nella faccia di sopra della palla em la figura che vinceva e se li 
tnettidori avevano puntato le altre cinque figure, tutti perdevaìio, e 
quello che aveva indovinato a puntare la Figura sortita, guadagna 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI 11 

ebbe i suoi cantori *') e professori '*) - fu proibito nelle ta- 
verne *^) causa il forte contributo che dava alla criminalità. 

Chi potrebbe numerare le vittime che furono immolate 
sull'altare di quel vizio? 

Antonio Businello, Antonio Grolle, Martino Bereghin 



citiqtie per uno compreso per altro il dinaro puntato; (Esec. coni, la 
Begt. B. 46, 1793, 30 die.) 

Nei miei manoscritti (Giuochi n. 142.^ si legge: Il giuoco detto 
del Farinazzo cowtiste in S dadi costa L, ì. — 

Goldoni ricorda (Una delle ultime sere del Carnevale. Atto II 
se. II) il giuoco a ìxirìxi Valerio e quello a la Tondino ... zioyo che 
no finisse mai. 

Un giuoco specialmente detto della cartella. (1786, 6 Feb. Esec, 
conL la Best. B. 41. e R.) 

1795, nov. gioco della Borsetta, {hiq. di St. B. 1201, F. 1399). 

I ^iuocatori ideavano sempre nuovi ziogheti, quasi non ce n& 
fossero abbastanza. 

Uno scioperato cosi descrive il giuoco delle Tre Foglie, in uso- 
nel 1783: Si estrae dal Mazzo wna carta, e si mostra ai ponitori, e 
poi coperta, o sia rovesciata si pone in tavola ; a questa se ne aggio- 
gne due, io che sono il banchiere sconvolgo queste carte dalla prima 
persiiura, e li ponitori pongono su quella carta, che credono, il soldo; 
se quella è la carta da me fatta vedere guadagnano quanto hanno 
posto di Holdo, se fallano il soldo è mio. (Esec. cont. la Best. B. 88) 

Giuoco a Cappelletto (Esec. cont. la Best. B. 47, 1796, 12 seti.) 

A toppa ...si danno 6 carte e quello che a maggior carta, tira la 
posta. (Inq. di St. B. 1206 F. 1486). 

Fu proibito un certo gioco chioìnato Folega, che non conosco,, 
ma che faceva delle differenze incomode alle nostre Dame. (Lettere 
Cargnelli; ms. presso di me n. 2). 

Nella seconda metà del 1700 i veneziani conoscevano eziandio i 
giuochi dell' ^rcwito, di Pazienza, il Libro del Diavolo. (Museo Ci- 
vico n. 302, 806, 813). 

Gasparb Gozzi (Opere V. XIV Padova, Minerva) salutò con un 
faceto capitolo il giuoco assai usato del Bilboquet che si faceva con 
una scodellina, nel cui mezzo sortiva una palla attaccata ad una fu- 
nicella. 

Ma neanche i giuochi hanno fortuna. Il Bilboquet dovette lasciar 
posto al Jeur-jeu ossia V emigrato venuto dalla Francia circa il 1790 



12 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



detto Purichinella e tanti altri infelici, in breve volger di 
tempo perirono sotto il ferro omicida dei loro avversari. ^^^) 



Incalzati dalla cupidigia, dal desiderio ardente di su- 
perarsi tra loro, con V ingegno, con V astuzia, con la frode 
o con la fortuna, i giuocatori, che conoscevano tutti i luoghi 
e tutti i mezzi per soddisfare le loro passioni, si riunivano 
in congrega e in gran quantità, durante le sedute del Mag- 
gior Consiglio, nella corte, sulle scale, nelle loggie del pa- 
lazzo Ducale, nelle chiese et lochi^rsacri in luoghi della Piazza 
in diverse botteghe ecc., per scommettere quali nobili sarebbero 
stati eletti da quel consesso alle diverse cariche cittadine. 

L'aberrazione umana non aveva limiti! 

Fra i crocchi di toccadori di scommesse, Mezani et reccet- 
tatori, come dicevasi allora, udivasi dei discorsi cosi ba- 
lordi da meravigliare altamente che fossero fatti nel se- 
colo dei Tiziano e dei Sebastiano Veniero. 

Passava una donna incinta? tosto i fannulloni si ar- 
rabattavano tra loro, scommettendo grosse somme, o le vesti 
che indossavano, per sapere, a tempo opportuno, a quale 
sesso apparterrà la creatura che ella aveva in seno. 

E così passando da una sciocchezza all'altra, le lotte 
tra le fazioni popolari, quanti anni vivrà Tizio o se morrà 
prima o dopo di Caio, le tenzoni guerresche, la nomina dei 



che ebbe gian successo, e formò la delizia degli eroi e delle eroine 
nel 1797. (Lazzari, Baccolta Correr Venezia, 1859). 

Per gli altri giuochi citati nelP opera cfr. l' indice generale. 

-') V. Ltidus serio espensus ecc. Mediolani, 1700 pag. 49. 

2*) Antonio Bochin barbier, et Antonio dalla Malvasia . . . pro- 
fessori particolarmente di gioco di mora. (Esec. cont la Best. B. 32, 
1658, 28 lug.) 

^) PuLLÉ. Canti ecc. Venezia, Gaspari, 1844 p. 260. 

^) Cfr. P appendice dei delitti fra giuocatori. 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI 13 



cardinali **) se quel tale nuvolo che si vedeva spuntare sul-* 
r orizzonte sarà foriero o no di pioggia, le stesse vicende 
del giuoco, la caccia, la pesca, ogni cosa, la più frivola e 
minuta, forniva occasione a coloro che tenevano in Rialto . • 
Pubblici banchetti ^*) per accettare la posta dai giuocatori e 
tenere banco di simili scommesse. 

In quei banchetti, sulle strade o dove capitava un nu- 
golo di persone, che non attendevano ad altro, assediavano 
passanti o clienti affinchè acquistassero le polizze di lotti 
di abiti, oggetti di valore e vecchie n^ercanzie che veni- 
vano permessi di porre allcrtorte nel convento di Ss. Giov. e 
Paolo o nella vicina Scuola di S. Marco, e che nel secolo de- 
cimosesto si esponevano, in via eccezionale, a Rialto ed a 
S. Polo. ") 

L' iniziativa della bassa speculazione dei privati veniva 
imitata dalla Signoria allorché, ad onta della sua prover- 
biale previdenza e della ricchezza cittadina, s' impoveriva 
nelle guerre. 

Ed ecco che il governo, il quale talvolta proibiva di 
far lotti di qualunque natura, ^*) pone nel secolo XVI, 
alla Lotteria, la cà del Duca a S. Samuele, le botteghe sul 
Ponte di Bialto ; e, mentre il Duca Amedeo II aboliva nei 



**) Cecchetti. JSa Bepuòblica di Venezia e la Corte di Roma, 
Tenesìa, Naratovi^h V. I, png 396. 

»<) Cfr. progressivamente: Comp. Leggi B. 326, 1557, 12 febb., 1587, 
32 sett. Rezàsco op. cit. Le leggi dal 1685 al 1620 sulle Scommesse, 
furono pubblicate dal PiNELLi, tipografo ducale. 1586, 26 ag. C. X. 

35) Comp. Leggi B. 326, 1^63, 15 ap., 1667, 2 e 4 ag.; Cfr. gli 
Statuti Veneti; Ferro, Diz, del dir. Ven. Tassini. Aneddoti Storici 
Veneziani, Venezia 1887 p. 139. Grevkmbroch. Costumi Veneziani 
V. m, ms. al M. C. ed il 8 anudo citato dal Molmenti ( Venezia pri- 
vala p. 309). 

«) Cfr. le leggi del C. dei X: 1521, 28 febbr., 1525, 23 mag., 1603, 
7 Ing., 1733, 26 lug. Statata Ven. 1751 p. 203; V. anche REZASco.op. cit 



LE BISCHE E IL GIUOCO D' AZZARDO 



«IO. dfiinini il Lotto, perchè l'esperienza gli aveva inse- 
gniate iJiianto fi">S5ae pernicioso ai buoni costumi ed ed pub- 
**•>> AK»mv, T»«- sostenere l'eterna guerra coi Turchi, con- 
•***^- i. 11 .^-c-^mbre 1715, ^^) a Lodovico Corner la « facoltà 
.«««.-•^t.isvV »r introdurre nella città ed esercitare per conto 
^««y- V Ijk^tto genovese...; gravato di un censo annuo 

•A i^iv^ . wutioinquemila per la Repubblica e della pronta - 
-^»^:vv,.**fc^xcu^ di ducati centoventicinquemila. » 

•-• * Uv>vo impresario del vizio cittadino apri quattro can- 
-v*i'. ^v,;^ vicinanze della piazza di S. Marco; dopo 10 
v^i:f vu esercizio finito Tappato, cessò questa perfida 
H*^>v^"^.^5^\c*iie ed i veneziani rimasero senza il pubblico 

L* avvenimento era tutt' altro che doloroso: meglio di 
^K^«^^ la gente savia non poteva desiderare. 

11 governo però, che non sentiva il rossore di aver 
tucrato sulle altrui debolezze, e non badava punto alla 
VHxbWioazìone del Figari, ") rimette, qualche anno dopo, 
^l Lotto, ed anche questa volta, mascherato ed inzucche- 
'uto dallo scopo di beneficenza, secondo V uso ideato dalla 
i\>rte di Roma. 

Cxià i preti di certe cose sono maestri ; essi, da uomini 
ohe conoscevano a fondo lo spirito umano, avevano rego- 
lato il loro Lotto in maniera che i 90 numeri portassero 
u nome di altrettante donzelle ; quindi le 6 estratte gode- 
vano una determinata grazia dotale o monacale. 

Il « calcolo » non poteva essere migliore, poiché il 
popolo va in solluchero quando è abbagliato dallo splen- 
dore della menzogna. 



^) Senato, 

^^) L' ultima estrazione di questa impresa segui il 20 febbr. 1726. 
V. UOmnibìM, Venezia, 1848. 

^') Lotti sia seminar j di Genova^ Milano, Napoli ecc. Dimo- 
strati d* enorme danno, 1730. Con licenza de* superiori. 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI 15 

E per condurre 1' < operazione » a buon fine, il governo, 
che aveva eziandio stabilito di devolvere una parte dei 
guadagni sul Lotto per l' illuminazione della città, ospedali| 
i luoghi pii ed i restauri di qualche chiesa, nominò il suo- 
natore di oboe Benedetto Giuliani direttore generale del 
Lotto, perchè aveva preso parte nella cessata impresa. '*) 

Invece di quattro cancelli furono aperte a S. Basso 
alcune botteghe con una stanza superiore, ove si raccolse 
il ministero, e fuori venne esposta una magnifica insegna, 
la quale indicava esser quel luogo la pubblica bisca gover- 
nativa ; ^^) ed il 6 aprile ijf734 segui la prima estrazione ^®) 
fra mezzo l' allegria del popolo e specialmente del governo 
che vedeva entrare nelle sue casse un nuovo tributo non 
imposto ma volontario, l'unico per certo accolto con tanta 
festosità ! 



^) Gli istituti sassidiati furono: Ospitali degli Incurabili^ dei 
Mendicanti, di S. Giov. e Paolo e della Pietà; I padri Domenicani di 
Pellestrìna; la Fraterna delle prigioni e le Fraterne delle contrade; 
le Convertite, le Zitelle, i Catecumeni, la Libei^azion Schiavi ; le Pe- 
nitenti, S. Servolo, Soccorso ; la Fabbrica della Chiesa di S. Marcuola 
ecc.; (Vedova Carlo. Del Seminario di Genova o sia del corrente 
Lott4>; ms. 678 al Museo Civico j. 

^^J II citato Vedova dice che < la prima Casa, e Cancello presi 
in afiBtto in con tra di S. Basso, cioè in uno Botteghino di Francesco 
Negri per D. 19 ; altra Casa, e Bottega contigua di raggion Maruzad 
per D. 120 et altra Bottega pur contigua di Zuane Schiavo per D. 88 
oosidiè in tutto pagavasi D. 177 all'anno. 

Dell'anno 1784, a' 15 di Maggio fu trasportata L'Impresa al ponte 
dell'Angelo con affitto de D. 120; ma perchè neppure in quella Casa 
era sufficiente, onde distribuire con buon ordine tutte le Classe de 
Ministri siche L'una non servisse all'altra di disturbo, e quel ch'ò 
più perchè non eranvi un Luogo a proposito in cui custodire un Aiv 
chivio, fa asportata L'Impresa in Campo a S. Maria Formosa. » 

^) I numeri sortiti e le donzelle graziate in quella estrazione 
furono i aeguenti : 44 Elisabetta Capolin, 80 Catterina Bortoluzzi, 77 
Maddalena Bozzi, 66 Marta Argenta, 19 Antonia Mulatto. Cìr. : Nuovo 
libro per servire di guida ai giuocatori di Lotto, Venezia, Curti, 1795. 



I 

l 



16 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



E in tutto quel secolo, **) fino ai nostri giorni, il Lotto- 
prosegui a gonfie vele. Vi fu però qualcuno che falsificò- 
le firme, *^) od alterò le lùite. Approfittando dello sb64§;liO' 
d'un impiegato, un giuocatore, certo Mine, o Minella - 
che fosse, riscuote maliziosamente una vincita di 360 du- 
cati in luogo di 31. Inoltre il Vedova racconta /' ardi- 
re di... . Gian Battista Rota, che negl'ultimi giorni delta 
Estrazione, anzi in quelle ore estreme, ne* quali il popolo 
delira, per poter giocare postosi con penna, Calamaro, e Carta 
neU* Entrata dell' Impresa, e fattosi cancello del posto sul- 
l'ora^ che li Ministri tutti eraito andati a pranzo ricevè 
quanti giochi le poterono capitare in quei momenti, e poi fug- 
girsene senzachè ... di lui piU nuova se ne sapesse. Egual 
volo credette conveniente di fare il Postiere Gaetano Oli- 
vieri assieme con 3165 Lire, di pertinenza della ricevitoria' 
per provvedere ai casi imprevisti del suo viaggio. ^^) 

La Repubblica non era nei riguardi del Lotto intolle- 
rante ; puniva con una certa longanimità i prevaricatori, . 
e siccome si curava poco di far rispettare le leggi su tal argo- 
mento, i contravventori le facevano una spietata concorrenza 
in diverse botteghe e perfino nelle stesse Ricevitorie del Lot- 
te**) dove fiorivano, abusivamente le vecchie Lotterie! 

Ed i biscazzieri, grandi e piccini, erano tanto sicuri della ^ 
bonarietà dello Stato che qualcuno di loro girava le strade con 



**) Neanche il governo deinocratico credette morale di abolirlo. 

*«) Vedova op. cit. p. 335. Un'altro processo, per aver falsificato' 
una firma al Lotto, leggesi in C. X, 1780, 12 sett. e. 26 t. 

*3) Vedova op. cit p. 389, 340, 1736, 22 ag., 1788, 11 ag. e Av. di 
C\ R. 102, 1736, 6 die 

^) Negli eleganti biglietti di queste Z/otten'c si legge : N. Lotto 70,. 
iyun lioseton Zargoni ali* ultima moda Legato in Argento con Ca~ 
sf^io, e Vera d'Oro al F,mo Estratto dell* Estrazione 26 Settembre 
i7S4 recapito dal Naranzer in Crosera a S. Pantalone, A soldi Vinti. 
il Bolettino. 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI 17 



nna cassella, dove erano esposte cose di poco valore, invitando, 
a voce alta, i passanti ad acquistare i bollettini ad un soldo ; 
appena il « biscazziere girovago » aveva smerciato i 90 
numeri estraeva a vista universalej ^^) è nei luoghi più cen- 



N. 27 dico Venti Sette, Al primo Estratto dell' dì 30 Esfrazione 
di Gtnaro 1783, M. F. Una Vera Diamanti di 7 pietre a L. 2 il 
Viglietio. Recapito dal Recevitor del Lotto in Calle lunga' a S. Moisè. 

N, 74 dico Setantaquatro. Loto di tina Guarnizione di velo di 
azze nuovo a soldi 20 il bollettinOf per V Estrazione, di 7bre al pri- 
mo Estratto. Recapito al velo d* oro in Merceria. 

N. 48. Lotto d' un pajo Manin i Granate grosse a L. 8 al Biglietto: 
Chi avrà il p:^^ N:o che sortii*h ìì eli' Estrazione Feh.y sarti il Gra- 
tiaiOy e conseguirà dalli Giovani della Bottega di Caffè a S. Luca le 
Granate sud. (Docc. presso di me.) 

Le più importanti Lotterie governative farono quelle estratte nei 
primordi* del secolo XVIII nella sala del Maggior Consiglio e quella 
concessa dal Senato con decreto 28 dicembre 1786. Ghapenigo, ms. 198 
e. 245 al M. C. Lazzari, id. 125, I., fas. Ili; ed anche, Stampe del se- 
colo XVIII. (Docc. presso di me). 

*'*j II Grevembuoch, (opera citata, Volume IV., pagina 90 , cosi 
descrive eziandio il Lotto alla VentuHna: Per non lasciarci vin- 
cere dall'ozio o da altro peccaminoso trattenimento, inventarono 
certi uomini un blando esercizio, tolerato ne' giorni fe.stiri, e li- 
mitato ad un tenue lucro, che non si computa fra mercenarj gua- 
dagni. Incominciano ad effettuarlo 7iel tempo di Pasqua, e lo 
continuavano in ogni dopo pranzo, eh' è sospeso il lavoro in tutta 
la ^stagione estiva. Girano dunque la Città con ce^ste ripiene di 
Massericie di terra dipìnta, e vetriata, a fine venga scielta la 
grazia dalla fortunata Fanciulla. Quelle che sperano appropiarsi 
galanterie si grate al numero di sette, o più si accordano, e pàtteg- 
giando sopra quel vaso, cui la loro inclinazione si estende, esbor- 
sano nelle mani degV jmp resari j ogni due un soldo, mediante il quale 
sono abilitate ad estrare da una borsa certe balle contrasegnate da 
marca sufficiente a scoprire il premio. Questa facenda, che si replica 
più volte, si usa a fare nelle Corti circondate da case dove il nu- 
mero delle femine si unisce per respirare aria aperta, la onde in- 
tervenendovi volentieri anche varj Giovani di fresca età, agevolano 
alle loro jnnamorate tale onorato passatempo, col mezzo del quale 

3 



18 LB BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

trali della città, da un sacchetto di palle, il numero . . ; e 
poi continuava il suo mestiere, fra mezzo una folla di cu- 
riosi e sfaccendati, fino a che la notte lo sorprendeva e 
allora si recava all'Osteria a fare il bilancio della giornata 
e giuocare, anche lui poveretto, qualche partita alle carte. 
E i giuochi di carte ^^) non erano poco numerosi; dalle 
infinite variazioni del Tresette, ^'^) dal Tarocco, **) inven- 
tato per dar sollievo alla pazzia di Carlo VI, dal Trionfo 



^spesse volte succede cosa più seria, cioè la introduzione a qualche 
Matrimonio inaspettato, o impossibilitato dalla povera condizione, o 
dal rossore di si fatta Gente, che non ardirebbe spiegare il proprio 
interno del loro Cuore in altra guisa, 

*<>) Dair espressione : unum par cartarum a ludendo - che leggesi 
Bei registri dei Signori di notte - si vuol ritenere che la prima fab- 
brica delle carte da giuoco .sia sorta in Venezia intomo il 1391 ; 
al MoLMENTi (op. cit. p. 309; sembra che V inventore delie carte 
da giuoco sia stato un veneziano nel secolo XIV. Senonchè in un JV/o- 
nuole dei giuochi. Trieste, 18G2) si legge che T incisione in legno per 
le carte da giuoco, fu in uso nella China fino dal 1 120 prima di G. C. 
Un* ordinanza o Decreto di San lAiigi, datato da Parigi nel 1234, proibi- 
sce di bestemmiare e di giuocare alle carte. Un editto di Carlo V nel 
1369, proibisce parimenti le carte con parecchi altri giuochi ; un quadro 
di Giovanni di Saintró ci dimostra che erano in uso alla corte di Francia 
prima del regno di quel principe; ma sino a quello di Carlo VI esse ve- 
nivano dipinte e non stampate il che le rendeva assai care. Nel 1290 la 
Camera dei Conti approvò una somma considerevole per il giuoco di 
carte recato in Francia dall'Italia all'uopo di divertire Carlo VI che 
allora era proprio demente. Inoltre le carte erano conosciuta in Germa- 
nia nel 1300: i cartolaj o fabbricatori di carte da giuoco vi formavano 
delle cx)rporazioni, 80 anni prima della scoperta della stampa. Gli Statuti 
dell'ordine di Calatrava proibivano le carte in Ispagnafino al 1331, Gio- 
vanni I. re di Castiglia, rinnovò questa proposta nel 1387. Sotto Carlo VII 
Giacomino Gringonneur, un pittore francese, inventò delle carte par- 
ticolari alla Francia. Lacroix. Les arts au moyen-àge. Paris 1869. 

*') Essi sono: Sì pub, Calabresdla, Terciglio, QuartigliOy Quin- 
tino^ Sestiglio, Tresette in tavola, V. inoltre queste due pubblicazioni : 
100 vere regole per ben giuocare in quattro il tresette in genere. Ve- 
nezia, Bonvecchiato, 1843. Gino. Nozze Cbntelli-Deodati, Venezia 



CAPITOLO PRIMO — I GIUOCHI IJ^ 

fUla Veneziana, assai comune tra le genti ordinarie, *^) dalla 
Briscola ^^^) e molti altri consimili si passava a (quelli di 
puro azzardo. 

Di questi il giuoco principe nel 700 fu il Faraone^ 
assai in voga, specialmente a Parigi, ai tempi di quel me- 
galomane di Luigi XIV, che vide, durante il suo regno, 
nascere la maschera del giuocatore, ornata di carte e pedine 
di scacchi. 

Ma il Faraone non era il solo giuoco che correva nelle 
bische; esso aveva per rivali il Sette e mezzo o macca, •"*) 
le Ombre^ ""') la Zecchinetta^ V Erbette, il Calabrache, Cre- 
sciman, •'^) Stopa, •"'*) Cotecchio, Concina, Baciga, Slìpe Slape, 
Picheto^ Bestia,^-') Mercante In fiera, Meneghel-a, Tibidò eco. 

Sempre più raffinando i propri vizi il popolo vene- 
ziano, nel declinare dell'ultimo secolo di quella Repubblica, 



Tip. Gaz. di Venezia 1888 ; tratta con profonda cognizione di causa 
la maniera di giù oca re a Tresette, 

Intorno il Quintilio cfr. le curiosissime Regole di questo giuoco 
tratte da un vecchio codice pubblicate dal Grimaldo nel 1868. 

*") Diversi mazzi di carte usate dai veneziani trovasi nel Museo 
Correr, Sala XX ; degno di nota per la sua originalità è V opuscolo del 
Moktier: Giografia Intrecciata nel giuoco de Tarocchi. Bologna 1725. 

*^) Baroellini. Il giuoco pratico. Colle Ameno 1760. 

=**) Il vocabolo briscolare - sconosciuto in gran parte nei dizio- 
nari italiani - equivalerebbe al tedesco pritske, frusta, pritschen, per- 
cuotere, tanto più che briscola vale anche percossa. Zambaldi. Voca- 
bolario etimologico italiano. Città di Castello, Lapi 1880. 

^*) Fu compreso fra i giuochi d* invito, il 6 agosto 1794, dagli 
Inquùsitori di Stato (B. 1194, F. 1B23). 

5«) Detto anche Rocolo, Rocaìnbal. V. inoltre l'interessante opus. 
Il nobile giuoco delV ombre. Ven. 1714. 

55) Oppure a despogiarse in camisa perchè vince quel giuocatore 
a cui pervengono tutte le carte. 

5*) È il rovescio del Cresciman; vince chi rimane senza carte. 

^5) Giuochi, ms. presso di me n. 108, e Baroellini, Il giuoco pra- 
tico. Colle Ameno 1760. 



so LK BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



quasi per scuotere un vecchio corpo roso dal tarlo, creava 
ogni giorno nuovi e più azzardosi zioghetL 

Eravamo nel 1791 e gV Inquisitori di Stato ^^) vengono 
a sapere che da qualche tempo si fa un giuoco di nuova 
ÌHCfìH::ione^ che si chiama Gilè, dall'accoppiamento di due 
carte dello stesso valore e che nella maggior parte dei 
i \t^iiù di compagnia usavano i nuovi giuochi di Pan/il, ^') 
\ ^^tè '*) e Camuffo '^^) con gravi e perniciose conseguenze. 

Air Erario però non erano del tutto dannosi, poiché 
due secoli addietro il Pregadi, ^^) osservando che negli altri 
Siati le carte da giuoco erano soggette a balzelli, decre- 
tava il dazio di venti soldi.,, per ogni paro di carte smer- 
ciate iu città; di a^oZg?/ iO quello d'esportazione e per favo- 
rav r industria paesana, elevò a L. 2 il dazio d'importa- 
ruMu\ dettò inoltre alcune regole sul modo di stamparle 
V venderle. 

Il Senato che promettevasi dalF enorme consumo di 



;^) 19 mag. B, 1166 p. 1185. 

*•) inq. di St. B. 639, 1781, 16 mag. - Furono intimuti i custodi 
*'•<*»%. Casini di non preparar per tal gioco. 

""^' Inq, di St. B. 1143, F. 948, 178G, 22 gen. Eassomiglia al giuoco 
^^*'i Wilaco. 

'*'> La spia Angelo Si»adon riferisce agli Inq. di St. (B, 1206 
^'« Uso, 1796, 14 mar.;, Come al Caffè de Florian giocano grandiose 
^ 'Ut' tU gioco detto Camufo, non Perchè quel gioco sia dalle leggi 

♦ '♦«'»//() ma nel modo che lo giocano diventa più violento del Faraon 
« «/. fin Ba.ssetta: ed eccone una brieve idea del gioco: Si giocano in 
*• '♦ .VI danno cinrpie carte Per uno è in cinque mano termina il 
^mawo ciascuno mette le sue carte in Tavola gli assi coìUuno un dieci 

* i'^t^itre tf/tìci e li dwi uniti con qualche dieci Contaiw dieci eia- 
»^'H§Ht df*gli astanti Piriano Per esempio due monette chi voltn vin- 
*»wiio ti rfìi volta 31 quatro monete 8 quarantanni) 18 cinquantauno 
9\^ iti n ir ìFìonete il Flusso tante il gillè, tante il gilon è Tante il 
^^ muffo è tante poi la Partita è così brieve che si Può in tal maniera, 
i\rtftre gran suma t questa brevità lo rendono Violento, 

**^ 161G, 6 lug. 



CAPITOLO PRIMO — ì GIUOCHI 21 



queste carte, ricavare un ricco provento, rimase deluso... 
e mestamente, nella tornata 23 Settembre 1618, riconoscendo 
che non si è cavata . . . quella soma di denaro, che si sper 
rava . . . perchè importando molto U prezzo delle . . . carte, se 
ne è fatto poco spazzo, ridusse il dazio a 4 soldi per mazzo; 
proibendo - molti anni dopo - l'uso delle carte estere ^) 
ed elevò, nel 1651 16 dicembre, il dazio a 10 soldi; ma 
perchè l' erario, e non il pubblico - come vedremo più in- 
nanzi - non fosse gabellato, i Governatori delle Entrate ^*) 
provvidero accortamente che le Carte già Stampate, di ra- 
gione dei Cartoleri potriano molto pregiudicare al Pubblico, per 
t>enderle soldi sei il parrò di piU dell' ordenario, con il pretesto 
dell* accressimento del Dazio senza che potessero esser astretti 
al pagamento. Onde impedire la frode quel Magistrato or- 
dinava che un loro addetto, accompagnato da uno de Nodari 
dell' Offltio, si tranferisca nelle Botteghe de Cartoleri, et faccia 
diligente inventario, di quanti mazzi di Carte si rittroveranno 
nella Bottega, Casa, ò Magazzeno, di cadauno, ovvero nella 
Volta ove si stampa, il che fatto dover anno essere per cadaun 
Mazzo formati debitori dell' eccresimento sudetto. Con ciò i 
previdenti Governatori credevano di esser sicuri del fatto 
loro; ma i bottegai - che non erano di questa opinione - 
cercarono egualmente ogni mezzo per defraudare il Dazio. 
■ Il governo, seccato dalle mene di quella classe, dalla 
mente talora ristretta ed egoistica, per togliersi d' ogni im- 
piccio, concedette a Lorenzo Garbi ^^) verso 3 mila scudi 
d'argento, l'appalto per due anni del dazio che dava tanto 
da fare. 

Finito il contratto - Garbi che ne aveva avuto abba- 
stanza - lascia, senza rimpianti e senza invidie, l' appalto. 



^) 1649, 4 mag. Terminazione dei Revisori e Regolatori dei Dazi 
fi») Term. 80 die. 1661. 
^) Senato 1654, 28 mar. 



LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



Si vede che questo era proprio un osso seuza polpa, e lo 
seppeTxj i liecison e Regolatori dei Dazii; essi dicevano che 
<«rni giorno più accrescono li disordini à pregiìiditio del Da- 
ti/- ^/lU Carte in questa Città restando contro le leggi . . in- 
r^Aa.»:u carte stampate in terra ferma, che non solo vengono 
wMM.;vni/e per giuocare in questa Città, ma anco negoziate 
fvr idrante et Dalmatla! ^^) 

Finalmente si trova un tizio qualunque ^^) che si prende 
*^^ ^rv^ppa con le stesse condizioni del suo predecessore il 
viario delle carte da giuoco. 

K con questa altalena di dubbi, di incertezze, di false 
«iptvulazioni, di frodi e contrabbandi, cercando governatori, 
•VJ^ivltatori e bottegai d' ingannarsi in buona armonia, sotto 
r t^gida del comune Iddio, il dazio delle carte batte, a tra- 
vt^X'so una fitta compagine di leggi, ^^) la stessa via affol- 
lata d'ogni bestiale avidità. 

Oh, se quella fiumana di giuocatori che si avviava 
verso la fossa, avesse potuto, un solo istante, volgere lo 
BK^^^^rdo alla culla che li vide nascere, alla serie dei più 
avariati giuochi che inasprirono le sue passioni, con quanta 
amarezza piangerebbe la propria esistenza, sciupata cosi 
tristamente! 



") Term. dei Reg. e Rev, dei Dazi, 1665, 26 ap. 

^) Senato 1C66, 6 nov. 

^) Eccone alcune .delle più importanti: 1668, 17 mag., 1669, 26 
febb., 1671, 6 giug., 1699, 80 lug., 1702, 5 ap., 1703, 27 ott., 1704, 12 
febb., 1724, 8 ag., 1777, 17 die; cfr. l'appendice: Legislazione sul giuoco^ 



GRP. IL 
Le bische 



Jl siuGco sulle strade - Biscazzieri da sagra - Qiuochi attorno le 
<:hiese - Le barbieresse in berlina - jìfloralità dei giuocatori nelle 
piaz2? - Fra le colonne di 5- Marco - }ie\ palazzo Ducale - Birri 
riuoHcsi e Jìflissier Qrande in carcere - Caccia ai giuocatori - Jl giuoco 
nelle botteghe - palestra delle spie - Un prete che dubita della 
Diuina Sapienza - Libertinaggio nell? bisch? - L? donn? ed i ca- 
merini - Jl giuoco nei canali z n^H^ cas^ priuate. 



|e leggi venete proibivano i giuochi d'azzardo in 
tutti i luoghi; ma i veneziani, canzonando le 
patrie disposizioni e le fole della superstizione, *) 
facevano il loro comodo in qualunque luogo si trovassero ; 




*) Per intimorire i ginocatori) il Sarnelli (Lettere EccL Venezia 
1740y t. III. p. 68), e con lui tanti altri, raccontavano che un appas- 
sionato giuocatore, per finire una questione sorta in una bisca, disse: 
se non è cosi mi venga adosso il Demonio* Ciò detto tremò la Cor- 
mera, ed avanti agli occhi de* giuocatori apparve un' ombra spaven- 



24 LE BISCHE E IL GIUOOO d' AZZARDO 



perciò le calli, i portici, «) i ponti, ») le corti, le fonda- 
menta, i mercati, le stesse balconate dei bottegai ♦) erano 
continuamente popolate da gente oziosa, che si arrabbat- 
tava nel giuoco; e, per viemmeglio succhiarsi il sangue,, 
una comitiva di giuocatori si riuniva invece - sulla fine 
del settecento - nelle Chiedere di S. Eocco. &) 

Quella riunione, ove non mancava mai il barbiere G. B: 
Martini di Stanislao^ ^) arrecava molestia al vicinato per 



ttvoUy che girava intomo alle pareti, e quel Giovine cadde svenuto; 
tornato in se tutto pauroso, stimolato dalla coscienza dimanda per- 
dono a Dio, e ne supplica interceditrice la Madre di Dio; e premette 
di far dire una Messa. Ma quell* ombra che girava per la stanza si 
sforzava di smorzar la lucerna ; e i Compagni tutti atterriti le op- 
pongono una Croce di legno ovunque si aggirava. 

Questa celia lasciava i giuocatori - devoti o bestemmiatori - af- 
fatto indiiFerenti. Decisamente il Diavolo influiva assai poco nel loro 
animo ! 

*) 1642, 3 Die. Viene arrestato Zaane Zanco Fruttariol perchè 
giuocava alle carte sotto i portici di Rialto. (Esec. cont la Best. 

Il 80). Giuocavano sotto ad un portico (Id. B. 39, 1788, 15 giù.) 

Denunzia . . . per gioco alla zecchinetta sotto il sottoportico della 
Cale d. il Brusa a S. Aponal (Id. B. 46, 1793, 18 agosto). 

^) Antonio Bellini giuocava alla Zecchinetta sul poìite di eh Mar- 
cello a S. Pantalon. (Id. B. 48, 1789 M. V.) 

Vincenzo Calegari fu sorpreso con un giuoco d' azzardo sul Ponte 
di Rialto dalla parte delti scalinetti verso la riva del vin. (Id. B. 46, 
1798, 80 die.) 

*) Alcuni giuocatori furono colti con le carti in mano . . . sopra 
una balconata apresso il Banco del giro a Rialto. (Id. B. 58, 1796, 
26 mag.) 

5) Id. E. 1791, 8 gen. 

^) Parecchi Martini - forse membri della stessa famiglia - eser- 
citarono l'arte dei barbieri. Nel 1672 due fratelli Martini erano pa- 
droni di barberia uno a 8. M. Formosa e l'altro a Rialto. (Milizia 
da Mar, B. 588). 

Certo Antonio Martini quondam Valentin Barbier sopra Ut riva 
delV oglio h Rialto depose, nelPanno 1718, agli Esecutori contro- 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 25 

le gravi risse che ne derivavano ed i motteggi lubrici, in- 
decenti che alcuni rivolgevano alle donne, costrette a pas- 
sare per quella località. 



Fra il popolo veneziano i piaceri ed i divertimenti 
fiorivano come il giuoco. 

Scorrendo il calendario troviamo che esso segnava una 
settantina di feste ufficiali all' anno ; poi vi erano le ricor- 
renze dei Santi protettori delle parrocchie e delle corpo- 
razioni laiche o religiose ; l' ingresso dei parroci, dei procu- 
ratori di S. Marco e relative sagre, nelle quali la folla, 
spensierata e gaudente, prendeva viva parte ai sollazzi 
d'ogni genere che la rallegravano. 

Accanto agli istrioni e cerretani, ai venditori di dol- 
ciumi e di frittelle, che stridavano acutamente le proprie 
mercanzie, eravi sempre l'inevitabile biscazziere da sagra. 

Tipi classici di questa strana professione furono Iseppo 
Zanovich detto il Zotto ed Iseppo Crovato detto Fasolin. Essi, 
da lungo tempo, avevano fatto società per defraudare i 
giuocatori recandosi su tutte le feste, volgarmente dette sagre^ 
portando con loro . . . vario numero e qualità di giuochi d* azzar- 
do, detti il cinque e il dieci per ogni moneta; varie configura- 
zioni di Dadi e di Carte^ ed un giuoco specialmente detto 
della cartella^ con % quali giuochi giornalmente seducevano 
ed ingannavano la ignorante moltitudine del Popolo, (abba- 
stanza chiara l'espressione!) strappando loro con sì illeciti^ 
e proibiti mezzi il danaro che avevano ; nel tempo in cui 



la Bestemmia (Processi, B. 8) che i barcaiuoli del vicino traghetto ve- 
nivano spesse volte fra loro alle mani e proferivano molte < oscenità » 
contro la religione cattolica. 

Un altro Martini Salvador Barbiere in rio Marin fu accusato, 
il 91 agosto 1732, di tenere giuochi d'azzardo nella sua bottega a 
scopo, non occorre dirlo, di lucro. (Esec. cont, la Best, R. 34). 

4 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



lo Zanovich si adoperava a spelare i giuocatori, il Crovato 
gli faceva la spia, ed il Bullo ^) con pericolo qualche trotta 
di far nascere insurezzioni e risse. 

Le colpe dei due biscazzieri erano troppo evidenti 
perchè non fossero punite dalla Giustizia. 

Arrestati e processati dagli Esecutori contro la Bestem- 
mia, *) lo Zanovich fu condannato ad un anno di prigione ser- 
rata e il Crovato a 3 mesi della stessa pena. 

E siccome la previdenza non è mai troppa, i giu- 
dici chiaroveggenti aggiunsero che se lo Zanovich fosse u- 
scito dalla prigione « insalutato ospite » rimanesse pure, 
ma intendiamoci fuori dello Stato per 3 anni ; e se egual 
ticchio saltava al Crovato, per un anno. 

Cessate le feste, per questo non finiva l'andirivieni 
di persone nelle vicinanze delle chiese. Era appunto nei 
templi dedicati al culto del Signore e de' suoi accoliti, che 
molti si trattenevano in ricreazioni piacevoli ; ^) che altri 
si recavano per sbrigare le pratiche di Stato civile od a 
chiedere qualche protezione ; che le donzelle imploravano la 
grazia nuziale e che gli ammalati si facevano portare nella 
speranza di ottenere, dal santo favorito, la pronta guari- 
gione. ^<') 

Sulla porta delle chiese venivano affisse, a cognizione 



"') Bravaccio che soffocava^ con la prepotenza e PaiTOganza, la 
ragione dell'avversario. 

8) R. e B. 41, 1776, 5 febbr. 

^) Nel secolo , . . presente . . . in cui . . . trionfa la vanità le chiese 
non sono più Case di Orazióne, ma piuttosto Luoghi di ricreazio- 
ne ,, . li Monasteri sono frequentati da ogìii condizione di persone 
con fini d* impropri ed illeciti trattenimenti ... (C. X, 1669, 26 ag.) 

*^ Nel secolo XVI i poveri deformi e pieni di piaghe fetenti, 
prodotte dalla sifìlide, ammorbavano le vie, i portici delle chiese e 1 
luoghi pubblici, e privi di cura e di tetto, conducendo una vita fra 
spasimi inauditi, senza conforto alcuno perivano. Malfatti, Cenni 
sulV Ospitale degV Incurabili, Venezia, Cecchini, 1844. 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 27 

del pubblico, le norme sui capi-contrada ; i proclami con- 
tro il lusso ed i disonesti costumi; ^^) esposta la cassella 
delle denunzie segrete ed a due passi rizzavasi la berlina^ 
perchè i curiosi dileggiassero il delinquente. **) 

E naturale quindi che la plebe, scalca e cenciosa^ 
mentre aspettava gli amici o congiunti che fossero, comin- 
ciasse giuocare, offrendo di sé, per lo scillinguagnolo sboc- 
cato, un triste spettacolo, *^) che non garbava punto ai vi- 



*^) Cfr.: Leggi sulla prostituzione. 

<*) Catterina e Vittoria, figlie di Giacomo Falandi, barbiere al 
ponte delle Beccherìe e perciò dette le barbieresse, si recavano nei 
giorni festivi nella chiesa di S. M. M. Domini, ridendo sgangherata- 
mente e convertendo quella casa di Dio . . . oiye deve trionfare il culto 
alla religione ... in luogo d* ammoreg lamenti lascivi. 

Gli Esecutori contro la Bestemmia, (R. 26, 1692, 19 nov.) per pu- 
nire quelle sfacciate, ordinarono che fossero poste sopra l* ordenario 
palio di Berlifia dirimpetto la chiesa di S. M. M. Domini . . . per lo 
spazio d'ore una. 

*^) Vediamo un pò - semplicemente dai documenti - che razza di 
« gentilezza > aveva quel popolo che s* incontrava nelle viuzze e nei 
campi attigui alle chiese. 

Nella Contrada di S. M. Nuova vi erano persone tumultuanti, 
maimventi, Bestemiatori, Scandalosi, è ridotti di gioco. Doppo un 
Proclama dipinto ultimamente sul muro della Chiesa poco discosto, 
« sono snidati alcuni Baroni che si riducevano a giuocare, e stre^ 
pitavano in conseguenza. {Esec. cont. la Best. B. 26, 1756;. 

Il piovano di S. Geremia cosi scrisse, il 18 agosto 1768, agli E- 
ucutori contro la Bestemmia (B. 32): al Fonte di Canalreggio . . . 
nel Campo della Chiesa di S. Geremia *i raduna un Ceto di Vaga- 
bondi, standosene li giorni e le notti intiere in continui giochi con 
Sacrileghe et orrende Besteme . . . cori lasciarsi vedere ignudi . . . mot- 
itggiando le Persone di Sesso diverso che colà passavano con espres- 
sioni scandalose. 

Domenico Pellegrìn, dal Buttiro i?i Erberia a Bialto, disse agli 
Infjuisitori di Stato (B. 1120, fas. 749; 1779, 24 lug.) che ogni giorno 
sema fallo incominciando dall'ora di terza sino la sera vego vari 
individui seduti in terra colle carte alle mani attomiaii da altri, e 
li sento non solo altercare, mh h profferir bestemmie di Corpo, e 



98 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



cini reverendi perchè venivano distratti nei loro mistici of- 
fici] . . • ; e poi non si sa mai . . . uomini anche loro pote- 
vano scendere in piazza e, frammischiati a quella folla 
ignobile, dar sfogo alla passione dominante. 

Ed eccoli allora muover alte querele presso le magi- 
strature, e queste ordinare **) che non sia alcuna persona, 
ahi tir che fjntdo stato et condition si voglia, che ardisca di 
gìiiVitr il ha/ la, ballon^ carte^ dadi, pandolo, Zoni, quadrelo, 
fumuìttiar, strepitar, ne a qual si voglia altro gioco che dir 



Sant/iiti f^oH / aggiunta del nome di Dio, per la Vergine. Sono in 
nuttiero di ri ufi e più divisi in due Bossoli separati, .., Li siti dove 
giocano sono ftf/t] Fahriche, Banco giro, Calle della Sicurtà, ed Erberia. 

Una dtiM iiift di malviventi erano soliti da molto tempo praticar 
nelle vicinanze dei Gesuiti facendo Hsse dando impasso alle persone 
con Sogtj fazione di quelli vicini. (Esec.cont. la Best.B. 39, 1783, 15 giug.) 

Le vii^ìnanze di S. Girolamo e le Chioderà di S. Alvise erano m- 
/VsfntJt* , . . <ff tfente Vagabonda e triste, che . . . appena sorge il Sole 
,»tnto (fi framffìifar . ., altro non fanno... che giocare a giochi d* In- 
vito dalle Lf !/i/i Proibiti e pronunziare parole oscene, Bestemie le più 
Krfi,^ìaxfìrht\ im maginar posassi, (Esec. cont. la Best. B. 40, 1785,27 mag.) 

Giunìjji' notizia agli Inquisitori di Stato (B. 540, 1788, 11 luglio) 
di ini tufutfrti,<o concorso di oziosa scorretta Gioventù del Popolo so- 
lita radiutftr.'iì nel Campo di S. Giacomo dell'Orio per esercitarvi... 
il lirfafu f/it)t'o della zecchinetta... dediti alle bestemmie edalle 
questioni, f'o/t grave scandalo irriverenza a quel vicino Tempio ed 
iìfrofitodo alti circonvicini abitanti e Botteghieri. 

Vn.i vrntìna di ragazzi... h tutte le ore del giorno nel campo 
iìrìlt' ijontr iti contro, di S. Martin sono sempre imersi ne giuochi 
proibì fi di htfsst'tfa, è zecchinetta, con continue or ibile bestemie anche 
di il ti orti iììrt azione e quando passano putte è Donne si fanno ve- 

dci'v tfi'lht pia lasciva forma con 

jtarott' oxf' ti*\ e scandalose . . . (Esec. cont. la Best. B. 45, 1790, 28 nov.J 

1^1 V. i proclami degli Esecutori contro la Bestemmia 1626, 28 
ott., «incili «lai 1627 al 1687 e Zdekauer. // giuoco a Venezia sulla 
fine del st'coto XVI. Alcune iscrizioni contro i giuochi si leggono 
tuttora in diversi punti della città. 



CAPITOLO SBOONDO — LE BISCHE 



29 



o immaginar si possa attorno alle chiese ^^) ne dir parole 
obsene, sotto pena di bando Galea, preggìon, frusta^ secondo 
la qualità delle persone 

E sta bene; era giusto spazzare le strade da quei fan- 
nulloni; ma perchè mettere a bella posta queir inciso se- 
condo la qualità delle persone ? alludeva il legislatore ai 
recidivi, oppure al « grado > sociale a cui apparteneva il 
colpevole? i giuocatori erano tutti eguaK di fronte alla 
legge ? 

Domande oziose - e lo proveremo più innanzi - quando 
si riflette che allora, senza menzogne, chiaro, esplicito, si 
bandiva, alto ed indiscusso, il privilegio della classe regnante 
in tutte le manifestazioni della vita. 



Un giorno, eravamo nel 1172, il capo mastro Nicolò 
Barattieri vide distese sul Molo di S. Marco, due colossali 
colonne, che da un pezzo aspettavano di essere rizzate. 

Mastro Nicolò si accarezzò il mento, e, fatte le debite 
pratiche, in breve tempo seppe rizzarle, ed in premio della 
sua opera chiese ed ottenne, come ognuno sa, che fra le 
due colonne si potesse liberamente giuocare d'azzardo. 

Perciò fu ordinato, che né a dadi^ né ad altro giuoco^ 
che a scacthi nella città, et venticinque miglia intorno non 
si potesse giocare; eccetto nondimeno i tempi delle nozze, et 
le osterìe et quella parte della piazza di S, Marco, che alle 
due colonne è posta. *^) 

Questo permesso fu tolto dal doge Grritti; ma giovò 



*^) In omaggio a queste leggi, il 15 aprile 1665, gli Esecutori 
ctmtro la Bestemmia (E. 31) accusano Lorenzo Grìson Scaletta... 
di aver. . . contro i proclami . .. esposto un zurlo appresso la Chiesa 
di S. Stefano. 

*«) Saksovino, Venetia città singolare. Venezia, 1604. 



30 ^^ BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

a poco, poiché quel luogo era ormai divenuto il ritrovo del 
barattieri ^') e della più vile feccia della città, e tale si 
mantenne — non ostante i divieti — fino al cadere della 
Repubblica. **) 

Dalle colonne qualcuno andava più distante ; come fece 
quel Menego Dinelli, che per aver giuocato sotto il portico- 
delle prigiorij fu posto nella vicina carcere, dove gli fu 
trovato - manco "dirlo - un mazzo di carte in scarsella. *^) 

Non contenti i giuocatori di approfittare di tutti gli 
angoli della città, trascurando il loro avvenire, giuocavano 
anche, se era il caso, nel palazzo Ducale, proprio nel luoga 
da cui si bandivano le leggi che li riguardavano ! 

Perciò, nel 1627, certo Alberti, imputato di aver gio- 
oliato alla Bassetta sotto il portico del Broglio *") a S. Marco, 



^^) Da ciò nacque il termine spregiativo: Va a zogar a le colonne 
(Bobbio, op. cit.) per classificare i barattieri di professióne. 

*«) 1698 (Esec. coni, la Best, E. 84). Un fruttivendolo si era fatta 
lecito per il giro di MoW anni alle Colonne di S. Marco, e sotto il 
Portego della Corda far r eduzione scandalosa di Gioco, e cavar carte* 

1738, 26 nov. (At\ di C. R. 102). Perin Matteo rimane ferito da 
un suo compagno di giuoco, alle CoUonne. 

1741, 8 nov. (Av. di C. R. 102). Causa il giuoco di ^Zecchinetta 
alle Colonne di S, Marco succede una grave rissa fra alcuni giuocatori. 

1761, 4 giug. (Av, di C. R. 103;. Amolo Moro, venditore di 
trippa, dopo aver giuocato alle Colonne di S. Marco alterca e ferisce 
Andrea Rina. 

1769. QV hiquisitori di Stato, (B. 1086, F. 446; osservano che 
l'uso della Plebe di giocar alle Colonne di S. Marco rende facile in 
ciascun giorno la unione di Vagabondi, Bari, e malviventi, perciò 
frequenti sono i sconcerti che succedono. 

1770, 26 ap. Caterina Paloso ha più volte veduto Domenico Bar- 
bon, legatore di libri, giocar alle Carte alle Colonne. (Inq. di St. 
B. 1088, F. 466). 

*^) Esec. coni, la Best. R. 80, 1642, 9 sett. 

^ Cosi chiama vasi la piazzetta che è verso il Molo di S. Marco,, 
perchè patrizi e interessati « brogliavano » li sulla strada, le ragioni 



OAPITOIX) SECONDO — LB BISCHE 81 

fu condannato a 3 anni di carcere; **) Ziiane Svagola si 
bosco 6 mesi di prigione perchè teneva giuoco di Bassetta 
in Palazzo di S. Marco; *') ed i buoni amici Zuane Ber- 
telli e Giacomo Falda avevano fatto loro particolar im- 
piego quello di cavar carte in piazzetta e ne' Portici supe- 
riori del palazzo di S. Marco fomentando^ ne detti luochi, 
il concorso di piU persone malviventi e scandalose, ^^) 

Curioso era che, mentre nelle sale si elaboravano le 
parti e con un tratto di penna si perseguitavano < seve- 
ramente, » i giuocatori, questi sdrajati nei corridoi e dove 
passava il pubblico, ingombravano il passo agli esecutori 
della legge. Sembra incredibile ! eppure questa debolezza 
vergognosa di un governo che diede infinite pfove di forza, 
saggezza e virtù, fu la deplorevole cronaca specialmente 
nel secolo XVIIl. 

Vediamo un pò. 

Il marinaio Domenico Passereta, nel Pubblico Palazzo 
Ducale^ per futili motivi di giuoco, litiga e ferisce nel 
biaccio Giuseppe Zuliani. '*) 

Nelle Raspe delV Avogaria di Comune (R. 102) dove ve- 
niva registrata la criminalità dei tempi, si legge che un 
inerte Rinaldi . . ; avvicinatosi al q. Batta, Rossi ad un bos- 
solo di persone che si trattenevano al gioco di carte nel Du- 
cale Palazzo nelle vicinanze del Magistrato del Proprio nel 
doppo pranzo del 24 Giugno 1 742, si quarelasse di perdita 
preventivamente fatta di un ducato d' argento ... il che desse 
motivo à principio di rissa . . . nel qual datasi mano dalV uno 



di Stato ed i comani affari. Merita di osservare che oggidì il popolo 
ha dimenticato quel nome che ricorda una brutta pagina. 

«*) Esec, cont. la Best E. 29, e. 73. 

«) Id. K. 31, 1656, 26 giug. 

«3) Id. R. 34, 1728, 24 liig. 

«*) Av. di a R. 102, 1738, Il lug. 



82 LE BISCHE B IL GIUOCO d' AZZARDO 



e dall'altro a coltelli si dassero violentemente dei colpi, ed 
in breve il Rossi cadde a terra, ucciso in quello luogo ri- 
spettabile. 

E qui si affaccia spontanea e naturale, la curiosità di 
sapere che cosa facevano le guardie di quel luogo cotanto 
rispettabile - come accenna devotamente il testo - mentre 
quei forsennati si sbudellavano. Ma perchè, santo Iddio, non 
hanno sciolto il bossolo, non hanno impedito che, proprio 
sulla porta di un Tribunale, si giuocasse d' azzardo ? perchè 
le carceri non ospitarono quei sfacciati coltellatori ? Dob- 
biamo forse arguire che questi fossero d' accordo coi birri 
della gloriosa Repubblica? 

Qualche volta sarà stato così; poiché anche alle per- 
sone obbligate di far rispettare la legge, piaceva il giuoco. 
Quel macellaio G. B. Fattori arrestato mentre < orinava > 
in palazzo Ducale non disse che era andato come al solito 
per guardar à giuocar alla Baia e che attratto dalla pas- 
sione giocò a Tresette con dei Arsenalotti f -^) 

Ed è noto quanto la Repubblica si ritenesse affezio- 
nati i figli dell' Arsenale; i quali armati ài brandistocchi e 
di certe legna rosse vigilavano quelP ampio cantiere, e 
quando si radunava il Maggior Consiglio, avevano il pri- 
vilegio di far la guardia allo storico palazzo, intercettando 
il passaggio, dalla porta principale fino al Campanile di 
S. Marco. 

Gli arsenalotti erano superbi della fiducia che avevano 
di loro i patrizi; da ciò ne succedeva la licenza di giuo- 
care e la gelosia dei birri veri e propri; la quale diede 
origine - nella domenica 29 settembre 1784 - ad una novità 
non indifferente. 

« Gli sbirri - narra il Finozzi *^) - della Compagnia 



«5) Esec. cent, la Best B. 28, 1747, 30 die. 
**) Lettere Finozzi, ms. presso di me. 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 33 

di Missier Grande volendo trapassare la Guardia degl' Ar- 
senalotti nel tempo in cui si fa Consiglio ; Cosi da questa 
Guardia gli viene impedito tal passaggio, e questi si pre- 
sentarono dal Procuratore che risiede nella Lozetta, acciò 
fosse impedito tal passaggio nel tempo di sua guardia. Il 
Procura tor eh' era il Contarini chiamò Misier (J rande co- 
mandargli di tener lontani della Piazza la sua gente; Il 
che da Missier gli fu risposto d' eseguire ciò che S. E. co- 
manda. Un numero di questi sbirj affrontatosi di quest'or- 
dine si determinarono Domenica di passar per detta Guardia 
nel mentre che li Arsenalotti passavano la Rassegna. Questi 
Sbirj erano in quatro. Uno di questi che impedito gV era 
il pas€kggio diede una guancia nel viso ad' una delle guardie, 
poi gli sbarò una PistoUa che colse in un bracio la sud.*' 
Guardia, a questo colpo sorti varie archibugiate di pi- 
stolla tanto de fucile si d' una parte come dall' altra. Questo 
momento fatai sucesse quando SS. EE. andarono in Con- 
siglio. Il teror, il spavento fu universale, chi à perduto le 
stole, chi la perucha, molti andarono a terra, spinti dalla 
corsa della gente. Molti eh' erano in Chiesa a 8. Marco 
corsero in sacrestia, varj s'attaccarono «ille Colonne di detta 
Chiesa, mentre in quel Luocho furono inseguiti dalli Sbiri. 
In tutto questo spettacolo formava una ribellione. Dopo un 
qualche tempo si pose della calma. - Li tre Sbirj ch'attaccò 
la Zuffa, questi fuggirono a fronte di tutti gli ordini datti 
per il fermo de medesimi. Il giorno addietro terminato il 
Consiglio di X: gli fu levata la vesta a Missier Grande 
con voti quindeci de si ed uno di nò, e fti fatto passar 



^') Il Cons. dei -Y, preoccupato della prepotenza di coloro che 
dovevano tutelare la sicurezza cittadina, il 1 ottobre 1784, delibe- 
ra: Li .». gravissimi mali che con... mormorazione universale così di 
frequente succedono in questa stessa Dominante per V abuso, e per 
la libertà tant' oltre trascorsa da. Birri nel portare continuamente 
6 



34 L'Jl BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Tornando sul nostro argomento abbiamo veduto che il 
giuoco - questo duello fra l' astuzia e la fortuna - ridusse 
per lunghi secoli del palazzo dei Dogi, non solo un centro 
di giuocatori e di risse, ma eziandio di scandali licenziosi 
che vengono commessi nelU ore notturne in ogni angolo piU 
inosservato^ fra le immondizie .... 

I Senatori, ^*) per togliere quello sconcio, fanno aumen- 
tare il numero dei fanali, guinzagliano i Zaffi alle calca- 
gna dei giuocatori, i quali, per fuggire quelle grinfe odia- 
te, si gettavano - se non e' era altro scampo - in acqua, *^) 
oppure si rifugiavano nella prima bottega che vedevano, e 
passato il pericolo di essere arrestati, non di rado, asciugati 
o cambiati gli abiti, cominciavano di nuovo giuocare. 

Così il giuoco dalle strade continuava nelle Stue ^") 
e Barberie, ^^) nelle botteghe da tabacco, ^*) presso i ven- 



arme da fuoco resi da ciò . . . arditi ed insolenti, esigono dalla vi- 
gilanza, . . . del C. dei X pronto e robusto provvedimento a conforto 
de* suoi Cittadini, spesse volte da costoro dileggiate^ ed offesi, et a 
sicurezza de Sudditi Nostri a pericoli, e molestie esposti. Ne fanno un* e- 
vidente prova li continui ricorsi, e le relazioni de Capi di Contrada,., 
e più. ancora il notorio e riflessibile fatto avvenuto negV ultimi scorsi 
giorni biella Pubbl. Piazza di S, Marco al momento, e nelle circo- 
stanze le pili osservabili e pericolose. Perciò ordina ai Camerlenghi 
di proporre quelle riforme atte a tener nella dovuta obbedienza, e 
moderazione li Birri tutti, che qui servono tanto nelle compagnie 
de Capitani, che sopra le Barche destinate alla Custodia de Dazij, 

^*) Pregadi, 1761, 26 marzo. 

''*^) Adamo Dorigo e Piero Pedàgal s' intrattenevano a giochi proi- 
biti sotto il portico della Comare a S. Cassan, Il Capitano Grande 
Giovanni dalla Vita, con i suoi addetti, cerca di arrestarli ; ma i giuo- 
catori alla vista delle guardie si gettano in canale e tre di esse dovet- 
tero seguirli nel bagno forzato per attraparli e difatti ci riuscirono. 
{hìq, di 8t, B. 1120, fase. 749; 1779, 7 ag.) 

30) Stanze calde nelle quali i barbieri curavano gli ammalati. 
Dolcetti. / barbieri chirurgi, Nell'Ateneo Veneto; Sett. 1896. 

3i) Fra i bottegai i barbieri non erano secondi a nessuno nel fa- 
vorire i giuochi d' azzardo. 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 35 



ditori di acqaayite, ") di malvasiUf nei Bastioni, ^*) nei 
caffè, *^) nelle osterìe, '^) nelle botteghe da giuoco o di 
trucco, ^') in quelle dei Notai, ^^) dove vi era sempre folla 
di giucca tori. 



^) Antonio Pellegrin detto Bellegambe , . , nel loco ove vende Ta- 
bacco a S. Maria Formosa si era fatto lecito contro li risoluti di- 
vieti... permettere liberth d'ogni sorte di gioco, ricavandone dati* e- 
sito delle carte un improprio dannato guadagno. {Esec. cont. la 
Best. R. 1690, 6 ap.) 

5^) Cristoforo Bertan è punito con 6 mesi di carcere perchè aveva 
tenuto ridotto di giuoco nella sua bottega da acquavite e di avere 
aperto altra Bottega a S. Basso sotto V osteria della Rizza... dando... 
il comodo di giuocare a più giuochi. (Id. E. 34, 1710, 19 die.) 

^) Taverne, ove vendevasi vino al minuto e si ricevevano effetti 
in pegno, per i quali si ritraevano i due terzi in denaro e un terzo in 
pessimo vino, detto appunto vin da pegni. (Muti^ellt, Lessico ecc.) 
Il Capitano Grande avverte, il 24 luglio 1779, gì' Inquisitori di Stato 
(B. 1120, fase. 749) che nelle Camere Superiori del Bastion ai Bari 
giocano alla Bassetta e Zecchinetta. 

^*') Si può dire che i giuochi abbiano la loro sede naturale nei 
caffé; in proposito ricordiamo quel Beneto Malesi^ caffettiere in calle 
larga a S. Basso, che fu più volte ammonito perchè aveva convertito 
alcuni luoghi sopra la sua bottega.,, ad uso di giuoco tnnto di giorno 
e di sera. (Esec. cont. la Best. R. 1765). 

^) Nel 1763 eranvi in Venezia le seguenti osterie ecc. : Acquavita 
e caffettieri. Botteghe N. 218; Banchetti N. 6; Posti chiusi N. 30; 
Inviamenti N. 156; Ba^tioneri N. 52; Cameranti (affitta stanze) 
X 48; Locandieri CAlberghr) N. 48 ; Mercanti da vino N. 18; Osterie 
y. 20; Totale 595. (Saghedo. Arti edificative. Ven. 1857J. In propo- 
sito i confronti statistici non re^^^gono con quelli dei nostri giorni. 

^') Trucco, ove si Gioca alla Bassetta . . . si ritrova in Frezzeria 
in Piscina. {Esec. cont. la Best. B. 48, 1732, mar.) Zorzi Marini ... . 
solito aver Gioco di Truca in corte dei Pignoli. {Signori di Notte 
al Criminal, B. 174; 1742, 4 sett.) Un tale tiene truca ma anco bi- 
seazia. (Esec. cont. la Best. B. 49, 1748, 4 mar.) , . . avendo giocato 
ella bassetta in una bottega da trucco posta in calle del Ridutto . . . 
(Av. di C. R. 104, 1752, 5 febb.) Iseppo Franceschini . . . solito tener 
trucco in Piscina di Frezzeria. (Av. di C. R. 105, 1768, 9 mar.) Per 



86 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



E fra loro non mancava qualche delatore, il quale, fin- 
gendo d^ interessarsi sulle vicende del giuoco, ascoltava le 
parole compromettenti che si lasciava scappare l'incauto 
giuocatore e poscia correva riferirle ai suoi padroni. 

In seguito a tale spionaggio male incolse al reverendo 
Pietro Angelini, in un Caffè situato su la calle de i Fabri, 
dove vi è stata sempre unione di Persone che passavano le 
ore oziose ... in* Giuochi. 

Fra una partita e una soffiata al naso tabaccoso, don 
Pietro tratteneva il N. U. cav. Pietro Pisani con discorsi 
poco ortodossi su la Religione, e sul Dogma con scandalo 
delle persone dabbene che talvolta se ne andavano per non 
sentire le proposizioni indegne di un Cristiano. I due amici 
sostenevano che Y Unita in confronto della Trìnità di Dio 
... era più abbracciata alV intelletto e che, d'altro canto. 
Iddio ... o la Divina Sajnenza, poteva disponer molte cose 
in miglior sistema di quello che aveva fatto. 

Queste chiacchiere non garbarono punto agli Inquisi- 
toli di Stato ^^) che, per agevolare l'Angelini a pensarci 
meglio sulle proprie opinioni teologiche, il 21 agosto 1769, 
lo fecero cacciare in prigione. 



Un cliirurgo - Francesco Tiepolo - non sapeva come 
tirare innanzi e pagare l' affitto della sua bottega in cam- 
po delle Gatte. Orli ammalati scarseggiavano o ricorrevano 
a qualche rivale più celebre di lui. De dia ch'io rimanga 
soccombente - dice il nostro Tiepolo - nelle questioni che 
hanno fra loro lo stomaco e la saccoccia ? Mai più : se Escu- 



triicco il BoERio spiega solo, che è esatto, la conventicola di persone 
male intenzionate. 

**)... sotto il Campami di S. Marco in una Bottegha de Nodari 
la sera si gioca alla Baasetta. (Esec. coni, la Best. B. 48, 1732, mar.) 

55) B. 1086, F. 450. 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 37 



lapio non vuol saperne di me, mi proteggerà bene l' ipo- 
crisia ed i vizi dei miei tempi! Con queste idee si reca 
da' suoi conoscenti e, dopo aver loro spiegato un certo pro- 
gettino, li invita ad una seduta nella sua bottega. 

Alla sera stabilita, 24 individui, quasi tutti botteghieri 
ficini, due Medici, Oltr amonti j Zon e 4 religiosi, non man- 
cano al convegno e, congratulandosi col buon Francesco 
della sua geniale trovata, formano - esclusivamente fra 
loro - una società di giuocatori: cadauno si tassa di i5 soldi 
al mese da passare al chirurgo per Pafi&tto. Per sei ducati 
all' anno nn facchino apriva e chiudeva la bottega, forbiva 
i tavoli, smoccolava le candele, preparava la cena a qualche 
giuocatore; e con l'utile dei zogheti quegli ipocriti - per 
conciliare il Cielo con la « morale » della loro associazio- 
ne - facevano celebrare 4 messe al mese nella chiesa di 
S. Ternita. ^") 

Le botteghe ad uso privato e quelle aperte al pubblico 
dove si mangiava, si beveva, si passava dalla discussione 
sugli avvenimenti del giorno, alle imperfezioni dell'opera 
divina, si trescava e si beffeggiava, con oblazioni di una 
falsa riverenza, la Religione Cristiana, non erano unica 
palestra di spie e giuocatori ; ma costoro si davano al li- 
bertinaggio più sfacciato abbandonandosi volentieri alle 
dolci emozioni che' procuravano loro i sacrifizi alla dea 
Volupia. **) 

A tale scopo i bottegai-biscazzieri avevano eretto, nei 
loro negozi, dei camerini con porte e coltrine, ricettando 
qualche donnina allegra. ") 



*J) Esec. cont la Best. B. 60, 1755, ag. 

*•) Tassini, Feste, .spettacoli, divertimenti e piaceri degli antichi 
reneziani. Venezia 1890. 

*>) Alvise Padovano Barbier a S. Giov. Novo in calle appresso 
ia chiesa fu accusato dagli Esecutori contro la Bestemmia (Processi 
B. 3) di avere tenuto nella bottega della sua vicina Antonia relita 



38 



L' immoralità essendo troppo evidente provocò dal go- 
verno un lampo di energia; difatti fu proibito di tener 
celato alla vista del pubblico quello che facevasi nelF in- 
terno dei camerini: alcuni furono demoliti *^) e si vietò 
ai barbieri, caffettieri, osti del circondario di S. Marco, **) 
che le donne, più o meno ... di buon umore, varcassero la 
soglia delle loro botteghe a doppio uso. *^) 

Però durante il Carnevale si chiudeva un occhio, la- 
sciando che i divertimenti fiorissero anche nei camerini. 

Ma finito il periodo ufficiale dei bagordi, il governo 
tornava sull'ultima disposizione contro i bottegai. 

Essi si trovavano assai imbarazzati ; come resistere 
alle tentazioni delle figlie di Eva, e più ancora al lucro 
di cui erano messaggiere ? 



del q,m Amolo Panizza Mercante di Malvasia . . . dannoso postribolo 
favorendo Inaccesso in alcuni Camerini (in uno dei quali vi era un 
letto) ad ogni sorte di persone in alimento del vitio con scandolo e 
pregluditio de buoni, 

L'Alvise oltremodo avvilito cercò difendersi, con una lunga ed 
enfatica epistola, dicendo che quelle accuse erano T effetto della mal- 
dicenza di Antonio Grego, Lunardo Varoter, Tomaso daW Acqua de 
Vita e di Giacomo Salassi Barbier suoi « notorii nemici. » Però fu inu- 
tile ogni difesa, poiché, il 21 luglio 1609, quel barbiere ebbe la pena 
che si meritafva. 

*^) Il Gli ADEN TOC, citato dal Tas..ini (Spett. ecc.) scrisse in data 
19 febbraio 1765 M. V.: -4 colpi di mannaja si distruggono i carne- 
Hni secreti che erano nei Caffé, Malvasie, ed Osterie, 

**) Inq, di St, B. 638, epoca 1770. 

*^) Antonio Andrioli avverte, nel 1774, gV Inquvnton di Stato 
(B. 544j che Francesco Fabris, caffettiere sulla riva del Carbon, dopo 
una condanna, per aver ricevuto donne ne* luoghi del suo caffè, non 
volle più saperne di esse, le quali però trovarono pronta ospita- 
lità dal vicino Giuseppe Berganti Perucchiere e magnamaroni di 
elezione. Costui - continua la spia - somministrava liberamente il 
Comodo a Donne et a uomini, che si trattenevano a loro piacere, in 
un Camerino interno della sua bottega. 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 39 



E allora di nascosto, e poi senza tanti riguardi, le gra- 
ziose donnette, dalla faccia e dai capelli incipriati, rividero 
i camerini che furono teatro delle loro turpi gozzoviglie. 

Il governo lo seppe e decretò fieramente che in tutte 
le Botteghe da Caffè, sparse per la Città fosse vietata asso- 
lutamente V introduzione alle Donne, e così nei luoghi terreni 
servienti alle Botteghe medesime. Permesso però V introdu- 
zione nei luoghi superiori. *^) 

Le allegre brigate delle donne coi loro amici, mezzani 
e giuocatori, non se lo fecero dire due volte; bentosto af- 
follarono i luoghi superiori lieti di aver trovato una nuova 
scappatoia alla legge. 

In quelle striscie d'acqua, che intrecciano in tutti i 
sensi la città singolare e che rispecchiano tremolanti, in 
dolce fusione, V iride del cielo colla tristezza della catapec- 
chia addossata a severi edifizì, si svolge la vita caratteristica 
dei veneziani, più intima di quella che si scorge sulle strade. 

La topografia della città, le calli anguste, tortuose, su- 
cide, i ponti malandati, obbligavano i trasporti, non solo 
di cose, ma di persone, per acqua cosi che i canali erano, 
più che oggi, le vere vie di Venezia. Di giorno, di notte, scor- 
reano per quelle strane arterie, gran numero di barche 
d' ogni forma, colore e grandezza ^^) che si incrociavano 
ed urtavano ; e mentre sotto il felze gli amanti scio- 
glievano un inno all'amore... dalla sua pope il prosaico 
barcaiuolo scambiava V offesa grassa, il frizzo proprio della 
ana classe od il rude saluto co' suoi colleghi di forcola, 
che, nell'attesa dei loro padroni, ^^) giuocavano alle carte 



^) Inq. di St. 1789, 11 febb. Annotazioni. 

^7) Battista Martin da Ferrara per aver barato una grossa som- 
di denaro in uìia barca da padoa è condannato al bando per 10 
. (Esec. cant, la Best. B. 19, 1552, 3 seti.) 
*•) Av. di C. R. 103, 1747, 23 febb. 



40 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



nelle gondole legate agli alti, variopinti e stemmati pali che 
sembrano infissi li a guardia di qae' maestosi portoni, in- 
gressi principali dei nostri palazzi. 

À.1 mattino quando il sole annunzia la novella giornata 
nella vasta laguna che circonda la figlia diletta, i pesca- 
tori nelle Caorline^ smettono i faticosi lavori e preparano 
il loro misero pasto, che invariabilmente consiste di po- 
lenta e pesce fritto. 

Quando ogni cosa è pronta il padrone, o capo barca, 
prende per sé quella parte che ritiene sufficiente, ed il resto 
lo divide in tante parti quanti sono i suoi dipendenti, e, 
per evitare, discordie, invita al tocco chi deve mangiare 
la porzione più o meno favorita dalla fortuna. 

Saziato il ventre e chetati alla meglio gli stimoli della 
sete con acqua ed aceto, i pescatori, prima di fare la siesta, 
si adagiano in vari modi sulle sponde della barca, mesco- 
lano le carte, e il giuoco anche fra quelle povere genti, 
come ovunque, fa capolino .... 

La laguna, assai più dei canali e della città, è certo un 
asilo sicuro a molti giuocatori. 

Giacomo Bonazziol, pescivendolo, Pietro Moro, et altri 
amici, sapendo bene che colà non sarebbero stati molestati 
montano su due battelli e parte di essi remando e cantando 
le tradizionali vilotef si dirigono dietro la Zuecca poco lungi 
dal Casino di Compagnia di Cà Dolfin. Deposti i remi e 
fermate le 'barche, in breve il Moro vince bUa Zecchinetta 
un da quindese al Bonazziol ; questi alle insistenti richieste 
del vincitore risponde secco di non voler pagare. 

A questo reciso rifiuto il Moro, livido dall' ira, Zet^a^a 
la Beretta - a mò di sfida - al Bonazziol, s* abbassa, prende 
dal sottoprova una spada e mentre era in atto di sguainarla, 
il Bonazziol lo investe con due Cortelli impugnati uno per 
mano e vibrandogli un colpo nel petto lo ammazza! 

Gli altri giuocatori, atterriti dall'esito fatale di quel 
duello senza padrini, ritornano alla Giudecca, pregando nel 



CAPITOLO SECONDO — LE BISCHE 41 



tragitto fervorosamente Iddio per l'anima - poiché furono 
incapaci di salvare il corpo - del defunto. 

Gli isolani alla vista di quella funebre compagnia, 
dianzi cosi gaja e spensierata, V attorniano, facendo an- 
siosi all'un, all'altro, tronche e disparate domande. 

Per un momento tutti si commuovono, inveiscono con 
le solite frasi l'assassino; esaltano le qualità dell'estinto; 
maledicono il giuoco, l'ora e il momento in cui il Moro 
s' imbarcò verso la morte ; ma del resto se quello era il suo 
destino, sia fatta la volontà del Signore ! 

Con questa comoda considerazione ognuno, ripigliata 
la propria strada, andava dai conoscenti per raccontare 
quella triste notizia. 

Ma né leggi, né l'orrore che desta nei cuori nobili e 
gentili, il malvagio sacrifizio dei nostri simili, avevano la 
forza di far deporre ai gìuocatori le carte. 

Dal fango della piazza, dalla sordida ingordigia dei 
bottegai, dalla poetica laguna, il giuoco saliva nelle case. *^) 



*^ Le meretrici . . . nelle loro case fanno giochi di carte, dadi o 
altro, 1615, 30 giugno. Cfr. 1' appendice : Legislazione sul giuoco. 

Don Ziiane Bertolini . . . con scandolo universale, e con poca ve- 
tierazione dell' abito di religioso e sacerdote . . . teneva, nelP agosto 1694, 
tiella casa della sua abitazione, un aperto scandaloso ridotto per- 
mettendo che in quello si giuochi ad ogni sorte di gioco, concedendo 
pure libero l'ingresso a chi si sia procurandosi di quell'utile, ed 
improprio civanzo per facilitar il modo a suoi laicivi apatiti. (Esec. 
eont. la Best R. 26, p. 150). 

Nelle case abitate da famiglie doviziose - come si legge nelle com- 
medie di Goldoni e nelle memorie del Lonoo - diversi locali erano 
adibiti per uso di giuoco. 

Nel piano terreno di una casa vi era: « Luogo da giuocare a 
Carte; Luogo da giuocare Ja Trucco; Luogo da giuocare ad altri 
giuochi simili. > 

In un'altra casa il Luogo del Trucco era ammobigliato in tal 
modo: e 10 Mezze figure di marmo fin bianco con piedestalli neri 
con intaglio dorato comprese le due grandi. - 2 Tavolini di Noghera 

6 



42 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



E 'là fra le domesticlie pareti dei servi del Signore, dei 
ricchi, dei benestanti, degli umili, delle sgualdrine e per- 
fino dei seguaci di Voltaire e di Rousseau, il giuoco - pos- 
sente come un Re - passava fra le ali di quel popolo, che 
altro non chiedeva se non di sacrificare a* suoi cenni, gli 
averi, V onore, la vita, la famiglia e andar, spoglio di tutto, 
ramingo per la terra in cerea delle briciole che cadono 
dalle mense favorite da quel tiranno invisibile ! 



con sue Casselle con piedi d* Intaglio - 12 Careghe di Noghera con 
pozi - 1 tavola dà Truco f od rata di Fanno Turchino con la sua co- 
perta di tela giala, e suoi piedi d'intaglio - 1 Gioco del Matto con 
12 palle di stagno - 4 Sopra Balconi - 1 Balla d'Avolio per giocar 
al truco - 4 Sotto balconi favole con soaze nere, et oro - 1 Quadro 
grande del Cassana con soaza d'intaglio dorata - 1 Ritratto Ovado 
del procurator Soranzo con soaza color di bosso, et dorate - 4 Bi- 
tratti Ovadi piccoli con Soaza d' intaglio. » Giuochi, ms. presso di me 
n. 21, 27; 1789; e Misti, id. B. 6, n. 66. 

Il Capitano Marco Biancafior perquisisce le case da giuoco si- 
tuate »u la fondamenta ai Frari ... in calle a S. Sofia ... in Corte 
dei Pignoi ... in calle dei Sartori ... e . . . al ponte dell* Amolo ; (E^ 
sec, cont. la Best, B. 49, 1743, 15 nov.) e 53 anni dopo, sulla fonda- 
menta di S. Chiara, vi erano tre case da giuoco ! (Id. B. 58j. 

Certo Giacomo Giano Luganegher frequentava, nel 1770, un ri- 
trovo di giuoco situato sopra il Quartier, dove risiedeva 1* Ambascia- 
tore, di Francia in Canal Reggio, (Inq. di St. B. 1088, fase. 468). 

Nella vicina isoletta di Burano certo Bastian.Vio detto Gomena 
teneva nella sua casa una scandalosa Biscaccia, dove coi baccanali 
notturni del vario sesso sfrenato le hruttalith si commettono più or- 
rende in mezzo alla crapula e alle bestemmie ereticali. (Esec. cont. 
la Best. B. 53, 1795, 28 mar.) 

Vicino la chiesa di Ss. Giov. e Paolo, in sito rispettabile alcuni 
individui si radunano a giocare a giochi proibiti di Carte. {Inq. di St. 
B. 1127, fase. 803). 



GAP. IIL 
I barbieri biscazzieri 



"X5 cT 



La folla nelle bottegh? dei barbieri - j « souuersiui » d' altri terripi - 
Società di barbieri-biscazzieri - turpiloquio e besternmie - Deuozione 
dei biscazzieri - Viatico r\^\k bische - j barbieri di 5. jVfarco - 
Fratellanza dei giuocatori - Le baruffe dei barbieri - J mcssassieri 
di Venere - Un ritrouo di sodomiti - La delinquenza dei barbieri. 



liffuso enormemente V uso di giuocare, i barbieri 
veneziani, seguendo le viziose e laide costu- 
manze dei tempi, trasformarono le loro botteghe 
in altrettante bische. ^) 

Non si andava allora dal conzateste unicamente per 
farsi acconciare le chiome o radere il mento, ma si ricor- 
reva eziandio all' opera sua anche per altri bisogni della 
vita umana. ^ 

Quindi nelle harberie e' era un continuo andirivieni di 
persone. Colà si sparlava del prossimo, si diceva male del 




^) Cfr. l'appendice: Barbieri biscazzieri. 



44 l^K BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



governo *) e si accettava gP inviti del figaro per fare una 
punita alla bassetta o ad altri giuochi d'invito. 

Queste usanze del popolo - assecondate e sfruttate an- 
che dai barbieri - dovrebbero esser oggetto di severi studi 



*) Le Barberie, scrive il zelante delatore Badoer Camillo (l7iq. di 
St, B. 547, 1684, 10 giug.), nelle quali si sogliono fare le redutioni 
poifotari e di gente varia ... et si discorre dei fatti del Pren^ipe, 
^iono in prima II Barbier sopra la fondamenta dei Carmini al ponte, 
che va sulla fondamenta del j)onte rosso. In Canonica da Monsù 
Toman'io ; a S. M. Mater Domini al ponte in Campiello; a S. Fosca 
al ponte che va a S. Marcilian; olii Frari in faccia alla Chiesa; 
al Buso al ponte di Rialto ... ; in Campo a S. Barnaba sul canton 
della fondamenta, 

... a S. Stefano nella barbaria di Giordano ove si giucca ... il 
N» U. Bastian Bcdbi parlava, con diversi patrizi, di una certa sco- 
messa fatta per sostenere quale era il vero titolo del Doge di Fene- 
iia . . . (Inq, di St. B. 640. 1705, 22 mag.) 

22 agosto 1737 — Dio Benedetto sh e Maria Vergine; quanto 
questa mattina mi son faticato per penetrar quello si discoreva in 
Botega dh Lorenzin Barbier, dove non pratica . . . altro che Cava- 
lieri Vinitiani ò sia \qualche grande Sig fSi parlava con calore 

degli avvenimenti politici del giorno). 

24 agosto 1737 — Ieri in bottega all'insegna del Cuor sotto le 
Procurane Vecchie s* era s. ecc. Bernardo Memo, et s. ecc. Gaetaìw 
Gradenigo, e pocco doppo viene anco un altro Cavaliere cioè s. ecc. 
Piero Contarini, e s* era anco III. Sig. Secretarlo Lio, che si faceva 
far la barba... tutti erano seìitati ina s* era Vece. Piero Pasquali go 
nel mezzo della Bottega in Piedi che parlava con gran caldo delle 
guerre . . . Piero Pasqnaligo anderebbe in focco per parlar è vuol su- 
perar tutti., . perchè ieri non faceva altro che traversar la Piazza 
dalla bottega di Lorenzin barbier, et alla bottega del Cuor . . . (Inq. 
di St. B. 559, riferte del confidente Caimo Antonio). 

Nella bottega di Lorenzin Barbiero sotto le Procurane 7iove, ove 
prattica diversi Senatori, si chiacchera troppo sugli avvenimenti quo- 
tidiani. (iTiq. di St. B. 560; riferta di Caimo Antonio, 1742, 7 nov.) 

Da un mio confidente mi è stato confidato che al ponte dei pu- 
gni a S. Barnaba vi è una Bottega di Barbiere che ai chiama Papa 
nella quale viene fatta utia reduzione di malviventi^ gente scelerala 



CAPITOLO TB»ZO — I BARBIERI BISCAZZIERI 4& 



per rintracciare e stabilire le varie forme della delinquenza 
che si svilupparono nel tramonto della civiltà veneziana. 

Quanta putredine vi era fra le masse pervertite dei 
giuocatori ! 

Nati e cresciuti fra quella cornitela, che prolificava 
in' tutti gli organi della vita sociale, i nostri barbieri cor- 
revano la china comune, poco importando a loro se con 
qualche mese di carcere o qualche ducato di multa, invece 
di sudare attorno la poltrona, potevano godere una migliore 
agiatezza mercè i proventi del giuoco. 

Così, suppergiù, la pensava Zuane Visentin Barbier in 
calle dei FauHj il quale - sebbene fosse stato più volte « cor- 
retto > - veniva multato di 15 ducati, causa i giuochi d' az- 
zardo che continuava favorire nella sua bottega, ^) 

Pagata la penalità il Visentin si unisce con gli altri 
barbieri Iseppo Valesella e Mathio Lazari; con loro bazzica 
nei Reduii e particolarmente in quello a S. Lio, dove il La- 



che sta solo col far Prepotenze et ove discorrono del governo della 
nostra Serenissima Repubblica con dispregio grande chiamando chi 
d governa una Frusta de' Ladri, e che se loro avessero il governo 
nelle mani ogn' uno sarebbe contento, e le cose andrebbero in altro 
sistema, (Inq. di St. B. 627; riferta di Komano Giovanni 1759, 1 
gen. M. VJ 

Un tal Domenico Badena Barbier alla Bragola . . . ìwn fh altro 
che continuarnente tutto il giorno . . . parlar malametite della nostra 
Strenis.^^ Repubblica, dicendo che non vi è più giustizia, et che ansi 
la Giustizia piene venduta a peso d^ oro, et che la povertà viene 
ingiustamente oppressa, ed annichilita da chi comanda, operando 
sentenze scelerate a danno de* poveri et altre sciochezze , . . (Inq. di 
St. B. 627 rif. Romano Giov., 1761, 2 mag.; 

Nella Bottega di Peruchiere in Calle dei Botteri a S. Cassan vi 
è un tal Gruglielmo . . . che trattiene gli Avventori, . . . con discorsi degli 
Affari di Francia, non si fa alcun riguardo sebbene le stato da 
qualcuno avvertito, che tralasci di tai affari discorrere. (Inq. di St. 
B. G05, rif. Gioachlni Giuseppe , 1798). 

'; Esec. cont. la Best. B. 28, 16C2, 27 seti. 



4^ LE BI8CHB E IL GIUOCO d' AZZARDO 

Bari, d' accordo con gli altri due, giucca va vantaggiosamente 
e con fraude, esigendo, armata mano, quattrini da colora 
che supponeva avessero barato a sua insaputa. 

Per tali motivi, e più ancora per la strana logica del 
Lazari, i tre buoni amici compariscono dinanzi agli Ese- 
cutori contro la Bestemmia; quegli stessi che, anni dopo, 
fanno arrestare il barbiere-biscazziere Stefani. 

Costui appena uscito dal carcere, dopo sei mesi di 
forzata meditazione, s'incontra col suo collega Onorato 
Arbit e fra loro fanno mille calcoli, elaborando ogni espe- 
diente per truffare i giuocatori. 

Con tali preconcetti, senza venerazione alle leggi ...et 
in sprezzo alle amrnonitioni e castighi subiti, prendono in 
affitto un luogo vicino alla riva del Carbon e lo riducono 
al doppio uso di barberia e bisca. 

La società dura poco, perchè il 1 Settembre 1673 ^) 
interviene la Giustizia e condanna i due soci a varie pene. 

Ma l'Onorato - le cui azioni poco armonizzavano col 
suo nome - non si confonde per simili inezie : V iiso di fre- 
quentare i Tribunali l'avea reso più temerario. 

Lasciato lo Stefani aprì, per suo conto, un ridotto da 
Gioco a S. Salvador prestando mano a bari; fu perciò di 
nuovo punito. 

Ma, impenitente ad ogni castigo, continuò dare nella 
bisca ricetto ad ogni sorte di persone; fino a che, perseguitato 
dalla polizia, dovette, onde sfuggire il carcere, prendere il 
volo, per vie ignote. ^) 

Il governo che era a conoscenza di quanto la città 
fosse infestata di giuocatori, non perdeva di vista le bische 
dei barbieri ; sapendo che erano frequentate da persone, non 
sempre oneste, le faceva sorvegliare nascostamente dalle spie. 



*) Id. R. 24. 1676, 18 ag, 
5) Id. R. 24. 



CAPITOLO TERZO — I BARBIERI BISCAZZIERI 47 



Fra queste eccelleva cei*to Marco Marchetti, il quale 
passeggiando dinanzi la bottega del barbiere Michiel G-aggio 
a S. Sofia, fingeva di guardare il bucato delle vicine co- 
mari; ma invece il furbaccbione, notava che in quel negozio 
si giuoca^va d'azzardo. 

Le osservazioni, tutt' altro che estetiche, del delatore 
hanno la virtù di far bandire quel barbiere dalla terra 
ingrata. ^) 

Dopo di che Michiel Gaggio, brogliando, riesce ritor- 
nare al lavóro consueto ... ; e - non ostante le antecedenti 
Ammonizioni caritative fategli ... li 29 luglio 1689, per 
altre colpe messe in tacere, abusando della pietà e clemenza 
verso di lui praticata (!) - apre di nuova i battenti della 
sua bottega per accogliere coloro che volevano giuocare. 

Questi, non desiderando di meglio, ben presto accor- 
rono, in quella bisca, a frotte; e nel fervore del giuoco, 
della cupidigia di spogliare all' avversario perfino la cami- 
cia, inalzano al cielo un coro di bestemmie; ^) urlano e si 
vilipendono con grande indignazione dei vicini, che per la 
loro tranquillità ricorrono alla Giustizia ; di modo che il re- 
cidivo barbiere si trova nuovamente impigliato in quell' in- 
granaggio. «) 

Ma il Gaggio non era un perfetto delinquente; se egli 
era poco scrupoloso osservatore delle leggi del suo paese, 
rispettava invece la religione de' suoi padri. 

L' 11 gennaio 1702, mentre ascoltava divotamente la 
messa nella chiesa vicina, il Capitano del Consiglio dei X, 



^) Inq. di St R 616, ed Esec. cant la Best B. 26, 1696, mar. 

^ Raccogliendo il materiale di questo studio, ho compilato un pio- 
colo dizionario del turpiloquio e delle bestemmie dei giuocatori, impos- 
sìbile per la sua scurrilità a pubblicarsi. Quali frasi, quali espreasioni 
oscene, che ricordano gli antichi canti fescennini, ripercotevano le volte 
di quelle Msche orrende ! Altro che le parole sguaiate dei nostri giorni ! 

») Esee. coni, la Best. R. 26, 1699, 16 sett. 



^ LB BISOHB B IL GIUOCO d' AZZARDO 



^u^rgio Aliprandi, con li suoi huomeni si recò nella bottega 
4tjJ mastro barbiere e sorprese due persone che giacca vano 
«uimatamente a picheto. 

L' Aliprandi sequestrò il mazzo delle carte, due tavole 
da giuoco e fece del suo meglio per arrestare il di voto bi- 
aoassiere, il quale credette conveniente di rimanere per 
qualche mese incognito, e dopo continuare nella medema 
colpa tante volte castigata. ^) 

Questa volta però gli Esecutori contro la Bestemmia, 
irritati per le tante sopercherie del Gaggio, lo bandiscono 
per 7 anni dallo Stato. 

L'accanito biscazziere non era, si può dire, ancora 
aparito dal circondario di S. Sofia che tosto il suo suc- 
cessore Antonio Porta ne continua le gesta, *^) e lo stesso 
fanno, dopo di questi, altri barbieri di quei dintorni, come 
nel 1746 certo Iseppo Vio Barbier e Perucchier al ponte 
della Guerra. <*) 

E finalmente un tizio qualunque riferisce, nell'agosto 
1766, agli Inquisitori di Stato ^*) che in campo S. Sofia m 
è una bottega di Barbier, entro la quale vi è stato sempre 
gioco, con comodo di Tavolini, radunandosi le persone verso 
la sera sijno le ore tre della notte. 

Ritorniamo brevemente indietro di qualche diecina 
d' anni. 

Poco discosto da S. Sofia, e precisamente in calle Cha 
Dolfin, il barbiere Marco Manfrè, in altri tempi Gastaldo 
della Corporazione della sua arte, *^) non contento di aver 
pagata una multa nel 1683, perchè aveva aperto a S. Bar- 
tolomeo un Ridotto dando fuori le carte, riscuoter denari^ 



^ Id. B. 4 e R. reg. 29. 1702, 29 mag. 

«0) Inq, di St B. 640. 

**) Ora ponte Friuli. Esec^ conL la Best. R. 

<«) B. 549. 

*^ Giustizia Vecchia B. 129, 130. 



CAPITOLO TERZO — I BARBIERI BISCAZZIERI 49 

ricever salari dai frequentatori et invitar persone in esso a 
giocare^ **) lo troviamo, qualche anno dopo, fare la stessa 
cosa nella sua vecchia bottega. *^) 

Questi barbieri biscazzieri avevano trovato molti con- 
correnti. 

Da lungo tempo Griordano Soldati lasciava adito a* suoi 
avventori di fare, nella sua bottega in campo S. Stefano, 
tutto quello che volevano; e fu aj)punto per tale infinita. 
bontà che, nell'aprile 1705, ^^) i gentiluomini Sebastiano 
Balbi e Domenico Renier, dopo aversi pulita la testa e fatta 
una partita alle carte, fecero tra loro i cazzotti ! 

Giordano non badava a quelle piccole miserie della 
vita; egli non aVeva che lo scopo di ricavare tm utile et 
illecito guadagno dalla sua harberia. *') 

Un fatto assai doloroso successe - anni dopo - nella 
bottega di Salvador Martini Barhiero in rio Marin ; mentre 
alcuni clienti giucca vano alla bassetta, uno di loro fece 
uno sbocco di sangue sopra le carte. Reso da quel malore 
in fin di vita un sacerdote, accorso nella bisca, gli sommi- 
nistrò l'estrema unzione. 

Da questa disgrazia gli Esecutori contro la Bestemmia ^^) 
venuti a conoscenza che il Martini, sebbene le delizie 
del carcere non gli fossero sconosciute, non voleva finirla 
con quei maledetti giuochi d' azzardo, lo fecero rinchiudere 
nuovamente in prigione. 

I barbieri sparsi in tutti i punti della città erano di 
gran lunga superati dai loro colleghi di S. Marco, i quali 
commettevano ogni più sfacciata azione pur di lucrare sul 
giuoco. 



*V Ksec. cent, la Best. K. 24. 

«S) Id. E. 26, 1696, 9 marzo. 

<6) /,!//. di JSf. B. 640. 

*') Esec, coni, la Best, R. 34, 1707, 5 mag. 

i«) Id. 11. 34, 1732. 



60 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Fu verso la metà del settecento che non pochi parruc- 
chieri, di quel centro più notevole di Venezia, gareggia- 
vano per superarsi tra loro. 

Il più celebre campione si chiamava Zuane Canea, 

Appena iniziata la sua carriera, in una bottega da bar- 
bier e peruchier, è biscazia di gioco alla bassetta, à pepian *^) 
in Frezzeria, viene due volte denunziato agli Inquisitori 
di Stato. «<>) 

Canea non sa nulla: ma del resto che gì' importerebbe 
quello spionaggio ? 

Il 9 dicembre 1738 ^') il N. H. Pietro Grimani, Giudice 
al Magistrato alla Biastema, lece chiamare al suo uffizio i 
biscazzieri L^eppo Sandellif Gaetano Gradi, Compagni d* un 
Casin di Bassetta, et Zuane Canea; a tutti e tre proibì di 
favorire i giuochi di carte, altrimenti li avrebbe fatti mar- 
cire in un camerotto. 

Ognuno sbasò la testa a tal comando. 

Solo il Canea ebbe l'audacia di rispondere che alla 
fine dei conti poco male era se cinque o sei clienti, dopo 
sbarbati, giuocavano a Ficheto o a Tresette, e qualche volta 
anche alla Bassetta di un ducato o filippo alla partita. 

A questa uscita, altezzosa per quei tempi. Sua Eccel- 
lenza Grimani rimase perplesso; e, cambiando tono, dopo 
aveir ripetuto al Canea che non tmol giuochi di carte, lo con- 
sigliò di far giuocare i suoi clienti alla Mora. 

Appena ritornato nella sua bottega Canea, con aria 
spavalda, diceva, a chiunque avvicinava, che solo per qualche 
giorno avrebbe obbedito ai voleri del giudice, salvo poi 
continuare maggiormente nel giuoco di prima. E cosi fece. 



*'•*) Questa distinzione prova che i parrucchieri lavoravano anche 
nelle case. Cfr. Dolcetti. Un vecchio diritto padronale, Veneaia 1900, 
p. 22, n. 2. 

«V B. 640. 

**) In'q. di St. B. 5G0, rif. di Caimo Antonio. 



CAPITOLO TERZO — I BARBIERI BISCAZZIERI 61 



Allora tenne aperta la bisca giorno e notte; ed in 
quella spelonca i bari fraternizzavano coi patrizi, preti ed 
ebrei. Semiti e Cattolici che, sebbene per vecchie ragioni 
si detestassero tra loro cordialmente, nel giuoco erano in 
perfetta armonia. 

Ob, potenza del vizio, tu sola avevi la forza di unire^ 
coloro cui il principio di religione separava da secoli ! 

Canea pertanto non riposava; ogni mezzo per lui era 
buono pur di fare quattrini. Nel 1746 trasporta la bisca sotta 
le procuratie vecchie ; e ridusse della sua abitazione, in bocca 
di piazza, un Casino di N.X. HJL, dove la crapula signoreg- 
giava, con Hcandolo della sua propria moglie, sorela^ et co- 
gnata; ") inoltre da uomo che conosceva a fondo lo spirito 
del suo tempo, oltreché prestar mano ai bari, si dilettava - 
per ingraziarsi la polizia -'nella delazione. 

E lo troviamo, 18 anni dopo, riferi^-e ad un confidente 
degli Inquisitori di Stato ^^) i pettegolezzi dei suoi elicati 
e alcune comprite di panni esteri -^) che costoro avevano 
fatto da un ebreo. 

Ai primi tempi del Canea, cerbi Pietro e G-iulio, fra- 
telli Fiorentini, accompagnati da alcune meretrici, presero 
in affitto (sempre sotto le procuratie vecchie) una bottega 
di barbiere, la quale servi unicamente per giuoco. 

Per tale flagrante contravvenzione alla legge quella 
bisca fu più volte fatta chiudere, ma i due fratelli, j)er via 
di broglio e con spesa di cecchini, ottennero grazia e con- 
tinuarono nel loro mestiere, ^^j 

Fra le molte botteghe di conzaori da teste poste sotto 
le procuratie vecchie '^^) vi era anche quella dell' ex Gastaldo 



«) Inq. di >S7. B. 695. 

^) Id. B. 1081, fase. 372. 

**) In quei tempi era proibita l'importazione di stoffe. 

««; Inq. di St, B. 560. 

^) Cfr. nel r appendice : I barbieri biscazzieri alla data 1732, mar. 



52 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

dei barbieri *') Goffredo Trombetta, che, per non esser meno 
de' suoi colleghi vicini, ebbe 12 processi ; e nel 1742 viene 
denunciato al Tribunale degli Inquiaitori di Staio **) di es- 
sere uno delli maggiori bari da carte che sia al mondo tanto 
di haseta Faraone et anco a zogheti; perciò nell'anno se- 
guente è di nuovo processato dagli Esecutori contro la Be- 
stemmia, *^) 

Sempre su quella linea di botteghe il barbiere Lorenzo 
Robazza detto Cacan aveva per il corso lunghissimo di . . , 
più anni . . . una Biscazzia; ^") altra ne aveva pure di fronte 
alla calle del Ridotto, nelle quali frequentavano persone 
di mala fama e di poco onesto gioco. 

Queste cose garbando poco agli Inquisitori dì StatOy 
fanno chiudere una delle botteghe del Robazza e precisa- 
mente quella sotto le procura tie vecchie. 

Lorenzino non si dà per vinto; non ostante le varie 
ammonizioni e multe patite, si ritira nella sua bisca di 
S. Moisè; e, per truffare i giuocatori, comperava cechini scann, 
che calla cinque o sei lire poi li fa passare nel gioco ò im- 
prestanza, o sopra pegni et alla restituzione riceve monete di 
peso appresso poi quel regalo secondo la sunia che mette fuori, 
che così fano due guadagni. 

U avidità di questo abbietto barbiere - che arrivava al 
punto di speculare sulle più basse passioni - lo spingeva 
di favorire nella sua bisca, altri ingiusti, et illeciti .... 
incontri. ^*) 

Dall'altra parte della piazza di S. Marco, sotto le pro- 
ouratie nuove, uno dei tanti barbieri biscazzieri, che non 



«7) Av. di Com. R. 102, 1738, 8 gen. 

««) B. 560. 

^; B. 43, 1742, 2 gen. M. V. 

»0 Esec, cont, la Best. R. 1737, 11 lug. 

3*) Id. R. 1746, 28 febbr. M. V. 



CAPITOLO TERZO — I BARBIERI BISCAZZIERI 63 



difettavano auche là, ^*) certo Francesco Giusti, la sera del 6 
febbraio 1730, dopo chiuso bottega, si recò nella casa di 
Zetola Maddalena e giuoco etile carte con uno sconosciuto- 

Le partite seguono una all' altra . . . fino a che il com- 
petitore del Giusti, accorgendosi che Torà era tarda, disse 
di smetterei il giuoco. 

— Finire di giuocare ? mai più ! rispose il parrucchiere ; 
e preso da irragionevole motivo di disgusto . . . lacerò le carte, 

I presenti cercano di dimostrargli la ingiusta pretesa; 
ma egli, sempre più inviperito, sfoderata la spada, vibra 
un colpo contro uno di loro, certo Antonio Venturini, fe- 
rendolo gravemente nella regione del cuore. 

La padrona di casa, interpostasi per quetare i furori 
di quel forsennato, riceve una ferita nella testa. ^^) 

Talora - causa gli animi soverchiamente eccitati dalle 
spaventevoli emozioni del giuoco - il sangue correva anche 
nelle botteghe di quei famigerati barbieri biscazzieri, come 
avvenne in quella di un barbiere in corte nova a S, Temita, 
dove il chirurgo Antonio Pulita accoltellò Candido Titolo. •**) 

Altra baruffa - che poteva avere delle conseguenze fu- 
neste - nacque tra Santo Bossi ed il barbiere Gian Battista 
Manzoni, dopo che avevano giaocato nella bottega di questo 
ultimo a S. Silvestro dirimpetto al Fontico della Farina. ^^) 

Se alcuni di questi barbieri erano cosi violenti e tol- 
leravano, nel tempo istesso, (quando non favorivano) le so- 
praffazioni, ciò dipendeva perchè, privi d'ogni principio di 
moralità, il loro carattere camaleontico si adattava con tutte 
le specie di clienti, cercando-di soddisfare ogni loro mini- 
mo desiderio. 



^^) Cfr. l'appendice: I barbieri biscazzieri. 
«; Aì\ di Gomun. R. 102, 1781, 5 gen. 
5«) Id. R. 102, 1737, 27 nov. 
35) Id. 1738, 31 die. 



e 



64 LE BISCHB B IL GIUOCO d' AZZARDO 



Quante volte dopo finito il giuoco non sbarazzavano 
il locale dalle incomode poltrone, sedie, tavoli ecc., ed i 
clienti al suono di qualche strumento facevano quattro salti 
alla buona, tanto per sgranchire le gambe rimaste lungo 
tempo oziose sotto i tavolieri? quante volte l' infinita com- 
piacenza dei barbieri non arrivava al punto di accogliere, 
specialmente nelle atue^ donne . . . Persone d^ ogni genere, Figli 
di Famiglia, e feccia del popolo, per fare quello che è debito 
tacere ? ^^) 

La storia purtroppo ricorda, fra i laidi tipi dei barbieri 
di quei tempi, le gesta di un Francesco Zerbin detto 3fa- 
zaneta garzone in una bottega da harbier sotto le Procuratie ^') 
e posto nel 1769 nelle secrete del Consiglio dei A", reo di 
essere un baro e sensale di depravati usurej et altri strata- 
gemmi a scapito del decoro anche di nobile gioventù. ^^) 

Degni colleghi del Mazaneta erano quel Amolo Zanoli 
peruchier al Ponte dell' Anzolo che affittava un Casino sopra 
la sua bottega ad una sartina francese, amica del reverendo 
D. Giuseppe Cosma ^'^j e quel Carniani barbiere e biscaz- 
ziere in calle larga S. Marco, che avendo bisogno, per il 
buon andamento della sua bisca, di protezioni nella giusti- 
zia, lasciava che 1' ebreo Capon (confidente di Missier Grande) 
s' intendesse con sua figlia, e che lo stesso facesse pure con 
sua moglie certo Siriaco noto baro da carte e lenone spu- 
dorato. '*") 

Non meno immorale era il figlio di un barbiere a Rialto 
certo Carlo Coledi, il quale aveva abbandonata ^') Tarte 



^) Ks'cc. cout. la Best, R. 17B3 ed Inq, di St. B. 613. 
57) Inq. di St, B. 012, 1760, 14 febb. e B. 613. 
3«) Gtiadenigo - N. 17 e. 102 t. ms. al M. C. 
39) Enee. cont. la Best. B. 46, 1796, 19 die. 
*•) lìiq. di St, B. 612, 1759, 26 mag. 

*«) Nella B. 560 (1742, 12 nov.) degli Inq, di St. si legge: Coledi 
Carlo figlio di un barbini' h rialto baro da carte ne vuol lavorar. 



CAPITOLO TERZO — I BARBIERI BISCAZZIERI 66 

patema per darsi al giuoco fraudolento, al libertinaggio, 
alla mala vita, alle violenze e per soldo si prestava ad ogni 
bravata e lenocinio. ^*) 

Ma nessuno di questa triade ignominiosa toccò il ver- 
tice raggiunto da Mafl&o Amedei. Chi era costui ? 

Notoriamente faceva il barbiere, ma di soppiatto favo- 
riva i giuocatori e s'ingegnava nella baratteria. *^) 

Egli fu, nella sua giovinezza, più volte posto in pri- 
gione e mandato a Cerigo ^*) perchè non voleva pagare i 
debiti ed era un cattivo soggetto. 

La sua sfacciataggine arrivò al punto di raccontare ad 
un certo Moscatello di esser stato, perchè ammazzò uno Schia- 
vone, spedito in Levante per 7 anni. 

Ritornato da quei luoghi, Maffio fra una barba e una 
conzada alle gote ed ai capelli posticci de' suoi clienti, dava 
lezioni di spada nelle volte a Rialto e nella sua casetta, 
a S. Giovanni Novo, dove dormiva, in un Ctizzo da Bestie 
con un figlio illegittimo del nobile Antelmi, accettava pe- 
gni di scarso valore. 

Essendo di umore faceto, il barbiere tratteneva in quella 
casa i suoi amici ^^) e clienti, composti in gran parte di 
uomini di malaffare, Done da Partito, giovinetti, sacerdoti 
e persone di età avanzata, narrando loro amene storielle. 

Dalla favola allegra e libera, che ricordava la morale 

in voga ai tempi dell' Aretino, gli ascoltatori passavano 

ad altre cose ancor più lepide. 

La sera del 17 novembre 1770 nella dimora di Todero 
Gasparin Sartor da Veste da Prete, vicinissima a quella di 



<^ Esec, coni, la Best. B. 50, 1761, 18 ag. 

^5) Nel 1766 era di bottega in calle del Duca a S. Apostoli. {Ettec, 
cont. la Best. B. 31). 

**) Una delle isole Jonie che fu sogi^etta al dominio dei veneziani. 

^^) Fra costoro non rnaiicava Lorenzo Tonin pcnichier in calle 
iunffa S. M. Formosa. 



3^ LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 

MatKo Amedei, trovavasi il parroco della chiesa di S. Gio- 
Y^uiuì Novo ; egli sente, nel silenzio della notfce, alcune grida 
soffocate, un accorrere di gente, mossa, certo, da qualche 
;àaii>tra causa. 

Esce tosto sulla strada e scorge una moltitudine di 
persone agglomerata attorno la casa del barbiere. 

Fattosi largo attraverso la folla curiosa, che non sa- 
peva spiegarsi la ragione di quei lamenti, in breve rag- 
giunse l'andito terreno e vede . . . il frate Vincenzo, del- 
l' ordine di S. Stefano - uomo sulla quarantina - senza Taharo, 
e dipelo e poco discosto un giovincello - suonatore di Vio- 
lino - acconciato alF ultima moda, che stava li osservando 
mestamente il Padre disgraziato ed in fondo la faccia torva 
del barbiere seccato da quel putiferio. 

Il buon parroco comprese subito la posizione del frate 
e, dopo averlo aiutato a vestirsi e fattogli una pastora/ 
ammonizione, lo lasciò andare in convento. 

Qualche giorno dopo ad uno dei presenti sembrò di ve- 
dere il frate in una processione che divotamente borbot- 
tava i salmi divini. 

Cosi liscia non la passò il barbiere il quale ebbe la 
sfortuna di morire in carcere, nella notte del 7 marzo 1771, 
colpito da un insulto apoplettico. *^) 

Sebbene questa rassegna e la cronologia dei barbieri bi- 
scazzieri, che pubblichiamo nelF appendice, sia indubbia- 
mente inferiore alla realtà - tenendo calcolo che gli archi ^à 
delle magistrature criminali venete sono incompleti, causa 
le dispersioni di documenti avvenute nelle successive cam- 
bianze di governo ; di tutti coloro che rimasero impuniti ; 
alle lungaggini di processare i riottosi e alla, talora, im- 
possibilità dello studioso di rintracciare tutto il materiale 
relativo - non vuol dire che quella casta fosse tutta eguale. 



*<i; Ksec. coni, la Btst. B. 33. 



CAPITOLO TERZO I BARBIERI BISCAZZIERI 67 

Chi ricorda quella folla ignota di barbieri che, per sen- 
timenti d'onestà o paurosi del carcere o dell'ira divina, 
passavano le ore oziose aspettando la « barbetta » e vivendo 
unicamente coi prodotti del loro mestiere ? Chi può dire il 
nome di coloro che timidamente si schermivano dalle ten- 
tazioni lucrose dei giuocatori ? 

La canaglia, sulle orme di Eróstrato, passa attraverso 
le Raspe alla posterità, ed i galantuomini, che vivono, rim- 
piangendo i bei tempi e detestano 1' < azione, » muojono 
dimenticati. 

Però anche loro quanto male, nell' inerzia, bau fatto 
air umanità ! 

Poiché se la parte sana, morale e vigorosa dei barbieri, 
avesse, nella loro Corporazione, protestato ed invocato, veri 
ed energici provvedimenti contro i loro colleghi degene- 
rati, qualche rimedio avrebbe ottenuto, o tutto al più, non 
si sarebbe svolta senza protesta questa - fino ad ora sco- 
nosciuta - pagina vergognosa della storia veneziana. 

Ma protestare, equivale attirarsi l'invettiva e provocare 
la ribellione da parte degli avversari. Allora bisogna scen- 
dere in lizza, e questa non è la palestra conveniente agli 
amanti di vivere in pace con tutti ; agli ostinati conserva- 
tori dell' ordine, veri precursori della dissoluzione sociale ! 



8 



GAP. rv. 

Casini da giuoco 



(3 G) 



Piiroui ameni in Frezzeria - Leggi contro i' tabarri - Le serenate delle 
monache di ,5. ?tluise - Jrtobiglio dei Casini - J Casini delle pa- 
trizie - Le orgie in casa di J{r\zQ\à - Jìflezze coscienze - Catoni 
veneziani - Statistica ed organico dei Casini - Barbieri custodi di 
luoghi allegri - Jl gouerno biscazziere - La calca e le maschere al 
Ridotto - Chiusura del tempio dei giuocatori - Jl giuoco d'azzardo 
durante il gouerno democratico. 




Illa plebe, chiassosa ed incosciente, qualunque 
luogo - come abbiamo poc'anzi veduto, - ser- 
viva per abbandonarsi al giuoco. 
Invece i cittadini facoltosi, i nobili ed i patrizi sod- 
disfacevano, a preferenza, il vizio, che soggiogava egual- 
mente ricchi e poveri, in quei deliziosi Casini, *) dei quali 
- diceva il Bettinelli ^) - or . . . si gode il Comercio. ^) 



*) Dì questi ritrovi si ha memoria in Venezia fin dn! 1282. (Gal- 
li cciolli, Memorie Venete. Venezia 1795; I. 831). In quell'epoca in 
una loggia a S. Basso la nobiltà si tratteneva amichevolmente nelle 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 69 



Fra gli innumerevoli Casini di società private, di ballo 
e di conversazione, *) primeggiavano quelli di giuochi per- 
messi dalle leggi. 

Ogni ben pensante - seguendo l'andazzo dei tempi - 
doveva avere il suo appartamentino privato nei dintorni di 
S. Marco. 

I coniugi, ^) per non essere da meno, ne avevano scam- 
bievolmente uno di personale; né i mariti si curavano di 



prime ore della notte, alternando l'onesto riposo con giuochi inno- 
centi. Ma qui non si limitarono: il semplice giuoco sembrando cosa 
fanciullesca, con l'andare del tempo usarono i giuochi d'azzardo, ed il 
resto . . . che è davvero poco edificante ! 

^) Il giuoco delle carte; poemetto, Venezia, 1788. 

^) Comercio che in quel secolo era assai fiorente, come Io dimo- 
stra a dovizia i documenti. Un'amatore che ricercava un buon Casino 
scrive al sensale: Il Casino che lei mi propone ^sarebbe ottimo... 
ecc. (Giuochi, ms. presso di me, n. 96, 1786, 13 nov.) Un' altro, molto 
ordinato nell'amministrazione domestica, annota: Affitto Casino L. 872 ; 
mese di aprile 1788. fld. n. 5) Casino procuratia L. 40; mese di marzo 
1791. (Id. n. 112) Un terzo, certo Bove, cosi scrive ad un suo amico, 
assente, che l' aveva pregato di sapergli dire in quale condizione si 
trovava il suo Casino: 

A. C. Il vostro casino è inacessibile. Le pulci si sono rese tal^ 
mente padrone dello stesso che chi lo aff'ronta resta rovinato, e lo so 
io. Vi avverto, che per ordine del Padrone dello stabile sono stati 
affissi gli avvisi in forma di Biglietto per render noto al Pubblico 
che il casino è da affittare, ed uno di questi lo ritrovai attacato con 
mia sorpresa alla vontra porta, do vi sia di lume. Mi fìi detto, 
che .spirato il termine delli tre mesi che pagati arcete il padrone pre- 
tende libero il Casino. Regolatevi. (Id. n. 93, 18 ag. 1796). 

*) Per modo di dire, poiché fra le carte degli Inquisitori di Stato 
(B, 914) si legge: Fondamente nove. Casino di conversazione di 
X.X. H.IL è Dame Venete. L' altro giorno si fu un gran Pasto di 
motti N.N. è Dame. 

Checa Scxiletera pubblica meretrice frequenta continuamente la 
conversazione dell' Ambasciator Ercolani. (Id. Annotazioni, 1711, 16 nov.) 

^) Cassino della Procuratessa Mocenigo. CGiuochi ms. presso di 
me, n. 107). 



60 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

sapere che cosa facevano le loro consorti nei Casini. In 
quella libertà d'azione, le spose - anche quelle di vecchia 
data - vivevano meglio, potendo trattenere, con molta grazia, 
nel singolo Casino, la coorte degli abatini, dei cavalieri ser- 
venti e cicisbei. 

Buone, accondiscendevoli e sopratùtto riconoscenti, esse 
trovavano naturale e logico che nei Casini dei rispettivi 
mariti, cosi generosi, gli uomini non fossero in maggioranza- 
Nulla di male e di osceno - secondo i dettami della 
religione e lo spirito delle savie leggi - vi si doveva com- 
mettere. 

Ma dopo aver scambiato qualche scipida chiacchera 
sulle vicende atmosferiche, sui pettegolezzi, sugli altrui 
difetti, sul modo di vestire di questo e quello, il discorso 
cadeva sul giuoco; in quell'istante il velo del pudore si 
squarciava, e quella geldra burlona, ^) dopo essersi ingan- 



^) « Sento - scrive uq tipo allegro ad un suo compagno di Casino - 
che la Compagnia del defunto Casino ha trovato una oscura tana 
nella Frezzeria; scala di legno, casa con gente, camere tetre. Sento 
fissata una nuova aggregazione di tutti gli ordini. Vogliono esibite 
al Sig. Vincenzo Emo il diritto di tratenerci sulle vicende dei Colonisti ; 
ad Orazio Lavezzari, ed al Co. Luigi Angeli venne aperto T adito di 
entrare in Società, e finalmente fu invitato quel licenzioso Sig. An- 
zoleto che occupa con invidiabile costanza molte ore del giorno e della 
sera una sedia in bottega a S. Luca in nobile ozio, mentre il di lui 
fratello mescola l'albo greco, e stende unguenti nell'antica Bottega 
della Vecchia in Campo S. Luca ; ad esser pur esso Confratello nostro. 
Che fosse nostro Confratello in Cristo già lo sapevo, ma non mi fi- 
guravo di stringere altra fratellanza con lui. Presi bensì uno sbaglio 
quando mi fu detta la sua destinazione. Credetti che fosse stato eletto 
successore del Pongo nell' uffizio di Custode, e mi maravigliavo della 
sua degnazione. Ma venni ripreso e mi fu fatto rimarcare che era 
personaggio da tenerne conto perchè tra venti o trenta anni morendo 
un suo zio poteva ereditare non so quali dinari; alla quale profon- 
damente inchinandomi, non replicai. 

Non ostante tutto questo sento che non per anco i Confratelli si 
sieno raccolti nel nuovo Covile, perchè il pacifico Tesoriere non fece 



i 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO . 61 



nata e berteggiata sul tavoliere, si dava reciproche lezioni 
immorali e, senza alcun riguardo, saziava freneticamente 
ogni lubrico appetito. 

Allora la satira, sboccata e mordace entrava in scena, 
sferzando a preferenza le maggiori notabilità cittadine che 
passavano - come fosse la cosa più naturale - dal Casino 
ai primi offizì della Serenissima. ^) 

Se i pudibondi e coloro che si compiacciono di ritenere 
che gli avi fossero migliori dei nepoti, dubitano - nelP in- 
certezza del loro animo - che si calunni i frequentatori 
dei Casini, abbiano la compiacenza di dare una rapidissima 
occhiata a quei luoghi che vi erano nei dintorni di S. Moisè 
nell' anno di grazia 1744. 
8. Moisò, salizzada. C(V<in per pranzo e cene. 

> calle della Sacrestia. Casin per privati, 

> corte delle Pizzochere. *) Paolina Marchi . . . ha in 
affitto undici case tra pepian e soler, delle quali fa 
Casini, e perciò si chiama Paolina dai Casini, dove 
vi sono N.N. H.H. Renierf Grimani^ Barbarigo, Zu- 
stinian, Segretari, ^) in quei fabbricati si banchetta- 
va e si giuocava di conversazione tutto l'anno, 

Vallaressa, calle. Nel tempo di Carnevale vi sono molte Case^ 
che dano luogo a nobili che formano Casino; e dopo 
venivano nuovamente ridotte ad abitazione privata. 



trasportarvi le seggiole, essenziali mobili per stare raccolti in Società, 
non essendo tra noi l'uso di stare assisi sulle calcagna a guisa di 
scimie. Io credo che se quelle sedie non averanno la facoltà che avevano 
certi Trepiedi fabbricati da Vulcano, e che soli marciavano al Consi- 
glio degli Dei, come racconta Omero, i nostri deretani non troveranno 
riposo ...» (Giuochi, ms. presso di me, n. 120, 1779, 8 ott.) 

^ Corìose sono quelle contro i Casini di S. Cassano e del ponte 
dei Pignoli. Museo Civico, cod. Cicxkjna, 2939 (rosso) fase. II., n. 85, 
36, 99 e Lazzari, 115, I. n. 12; anno 1778. 

•) Detta corte è circondata solo de Casini, (Inq, di St. B. 914^. 

^ Addetti agli uffizi pubblici. 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Frezzeria, corte Contarina, Cositi per Tnicco e Biscaccia ; 
altro Casin ove sogliono praticar le Bagattine, *^) e 
Comodo per giuoco aperto. **) 
> calle del Carro. Vi è un Casino . , . e vi praticano 
molti N,N. H.H., Segretari e Talari ^*) e si fa 
suntuose cene come se fosse una locanda. *^) Stessa 
calle : Casino del N. H. Antonio Condulmer solo per 
suo comodo. Altro Casino ove tenevasi conversacion 
di gioco e cadente. **) 



*^) Forse meretrici che si davano per pochi Bagattini, antica mo- 
neta spicciola veneziana. 

**) Permesso dalle leggi. 

**) Nomignolo triviale che si dava a coloro che portavano il man- 
tello. La Repubblica per tutelare il decollo dei nobili - che vanno in 
tabarro - proibiva loro (1611, 7 febb. 1706, 26 febb. 0. X), di non in- 
dossare altro abito alP infuori della vesta. 

Ma i patrizi sotto questa spoglia, che dalPuso era divenuta uf- 
ficiale ed inceppava la loro' libertà, si sentivano a disagio; quindi, 
per esser più liberi, indossavano il tabarro, o la bauta. 

Il governo, che senza alcun riguardo vedeva trasgredire i suoi 
voleri da chi prima di tutti doveva osservarli, ordinava, nei primi 
mesi di ogni anno, ai barbieri, ai caffettieri, ai venditori di acque, ai 
custodi di Casini, di bische e di racchette di non ricevere alcun no- 
bile che non fosse in vesta, sotto penu della vita. (!) (Inq. di St. rubrica). 

Anche i ladri l'avevano contro i tabarri. (V. Gozzi. Op. cit. Voi. Vili). 

Sotto la data 1785, 9 lug. (Sig. di N. al Cr. R. I.) si le^ge: Zuane 
Ferini Chierico di S. Giacomo . . . per furti di tabarri alla Strada. 
Fu condannato servire p. huomo da Remo s.o una Galea . . . con 
ferri à piedi ... p. mesi disdotto . . . 

Continuano (scriveva il Guadenigo nel 1772, 1 gennaio. Prose- 
guimento; ms. al Museo Civico e. 35, 42^ i ladri anche nelle prime 
ore notturne, a levare il tabarro, dalle spalle alle Persone ambulanti, 
non solo, in strade rimote, ma sopra li Ponti della Citth, come av- 
venne la sera scorsa al Sig. Capoviìla passando dalla contrada di 
S. M. M. Domini a S. Giacomo dell' Orio. (V. a p. 69, n. 39). 

") l7iq. di St. B. 1195. 

**) Non si sa di quale genere fosse questa accademia; tuttavia 



CAPITOLO QUARTO CASINI DA GIUOCO 63 



Frezzeria, campiello del Pistor. Casino di giuoco per m^re^ 
trici. *^) 
> corte del Speron, CaMno per semplice conversaciorL 
» corte delle Colonne. Casin di nobili : Giuoco generoso. 

Tornando brevemente indietro, e passato il ponte della 
Piavola, troveremo, di fronte alla porta dell' Osteria del 
Cavaletto . , ., un Casino di huomini è Done maritate^ che 
veramente è un vero tripudio. 

E quello non rimase un caso tipico ed isolato. Due 
gentiluomini, ZoUo e Galeazzo Antelmi, unitamente o, molte 
donne^ facevano Casino di giuoco neir abitazione di Pietro 
Sgravati parrucchiere in corte Contarina. *^) 

Se varchiamo la soglia di quei ricettacoli di corruzione 
li vediamo, alcuni poveri e male in arnese, ed altri fomiti, 
dice il Tassini, d' eleganti lettucci, di ricchi specchi, di quadri 
lascivi, di vasche da bagni e di tavoli, sopra i quali stavano 
stampe oscene e pagine scandalose (quali le poesie del vene- 
ziano patrizio Giorgio Baffo, e produzioni oltramontane del 
genere) divenivano teatro alcune volte di orgie complete, 
donde, specialmente in certi momenti, cerca vasi d'allontanare 
gli occhi dei profani tantoché, volendosi imbandire la cena 
facevasi uscire dal muro della stanza attigua un deschetto 



s 
qaei ritrovi geniali di letteratura, musica e canto, di tutte infine le 
gradazioni dell'umano sapere, erano comuni ed in grandissima fama. 

Le monache di S. Alvise pensarono di fare qualche cosa di simile 
nd loro severo ritiro ; accordatesi quindi col Prt Vettor Zemelo fecero 
eseguire, nel cuor delle notti del mese di giugno 1750, nel loro par- 
latorio, due accademie di musica e canto ; poscia verso il mattino an^ 
darono h scorsisar con una Pectina attorno i muri del convento per 
respirare Paria tepida di quel mese afoso e provare . . . la dolce emo- 
zione delle serenate. (Prow. sop, Mon, B. 278). 

*^) Poverette non volevano forse mescolarsi nella folla ignobile 
4m. giaocatori ! 

<^ Inq. di 8L B. 897, 1758, 5 ap. rìferta di Manuzzi Q. B. 



LE BISCHE E IL GIUOOO D^ AZZARDO 



colla vivande, riempiendo il vano, s'impediva ai servi di ve- 
dere ciò che facevasi nell'interno. *') 

Ma questi, curiosi e furbacchioni, facevano dei buchi 
a traverso i muri ^*) e li spiavano e beffeggiavano i loro 
padroni ; il giorno appresso, quando si recavano al mercato 
per fare la solita spesa, potevano narrare, sfoggiando dei 
particolari piccanti, per esempio, come aveva passata la 
notte nel Casino del Patrizio Alvise Contarini, a S. Mar- 
silian, quella comitiva di venti gentildonne con loro mariti 
ed € altri » ancora che esse avevano la facoltà di condurre 
in quel luogo. *^) 

Il Casino, sebbene ci fosse qualcuno che lo consideras- 
se una rosa ottima se non v* introducesse V etichetta^ la gara^ 
lo scompìglio, **^) era il centro di rovina e perdizione. 

Si davano colà appuntamenti come se fosse d'andare 
al Caffè 1 ^*) e se si voleva usare una grande attenzione ad un 
amico o parente non e' era altro che di regalargli il proprio 
Oatìlno ... ^*) 

Bel regalo invero ! 

Cosi quel mortale che si trovava in possesso di quella . . . 
grazia di Dio, per non esser meno degli altri, doveva se- 
guire r uso comune. 

Francesco Pasini ed Antonio De Stefani, mezzani di 
professione e barattieri provetti, erano gli amici intimi 



*'ì U libertinaggio in Venezia, ivi 1886. 

i") ZtccuiNO Stefani. Specchio del disinganno, Venezia, 1752. 

**j ììif/. di St. Annotazioni; anno 17iìO. 

*^ Giu<K'Hi, ms. presso di me, n. 86. 

^*) VinLs\ Fratello,,, lasciatevi vedere questa sera al Casino, che 
io vi sarò immancabilmente , . . Vostra Sorella, (là. n. 94). 

**) H Prov, Pisani ha dato ed suo Nipote Perin il suo Casino 
(U Rldoitù Mobigliato di tutto non eccetuato Biancheria, ed Argen- 
Uria, non è poco per il primo passo. (Id. n. 2, 1784, 25 mag.) 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 66 

della Nobil Donna Lucrezia Nani, padrona di un famosis- 
simo Casino in calle del Itidotto. 

Essi avevano la missione di condurre qualche Cava- 
gliere forestiere alla sua conversazione per . . . giuocare. 

La patrizia doveva essere assai lieta della piega che 
prendeva il suo ritrovo, poiché era molto frequentato da 
nobili, fra i quali brillava sempre il conte Serimano detto 
il piccolo, *^) 

Poco discosto da questo Casino vi era quello della 
N. D. Sagreda di S. Patemiano, che viveva assieme ad un 
sacerdote, il quale, nel tempo istesso, aveva relazione con 
la moglie di uno staffiere della gentile Lucrezia. 

Cosi quel servo di Iddio, fra una fervida orazione alla 
Regina dei Cieli ed una sgranata al rosario, poteva scac- 
ciare la malÌDconia, canzonando a vicenda le sue servizie- 
voli amiche. **; 

n Casino (come tutti i convegni di giuoco) era il ri- 
trovo assolutamente indispensabile a quelle donne sozze 
che, in mancanza di mezzi pecuniari, per entrare in quella 
specie di suburra, ricorrevano a tutte le seduzioni, pur di 
appagare le loro basse voglie, come facevano le assidue 
clienti, patrizie e popolane, del celebre Casino a S. Cassan 
che per pagar e continuar a divertirsi erano ridotte a di- 
vertir gli altri quasi palesamente . , . '^) 

Ed il piacere - insoddisfatto sempre - passando dalle 
sconcezze che commettevano fra loro varie copie nel Ca- 
sino in corte del Forno a S. Giuliano *^) e dietro V Osteria 
del Salvatico, ^') trascinava ogni cosa allo sfacelo. 



W) inq, di St. B. 914, 14 febb. 1748, M. V. 
M) Id. B. 1195. 

«5) Lettera del Ballarini, 16 maggio 1782; cit. dal Mutinelli, 
Memorie ecc.; Venezia 1854, p. 106. 
«) Inq. di St. B. 914. 
«') Id. Annotazioni 12 ag. 1782; cit. dal Molmekti, op. cit. p. 469. 

9 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Nella casa della venditrice di vino Anzola detta Gal- 
lozza a S, Chiara, in faccia al ponte al restello rosso, cogliendo 
pretesto di bere un bicchiere di vino, vi s* introduce ogni 
sorte di gente, si giuoca a Bassetta, si Bestemmia, si contende^ 
si l'ìen alle mani, oltre di che poi in detta Casa vi è un 
misTuyiio dì molte affittanze di Donne maritate, lontane dal 
Marino ma tutta gioventù.,, avida di emozioni; appena il 
giorno spariva, tosto il giuoco sfrenato, il ballo e le . . . 
cene saporite, occupavano, V intera notte, gli ospiti della 
affabile Gallozza, e qualche inquilino, per rendere più a- 
nimata la festa, vi conduceva^ delle Putte, e la propria me- 
reirìee: allora - narra chi assistette a quelle orgie - li di- 
j^corsi impuri, li chiassi, e disolutezze erano tali, che sem- 
brava un ridotto d' Ugonotti, non di Cattolici. ^^) 

E quasi ciò non bastasse, dileggiavano sconciamente, 
coloro che cercavano, fuori dei Casini, di por freno, in 
modo civile, al comune disordine. 

Qualcuno, che non aveva del tutto dimenticato il pu- 
dore, adattandosi forse a malincuore alla sfrenatezza dei 
costumi, aveva qualche reticenza, prima di condurre l' ama- 
bile sposina nei Casini di «conversazione.» 

Ecco un caso che è davvero curioso e che prova quanto 
fosse traviata la morale di quella gente imbelle. 

Certo Nadalin Sartor in sua propria casa è Custode di 
CaMn, dì Conversazione, dove fra tanti si va il N. H. Gre- 
gorio Hiirharigo, Piero Mar zelo, s. Lunardo Vinier, U III. Zon 
Frttnro Costa Frutariol condutor di meretrici una nominata 
la Hosa, r altra la Betina, Antonio Ferasuto Spechier con- 
duce là propria sua moglie quando però non vi vano mere- 
trìci, cioè quando si va la moglie non va meretrici cioè, 
quando si rà le meretrici non va là maritata e si tripudia. *^) 



«*) E.s€i\ coni, la Best. B. 63, 1796. 
^'0 Inq. ili St. B. 1196, febb. 1746. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 67 

Questo giacchetto compievasi forse per evitare una 
possibile concorrenza. 

E il governo che vedeva, nel fango dei Casini, affo- 
gare la classe dominante e con essa la .Repubblica, credeva 
che il tarlo si fosse fermato nell'inizio dell'opera sua di- 
straggitrice. 

La prostituzione ! i Casini ! il giuoco 1 ecco i nemici ! 
si gridava ovunque vi era un Catone; e non si riandava 
alle cause che aveano prodotto quegli effetti. 

Con tali criteri è naturale che alle molte leggi esistenti 
intorno i Casini, il 27 febbraio 1667, il Consiglio dei X 
aggiungesse anche che li Redutti di Nobili, et di altre per- 
sone . . . siano del tutto proibiti. 

Tre anni dopo autorizza il capitano Francesco Stella, 
addetto agli Esecutori contro la Bestemmia^ di andar per 
la Cittàj inquerendo dove si tengono ridotti, et denunciarli. 

Lo Stella, sebbene fosse un vecchio poliziotto affe- 
zionato alle istituzioni, si trovò incapace di lottare contro 
la gran massa dei giuocatori. 

La faccenda si fece seria. Corsero degli anni. 

Ed in mancanza di meglio, il Consiglio dei X, proi- 
bisce nuovamente li Redutti, ed aggiunse - undici anni 
dopo - che i padroni di case, non le affittassero per tale 
scopo. ^^) 

Ma i padroni di stabili, preoccupati di consolidare i 
loro esclusivi infceressi, ^^) non fecero gran caso di tale 
proibizione; per cui il Consiglio dei X, dovette più tardi, 
aumentare le pene alli trasgressori; e nella seconda metà 



*^ Cfr. l'appendice: Legislazione sul giuoco. 

3<) Basta dire che le monache di S. Zaccaria trovarono onesto di 
affittare una casa, in corte del Forno a S. Giuliano, al Signor Angelo 
Qutrmgo dove si fa Casin, (Inq. di St B. 914, 1744). 



^^ 




^ LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

Jd secolo XVIII, gr Inquisitori di Staio ") limitarono V o- 
r^no dei Casini di « Compagnia » fino alle 2 ore dopo la 

m^xxanotte. 

Orran parte dei Casini di Società ") furono istituiti 
iu nobili per loro esclusivo uso né, talvolta, poteva essere 
alo-imenti ^^) I soci pagavano una quota mensile, prende- 
xmm^ ni affitto un locale^ nominavano una custode; ^^) ma 
questi per lo più era un uomo scelto fra i barbieri, '^) il 




** ]L B39; 1783, 9 maggio. Nuovamente, e per clemensa furono 
tmfti li rn.Htodi dei Canini rinovati li precisi comandi del Tribù ìtale 
rtnM Vot'tì della chiusura delii Casini.,, e circa li Giochi e col de- 
1^1 iì , .. dover riferire ... se vengono osservate ngorosamente le pre- 
^^ritt^ risolute leggi con loro responsabilith. 

lì) Nel 1744 erano 118; e < nel 1800 v'erano in Venezia ben 140 
di idUi luoghi di radunanze: 60 nel sestiere di S. Marco, 23 a Castello, 
IT ili Ciiimareggio, 9 nel sestiere di Dorsoduro, 6 in quello di S. Polo, 
\^ A ^i► Croce, 3 alla Giudecca. 

I soi'i a questi Casini erano in complesso 5171, cioè 3334 ai casini 
i*el 'iestìere di S. Marco; 663 a quelli di Castello; 627 a quelli di 
i>iuirtiefri S 230 di Dorsoduro, 157 di S. Polo; 219 di S. Croce, 41 della 

II ninnerò massimo dei soci ad un -Casino era di 814 il minimo 
av 4. * i''('- Veneto Fas. 66, p. 640). 

*) Il 16 gennaio 1746 gV Inquisitori di Stato (Annotazioni) ordi- 
nnivuu rh'- li Casini in S. Moise non possano sei'vire che per li soli 
mìbffi HO Iti ini. 

*^) Auiìf'O. Se la Custode del vostro Casino avesse fatto meno la 
tt . , . ert\ ec€. (Giuochi, ms. presso di me n 39). 

^^) Yavo un piccolo e curioso elenco di alcuni barbieri che nel 1744 
m^Htio aiu he custodi o padroni di Casini: 

iifntffitno Mazzucchi, perucchier in Frezzeria, fa due Casini; 
ttuo .'itipr'i fo .^ìia Bottega, l* altro in ca.sa sua, dove praticava con- 
tempi ^rai imamente nobili e gentildonne. 

Gì' /fi*/nisitori di Stato ordinarono a Gaetano Spinola, parruo- 
ehiere e cusrode del Casino in corte del Salvadego a S. Moisà, di non 
permetterti in alcun tempo Conversation di Gentildonne ne d* altre 
donile. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 69 

quale verso la ricompensa di un salario e di qualche man- 
cia ^^) doveva accudire alla pulizia del locale, preparare tutto 
r occorrente, '•) i tavolini da giuoco, la illuminazione ecc., 
ricevere alla porta i soci, gì' invitati, rifiutare chi portava 
abusivamente il tabarro, ^^ riferire agli Inquisitori di Stato 
se i soci giuocavano d'azzardo, oppure se commettevano 



Verso la bocca di piazza S. Marco il barbiere Antonio Cloche 
detto Fanzetta aveva on Casino aperto al pubblico. 

Le quattro sorelle Tonate e i nobili Zuane e Agostin Mocenigo 
passavano qualche oretta fra loro nel Casino in corte Nova a 8. Moisè, 
del quale era custode il parrucchiere Giacomo Rurenente. 

Infine nel Casino ch|3 esisteva in corte del Forno a S. Giuliano, 
fatto chiudere dagli Inquisitori di Siato, per le soverchie immoralità 
che commettevasi, era custode il barbiere Giacomo Vizza, (hiq. di 
SL B. 914. .V. qui sotto la nota 39.; 

*') Maficiep. il 1 dell* Anno 1794; al Caffettier del Panino L. X.IO; 



al Custode Orfeo L, 4;—; al Cmtode del Casino L, 8: 


— ; 


(Giuochi, ms. 


presso 


di me, n. 88). 






**) 


Per spese fatte in Cazin 








N. 3 Gotti 


L. 


1:10 




Carta due quinterni 


» 


:10 




Un sichio governilo 


» 


:12 




Per olgio spesi 


> 


: 7 




Canevaze n, 6 lavate 


. » 


: 6 



, 3: 8 
Francesco Raspi Custode: 
(Giuochi, ms. presso di me, n. 44. 1782, 19 giug.) 
^) In merito a quanto abbiamo narrato a p. 62 n. 12, intomo i 
tabarri, il 21 febbraio 1724, gV Inquisitori di Stato (B. 680) presero 
questa disposizione : Perchè da Patrizi non sia presa la libertà 
di comparir m luoghi Publici in hdbito diversi da quello del so^ 
lito hano fatto venir aUa loro presenza li custodi degV infrascritti 
casini, et hanno loro commandato di denunziare coloro che si fossero 
presentati vestiti diversamente dal modo solito. 

In campo S. Zulian : Bernardo Barbier . . . Sotto le proc. Nove : Lo- 
renzo Barbier, Piero Barbier, Iseppo Barbier, Andrea Barbier, Aìi-- 
Umio Barbier, Sotto le Vecchie: Antonio Barbier dal luca, Marco Bar- 
bier alla Roda . . . 



TO LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

scandali, e chiudere il Casino all'ora prescritta dalle leggi, 
in pena della vita a chi avesse trasgredito di fare questo 
spionaggio. ^^) 

S'invitava i soci con un bigliefctiuo a stampa formu- 
lato quasi sempre in tal modo: 

Si compiangerà V. S. intervenire alla Riduzione che si 
terrà nel Casino degV INDIFFERENTI, U giorno 7 del 
corrente mese di 7bre all' ore 22 per far le Cariche è Nuovi 
Associati e Cavar le Grazie. *V 

La Presidenza. 

L' ammissione dei soci veniva deliberata dall' assemblea 
generale ; però ciascun iscritto nel Casino poteva condurre 
chi meglio credeva. 

L' influenza che quei ritrovi avevano sopra .i costumi 
preoccupò più volte il governo; il quale, nel 1744, fece 
una inchiesta sui Casini, ordinando la chiusura di alcuni^ 
come fece anche in seguito. ^*) 



^) Inq, di St 589; anno 1784. Non credo - poiohò nessuna con- 
danna, ch'io conosca, lo prova - che il governa avesse avuto il co- 
raggio dì applicare questa esagerata punizione. 

Un fatto solo - che vale per altri consimili - dimostra come la 
Serenissima si compiacesse, con disposizioni < terribili, » fare lo spau- 
racchio solo ai credenzoni. 

In un Casino, situato all' Ascensione, si giucca va . grosse somme 
dì denaro. I custodi per ingraziarsi i loro padroni, non gli denunzia- 
rono agli Inquisitori di Stato (B. 540); ma costoro venuti egualmente 
a conoscenza del fatto criminabile, fecero unicamente chiamare, nel 
1788, alla Bussola li du3 Custodi del Casino e li « rimproverarono » 
di aver mancati al loro dovere col non riferire ciò che succedeva in 
quel ritrovo. 

*«) Inq. di St. B. 1176; anno 1794. 

^ Nelle annotazioni degli Inquisitori di Stato si legge: 

1747, 7 febbraia Fatto dimettere il Casino del N. H. Semensi. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 71 

Il ziogOy che faceva spuar i polmoni a quelle larve to- 
gate che presiedevano i Tribunali, era la fonte d'infinite 
amarezze agli onesti patrizi. 

La penna non può narrare quante stizze, quanti fre- 
miti, quante rabbie compresse, provarono allorché, gravi e 
maestosi sotto le sontuose vesti e le mastodontiche par- 
rucche, uscivano dal Maggior Consiglio ed osservavano in 
quale noncuranza era tenuta la legge! 

Daltronde che cosa dovevano fare quei pochi volonte- 
rosi di fronte a quella massa che assorbiva - vampiro in- 
fame - uomini e cose? Qual argine porre se le disposizio- 
ni sancite nei capitolari documentavano unicamente gli 
sforzi inani 'di un glorioso longevo? se i Casini e le bische 
più si facevano chiudere e più si moltiplicavano, ed i giuo- 
catori dileggiavano i magistrati, deludevano la legge, e cor- 
rompevano i birri? 

Nulla ! . . . 

Poiché consumate le migliori energie nelle guerre e 
nella corruzione ; gli nomini mediocri curvati sui libri per 
escogitare nuovi espedienti legislativi, beffati poi dal volgo 
col noto proverbio: parte veneziana dura una settimana; 
con la polizia caparbia e male organizzata, la Repubblica 
secolare, che spesse volte issò fieramente il vessillo trion- 



1747, 16 aprile. Il Casino del nobile Barbari go alta Zuecca fu 
fatto sfornire e chiudere, 

1747, 92 dicembre. Disfatto il Casino in faccia al Cavalefto. 

1751. Furono chiusi i casini della N. D. Marina Sagreda Pisani, 
dei N.N. H,H, Piero Marcello^ Dolfin, ^n2zo;n eli' anno dopo quello 
della N. D. Valmarana, 

1756, 5 settembre. Fatta chiudere la porta del Casino del N. H, 
Gambata che comunicava col Ridotto, 

1767, 14 agosto. CaMn in Corte della Vida fatto chiudere per 
mescolanza e scandali. 

1794, 2 settembre. GÌ* Inquisitori di Stato (B. 1195) ordinano la 
chiusura del Casino degli Indifferenti, dovè praticava alcune mantenute. 



T8 LE BISCHK E IL OIUOOO d' AZZARDO 

Astore per tutelare V orgoglio de' suoi figli, dovette chinare 
il capo alla volontà altrui ... e permettere i giuochi d' az- 
sardo nei Casini durante il Carnevale. 

L'atto senile, che risaliva al 1638, diede tosto occa- 
sione a Marco Dandolo di appigionare un palazzo, in calle 
Vallaresaa, riducendolo ad uso di pubblico Ridotto, 

Il nuovo ritrovo ebbe le simpatie di tutti, compreso 
il governo che - anni dopo - volle intervenire nelle fac- 
cende di quella bisca eleggendo alcuni patrizi perchè in 
vesta d'uflSzio, tenessero i banchi di giuoco. *^) 

La trovata poco geniale, indegna di un governo civile 
e contro ogni principio legislativo, fu sanzionata dal Con- 
siglio dei X *♦) allorché il Ridotto divenne proprietà di \ina 
compagnia di gaudenti. 



**) Fra le varie poesie che prendevano motivo da quello spetta- 
colo per gettare lo scredito sulle istituzioni è degna dì nota la seguente : 

« Ma chi è quello a quella Tola 

Circonda da tanta fola 

Colla Toga, e colla Btola 
Xello forse in quell'Arnese 

Per decider le contese 

Dei Privati, e le Pretese 
A diffender l'innocente 

Dalla forca del Potepte 

à frenar el prepotente 
V'ingannò che l'è un Pt^trizio 

Che sta là per tirar Tizio 

E Sempronio al precipizio 
Per guardar con bella vasa 

De mandar svodada a casa 

Qualche borsa vegnua rasa 
Per vedar sei ghe vien sotto 

Spenacchiar qualche merlotto 

E mandarlo col cao rotto » 
(GriuoOHi, ms. presso di m«, n. 128). 
**) Nell'anno 1704, 30 dicembre. (Comp. Leg, B. 326, e 496J. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 78 

Ogni anno - stabilisce la disposizione dei Decemviri - 
avanti il giorno di S. Stefano sijno . , . fatti chiamare il Pre- 
sidente et Cassiere dell' accennata compagnia avanti il loro 
Tribunale per avvertirli di invigilare et assolutamente impedirei 

Che non si diino carte per tagliare ^^) se non alti N. H. 
nostri ^^) ma che sijno nella vesta ordinaria senza . . . ma- 
schera Bautta. 

Che non sia permesso a qualunque de sudetti N. H. nostri 
di far riservar tavole, ne segnarle, ma sijno . . . occupate 
dalli primi che arriveranno 

Che non possa . . . farsi il gioco se non nelle stanze del 
j pS piano sopra la scala, proibito assolutamente V uso de 

Mezzadi tanto per gioco, quanto per qualsivoglia altro diver- 
timento, cosi che si habbino da tenere chiusi 
I Che sia pure , . . proibita nella parte inferiore ò sia Corte 

S0ito portici o Mezzadi V unione de Barcarioli^ ò d* altra 
gente per qualsivoglia giuoco 

Che non possa nella medema casa in qualunque parte 
della stessa, cuocersi, ne darsi da mangiare a poche ne molte 
persone. 

Che non possano entrare nella casa sud.^ senza maschera 
se non li N.N. nostri. *') 

Che li presidenti e Cassieri della Compagnia come il 
Custode della Casa sijno obbligati di notificare al Tribunale 
de Capi cosa . . . venisse operato in contrario di quanto è di 
sopra prescritto. 

E dopo che il governo dettava questa specie di orga- 
nico i preposti aprivano i battenti della bisca infame, che 



♦5) Tener banco. 

^) Anche nei dettagli delle leggi non mancava di comparire il 
privilegio ! 

*') Una disposizione antecedente dei Provveditori alle Pompe (20 
dicembre 16909 proibiva alle meretrici di entrare nei Ridotto senza 
mascliera. Solo i nobili dovevano avere la faccia scoperta ! 
10 



74 



vedeva nel suo seno svolgersi le più grandi miserie che 
affliggono V umanità. 

Il Ridotto allora diventava il luogo affollato da coloro, 
che sotto le più diverse spoglie, avevano 1' unica meta di 
eccitare^*) al massimo grado i loro nervi rammolliti dall'or- 
gia perenne. 

Fra quella calca di plebei, di bari e di meretrici, si 
facevano largo Senatori, Duchi e qualche Monarca, che, o- 
stentando V opulenza regale s' inebbriava in quel vortice 
di passioni. 

L* esistenza oltre tomba, dolce, soave e contemplativa, 
che, a ricompensa delle fatiche terrene tutti i popoli so- 
gnarono, era un nulla, una bazzeccola, una chimera poetica 
a confronto della vita intensa, emotiva e vibrata che si pro- 
vava un' istante nella maggiore bisca veneziana. 

Quanti fedeli il Ridotto rapì al Paradiso ! Quanta gente 
in quelle sale calde di luce, di sfarzo, di brio, di profumi 
sottili, sottili, che ad arte emanavano le sapienti Vestali, 
vedeva roteare sul tavoliere ricchezze sbalorditive ; e tenace 
continuava nel giuoco, ansante, muta, fredda, con dei goc- 
cioloni di sudore che rigavano il terreo volto, rompendo, 
a sbalzi, secondo la varia fortuna, la tensione dell'animo, 
con degli scatti che nulla avevano di umano ! ^^) 

Ecco che cosa vedeva compiersi nel famoso Ridotto 
un testimonio oculare : 



**) Elena Capitanachi diceva che il Ridotto è assai comodo per 
vn Forestiere poiché per la Cortesia delti abitanti può farsi molte re- 
lazioni ed il Gioco pub pericolosamente impegnare,, ma almeno aUon- 
tana dal vuoto dalla noja. (Giuochi, ms. presso di me, n. 124). 

*^) Tassini. Cuì\ Ven, op. cit. Molmbnti. op. cit. p. 466. Mutinelli. 
Mem. op. cit. p. 98 ; e Lessico p. 360. Usi veneziani del 700. Gazzet- 
ta di Venezia, 21 ap. 1902. Malamani. Il settecento a Venezia, To- 
rino, Eoux. 1801, p. 60. Bjliotti. Il Ridotto. Venezia 1870. Paolbtti. 
Il fiore di Venezia V. II., 122 e W., 83, ed incisione III. GtOLDOKi- 
Donne Gelose, Atto II., scena XXIV. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 75 

Sono tre sere, egli scriveva il 4 febbraio 1744, che l' am- 
basciatore di Spagna viene al Ridotto di prima sera, e si 
trattiene . . . sino circa le due della notte, e poi se ne parte 
accompagnato dalle sue solite Maschere^ ^") Domenica . . . sera 
stiede a sedere vicino al N. H. Gregorio Barbarigo, e questa 
sera vicino al N. H, Erizzo . . . di S. Martino e con tutti tre 
a giocato, e parlato più volte , , . di cose concernente al gioco. 

Ogni sera che V Ambasciatore parte dalla camera dei 
fiori per andare in portico dove le sue Maschere lo stanno 
attendendo^ patisse di molto per li grandi urtoni che li ven- 
gano datti dalla quantità delle maschere, che entrono, e sor- 
tono dalle Camere, tanto piU da quelli che hanno perduto i 
Bezzi, che con vemenza sortono e che non lo Conoscono ne 
che sii strofiato dalla Podagra, Onde il Povero Ambasciatore 
si va lamentando e cospetando ^*) in lingua Genovese (per 
farsi meno capire) sino al fondo della Scala, ciò non ostante 
ogni sera con puntualità se ne viene al solito al Ridotto. 

Il triste quadro, benché variante nei personaggi che 
frequentavano la celebre bisca, si ripetè per lunghi anni. 

Erano figli di ricche famiglie, padri di numerosa prole 
che passavano le notti in mezzo all' orgia e rincasavano 
brìachi, sconvolti nel viso, colla ragione abbrutita dalle forti 
emozioni passate e la miseria nelle tasche del panciotto fio- 
rito e sontuoso. 



***j La funzione di queste maschere era forse quella di difenderlo 
daUe possìbili e frequentatissime aggressioni notturne per le buje calli 
oppure dalle baratterie e sopraffazioni che commettevansi anche nel 
Eidotto ? 

5*) Bell'esempio che dava quel personaggio riguardevole di be- 
stemmiare, come il più volgare piazzajuolo, pel solo fatto che non 
poteva divertirsi con tutte le sue comodità. 

Si capisce che, malgrado le leggi contro la bestemmia, il turpilo- 
quio correva anche sulle labbra di coloro ohe passavano per gente ri- 
spettabile! {iTiq, di St. B. 914). 



76 LE BISCHE E IL 6IUOOO d' AZZARDO 

I] Ridotto era la gora che assorbiva e distruggeva nel 
suo seno gran parte delle energie paesane. ^*) 

Finalmente, per togliere quella piaga, il Maggior Con- 
siglio ne decretò, il 24 settembre 1774, la chiusura. 

E mentre il migliore della popolazione sdilinquivasi 
negli applausi, ^^) un poeta anonimo prendeva la sua Cetra 
e, riassumendo quell' atto di insolita virilità, alla meglio 
cantava : 

« Allegrezza da per tutto 

Sento a far perchè destrutto 
Finalmente se sta el Reduto 



Xe serae le Maestose 

Salle un di tanto famose 
Per tragedie dolorose 

Xe andà a morte la gran fiera 
Dove el traffego ghe giera 
De V . . . d'ogni sfera 

Dqve Toro se gettava 
ElPonor se negoziava 
Più a bon prezzo della tara 

All'ebreo la ghe xe dura 

Che più dar noi trova a usura 

Senza limiti a misura 
Se lamenta la P . . . 

Che se vede dalla tana 

Cazzar via la bona lana 



5«) Quando Goldoni scrisse il GiuocatorCj annotava nelle sue Me- 
morie fp. II., cap. 9) che in quel tempo tutti i giìwchi d* azzardo e- 
rano tollerati a Venezia. Bravi quel famoso Ridotto che arrichiva 
gli uni e mandava gli altri in rovina ; ma che richiamava giuocatori 
dalle quattro parti del mondo, e faceva circolare il danaro. 

^3) Giuochi, ms. presso di me, n. 128. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI J?A GIUOCO 77 



Bel veder gìera de fatto 

Un Patrizio da un Privato 
Nolizzà per un Ducatto 

Col Giudeo senta da banda 
O altra birba veneranda 
Che superbo ghe comanda 

Che ghe ordina a Bachetta 

Ch'el zoga, e chel desmetta 
Che via el vaga, e eh' el' aspetta 

In sto Tempio, e su sti Altari 
Quanti Pioli se stai dai Pari 
Trucidai conpianti amari 

Dir no serve pò dei Tanti 

Un di richi negozianti 
• Sulle strade ancuo cercanti 

Da Ministri e Palasisti 

Botteghieri, e bravi Artisti 

Sechi indutti come Cristi 

Sciochi si che no i badava 

Che pontando i ingrassava 

So Zelenza che tagiava 
£ pien d*oro co è una baga 

£1 cantava che la vaga 

Via godemo ghe chi paga. » 

Con la chiusura del Ridotto, P innumere falange dei 
^nocatorì, non venendo meno a se stessa, assistette indiffe- 
rente alle fasi che segnarono la caduta del governo. E 
quando i Francesi vennero per dare V ultima spinta al vec- 
chione, che si reggeva a stento, neanche quel delitto la 
preoccupò. 



78 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

A suffragio di questo disordine intellettuale di cui erano 
preda i giuocatori, citiamo tre documenti importantissimi. ^^) 

Essi j)rovano come il giuoco, per quanto fosse alle prese 
colla Rivoluzione^ non era un polipo da svellere con qualche 
atto energico, ma ci voleva un lungo tempo affinchè fos* 
sero lenite le sue funeste conseguenze. 

LIBERTÀ EGUAGLIANZA 

Luglio 1797, V. S, 

AlV Comitato di Salute Pubblica 

Il Cittadino Fausto Da Pace Ma^,"^ di Piazza 

Le petizioni presentate a questo Comitato ed in ispe- 
cialità a voi Cittadino Zuliani Preside alla Pulizia sopra i 
giuochi d' azzardo formano il mio elloggio, anzi che la mia 
Condanna. 

La Legge generica inibitrice di giuochi d'azzardo, non 
contempla che i pubblici luoghi di società. Io fò il Soldato 
non il fiscale. Nelle pubbliche botteghe ho fatti asportar li 
giuochi del biribis. Nei Casini ho ricercato particolar or- 
dine per far ciò, onde non esser mai al caso di sbagliare. 
M'avete indicato un Casino alle Rive di società, dove si 
giucca va a giuochi d'azzardo. Vi ho fatti gl'obieti indi- 
spensabili di verificar a norma dei vostri ordini la sorpresa 
di detta situazione bene garantita da custodi. Che io non 
sapevo di sopiate introdurmi, e che ciò non era di mia i- 
specione, ne a me conveniente. Allora mi sogiungeste una 
di questa sera alle due di notte abiate pronto in una barca 



W) Giuochi, ms. presso di me, n. 102. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 79 

un picheto Soldati, vi saranno, dei Cittadini, che vi intro- 
daranno, e li garantirette dagli insulti venisse loro fatti 
servendo alla Patria. 

Esegnj alle vostre Commissioni, montai le scalle, mi 
presentai al banco dove tagliava l' ex Nobile Foscarini gli 
imposi a nome della Legge di sospender il giuoco, e la- 
sciar tutto il Denaro per farne V incontro, intanto gli altri 
s'introdussero nell'altre Camere. Tutto ad' un tratto sentii 
un para piglia vidi palossi sguainati, gente che tentava 
fuggire. Li pochi Soldati che avevo meco disposti a tutto 
fare. Il mio focoso Ajutante Salamon, con Spada alla mano 
l'intesi minacciare. 

Nella confusione feci eh' un Soldato a me vicino ponesse 
tutto il Denaro in un facioletto, che agrupai, indi sollecitai gli 
astanti a partire. Sbarazzata un poco la situazione, m'in- 
trodussi nell'altra Stanza, il mio Ajutante mi presentò una 
Carta turchina con entro delle monete che gli dissi trattener 
presso di lui. M' adito in un angolo della vicina stanza l' ex 
nobile Giustiniani, al quale gli altri Cittadini datimi per 
introdurmi, a norma delle loro particolari istruzioni vole- 
vano por le mani indosso allo sbigottito Giustiniani. Io 
recrederò a ciò, e mi soggiunsero egli è violator della Legge, 
perchè non obbedì, e traffago il denaro dal banco. M'ac- 
corsi troppo tardi ; li patriotti, che mi deste per questa e- 
secuzione, che l'avrebbe mai creduto erano ministri della 
pulizia, cou sciabla alla mano come patriotti. Arrossij, ^^) 
ma mi opposi che ponessero le mani indosso al Giustiniani, 
e lo sollecitai a depositar il Denaro. Egli prontamente ese- 



*5) E perchè arrossire? la polizia era cosi scaduta da esser ripudiata 
dal zelante patriotta? 

Diverse cause, (V. a p. 32 e Bellondi, Aneddoti ecc. p. 215) originate 
dalla rilassatezza del governo, contribuirono perchè il popolo vedesse si- 
nistramente coloro, ai quaii dovevano salvaguardare la sicurezza cit< 
tadina. 



80 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



gai. e li fece restituir il Denaro, che assicurò non appar- 
Intiere al banco. 

Aceenarono esservi una Cassa di Denaro del giuoco, 
che a tVonte delle mie proteste vollero asportare, e chiusa, 
csìii3€*guai al Comitato, ed ivi l'avete fatta aprire, rom- 
pendo h\ seratura. 

Apro vaste l' esecuzione e mandaste alla Legge il De- 
naro, Iv soffrij i lagni di tutto il Paese, con mia somma 
di^|nac<^tiza. Il Cittadino Fusinieri, con altri suoi patri otti 
civici voleva jeri sera mi unissi con lui per sorprender 
dtn resini. Le Commissioni saranno eseguite da mi solo 
\xt> voglio altri meco, che venghino per praticar delle ven- 
dettt^i ed insulti colla copertella della Legge. 

Tatfl nascere una Legge Generale sulla proibizione dei 
givioi'hì* '"f^) minacciate di prigionia, li giuocatori, ed allora mi 
impt*gnu, che non si giuocherà con questa pubblicità. Ac- 
tHtlgii^tti «juesti miei sentimenti nel vero e giusto modo, che 
convitMh\ Voi mi ritroverete sempre eguale, onesto, e sin- 
cero, Salute, e Fratellanza. 



LIBKRTA 



EGUAGLIANZA 




17 Luglio 1797 Venezia V. S. 

lì t'ìttadino Mag.'® della Piazza ad ogni richiesta del 
(*UtH^IÌ!in Vian il Giovine Collonelo organizzatore della 
tluiirLlnt Nazionale dovrà dar la forza necessaria per li tra- 



'lì [ «I ' *;ge che rimase un desiderio. Anzi il governo democratico man- 
tonm* il r^tto e regolò meglio il giuoco della Tombola. (Giuochi, ma. 
pn^Hso ai iiiBt n. 140). Questo giuoco lo troviamo anche nel 1805. Ho preso 
h tfttr i\n falle per la Tombola; Nel tempo che vi sarh il Sovrano a Ve- 
tftzt'f, ■'*t f'ffà il giuoco di Tombola in Piazza, (Id. n. 96 100). 




CAPITOLO QUARTO CASINI DA GIUOCO 81 



sgressori dell'Argomento de Giuochi d' invito, cosi pure or- 
dinerà a suoi subbordinati di accordare la forisa stessa alle 
persone cómesse in tal proposito dal Sud,'* Col.*" Vian pre- 
vio la conoscenza della qui sotto descritta originale, firma 
che dovrà essere la stessa in ogni suo ordine e riconosciuta 
dalli vostri subbordinati. 



Vian le jeune 



Rivanelli Comand.® la Piazza 



4 



LIBERTA EGUAGLIANZA 

Cittadini del Comitato di Salute Publica 

Cittadini 

Quanto più le vigili vostre cure s' estendono con pro- 
vidi decreti ad allontanare li danati germi del vizio al- 
tretanto li nemici del Pubblico bene cercano di contrave- 
nirvi. Voi Santamente inebiste li giuochi d'azzardo fra 
questi vi è quella della bianca, è Rossa. Sono stati prati- 
cati anche degli apporti, ma pure si giucca liberamente 
anche questa sera nella Bottega denominata Buonaparte 
sotto la Galleria del Eguaglianza, ") tenendo il Padrone della 
Bottega una borsa di coUor rosso con monete d' oro ed ar- 



^') Nel 1797 (22 pratile) usciva, dice il Tassini, il seguente decre- 
to : LÀherià, Eguaglianza t In nome della Sovranità del popolo, il Co- 
miiato di Salute pubblica . . . decreta . . . Sono aboliti i nomi di Pro^ 
euratie Vecchie e Nuove; le Procuratie Vecchie si chiameranno 
Galleria della Libertà; le Procuratie Nuove Galleria dell' Eguaglianza, 

Dopo pochi mesi però V accennato decreto veniva dimenticato e le 
Gallerie democratiche ripigliarono il vecchio titolo. 

11 



82 



gento e tenendo cosi la Cassa che di ragione di certo Luigi 
che figura colà per Padrone del Giuoco. Fu. avvertito di 
tutto il Maggior di Piazza Pace ma si mostrò egli raffre- 
datto, e ci ricusò forza per praticare l'asporto, attesoché 
asserì che nulla per anco fu deliberato sopra altri asporti 
da lui praticati. Accogliete o Cittadini i liberi sensi dei 
buoni patriotti, ed assicuratevi del fervido loro impegno 
in tutto ciò, che può influire al Pubblico bene. 

Salute e Fratellanza 

•29 Termidor Anno primo della Libertà Italiana 

Gaetano Zanetti 

Marino Agosti 

Pasqualigo di Bortolo Fana q.^ Giacomo 

Fusinieri 

F.« Palazzi 



Pare incredibile come la rivoluzione francese, che seppe 
scuotere il giogo delle vecchie tirannie, non abbia potuto 
liberare l'umanità dal suo peggior carnefice: il giuoco. Gon- 
court ^*) racconta che durante la rivoluzione il giuoco pro- 
dusse eccessi spaventosi. I nobili spiantati vi cercano la 
fortuna, i deputati vi si riposano dalle fatiche dell'Assem- 
blea, e Barnave il sommo avvocato, competitore di Mira» 
beau, una sera perde 30.000 lire. 

Michelet ^'^) aggiunge che le principesse dell'epoca (1794) 
sono le dame dell'aggiotaggio, le amanti dei termidoriani, che 



^*) Cit. dal MòLMENTi, op. cit. p. 464, 
5^) St. della Rivoluzione francese. 



CAPITOLO QUARTO — CASINI DA GIUOCO 83 

imperano nelle sale di giuoco. Queste non furono mai chiu- 
se; ed ora il giuoco è ingrandito àalP aggio sulla carta- 
moneta. 

Agli uomini della Convenzione, ai quali non difetta- 
va l'energia selvaggia ne T acuta intelligenza, era più fa- 
cile abbattere i troni e far squillare V inno vittorioso di 
Eonget de L'Isle nelle città più remote, che lasciar loro 
stessi le carte ! 

Avevano nel sangue il vizio degli avi ; e fino a che 
nelle vene dei nepoti non scorreva un'ondata di vita no- 
vella, che allora appena si annunciava, la terribile passione 
non poteva cedere un palmo delle sue conquiste. 



CUP. V. 
La posta del giuoco 



Cd c) 



Jl dolore delle prime perdit? - Le piccole giuocate - Jl bigliardo del 
« 1)iauolo » - Le chiacchere degli sfaccendati - La uila inlima di 
un pepoli - Un teatro priuato - J « clienti » ueneziani - Le grosse 
giuocate - Sulla porta delle bische - Qiuocatori ladri - Le uesti e 
i gioielli sul tauolier? - Qli usurai dei giuocatori - Jl ]ìf(onte di pietà 
nelle bische - Qiuocatori in camicia - Le mogli poste del giuoco - 
Jl canto dei giuocatori. 



[a posta nel giuoco variava - ed è naturale - se- 
condo le condizioni finanziarie del giuocatore; 
3J ma sempre era in proporzioni maggiori di quello 
che permetteva i suoi cespiti. 

Si cominciava col giuocare un bicchier di vino ; da 
quello una grossa^ un boccale. *) 




^) Bisson Pietro con altri suoi amici, giuoca un hoccU dì vino a 
Tribusco. (Av. di C. E. 102, 1782, 17 mag.) 

Il boccale corrisponde a poco più di 2 litri della nostra misura, 
e la grossa era il terzo d'un boccale* 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 85 

Una grossa non è sufficiente - gridò Battista Salata, 
Lustrador di Serici Villosi, la sera del 13 settembre 1731 *) 
neir osterìa delle dite Spade; - venga, venga, aggiunse ri- 
volgendosi al canever, ') del vino in tavola per tutti. E li 
per li, giuocando a Tresette, perde 7 grosse di vino. 

Ma le soverchie libazioni stordiscono, esaltano i sensi, 
nbbrìacano e non permettono, a coloro che amano passare 
lunghe ore giuocando, di gustarne le forti emozioni. 

Niente bevande alcooliche, pensa il giuocatore previ- 
dente; e dopo aver frugato nelle tasche, estrae qualche 
bezzOj *) lo vuol giuocare e sfida l'avversario a nuove partite. 

Cosi fece Giovanni Gambaro il 22 gennaio 1743; egli 
aveva perduto Lire 3 giuocando alle carte nel magazen del 
Tezzon, 

Finita la partita invece di pagare < inaspettatamente » 
scaglia un Boccal nella schena al suo vincitore Vincenzo 
Michielini. ^) 

Più cattivo del Gambaro, il facchino Gian Battista Fas- 
setta, dal dolore di aver perduto Lire 4 nell'osteria del Sal- 
vadego, presa una baggionetta, ferisce certo Domenico Raf- 
fin. «) 

L'amarezza di rimaner soccombente aveva fatto smarrire 
la logica anche a Gerolamo Berta detto Marsion pescivendolo; 
il quale, nel giorno 19 dicembre 1732, avendo perduto a 
Trionfetti ed alla Zecchinetta, nel Magazen a S. Moi^sè, 4 



«) Ao. di C. R. 102, 1736, 28 lug. — Altrove si legge: Batta,,. 
Stilata Lustrador da Panni di Seta tiene Bottegha in calle del- 
l' Osteria della Scimia a Rialto. (Esec. coni, la Best. B. 48. 1786, 
^jon. M. V.) 

^) Servo addetto alla cantina. 

^) Zuane Ganzi perdette al giuoco un Bezzo, unica moneta che 
Aveva in tasca. (Esec. cont. la Best. B. 63, 1795. 26 mag.) 

5) Av. di C. R. 103. 

*; Id. R. 108, 1738, 28 lug^ il fatto avvenne nel 1734, 24 febb. 



i 



86 



Lire ' come il Passetta - improvvisamente si alza da ta- 
vola, urta con disprezzo i soldi ohe vi erano sopra, dà un 
pugno al suo avversario Chiodo ; e, nell' atto che costui si 
abbassa silenzioso per raccogliere le monete cadute, lo uc- 
cide con due coltellate ! ') 

Ma al giuocatore non bastava - per qualche moneta - 
lordarsi le mani di sangue. 

Il desiderio di tentare di nuovo la sorte era così vivo, 
che, non curante della sua libertà, tornava poco dopo nella 
bisca. 

E correndo attraverso i luoghi di giuoco, del secolo 
XVIII, vediamo i frequentatori, più o meno galantuomini, 
frazionare sul tavoliere, qualche moneta frutto di chissà 
quali dolori ! 

Nel Casino degli Indifferenti alla Madonna dell' Orto *> 
si giucca va a Rocolo d'un soldo^ a Tresette 15 soldi, a Trion- 
fetti Lire 4 ed a Bassega d'un tàlero per ogni partita. 

Somme più grosse, giuocavano invece i frequentatori 
del caffè alla Realtà sottro le procuratie vecchie. 

Mentre a si può, la posta era ài 20 soldi alla partita, 
a Tresette era circa di 6 ducati^ a Camuffo di 10^ a Voith 
arrivava fino a 60 Lire. ^) 

Cosi alternando la speranza fra la vincita e perdita, 
una notte di gennaio 1786, un ballerino ci rimette 200' 
Lire, ed un tal Zemetto 30 Zecchini. 

Del resto in quel luogo le perdite non superavano i 
50 Zecchini. 

Tutti giuocavano - ripeto - somme maggiori di quello 
che potevano guadagnare dalle loro professioni. 

Un Luganegher giuocando con certo Marco Peller perde 
Lire 70. 



'; Av, di a R. 102, 1733, 14 lug. 
«) Inq. di SL B. 1195: aono 1794. 
^; Id. B. 1143, Filza 948. 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 87 



Un giorao, il Peller barò alla Bassetta ad un tal Iseppo 

Barcariol al Traghetto di S. Domenico di Cartello .... 

ducati cento d'argento. 

Accortosi r incauto barcaiuolo della truffa, volle resti- 
tuita la somma perduta, ma l'altro lo minacciò di ucci- 
derlo se continuava nelle recriminazioni. ^'') 

Il hecher Isidoro Costante barò, anche lui, a Vincenzo 
Foresti - agente di mezza - 140 Zecchini. **) 

Lo stesso Isidoro vinse - sempre con mezzi fraudolenti - 
10 Zecchini ad un Giovine della fabbrica di maioliche in 
Canal Reggio. 

Un fabbro, - sXV Insegna del Martello a S. Mattio - giuc- 
ca 80 Zecchini nella vicina Osterìa del Sol, ^^) 

La lista dei giuocatori, che mettevano al capriccio della 
sorte i loro - presumibilmente - scarsi averi, non si ferma qui. 



Una sera di carnovale del 1765 Vincenzo Tajer, dopo 
chiusa la sua bottega di aranci, nella Naranzerìa a Rialto, 
volendo divertirsi, corre a S. Marco, fa il pazzerello tra le 
comitive di maschere ; e dopo molte spinte e calcagnate si 
trova neir osteria del Salvadego. Il baro Camillo Pasini, che 
aspettava di uccellare qualche gonzo, appena vede quel sem- 
plicione, lo avvicina e con arte furbesca lo conduce al ta- 
voliere, dove gli vince 7 Zecchini e 36 Lire. *^) 

Se quel bottegaio scialacquava in tal guisa isuoi quat- 
trini, che male era ? non era lui il padrone ? e poi non fa- 
cevano quasi tutti così ? 

Eh via, il giuoco è certo una gran bella cosa, . . . egli 
desta nell'animo ogni recondita sensazione! perciò è meglio 



JO) Inq. di St B. 1088, Filza 4G8, anno 1770. 
«*) Id. B. 1086, Filza 443, anno 1769. 
«) Esec. cani, la Best. B. 28. 1760, 1 feb. 
«) Id. B. 81. 



88 LE bische: e il giuoco d'azzardo 



che portiamo la posta fino a 40 ducati alla partita, escla- 
marono dalla gioja, mescolando le carte, alcuni preti della 
chiesa di S. Martino a Barano. ^*) 

Cosi carpendo qualche lira agli operai, la pelle a qual- 
che scimunito, '^) i ducati a grossi mercanti, a nobili fa- 
miglie, ricche di censo e di figli illustri, (cui la patria de- 
dicò insigni monumenti) il giuoco si cacciava ovunque a 
completare l'opera sua distruggitrice. 

I ricchi sembravano invasi da vera frenesia. 

Uno di questi, certo Lioni, non giuocava al Bigliardo 
meno di otto o dieci Zecchini alla partita, ed una sera al 
Caffè de Florian, *^) ne perdette 200. 

In quel caffè - dove si giocava grandiose sume - la po- 
sta di un tal Marinoni arrivava fino a 20 Zecchini alla 
partita. 

Nel frequentatissimo Bigliardo del Diavolo, *') in corte 
Contarina, Monsieur Feriol vinse 600 Zecchini al conte Ve- 
rità di Vicenza. 

Altri 700 Zecchini guadagna certo Giuseppe Pino al 
nobile Giacomo Savorgnan di Udine - giuocando 21 par- 



<*) Inq. di SL B. 1136, F. 877 

*■*) Un giuocatore moribondo lasciò la sua pelle per coprire uno 
scacchiere, e le sae ossa perchè se ne facessero dei dadi. (Bossi. Diz. 
ital, delle origini). 

*'''i Questo caffè venne aperto nel 1720, all'insegna della Venezia 
Trionfante, sotto le Procuratie Nuove, da un Florian Francesconi- 
(Cfr. Sei Caffè in Venezia; ivi, Tip. Compositori). 

^') Sopra la bottega di Caffè di Stefano in Frezaria vi è un Bi- 
gliardo, il padrone del quale è Antonio Palma d. DiavQlo. Questo 
bigliardo è frequentato di alcuni N.N. H.H. alcuni Gresi, ed alcunC 
Preti. In esso bigliardo si giuoca sume generose al giuoco di Camuffo 
che divenuto violento . . . oppure a Concina e Picheto. La posta del 
Picchetto variava da un zecchino o due, e quella del Camuffo di un 
ducato e qualche volta di un fìlippo. Un tale giuocando in quel luogo 
durante un mese del 1777 perdette 80 zecchini. (Inq^ di St, B. 1113». 
Fase. 677). 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 8i> 

tite al Bigliurdo. Poco dopo da Florian perde a Picchetto 
SOO Zecchini; la sera appresso ritorna nel Bìgliardo del 
Diavolo e sorte con 180 Zecchini di meno. Così in due 
giorni alleggerisce il portafoglio di USO Zecchini, 

Ma la sfortuna sempre non perseguitava il nobile udi- 
nese ; una volta non gli parve vero, di aver vinto 800 Zec- 
chini a Monsieur Buier. ^*) 



Ai primi di febbraio 1796 gli sfaccendati, che passavano 
l'esistenza nei Casini e nei pubblici ritrovi, avevano un 
gran da fare raccontando - anche a chi non volea saper 
nulla - la grave perdita subita dal nobile Nicoletto Corner 
- assieme a qualche altro - giuocando col patrizio Alvise 
Mocenigo. 

Le chiacchere in proposito erano infinite: chi diceva 
che la vincita fatta dal Mocenigo era di 3000, chi 10.000 
zecchini; chi diceva che il Corner pagò subito, altri che 
aveva fatte delle cambiali, sequestrate per ordine superiore 
dal noto fante Cristofoli. 

Ma che ? aggiungevano coloro che volevano saperla 
lunga, « l'autorità suprema » proibì invece a Nicoletto di 
pagare la vincita. 

Chi però di quei pettegoloni sapeva la verità V 

Dopo qualche indagine da parte del governo, nessuno 
s'occupò di quei discorsi che fecero pendere tante labbra 
curiose. ^^) 

Fra le quattro mura delle bische, fuori, apparente- 



«»; fìiq. di Sf. B. 120G, F. 1486. 

*^ Id. Questi erano j continui discorsi dei giuocatori. Manzoni 
scrive al suo amico Sguario: Te sarh arrivada la cativa nova del 
Mìchiel el qual ha perso 4000 Zecchini a Milan... I Futi Giorn- 
neUi se dixe che i abbia guadagna 7000 Ducati^ e anca el Leze 
1500. (Giuochi, ms. presso di me, n. 80; 1780, 17 febb. e n. 84). 

12 



90 



— ^^^___^^^^^^ ^ AZZARDO 



«J ^nuoco 3000. '.', ''^°' durante Ja &«*„ 

Queste ffiuona^n *'^' «e 

una tipografia /vJ/T "'" ''^■^^ata .li pro^ '"^"^blica 

^"''"«^'•- ^---^e ,,el .,„ ^p^jf;^^""^ "•) fondò 

_ ^'^*^^o un teatro »s) 

■Jail abate Caroselli. 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 91 

dove aveva la soddisfazione di vedersi applaudito come 
primo poeta tragico d'Italia. '^) 

Indefesso nello stadio delle scienze e negli esercizj 
delle belle arti, in nn sol giorno trasforma vasi, a capriccio, 
in comico, drammatico, epico, ballerino serio, grottesco, da 
corda, guidatore da cavalli, '*) remigante, musico, suona- 
tore di flauto, gluocatore di cavallo, di scherma, di ban- 
diera, di lotto *^^) e negli ultimi momenti della sua vita 
bazzicava, fino a tarda ora, nei Casini, nei caffè, nelle bi- 
sche, nei bigliardi, seguito, accarezzato^ adulato - come i 
patrizi dell'impero romano - da una turba di persone, la 
più strana e diversa. 

Dall'esame dei documenti risulta che il Pepoli non es- 
sendo molto schizzinoso a scegliersi i compagni di giuoco di 
qualunque condizione e moralità fossero, alternava le par- 
tite con i nobili Vincenzo Dolfin, Tomaso Soranzo, Conta- 
rini, Bertucci Pizzamano, il conte Giacomo Savorgnan, i 
marchesi Pinelli, Cigò e con un conte detto Cazzarola; fra 
mezzo costoro v' era anche il capitano Boveni, il ladro Gae- 
tano Zanni, ^'^) T ebreo Elia Vitali, certi Buon, Martini, 



-^) Diz. biografico, Firenze, Passigli, editore. 

'*; Il 22 giugno 1782 perviene agli Inquisitori di Stato (B. 633) 
la seguente comunicazione: Introdottosi più che mai un sfrenato 
cor.io di alcuni legni nel Prh della Val al tempo della fiera di Pa- 
doa che nonostante gli disordini, e la vigilanza di quel Pubblico Rap. 
cagionarono varj disordini, e molti mali alle Persone in colpa massime 
ddli due Pepoli, et Orologio comandarono SS. E E. che il N. U. Ales- 
sandro Pepoli ed il Marchese Orologio rimanessero arrestati in casa 
loro. Sta a vedere se invece di nobili i disturbatori fossero stati ple- 
bei, SS. KK. avrebbero agito nell'istessa maniera. 

-'») LoNGO. Memorie della sua vita. Este, tora. II, 32 e segg. 

^) Zanni praticava nei primi caffè con lo scopo di ingannare i 
piuocatori. Nel Caffè della Londra, giuocando a Bazzica, rubò al Ca- 
pitano Meneghini Si Zecchini e due Orloggi. 

Fu scacciato dal Caffè Florian perchè si accorsero essere un la- 
dro. (Inq. di St. B. 1194, F. 1323, 1324;. 



92 LK BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

Bettini, Domenico Voltolina, Francesco Scaramella, Mode- 
sto, Terzi, Zarlà, usuraio dei giuocatori, Marinoni, Gasparini, 
- che vive stando sui Bigliardi - Mazzola Giuseppe Grego '') 
e Giuseppe Pino, altro usuraio, il quale prima di ingraziarsi 
il Pepoli cantava per le strade in compagnia delle cantatrici. 

Verso la prima metà del 1791 nel Casino dei nobili 
giù del ponte dei Dai, si giuocava non più di 10 o 15 
soldi alla partita. 

Ma quando entrava il Pepoli la cosa cambiava aspetto ; 
allora si giuocava fino S Lire alla puglia, cosi che in quin- 
dici giorni in quel Casino perdette 13 mila lire circa e ne 
avrebbe lasciate fra quei giuocatori e pirianti più di 20,000 
se alcune sere non ne avesse guadagnato. -*) 

E continuando di quella voga - non curante di con- 
sei-vare le proprie sostanze - ai primi di agosto del 1794 
si reca a Padova, va nella bottega di Bigliardo da Pedrani 
al Santo e giuocando con il muratore Scapin di cinque 
Zecchini alla partita, e piriando sopita detto giuoco il N, U, 
Sarvognan . , , ed altri . . . venne a perdere . . . Zecchini 1300 ; 
poscia giuocando al Bigliardo contro il Sarvognan , , . perde 
2000 Zecchini. 

« In conseguenza di che quel Bigliardo fu chiuso, e 
il Pepoli fu chiamato dal Podestà, che gli lesse una cor- 
rezione severa del Consiglio di X ; e venuto egli a Vene- 
zia gli si mandò il Cristofoli ad ordinargli di restarsi in 
sua Casa fin nuovo ordine. Il Savorgnan poi fu per varie 
mattine alla Bossola, e perchè si diportava in tal luogo 
con troppa franchezza, dopo due giorni gli si aggiunse 
l'obbligo anche del dopo pranzo. » ^^) 

Qualche mese dopo Sua Eccellenza il conte Pepoli 



^') Questo nomignolo davasi ai giuocatori scrocconi. 

«5) In4j. di St, B. 1186. F. 1186. 

^^) Giuochi, ms. presso di me, n. 83. 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 93 

non può fare a meno di frequentare nuovamente i ritrovi 
diletti ; nei quali, quando entrava . . . portava la vita, i lo- 
cali si empivano di gente e quando usciva quasi tutti lo 
seguivano. ♦ 

Questo giuocatore classico aveva delle abitudini da gran 
signore; poiché non solo si faceva notazione con chi giuoca- 
vaj ma Egli ha - osservava il N. U. Marchiò Querini - un 
Servitore di nome Giuseppe eh* esseguendo i di lui ordini^ di- 
stribuisce ai vincitori mattina e sera le somme perdute. Il 
sud. riceve da tutti i vincitori in cadauna volta la mancia,... 
e nulla e più probabile . . . che esso servitore vedendo crescer 
la sua fortuna dalle disgrazie del Padrone, cerchi di stimolarlo 
con qualche accorto uffizio a continuare nel giuoco. 

E l'altro che - non ostante la sua boria - non era uno 
zuccone, continuava, come niente fosse, a perdere somme 
favolose. 

II 6 dicembre 1794 lo spione Giuseppe Gioacchini, a- 
vuto sentore dei casi del nobile bolognese, fa delle inda- 
gini e riferisce agli Inquisitori di Stato : non mancai . . . di 
portarmi nel Bigliardo del Diavolo in maschera, e viddi che 
il. . . Pepoli giuocava il Bigliardo con un tal Terzi, ^ poi 
subentrò un tal Modesto col quale giocò sino a giorno chiaro. 

Quel mese fu davvero disastroso al Pepoli poiché le 
perdite al giuoco possono così registrarsi: 

6 dicembre zecchini 600 



9 


» 


» 


600 


10 


» 


» 


470 


H 


» 


» 


300 


24 


» 


» 


200 



totale zecchini 2170 



Riassumendo: se in diciotto giorni si è potuto sapere 
che ha perduto (notisi che di raro vinceva) quella somma, 



94 



non indifferente anche per un ricco, che cosa non avrà giuo- 
cato in tutta la sua vita? *") 

Mentre lo sfrenato giuocatore sprecava allegramente 
l'ultimo zecchino (talché ridotto quasi in rovina dovette 
chiedere a prestito 14.000 Lire al • N. U. Zen) la schiera 
dei suoi amici si arricchiva. 

Il Pino in 15 giorni divenne padrone di circa 2000 
zecchini ; e tutti si sono fatti comodi coi di lui dinari ed ora 
vanno in traccia di monete d' oro per alieggerirsi del peso ! 



'^^) Questa morbosità cui sembrava dominato il Popoli può com- 
pletare le varie manifestazioni, pazze, delittuose, obbrobriose, che la 
megalomania dei giuocatori fece nascere presso tutti i popoli ed in qua- 
lunque tempo. 

Il lettore 8con*a questa rapidissima sintesi e vedrà se il giuoco 
non merita quella crociata, che mai gli venne mossa. 

Plutarco racconta che si giuocava perfino, il favore, la protezio- 
ne d«gli dei. 

I Germani, secondo Tacito, giuocavano la loro libertà. I Cinesi le 
mugli ed i figli. 

Augusto, in una f^iuocata, perdette ventimila Sesterzi e la posta 
di Nerone arrivò a 4000 in un colpo solo. 

Gli Unni giuocavano le armi, la vita e si uccidevano per soddi- 
sfare il vincitore. 

In Russia giuocavano il denaro, i mobili, i terreni e quelli che 
li coltivavano; nell'India le dita delle mani. (Teatro Universale^ 1840^. 

A Venezia, nel cinquecento, qualcuno giuoco 3000 ducati. (Zde- 
KAUER, op. cit.) 

1601, 10 sett. C. X. Alvise Bonato pretende di aver guadagnato 
al nob. Stefano Erizzo 3000 ducati al giuoco. 

Enrico IV, che fu la « delizia de' suoi popoli » era fin dalla sua 
gioventù cosi appassionato al giuoco che, alla sua corte, molte fami- 
glie ne furono rovinate. 

II Duca di Biron perdette in un anno cinquecentomila scudi; e 
Bossompiere in un tempo eguale, vinse oltre cinquecentomila lire. 
Bossompiere, che sembrava - come si suol dire - nato colla camicia 
poiché in una seduta vinse a due disgraziati centomila scudi, mori 
invece fra le maledizioni de' suoi numerosissimi creditori. (Elementi 
dei giuochi, Tresette, Ombre, Pichetto e Scacchi. Portograaro 1831j. 



CAPITOLO QUINTO LA POSTA DEL GIUOCO 96 

Per tiniffare maggiormente V incauto Pepoli, i suoi av- 
versari facevano tra loro di balla. ^*) 

L'avversario del Pepoli puntava per esempio 10 zec- 
chini, di questi appena un quarto era suo, poiché nella po- 
sta erano cointeressati gli scomettitori . . . t quali poi sco- 
mettevano anche per r avversario, onde vincono o perdono 
tutti insieme. 

Il giuoco era violentissimo poiché si decideva in quattro 
partite di circa 300, o 400 Zecchini. 

Quando perdeva, tutti piriavano contro di lui. 

Qualche sera i suoi « amici > lo lasciavano vincere un 
centinaio di zecchini, per spelarlo completamente nel gior- 
no appresso. 

Dopo le partite avevano la faccia tosta di dividersi 
fuori o nel Bigliardo stesso, i zecchini carpiti al Pepoli; 
il quale, con dignitoso silenzio, lasciava che facessero tutti 
gli accordi del Mondo ed intrepido continuava giuocare. 

Solo - quando perdeva - si lagnava che i vincitori 
gridassero, dalla gioja, le somme vinte, perchè diceva che 
quei clamori saranno la causa che il giuoco terminerà e che 
ei «offerirà qualche dispiacere. 

Allo scultore fiorentino Meriggi G-aetano, il quale cu- 
riosava nei Bigliardi del Diavolo e da Florian, sembrava 
impossìbile che non s' accorgesse d' essere cosi chiaramente 
ingannato e rubato. 



\ 

Sulle grosse giuocate Molmenti (op. cìt. p. 464) reca queste no- 
tizie: 1743, 17 maggio. Dicesi che P abate CorDaro, a Koma, avesse 
p^duto 17.000 scudi al giuoco. Madama di Montespan perdette una 
sera, alla bcutsetta quattro milioni (moneta d'allora). Nel 1718 l"am- 
basciatore del Portogallo guadagnò in una volta alle carte un milione 
e mezzo di lire alla sorella del Duca di Orleans. 

3<) ... guadagna nelle carte, guadagna negli scrocchi, guadagna a 
far di balla (intesa) coi barattieri. I denari di chi va la dentro sono 
tutti suoi. (Goldoni. La bottega del caffè. Atto I.) 



96 LE BISCHE E IL GIUOCO, d' AZZARDO 

Qualcuno lo avvertì di aprire gli occhi e di non im- 
pacciarsi con quelle Figure indecenti de* suoi amici. 

Ma lui ostinato non faceva caso, quasi fossero insinua- 
zioni di coloro che invidiavano la sua munificenza regale. 

Anzi quest* ultimo pensiero, di essere ritenuto l'uomo 
maggiore del suo tempo, era quello appunto che lo soddi- 
sfaceva pienamente. 

L' ultima volta che giuoco a Venezia fu V 8 marzo 1796 
nel consueto Bigliardo del Diavolo. 

Quella sera perdette 800 zecchini, che però aveva^ 
guadagnati il giorno precedente. ^*) 

Pochi giorni dopo parte da Venezia, e in quell'anno 
muore a Firenze nell'età di 39 anni. 



Morto il giuocatore, forse il più accanito e grandioso 
di quella fine di secolo, la falange de' suoi compagni, seb- 
bene dolente di aver perduto il più proficuo campione, 
continua nella vita disordinata, tumultuosa delle bische 
e contro una piccola parte men sfortunata l'altra tutta si 
ridusse, dall'avverso capriccio delle carte o dalla rapacità 
dei colleghi, povera e senza quattrini. 

Questa invariabilmente è la sorte del giuocatore. Oggi 
sull'altare della fortuna scioglie - trionfante e superbo - 
un inno al Dio di Nabab e domani - lacero e sparuto - ro- 
tola in ogni bassezza ! 

In questa condizione economica e morale il giuocatore 
che vedeva uscir d' ogni borsa l' oro e l' argento, e che sdruc- 
ciolando di mano in mano, s'ammucchiava rapidamente 



32) Il Pepali d'ordinano giuoca di 10 Zecchini che colle Pine 
diventano 40, òO e più, ttlvcht li Ottocento Zecchini, .... li perdette 
in otto partite perchè si era riscaldato colle Pirie e poi la Partita 
era di 30 Cecchini, (Inq, di St, B. 1206. F. 1486; B. 1166. F. 1185;. 
B. 1194, F. 1323, 24). 



CAPITOLO QUARTO CASINI DA GIUOCO 97 

nelle tasche di Tizio per passare tosto in quelle di Cajo^ 
rimaneva estasiato da quei bagliori di ricchezze e miserie ; 
allora la febbre tornava vincerlo ed agognava il momento 
di poter, a qualunque costo, rientrare nella bisca. 

Il Fauro, al ponte dell' Avogaria, (liacomo Merlo, ac- 
cudendo a' suoi lavori, udiva, quando passavano, Barcaiuoli, 
Pescatori, Zaffi da Barca ed altra gentazza, presso a poco 
questo discorso : Voglio andar a vedar se posso chiappar la 
Fraggia; e per una porticina secreta si cacciavano nella 
harberia del suo vicino Francesco Papacizza, che poi fu capo 
della contrada di S. Barnaba e ricettatore di malviventi. ^') 

Ai primi del mese quella bisca si tramutava iu un in- 
ferno, poiché i barcajuoli dopo di aver giuocato i loro sa- 
lari, pensando forse alla miseria ed alla fame in cui dove- 
vano soggiacere le loro famiglie, acciecati dal dolore, mena- 
vano le mani e le hritole (talché una volta furono accoltellati 
il Papacizza ed una povera donna) e facendosi sulla porta 
della bottega. Maledicono V ora, . . . et il giorno . . . del loro 
ingresso in quel luogo sfogando così la loro rabbia. 

I vicini, che non osavano alzare la voce, dicevano fra 
loro sommessamente : Che vergogna di questa Bottegha, Che 
sussurro. Che colera . . . 

Le scene che succedevano sulla porta di quella bisca 
si ripetevano altrove. ^^) 

Soggiogati e sfruttati da loro stessi alcune volte i giuo- 
catori, sul limitare delle bische, voltandosi verso T intemo 
accusavano, a voce alta, di esser stati colà assassinati. ^^) 

Sulla strada, fra mezzo la gente frettolosa, che andava 
e veniva per accudire ai propri bisogni, davano manifesti 



53) Esec, coni, la Best. B. 65. - V. a pagine 44-45, n. 2. 
5*) Id. B. 48. Qualche d' uno che avendo perso maledtsce l'ora dì 
tsi(er andato in una bisca a S. Matteo. (Id. B. 48. 1736, gen. M. V.) 
*^) Id. B. &0; 1763, 23 mag. e 3 ott. 

13 



^' LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

^<s^;ì:ìi; dì pentimento ; si lasciano sentir alcune parole di di- 
;>;v^r;izione, e come Florindo ripetevano: OhdiavolOy perchè 
m,-'< ritni a portarmi via? Gli ho persi tutti, non ho piti un 
s».*ìMk San disperato. . . Dov' è un laccio, che m^ appicchi f Dov^è 
Ki# i\>ìteflo che mi passi il cuore ì Che dirà la mia sventurata 
Ki^stiura ? ^*^) 

E nel colmo del delirio, quei superstiziosi, ^') lacera- 
vano le carte fatali, si insultavano, si graffiavano, si bat- 
tevano la testa con dei pugni formic^abili, o se la davano 
fiiui muri. 

Intontito il cervello da queste varie percosse, non di 
i*aro i giuocatori, nel parossismo, cercavano nelle torbide 
acque dei canali quel riposo che non ebbero sulla terra. ^^) 



5^) Goldoni. Il Giuocatore. Atto III. se. I. 

^') Florindo, Nel vostro Casino avrete pur veduto delle strava- 
ganze dal giuocatori. 

Brighella. Oh se ghe no visto 1 

Fio, Non vi ricordate di quello che l'altro giorno ha gettata la 
parrucca fuori della finestra ? 

Bri, Oh quello el ghe n*ha fatte de belle. Un zorno Tha tajà un 
otto in bocconcini el V ha bevudo in V una chicchera da caffè. 

Fio. Io voglio bere il sette. 

Credeva che il sette lo perseguitasse. 

Altrove Florindo dice : Per oggi non voglio giuocarc. Il Sabbato 
mi è contrario. (Golix)ni. Id. Atto II). 

38) Babbo Goldoni (Id. Attol.) per castigare il vizio del suo tciupa 
fa dire a Pantalon : 

El vizio xè in tele viscere; e noi se poi lassar, e se dise colla 
bocca no zogherò più, ma noi se dise col cuor. Za dei bezzi del zogo 
no se ghe ne cava costrutto; comiche i vien i va. Co se guadagna 
i se buta via, co se perde se suspira. I se tien per multiplicarli, e 
in t'una sentada i se destruze. Quel che se guadagna in diese volte 
se perde in una, e le vincite che fa i zogadori le xò pezo assae delle 
perdite; perchè le perdite le serve per disingannarli, e le vincite le 
serve per allettarli, per lusingarli, e per incantarli sul zogo. Questo 
xe el destin solito dei zogadori ; sempre inquieti, colla testa sempre 
confusa, pieni de speranze, e pieni de vizj. Colerichi, bestemmiatori ^ 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 9t) 



Intanto che questi disgraziati sacrificavano l'esistenza, 
sulla porta delle bische stazionava la baronaggia, che talora 
con buone maniere, e taV altra imponendo soggiezione per 
le minacele, adescava i passanti ad entrare nella bisca. 

Chi sapeva gì' inganni che colà 1' attendeva sgattajolava 
per le Gallette . . .; ma chi invece tentennava tra la coscienza 
onesta e l' incipiente vizio, che germogliava nei sogni d' iper- 
boliche grandiosità, cedeva alle lusinghe ed entrava... 

Quest' ultimo contingente di giuocatori lo dava alle 
bische quei giovanotti scapoli, svogliati, indolenti e capric- 
ciosi, pei quali la vita non aveva che un solo miraggio il 
giuoco e le donne. 

Nei pomeriggi, allorché la basilica di S. Marco s'in- 
gemmava ancor più pei riflessi del sole morente, quei va- 
nerelli dopo aver dondolato nel Liston con la camisiola^ che 
usciva sbuffante dall'abito di cambeloto, si recavano nel 
tempio, non per raccomandare a Dio l' anima peccaminosa, 
laa per trescare colle ragazze. Di là, questi parassiti, che 
erano l'incubo e la rovina dei loro genitori, ^^) uscivano 



odiosi co i vinze, ridicoli co i perde, senza amici, circondai da stoc> 
cftdori e da magnoni, negligenti, malinconici, mal sani, e finalmente 
distruttori della so casa, e traditori de se stessi, del proprio sangue 
e della propria fameggia. 

5^) Giuseppe Bolin detto zatera, barcajviolo, disse agli Esecutori 
contro la Bestemmia (B. 50, 1765, 27 gen.)'- ^ S. Geremia in Cao 
fiieUo nella Barberia di Giovanni Melicani, vanno persone h giuocar 
d'azzardo tutta la notte. In quella )^isca, aperta da tre anni, mio figlio 
Paolo, Ligador de Zoje, ha giuocato piìi di quello che poteva, aven- 
domi esterminato, ed essendo il d. luogo la mia rovina perciò su- 
plico la carith di questa giustizia farli intendere al .. . Melicani che 
tralascia da dar da giocare, perchè sono la rovina di tanti figli;,,. 
vi ranno Becheri e Test ori, - il gioco principia la sera verso V ave Ma- 
ria, e termina alle ore 4 o o della notte. Melicani fu ammonito. 

Nel cafiè di fronte aW osteria della Duna Vincenzo Nichini, figlio 



l 



100 



per recarsi nei bordelli di lussuria o di giuoco; e, consu- 
mata r ultima lira, volendo tentare di nuovo la sorte, fre- 
netici si tastavano addosso, si abbassavano, staccavano le Fiu- 
he d' argento, che allacciavano le scarpe e le ponevano sul 
tavolo, quale posta di giuoco. 

Due amici - Domenico Paron e Francesco Chiodo - una 
sera di dicembre 1759, per riscaldarsi un pò, vanno nel 
Magazzen a S. Antonin, fanno alcune partite alla Bassetta, 
ed il Chiodo rimane vincitore di 22 Lire sopra un paro 
di Fiabhe di argento del Paron depositate sul gioco non ha 
vendo dinaro contante e postelle perciò in pegno al Capo del 
Magazzen per V importar del suo credito. *") 

In un altro punto della città - e precisamente in una 
bottega da Caffè sotto i Portici a Rialto - il fruttivendolo 
girovago Pietro Padoa fa giuocare per lui dal suo amico Be- 
nedetti Ambrosi una Fiuha, 

Perduta la partita il fruttivendolo non sapendo capa- 
citarsi di abbandonare la sua Fiuha, che era sopra il tavolo, 
improvvisamente la afferra, insolenta l'Ambrosi e sempre 



ddloste (Idia Caselle fa^ avendo perduto al giuoco delle Erbette tutti 
i denari, tiatugò diversi oggetti a suo padre e poi fuggi. 

Alessandro Rivetti, dopo aver fatto molti debiti pel giuoco, si 
ridusse esso pure a fuggire. 

Il figlio di Luigi Bellavite, orologiaro avendo perduto nella cZ.« 
Bottega al ifioco sud. una riflessibile somnui di soldo, dopo avere 
asportate diver.^e robbe di casa^ ed essersi apropriato dalla Bottega 
del Padre varj orologi fuggì anch* egli dal Paese, 

Un servitore avendo perduta nella Osteria delle Morette una 
qxiantith di soldo, si appropriò effetti e denari del proprio Padro- 
ne.,, indi fuggì. 

Luigi Garofob, avendo perduto nella d. Osteria ai gioco della 
Bassetta molti soldi f. delapidata in tal modo la sua facolth, fu ne- 
cessitato a fuggirsene ed ora è costretto a fare lo sbirro sul manto- 
vano. (Inq. di St. B. 1201, F. 1399. 1796, nov.) 

*•') Av. di a R. 104. 



CAPITOLO QUINTO U.\ POSTA DEL GIUOCO 101 



più riscaldandosi, per quella cosa di poca entità, nella foga 
dell'alterco, prende un coltello ed ammazza Tinfelice Be- 
nedetti, ^*) 

Dopo le Fiube giuocavano gli anelli, le catene d' oro, *^) 
le scatole da tabacco, '^^) gli orologi ed i ninnoli di valore, **) 
che penzolavano dai taschini del gilet. 

Allora - diceva un poeta - '^^) 

Vedi animati pur sul tavogliere 
Moversi, e passeggiar gemme, ed anelli: 
Ali già fan le ricche tabachiere • 
Le mostre con carnei rari, e sugelli: 
Con le cinture ricamate altere 
Sciolte dei fianchi inonorati, e imbelli. 

Se qualcuno perdeva ogni cosa, oppure, preso alla sprov- 
vista, non aveva, li per li, né un soldo, né un oggetto di 



**) Id. E. 103, 1746, 17 sett. 

Nella bottega, in calle dalle oche a S. Agostino, del barbiere To- 
maso Trenti n, che il pubblico riteneva uomo onorato e giusto j i Fanti 
e Servi degli Esecutori contro la Bestemmia (B, 48; 1732, marzo) sco- 
prirono che vi praticava, per giuocare d'azzardo, tutta la Baronaggia 
di quei contorni giovani e putti ordinari; uno di questi - cosi rac- 
contò ad un prete, Berta Mendaròssa - una sera perdette le Fiabe 
d^ argento ... 

Carlo Alalanotti, solito abitare in S. Mattio di Rialto vicino al- 
V Osteria deW Angelo, dopo aver perduto 7 Lire, rimasto senza un 
soldo, bì levò una fibbia d'Argento dalle Scarpe per giuocarla. (Av. 
di a B. 105, 1769, 7 lug.) 

*^ Un tizio qualunque perde - nel 1760 - nell'osteria del Sol a 
Rialto un Manin d'oro, che dal collo - come allora usa vasi - scen- 
deva fino alla cintola. (Esec, cont. la Best. B. 28). , 

^3} Di queste ve n'erano persino nel pomolo della mazza! 

**) Nel 178Ì certo Ba/occo perde 2 orologi e tuta scatola d' argento. 

Nel Casino di S. Cassan un tale giuoca per la terza volta li oro- 
logi, scatole e bijoux. (Mutxxelli. M^mori*^ op. cit. p. 106j. 

*») Bettinelli, op. cit. 



102 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

valore, giuocava sulla parola *^) o faceva delle cambiali; ^') 
salvo pagare il debito - cosi rovinosamente contratto • a 
rato settimanali o mensili. 

Poi vi era una turba di stochizanti (usurai) che bazzi- 
cavano nelle bische (o ne erano proprietari) con l'obbiet- 
tivo di speculate sulle passioni del giuocatore. 

Essi - da uomini pratici della vita - di raro giuoca- 
vano: s'interessavano unicamente sulle vicende delle carte 
dando ragione al vincitore per solleticarne la vanità. 

Colui che perdeva 'si arrabbiava, e diceva che cosi non 
la sarebbe finita se avesse avuto qualche moneta. 

A llora r indegno speculatore si avanzava e, cambiando 
tono, diceva: - se vuoi vlvl' da guindesej una lirazza, qual- 
che piccolOj dammi in pegno il tabarro, oppure quella parte 
migliore del tuo vestito ; se vincerai ti ritornerò i tuoi a- 
biti, previo qualche interesse, e se perderai l'oggetto sarà 
mio. ***) 



*^) Una spia riferisce nel 1744 agli Inquisitori di Stato (B. 1195): 
Il N, H, Antonio Giìistinixin perde sopra là parola con il Signor 
Duca di Modena sichini N, 420: li pagò in tanti giliati, (moneta 
borbonica) ed il N. H. Nicolò Gambara guadagnò . ., al Signor Am- 
basciatore di Spagna sichini n. 150. 

Nel 1764 Fontebasso pittor, nella bottega di Zanetti da Aque sotto 
le Procurane Nove, perde sulla parola L. 40. (Inq. di St. B. 1081, 
F. 874). 

^^) Un dazier, non avendo di eli e pagare una perdita al giuoco, 
fece una cambiale di 70 Lire. (Inq. di St. B. 1136, F. 883; anno 1783). 

^^) Alcuni clienti di una bisca, situata a S. Marco dietro V osteria 
del Salvadego, imprestavano con inique usure sopra pegni soldo a quei 
che perdevano. (Esec. coni, la Best. R. 1737, 26 ap.) 

In casa di Andrea Pasetto al ponte dell'Angelo s. marco vi è una 
bincazia spaventosa... infame; V altro giorno un talle Casali... si 
levò la chamisiola ... e se la giocò ... in detta biscazìa i fratelli 
Giovanni e Bortolommeo detti Buzeca fano pegni con uscirà. 

I giuocatori non erano mai più di dieci , e consumavano 20 mazzi 
di carte al giorno, pagandole a Lire 2.00 al mazzo nuove. 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 103 

In tal modo, senza arrischiare nulla, spogliano i giuoca- 
tori di quello che hanno indorso *^) ad un prezzo vilissimo. 

Ma qui non finisce le ladrerie di quella genìa abbietta: 
nel versare l'importo del pegno o nel cambio hanno cura 
di consegnare monete che più o meno calano. 

Anche questa era un' industria che rendeva molto. Quel- 



li 21 marzo 1743 gli Ksecutori contro la Bestemmia (B. 49) fecero 
arrestare uno dei due fratelli, sequestrarono nella bisca diversi og- 
getti, e due untuosi libretti che servivano ai due biscazzieri-usurai 
per anuotare le spese della loro azienda, i nomi dei clienti e la gestione 
delle impegnate. Di queste ne cito qualcuna: 

Menicho Fiube L, 22. — Piero dal arsenal scafala L. SO. Scossa, — 
Momolo camerier scatola L. 10. — Bressan anelo L. 11 — If elogio 
L. 66. — Camiziola L. 15. — Stafier fiube e scatola L. 52. — Fo- 
resto scatola L. 56. Scossa. — Todescho lielogio L. 88. — Nane saldato 
JL. IL — Abate scatola L. 34. — Croce L. 22. Srossa. — Manin 
li. 48. — AneUo e Fiuba L. 12. — Anello con piere Davide L. 9: 12. — 
Fiube sema cartelle L. 22. 

1742, 6 mag. Contado al III. Garzoni L. 22. 

1742, 27 lug. Ricepufo dal III. Sagredo 2)er conto di Ziianin Bu- 
zecha L. 52.10. — Buzecha deve aver L. 17.25. — Saldato. 

Sarebbe interessante di poter stabilire il motivo di questi versa- 
menti e perchè gli abati Bona e Monti avevano in quella bisca conto 
corrente. 

Un biscozzierQ al Ponte dtWAnzolo sopra il gioco impresta Da- 
nari col pegno volendo il suo l\$cro anche non lecito più li da Ungheri 
scarsi sette, o, otto grami l'uno per Lire 22. (Esec. coni, la Best. 
B. 39, anno 1746). 

Fontana Uosa viveva imprestando bezi sopra pegni a ginocatori 
con uìmre. (Esac. cont. la Best. B. 28, anno 1746). 

Giacomo Buenco, Stuer al ponte dell' Anzolo, ritraeva turpi, e i- 
nonesti guculagni soministrando soldi sopra pegni, e facendo dinari, 
à gitelli che giocano . . . fomentando in tal maniera il vizio, con ro- 
vina delle Famiglie che in quel luogo profondevano le loro sostanze. 
(Esec. coni, la Best. R. 1763, ap.) 

Decisamente al ponte dell'Angelo vi era la sede dei biscazzieri- 
nsarai ! 

«) Inq. di St. B. 1206, F. 1488. 



104 LE BISCHE K IL GIUOCO d' AZZARDO 

r usuraio, cosi magistralmente scolpito da Goldoni, **'^) ac-. 
carezzando le monete diceva: 

Vedemo se ho fato un bon negozio a comprarli. Oh quante 
volte 8ti zechini i me sarà passai per man ! I tagiadori li 
voi scarsiy mi ghe vadagno; chi vence, li scambia con dei 
boni, e mi ghe vadagno; onde in cao a qualche ano fra i ta. 
giadori e i pontadoriy tra chi vence e chi perde se radopia % 
zechini ! 

Qualche volta, magari nel crudo inverno, il giuocatore 
usciva, stordito, dalla bisca, in mutande e maniche di ca- 
micia, seguito dal vincitore, il quale lo accompagnava a 
casa per liberarlo anche di questi leggieri indumenti. ^') 

É doloroso accennare queste tristi qualità dei nostri avi, 
ma V interpretazione esatta della storia non ammette altri- 
menti. 

Eravamo nell'anno 1762, e T abbate Nicolò nobile Orio- 
ni avendo perduto al giuoco fino i proprij habiti, e per. ... 
bisogno dovette star spoglio in casa . . . senza tema di offen- 
dere il pudore della sua giovine serva, con la quale amo- 
reggiava e che era solito accompagnare di notte . . . nei Ma- 
gazzeni, e nelle botteghe da Caffè. 

Le gesta del Grioni, essendo correlative ai costumi di 
quei tempi, non costituivano un caso isolato; nel maggio 
- sempre di queir anno - gli Esecutori contro la Bestemmia ^-)' 
mandarono sopra le pubbliche Navi in Levante certo Anto- 



5'') Il geloso avaro. Atto I, 

Mi è caro citare questo documento il quale prova l'esattezza sto- 
rica dei costumi descritti dal nostro Goldoni: Uno dei fratelli Bu- 

zeca impresta Cecìdni scarsissimi, et a lui li viene netti di giusto 

peso che così acorda quando li presta dicendogli voi li giocate per 
boni. (Esec cont. la Best B. 49, 1748, 4 die.) 

51) I clienti della bisca e caifetteria alle Erbe aW Ascenzione, Ri- 
postiglio di oziosi vagabondi, malviventi, servitori, giocatori d'av- 
vantaggio e baruffanti - vivono collo spogliarsi a vicenda . , . di tutto 
quello che tengono indosso . . . persino della camicia, (Inq, dilSt, B.- 
1206, F. 148i; 1796, 17 febb. M. V.) 



CAPITOLO QUINTO — LA POSTA DEL GIUOCO 105 

nio Cestari, colpevole di aver giuocato li proprij drappi che 
aveva indosso. Non avendo altre vesti, di giorno doveva ri- 
manere nudo in una soffitta di sua casa ed alla notte usciva 
con li drappi del padre. 

Spogliati degli abiti, senza tetto, né quattrini e tra- 
viato ogni senso morale ^^) qualche fanatico, per pagare i 
debiti contratti nella bisca, '•*) vuol giuocare - orribile a 
dirsi - la propria moglie. 

Propone condizioni, stipula contratto . . . una vittima 
ancora sta per essere sacrificata . . . prende il mazzo, me- 
scola, quando d'improvviso sente come una martellata al 
petto e s'arresta intontito ... il ritmo monotono d' una can- 
zone ben nota gli "fa cadere le carte , . . Ansante tende l' o- 
reccbio verso la strada, e gradatamente che la voce gor- 
gheggiava 

Beta sassina, traditora Beta, 

Vogio ziogarte un dì a la zechineta 

E se te perdo vogio consegnarte; 

E se te verno vogio via butarte, ^^) 

un'ondata di vergogna lo copre; egli sente nel canto di 
queir innamorato, cbe, per punire la sua bella di qualche 
lieve mancanza, la minaccia scherzevolmente di giuocarla^ 
rid^tarsi la coscienza e raccapricciare che gli sia venuto 
in pensiero così orrendo misfatto. , 

Uno di questi infelici, di cui lo storico ^^) pietoso tace 
il nome, cosi scriveva: 

<€ Mia sventurata dilettissima Sposa ! Coli' anima lace- 



**) Esec. cont la Best R. 1762, 7 gen. e 18 mag. 

^*} Il barbiere Paolo Chioli solito darsi al Gioco, alla Crapula 
cotiduceva le persone anco maritate a casa sua per teoer compagnia 
alla propria consorte. (Esec. cont. la Best. R. 1765, 20 dicj 

") Malamani, op. cit. p. 103 e Teatro Universale, 1840. 

^) PULLÉ, op. cit. 

^) Elementi ecc.j op. cit. 
14 



106 LE BISCHE E IL GIUOCO D* AZZARDO 



rata dai rimorsi, in braccio alla disperazione, colla morte 
nel cuore mi resta appena abbastanza di forza per dirti 
che in questa fatai notte tutto, tutto al giuoco bo perduto. 
Sì, tutto; onore, sostanze, e te mia diletta sposa, e i nostri 
figli, mentre debbo tutti abbandonarvi, e forse per sempre. 
Al ricevere di questa Lettera che ti costerà amare lagrime, 
io sarò già lungi da questo regno : tu non hai più consorte ; 
i nostri due teneri figli non han più padre. Non più nostra 
è la casa che abiti, non più nostri i fecondi terreni che 
la circondano. In questa notte, con questa mano tremante 
dovetti farne la cessione al mio vincitore, eh' è sicuramente 
uno scellerato, poiché vide con occhio asciutto le lagrime 
del mio intenso dolóre. Niente più ci resta, né io serbo 
la mia vita, ohe perchè un solo filo di speranza ancor mi 
resta di riparare al mio delitto Addio. » 

Disgraziato ! — chi non sente la pietà invadergli l' a- 
nima di fronte a questi esseri in cui la debolezza s' intrec- 
cia colla malvagità? 

Saranno eterne queste imperfezioni della natura umana? 

Oh voi che v' arrogate in ogni cosa a superiori e sdruc- 
ciolate invece nella mota, frenate, moderate i vostri insani 
appettiti ; non siate crudeli verso i vostri cari ; risparmiate 
loro il dolore di arrossire di queste parentele sconcie e di 
segnarvi a dito, nei momenti di fiera rivolta, come modelli 
d' ogni abbiezione ! Solo in questo modo, anche lungo tempo 
dopo che sarà suonata per voi l'ultima campana, essi vi 
rammenteranno nel pianto, con quella mestizia in cui i 
vecchi ricordano l'unica primavera della vita. 



GAP. VI. 
I Bari 

professione di giuocar? - Komisnoli ridicoli - Barattieri e tagliatori - 
J uiolenti nelle bische - « S^tte » di malfattori - La camorra uene- 
ziana - Kolessiatori di carte da giuoco - Bari da strada e da salotto - 
Mezzani di giuoco - Come giuocauano i bari - La baratteria sudata - 
Demoralizzazione della polizia - Corruzione nelle magistrature. 



'abate Bettinelli *) trattenendosi su quel giùo- 
catore che abbandonava la casa, l' officina i con- 
sueti lavori ed accorreva nella bisca -) per 

attendere dal giuoco i brandelli del suo simile,* ne descrive 

in tal guisa i caratteri esteriori. 

Con occhio incerto, e con sembianza oscura 

Qual nottola odiando il sol diurno 

Se al fianco suo non ha l'amica impuva 

Vedilo andar solingo, e taciturno, 

Fuor che Venere, e Bacco altro non cura 

Fuor che la bisca e il tavoglier notturno; 

Al ceffo, agli atti, alle scomposte membra 

Deforme cosa, e squallida rassembra. 




<) Op. cit. 

^} Balbi Balbini avezzo da non pochi anni a voler vivere sul" 



108 LK BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Questi gìuocatori professionisti, avendo dato un novello 
impulso alla baratteria, ben presto - continua il poeta 

Di trufferie Dottori, e di baratto 
Arti di sottomano, e di zimbello 
Di tutti i colpi, e i giri accorti, e destri 
Apriron scuola, e furono maesti'i. 

E maestri davvero dovevano essere coloro che la satira 
caratterizzò con questi nomignoli: Zorzi Zorzolina detto 



/' altrui senza fatiche' y quando della propria sua arte . . . ritraer po- 
teva un onesto sostentamento ^ a nulla avendo valso ad evìendarlo 
la sentenza banditoria di anni cinque, subita nel 1726, undici anni 
dopo diventa proprietario di una bisca a S. Moisè. (Esec. conL la 
Best R. anno 1737). 

Francesco Balzanella d. Orina, solito vivere cxA proventi del 
giuoco. (Av. di a E. 102; 1788, 26 nov.) 

Da circa 40 anni - scrive un confidente agli Esecutori contro la 
Bestemmia (B. 48, anno 1741) - Andrea Fabris, Piero Bombaghi ed A- 
gostin Ango, Vìvano . . . solo a Cavar Carte ed attualmente hanno un 
Casino ... di Basetta sotto il Portico per andar à lostaria delle due 
Spade. In quel Casino di notte si ricoveravano i ladri. 

A proposito di un tale inquisito nel 1756 si annotava nei regi- 
stri criminali : Non fh ìiessuria profession. Il suo impiego è star alle 
Colonne e cavar carte . . . Giocando vuol sempre guadagnar, (Esec, 
cont, la Best B. 20). 

Guglielmo Paganoni . . . datosi da m^lti anni ad una vita scor- 
retta, Rotto ogni freno di Vergogna, e di rispetto alle leggi di dio 
Sig. e della Rep, potendo col suo impiego da barbier vivere . . . ma 
volendo mantenere li suoi Vizij con le altrui sostanze, e con li La- 
drocini j . . . praticando in oltre alle Colonne, e per il Palazzo Ducale, 
dove fare in concerto di usar nel gioco modi di avantaggiarsi, fa- 
cile alle contese . . . alle offese, e . . . Bestemmie, (Esec, cont, la Best. 
R. 1756, 16 mag.) 

Un altro, dopo aver abbandonato ogni impiego, con aria di po- 
tenza, sfruttava i giucca tori. (Esec. cont, la Best, E. 1762, 18 mag.) 

Bernardo Santorini . . . solito tener gioco del Zurlo, (Sig, di N, 
al C, Easpa HI. e. 84, 1777, 6 mar.) 



CAPITOLO SESTO — I BARI 109 



Faraon; G. B. Viviani detto Bigiardo; Bortolo Pasighel detto 
Taf abara Cavacarte, ed il piovano di S. Moisè soprannomi- 
nato il Cavaliere giuocatore. ^) 

Bari e tagliatori nacquero gemelli dal giuoco d' azzar- 
do; disgiunti non potrebbero vivere. Nutrendoci del latte 
materno fra loro si completano. 

Finiranno nelle prigioni o negli ospedali? che monta? 
Alla vecchia madre giuocatrice il fascino e la seduzione non 
le manca. Da secoli 1* umanità schiava le bacia nella bi- 
sca i piedi^ e fuori le ostenta il massimo disprezzo. Ella 
sempre concepisce ed innumere fu la sua prole. 

Figlio del giuoco e della baratteria era quel capitano 
Moretto che, nelle barche di transito, barava i giuocatori ; *) 
quel conte Domenico Altan che fini sul patibolo; *'*) quel 
soldato montenegrino Millos Alexscich che al Lido barava 
i seguaci di Marte e gli eccitava a disertare dalle file della 
Serenissima. ^) 

L'accenno alla professione del tagliatore, senza scorrere 
molti documenti, lo troviamo in una lettera della contessa 
Felicita di Porcia. ') Ella scriveva al suo Carissimo Com- 
pare: « Un certo conte Ferro da Pordenone, un vecchio, 
che fa già da tanti anni il Tagliatore di Faraone, ha ri- 
cominciato la settimana scorsa a darci questo divertimento 
in una cameretta sopra la bottega di Caffè. La prima sera . . . 
dal primo momento . . . sino a giorno fatto, la fortuna mi 
perseguitava cosichè ho perduto 100 Lire. » 



5) Inq, di St B. 1194, F. 1325; Av, di C. R. 102; 1734, 13 lug.; 
Cicogna, ms. n. 2232 p. 114, t. anno 1775, al Museo Civico. Cfr. l'ap- 
pendice: I nomignoli della plebe veneziana nel sec. XVIII. 

♦) E9€C. cont, la Best B. 19: 1500, 26 sett. 

5) MouiENTi. / Banditi della Repubblica Veneta. Firenze, 1896; 

p.iia 

«; Inq. di St. B. 1109. F. 649. rif. di C. P. anno 1776. 
^} Giuochi, ms. presso di me, n. 79, 18Ó7, 15 febb. 



110 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

Quelli che traevano la vita dal giuoco, quando non 
potevano ne barare, né tener banco, diventavano irrequieti^ 
rabbiosi, si armavano ed entravano nelle bische, per esigere, 
con la violenza, denaro dai vincitori. *) 

Questa deplorevole bravura di imporsi per eàigere,. 
con la forza brutale, così strani diritti, trova riscontro nello 
specchietto criminale del facchino Adami Liberal compilato 
nel 1750 dagli Esecutori contro la Bestemmia. •') Egli era - 
secondo le informazioni pervenute a .quel Magistrato: - 
Violente^ Insolente^ Grida con tutti, Bacia le donne del mondo- 
Pubblicamente, Vuol mangiar e bever senza pagar, Bestem- 
mia e voleva soldi da una Biscacda, 

Fra i moltissimi ritrovi di giuoco ^^^) quello dove la 
mala vita - abituata a percorrere in setta ^^) la città, incu- 



*) Cfr. r appendice dei delitti fra giuocatori. Andrea .... Barbier 
a S, Agnese . . . datosi al giuoco ^ a vita rilasciata, e vagabonda por- 
tava le armi per imprimer nella gente . . . spavento di sua persona. 
(Esec, coni, la Best. R. 34; 1713, 24 nov.) 

9; B. 21. 

*^ Solo che nel mese di marzo 1732 si giucca va d*uzzardp: ìiella 
Frezzeria in Piscina; nella Corte, deUe Colonne; nella calle dell* O- 
steria del Salvadego; sotto il Campami di S. Marco; Posato il Re- 
logio nella Marzaria nella prima Bottega da Chafe; sotto le Procu- 
ratte Vecchie in diverse Botteghe da Barbieri; a Rialto... in calle 
dei Sarto n ; a S. Felice nel Campiel della Chiesa; da Zamaria dalle 
Aque in campo delle Beccarle ; a S. Agostin ed in Rio Marin. Rap- 
porto dei Fanti agli Esecutori contro la Bestemmia. (B. 48). 

**) I malviventi si univano in bande numerose per commettere 
ofi^ni aorta di delitti, come fecero Francesco Valentin barbier e Fe^ 
rigo barbier ditto piccolara che lavorava in bottega di Iseppo bar- 
bier dredo la chiesa di S. Zulian ; costoro erano tuomini di pessima 
et scandalósa vita, et soliti caminar in setta, in tempo di notte per 
la Citth, armati et in grosso numero, la notte . . . della Domenica 26 
giugno 1611 habino caminato in diversi luoghi della Città,, oltre il 
numero di 20, et particolarmente nelle parti di S. M. Formosa ar-- 
moti di spade, spedi, spontoni, cela de e targhe, nella qual notte 
seguissero dui omicidi, nelle persone di Gierolamo muschier alle dot 



CAPITOLO SBSTO — I BARI 111 

tendo terrore e desolazione - compieva ogni sorta di cana- 
gliate, era nella Biscaccia de Baroni^ vicinissima al palazzo 
Ducale. 

Anche là - come in altre bische - si sforzava i Vinci- 
tori a violenti contribuzioni, dando con ciò motivo a frequenti 
risse. *^) 

Ma i più furbi, i più astuti - per sfuggire, fra gli in- 
certi professionali, di penzolare dalle forche repubblicane - 
preferivano, all' azione violenta, accordarsi fra loro per 
truffare gli incauti giuocatori. 

Con ciò essi offrono T occasione di provare come in 
Venezia accanto alla mollezza dei ricchi, alla gioviale spen- 
sieratezza del popolo, viveva e prosperava la mala vita. 

E lo seppe a sue spese il fabbro Varisco liberti allorché 
si recò neir osteria del Sol a bere un quartuzzo. Non avèa 
ancora posto alle labbra il bicchiere che il padrone dell' o- 
steria, Domenico Saon, lo invita, con modi cortesi e gentili, 
a fare una partita. Varisco sulle prime si schermisce; ma poi, 
sedotto da quelle chiacchere seducenti, giucca alla Passetta 
con Hocco Pistor, col cameriere e con uno sconosciuto. 

I tre giuocatori - che erano d' accordo - in breve truf- 
farono al malcapitato Varisco Uberti un centinaio di Lire; 
dopo di che andarono in altra Camera a dividersi il soldo. 

Li' liberti, rimasto senza quattrini, per un istante si 
assenta dall'osteria; ma, alletató dal desiderio della rivin- 
cita, ri toma... e, giuocando nella forma di prima, i suoi 
« amici » gli usurpano altre L. 23: ed un Manin d'oro, 
quale esiste nelle mani del Saon per L. 80. 



croci, e di G. B. furlan scaleter in... ruga giuffu, ciò comettendo 
centra la Uberth della citthf et la sicurtà delle strade. (C. X. Crim. 
e 36 t.) 

F'erigo barbier, fu condannato al bando e se arrestato li sia ta^ 
^Ì4Ua Ut testa. (C. X. Crim. 1612, 27 ag. e. 47, t.) 

*«) Esec. cent, la Best R. 1787, 26 ap. 



112 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Lo sfortunato giuocatore non avendo più nulla nelle 
tasche, si decide di andar a dormire. 

Sulla strada gli viene un dubbio: riflette tal modo con 
cui perdette i suoi denari ; gli sembra che di mezzo ci sia 
qualche cosa di losco e, in men che si dica, vola nelF osteria 
e vede i suoi compagni di giuoco uniti ad una Lauta Mensa 
ripiena di Vivande di Carne e Pesce. 

Varisco rimane confuso, non sa coordinare le idee ; man- 
giate, disse, forse co' miei quattrini):^ quella scartata della 
seconda partita non mi sembra che sia stata naturale; ma 
perchè vi guardate V un V altro e non rispondete ? , . . allora 
è vero che mi truffaste. Ah baroni ritornatemi quel denaro ; 
non sapete nò, che egli è il frutto delle mie fatiche, di pa- 
zienti e minuti risparmi ? Quante volte per raggranellare 
quel gruzzolo privai la mia famiglia del necessario ! 

Ritornate, ritornate per l'amor del cielo e della Bea- 
tissima Vergine, quel denaro a chi appartiene. Egli è mio, 
è mio, andava ripetendo con voce concitata . . . 

Dunque nulla vi commuove? è proprio véro che mi 
avete rubato il sangue; ma state certi ohe pagherete cara 
la vostra haronada: Lo giuro - concluse digrignando i 
denti - per San Alò, ^^) che anderò a < palazzo > a de- 
nunciarvi. 

E gli altri, trattandolo da ingenuo e motteggiandolo 
con frasi e gesti turpi, ormai abituati a quelle scenaccie, 
continuavano ad ingoiare ogni cosa . . . 

Infuriato dalla collera, avvilito di non aver ottenuto 
il suo scopo, vergognoso di esser stato cosi volgarmente 
carpito nella sua buona fede, Varisco lascia l' osteria e per 
preparare la denuncia fa delle indagini e viene a sapere 
che quelle vivande venivano, senza alcuna spesa, sommi- 
nistrate dall' oste, essendo quei tre bari una specie di suoi 



^^) S. Eligio, protettore dei fabbri. 



CAPITOLO SESTO I BARI 115 



salarati e dipendenti; e che il Saon ed il Camerier non at- 
tendono ad altro che a coltivare li mal pratici^ che colla gli 
capitano e procurano dHnebriarli per meglio fare il loro in- 
teresse^ e con tali indebite maniere li privano di tutte le loro 
sostanze. **) 

Poco discosto dair osteria del Sol vi era quella anti- 
chissima delle Spade, ove da una diecina d' anni abita- 
va Bastian Casna ^^) il quale, d^accordo con Giuseppe Pino, 
Antonio Briacarelo, Zamaria Zaponi e con gli altri due o~ 
spiti dell' osteria della Torre, Andrea Pico e Ziiane Sniara^ 
barava chi gli capitava sottomano. 

Il recapito di questi fidi compagni era nell'osteria delle 
Spade, Zuane Orlando canever, somministrava loro le carte 
segniatte ed i soldi necessari per principiare le partite. 

Naturalmente, finita la giuocata, si spartivano i proventi. 

Gli affari della combriccola non andavano male: in 
pochissimo tempo essi bararono : popò Erbariol sul ponte 
di Ss. Apostoli; Placito galiner in calle della Bissa; Alvise 
Garetti àgusin di Fusta; Antonio Manduchello Frutariol; 
Stefano Sciza Barcariol; Giuseppe Sopresada; Batta dalle 
Calonege; Piero Manzoni galiner; G. B. Scanzi calzetta; 
Lorenzo Travagin oste ... e due signori di palazzo. 

La lista dei minchioni, che davano inconsciamente i 
mezzi di vivere ai giuocatori professionisti, potrebbe con- 
tinuare . . . 

Teatro dove i bari compievano le loro gesta non era 
sempre la taverna: stanchi di rimaner seduti in quei luoghi 
bassi, affumicati e luridi, con gli occhi affossati e le mem- 
bra inerti, uscivano per respirare l' aria libera e godere nelle 



<*) Esec, coni, la Best, B. 28; 1760, 1 febb. 

<^) Il Casna., , sth suW ostaria delle Spade , . . con falda in fi- 
gura dì Camerier quagli ricerca se vogliono giocar e così con le ,sne 
carte gli guadagna li soldi, (Eiec. con\ la Best. B. 48; 1736, 6 gen.^ 
15 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



belle giornate un po' di sole sui campi e lungo le fondamenta, 
popolate da oziosi e fannulloni, che se la passavano in 
nell'attesa di formare qualche Scandalosa re- 
dutione. *") 

Appena i maggiori fautori di tali conventicole si ve- 
devano, tosto r affinità di desideri avvicinavali e dove si 
trovavano^ per terra, sulle gradinate delle chiese, dei palaz- 
zi, delle rive, cominciavano a giuocare e barare. 

Male incolse, per questa temerità, a Panimbrodo fiastro 
di Anzoio dal party il quale fu bandito per 10»anni dagli 
Stati della Serenissima, perchè assieme ad altri, soliti a 
prati va r a S, Margherita, cavava carte .... haratando questo 
et tjueilo. 

Se Panimbrodo era un perfido giuocatore, i suoi con- 
temporanei Pelegrin Milesi, Antonini, certo Giacomo e Mar- 
tin Zaaoiii barbiere, lo superarono di molto. 

E>^si avevano abbandonati i propri] esercizi]^ per darsi 
alla lUìronia: tenevano riduzione pubblica di giuoco di Bas- 
mtta, mito li jmrtici dirimpetto la Chiesa di S. Giacomo di 
Riaìfo, . . . et uniti con altri . . . facendo piti bossoli parte di 
loro ravaììflo carte et altri baratando li mettidon ., .; non 
contenti dì render spogli dei propri dennari quelli che met- 
terano, olìVndevano coloro che si lamentavano d'essere stati 
barati: dì più bestemmiavano e profferivano parole turpi 
contro i! hiro prossimo, *^) 

^[entrH questi « bari da strada lavoravano » altri an- 
davano nelle sagre, nei mercati, attorno i casotti e dovunque 



^**) Artzolo Tiraoro era senth al Sol con un mazzo di carte. (1783, 
24 ftp. Estr. cont. la Best. B. 39;. 

^') Afizófn Fiorini fu accusato, nel gennaio 1696, di essersi unito 
in SrtfìfilttlffSit redutìone con altri e di consumare nelV esercizio delle 
carte tutto il giorno, (Ksec, cont. la Best. R. 34). 

<*) Id. lì. '23; 1664, 30 die. 

*9j Id. K. 38; 1671, 30 gen. 




CAPITOLO SESTO — I BARI 115 



il popolo accorreva numeroso ; appena sbirciato V « amico » 
che dair apparenza sembrava disposto a cadere nel laccio, lo 
invitavano, con quella facilità propria della plebe di far 
amicizia, a giuocare li sulla strada, oppure in qualche o- 
steria; se il nuovo venuto accettava, il baro traeva dalle 
falde del gabbano il mazzo delle carte, ^^'j ed il resto seguiva. 

Se invece vedeva qualche 1)OhsoIo di persone, che arguiva 
sentiva disposte a giuocare, offriva loro a noleggio le 
carte; e questo era un cespite di utili esorbitanti, ^') 

Il giuoco era una fonte che arricchiva in varie maniere 
coloro che ne avevano fatto una professione. 

Quella buona lana di Demetrio Benedetti - caffettiere 
di fronte all'o^^ana della Luna - s'era ficcato in testa di fare 
quattro soldi. Riuscire onestamente non. è mica cosa facile; 
lo sapeva anche Demetrio ; ma egli non curandosi delle 
leggi morali, che regolano e migliorano gP individui nei 
loro rapporti, invitò alcuni barattieri « da strada »► di con- 
durre clienti nella sua caffetteria. Le carte poi - soggiun- 
geva ammiccando dell'occhio - segnate,,, nell'estremità o al- 
trove , , . con numeri^ e puntini fatti col pennello o con altri 
segni fatti coli unghie, le darò io ^. . . ^-) 

E la ciurmaglia di quei bari, era più che mai lieta e 
contenta ! anche per loro - fra i molti che li avevano cacciati 
sulla strada -^) - era finalmente comparso il caffettiere i- 
deale; almeno nella sua bottega saranno al sicuro, e non si 



*") Il baro Francesco Forti, quando si recava nelle osterie, por- 
tava seco anche le Carte, (Esec, cont. la Bóst. B. 31; anno 1769). 

«») Id. E. 30; 1642, 9 sett. 

«; Iiiq. di St. B. 1201, F. 1399; 1796 nov. 

^) I bari, che bazzicavano in tutti i ritrovi, sempre non riusci- 
vano nelle loro mariolerie ; talora, scoperti, ricevevano la lezione che 
si meritavano, come occorse, nel 1770, a Marco Peller, il quale, mentre 
giuocava a Tresette in tavola nel Caffè al ponte dei Corazzeri, gli 
furono tolte le carte dalle mani e messo alla porta, perchè aveva ba- 
I rato il suo avversario. 



116 



troveranno più nella dura condizione di insegnare, talora, 
ad altri i loro segreti professionali! **) 

Demetrio Benedetti non aveva certo sbagliato i suoi 
-calcoli: quell'infamia dicevasi ohe gli fruttasse giornal- 
mente una quarantina di Lire. 

Se qualcheduno, che usciva da quella bisca completa- 
mente rovinato, gli rinfacciava con asprezza V opera sua di- 
sonesta ed immorale, non rispondeva mai direttamente; si 
rincantucciava dietro il banco della sua bottega e, prepa- 
rando le carte ai barattieri, di solito brontolava : Moralità 
moralità, che roba è questa? che cosa si guadagna a pra- 
ticarla ? beffe e non altro. Andate a parlare di castità a 
quel Mondo di furbi, di ladri^ di spioni, a tutta infine la 
Baronaggio della piazza di S. Marco ^^) e sentirete come vi 
risponderanno; è una ingenuità parlare di purezza di co- 
stumi in questi tempi in cui e' è solo abbondanza d' ogni de- 
bolezza e sozzura; in cui gli esseri spregevoli e gli imbecilli, 
i giuocatori ed i bari, confusi tra loro, hanno creato un lu- 
croso mestiere ! 

Tutti predicano contro i vizi, contro il giuoco, ed i 
viziosi continuano a giubcare. Jo remo da galera - come mi 
disse Maurizio Imbriaghela ì - Ma se non mi videro mai 
seduto al tavoliere ? Esercito un ramo della grande indu- 
stria e non altro. Pretendono forse, quelle marionette, eh* io 
viva stentatamente e non provveda alla mia vecchiàia, ed 
all' anima mia dopo che sarò morto ? 

Purtroppo - soggiungeva segnandosi la croce - che il 
padre Costantini, ^^) buon'anima, fece larga scuola anche 
nel sacerdozio. 



**) Pietro Fiorentini, suonatore di violino ed esperto nelP arte di 
barare, insegnò qtiesto velenoso mestiere anche a vari gentiluomini, 
(Inq. di St, B. 634; 1747, gen.) 

«5) Esec. cont, la Best, B. 48; 1741, 13 giugno. 

^^) Il padre Saverio Costantini, dell^ ordine dei Minori Conven- 



CAPITOLO SBSTO — I BARI 117 

E Demetrio diceva il vero ; egli, che per una stranezza 
<lella natura umana, aveva solo accessibile la fede in Dio, 
gli dispiaceva che qualche sacerdote fosse al livello morale 
de' suoi clienti. 

Chi oserebbe dire - se la storia non lo provasse - che 
alcuni sacerdoti, dimentichi del loro ministero, trascuras- 
sero i loro doveri e punto preoccupati della Chiesa e del 
rispetto a Dio, s'erano dati in braccio al giuoco, alla ba- 
ratteria più sfacciata ? e che dessero parecchio da fare, nel 
volger di un decennio agli Esecutori contro la Bestemmia f ") 

Sintomo dei tempi ! Anche nel Clero v' era delinquen- 
za; i buoni, le cui azioni rispondevano ai dettami della reli- 



tuali di S. Valentino di Padova, da 7 anni conviveva con una donna 
fuori del monastero, ma non celebrava messa. Armato di Pistoiese e 
Stillo praticava giorno e notte nelle Ostane giocando, e Bestemiando, 
e con . . . altri più scandalosi sistemi. (Provv. sopra Monasteri. B. 278; 
1747, 24 mag.) 

*^) B. 27 ; 1760, 5 mag. Francesco Manasse, fu chierico della Du- 
eal Chiesa di S. Marco, nel termine di giorni otto, deve costituirsi 
in carcere per rispondere dall'accusa di baro. 

Id. R. 30: 1763, 9 mar. Pre Antonio] Barbaro, famoso e franco 
baro, manteneva donne, e tirava la giente a giocar in compagnia di 
molti vagabondi suoi amici. 

Id. B. 30; 1765, 3 mar. Pre Vettor Frasoni baro da Carte delti 
più famosi. Fu ammonito. 

Id. B. 31- Don Carlo Rovari Sacerdote . . . che celebra ... ora al" 
V Ascension ora h S. Cassati . . . tien gioco in casa sua di Bassetto e 
di Faraon con un tal Zanetti Religioso di Chieaa di S. Marco. (Inq. 
di St. B. 1088, F. 469; anno 1770) A S. Cassan in calle dei Botteri 
sopra le scale delV osteria della Seta abita . . , D. Carlo Rovari; scac- 
ciato mesi sono dal Quartier di Monsignor Nuncio Apostolico perchè 
ivi convivesse scandalosamente con pubblica meretrice e unitamente 
faceva camera locante e teneva gioco di carte dando ricetto anzi in- 
troduceva in propria casa dei Bari di Carte acciò baratassero la 
ifente e suoi amici bari di carte. Anche oggi nella . . . sua abitazione 
tiene gioco del faraone e praticando il sud. Carlo al Caffè in Calle 
dei Botteri invita persone perchè radino da lui a giocare. 



118 LE BISCHE E IL GIUOCQ d' AZZARDO 



gione, ai principi di vera carPità e fratellanza umana, protesta- 
vano invano. La corruzione, ch^ aveva pervertito la coscienza^ 
che tradì l'alcova, smosse anche la Santità dell'altare. 

Il dovere di essere ossequienti a Dio, di praticare la 
pietà, r indulgenza, la misericordia, di essere modelli di 
severi costumi, stava scritto soltanto nei libri e non scol- 
pito nel cuore. Invano una parte del Clero si sollevò contro 
i traditori di Gesù. Invano i Concili proibirono il giuoco ai 
preti. Invano (fra i molti) gli abati GalliccioUi, Fleury, 
Tiers e Monsignor Sarnelli ^'^j denudarono le piaghe del sa- 
cerdozio. Invano il celebre gesuita Saracinelli aperse, colle 
sue prediche quaresimali, una vera e propria campagna 
contro il giuoco ... I farisei del settecento non udivano 
che la voce del vizio; non udivano che questa forza pre- 
potente che raffinava il piacere e procurava loro il disprezzo 
e la morte. 

La baratteria era, per mutuo accordo fra quella ciur- 
maglia, ordinata e regolata con norme fisse, tacitamente ri- 
conosciute ed accettate dai Biscazianti (padroni di bische). 

L'esercito dei bari era diviso in due categorie, create 
dalle singole qualità personali; ciascuno andava dove si 
sentiva attratto e non altro. 

C'era il baro volgare, da strada, che accalappiava il 
suo uomo sull'angolo delle vie. L'azione di questa cate- 
goria era limitata fra la plebe; il suo pubblico era la feccia. 

Il baro elegantone, tutto fronzoli, ben calzato, ben in- 
guantato e col perrucchino in boraa alla Delfina^ sdegnava 
il volgo e gli umili natali donde era uscito. 



**) Sarnelli, Lettere Ecclesiast. op. cit. t. II, p. 56. Cfr. ezian- 
dio: Callimaco Mill Memoria .sopra i giuochi di pura sorte ; e l'o- 
puscolo edito a Venezia nel 1714 dal Pittonl // nobile giuoco del- 
l' Ombre spiegato A quelli, che vogliono entrare nelle più civili 
Badimanze, per un onesto divertimento. 



CAPITOLO SESTO — I BARI 119 

Con fare, dall'apparenza distinto, senza urtare l'opi- 
nione altrui, anzi accarezzandola ad arte, pescava i suoi 
<ìlienti in broglio, fra i patrizi ; negli stazi delle corriere e del 
Burchiello, fra i provinciali ; negli scali delle navi, fra gli 
stranieri ; nei caffè, nelle locande e nei casini più signorili. 

Se r abboccato all' amo non aveva mai veduto Venezia 
il baro ne esaltava enfaticamente i pregi artistici .... La 
nostra Basilica, Eccellenza, fu creata dal genio collettivo 
dei veneziani; osservate che fulgore, che scintillio si spri- 
giona da' suoi mirabili mosaici ! che sorprendente disegno 
de' suoi arabeschi, della sua architettura ! i)iù si ammira e 
più si dubita che quella sia opera dell'uomo. Dio solo può 
concepire e compiere il miracolo . . . 

Dal palazzo Ducale alla modesta dimora dell' artigiano, 
l'oro, l'agiatezza, il gusto fine e delicato dovunque è profuso. 

Se vedeste, Eccellenza, in quel palazzo laggiù, che se- 
gna una fuga armoniosa di linee lombardesche, quante pre- 
gevoli opere sono raccolte. Da noi, Eccellenza, fé marcava 
questo titolo) l'arte si accoppia alla cortesia, alla fiducia 
più serena; nelle conversazioni, che le nostre gentildonne 
tengono nei loro seducenti appartamentini, la malinconia 
è bandita; si chiacchera, molto argutamente, di letteratura, 
di feste, di teatri, di caccie, dei brogli di palazzo, si giuc- 
ca .. , havvi - continua deviando bruscamente il discorso - 
un divertimento certo migliore di quello di starsene qui 
fuori a contemplare le silenziose meraviglie del passato. 

Quando l'abile discorso aveva ottenuto il suo effetto 
succedeva una scena muta, il baro destramente faceva un 
segno ccnvenzionale, ed allora altro individuo, che inosser- 
vato s'era sempre tenuto a certa distanza, si dirigeva ra- 
pidamente verso la bisca ad avvertire gli altri compari 
deUa presa e di preparare il trucco. 

Gli stranieri ed i provinciali, quando arrivavano a San 
Marco erano attorniati, assaliti dai « mezzani di giuoco > 



120 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZAJRDO 

■ 

i quali facevano ogni sforzo per condurli in Sepolcro ^^) o 
nelle altre bische della piazza omonima. 

Il forestiere cadeva bonariamente nel trucco; egli non 
poteva credere che nella città più meravigliosa del mondo 
ci fosse, ed il governo non sapesse estirpare, la mala vita^ 

Chi poi si fosse avventurato - per conoscere i tipi, le 
macchiette ed i vari ambienti - nelle bische delle procuratie 
di S. Marco, nei Casini che gremivano le case di S. Moisè, 
della Frezzeria, uno spettacolo insolito l'avrebbe colpito, 
e più ancora V avrebbe impressionato, il carattere, e le ten- 
denze proprie dei tempi, del gran baro Zuane Martini detto 
Balla o Balletta. 

Come tutti coloro che si sentono fortemente attratti 
verso quella data forma di divertimento - che varia secondo 
i paesi e muta secondo le epoche - Balletta, dopo aver e- 
sordito nella baratteria, nella sua barberia, in calle della 
Gabbia a S. Matteo, ^^0 f^^ce T orefice ed il guardiano alli 
restelli al tempo di suspetti di peste. 

Brutta cosa questa di controllare gli appestati; e Mar- 
tini, che ci pensava poco, preferisce andar nelle biscafie à di- 
mandar sei otto soldi a chi vinceva; poi si misse à fare 
il biscatiere è tanto guadagna tanto ne giuoca. 

Al Martini, oriùai provetto nella baratteria, piaceva 
fare le cose per benino ; egli unito con Gaetano Guado, 



^) La barberia di Antonio Canevello, chiamata il sepolcro perchè 
era buia e piccola, era composta di due luoghi uno dentro dell'altro 
con due porte una in frezzeria e l'altra in corte Contarina. (Esec. cont, 
la Best. B. 49; 1748, 4 die.) . 

Colà si giìioca assai alla Bassetto, e vi pratticano molti N.N'. 
H.H. ,.. In quella bottega seguono ogni giorno grandi bararle, et i 
direttori di quelle sono . . . Mattia Vernati . . . Francesco Buzzecca . . . 
d' accordo con il . . . Canevelo e che quantunque questi non tagliano, 
non tralasciano però di condur gli inesperti h metter tutto a quei 
banchi dove sono sicuri che perdevano . . . (Id. processi ; anno 1744)^ 

5^) Esec. cont, la Best B. 48; 1736, 5 gen. 



CAPITOLO SESTO — I BARI ^ 121 

ed (assistito dal N. U. 8. lA^renzo Semitecolo cioè il Zotto^ 
aveva preso in affitto la bisca situata in una Volta sopra 
la bottega all' insegna delle due Uose averta da Publici Not- 
tari, ^^) r ultima delle procuratie vecchie, vicina alla torre 
dell' Orologio. 

Non tutti sapevano che in quel luogo, dall' apparenza 
civile, si giuocasse d'azzardo; bisognava quindi procurare 
i clienti, strappandoli, magari, dalle altre bische; organiz- 
zare le « bande » di bari in piazza e nella bisca per « la- 
vorare » e far tacere coloro che osavano lagnarsi. Come si 
fa? per un zontariol come Martini il mezzo è presto tro- 
vato: basta praticare quello usato da' suoi contemporanei 
biscazzieri al ponte dell'Angelo, da Bastianello Gentili, da 
Canea, da Bobazza, dal vicino Goffredo Trombetta, che potè, 
co' risparmi fatti nella sua bisca, ritirarsi a vita tranquilla 
ed < onorata » '^) e da tanti e tanti altri. 



3*) K^ec, cont. la Bettt B. 1741, 13 giug. 

^) Questo GoflFrè (Vedi a pagina 52) di cui iddio hh permesso 
ina stato tagliato il volto per il giuocho, , . . da molto tempo ha presa 
la Bottega da Cafè alla Stella d'oro sotto le proc. vecchie con due 
volte . . . nelle quali hh introdotto una biscazia di reta da un tal Carlo 
Milanese, che dalla sua patria fu bandito per ladro, divenuta la più 
scelerata che sia mai comparsa in questa Dominante. 

Per entrar in d. Biscatia,,,, si ascende una stretta scala nella 
cui mezzo vi è stata messa . . . U7ia porta che solo s' apre a gente 
diffamata . . . negandosi V ingresso a sogietti di proibito. (Esec. cont. 
la Best. B. 43 ; anno 1743). 

Il Groffrè seppe mirabilmente condurre i suoi « aiFari » come si 
apprende da questo documento: 

La bottega da Barbiere sotto le procuratie vecchie frequentata dal 
Gofre è di Giuseppe Fabris Perrucchier Francese, avendo il Gofrè ven- 
duta, diciotto mesi sono la sua per duecento Cecchini, a quei del Caff^ 
aU' insegna del Coraggio. Rilevo da Francesco Brun che il Gofrè non 
Kà nessun interesse nella bottega del Fabris, che la frequenta però per 
il piacere di riverire i suoi vecchi Aventori e benefattori . . . Che con 
Agostino Mauro, col Bernardi, e con altri principali tabarri del 
16 



lai 



Bisognava quindi toglier a questi ì « mezzani di giuo- 
co » promettendo utili maggiori ed ogni garanzia. 

La qual cosa doveva riuscir facile, che quella genia 
si dava prontamente a chi più la pagava; così in breve i 
due biscazzieri divennero li cappi di una squadra di iniqui 
è scelerati vagabondi. 

Quella turba di furfanti^ che coadiuvava i suoi padroni 
nelle mariolerie, era composta dei fratelli Buzeca; Tubiolo; 
Beneto Milocco; G. B. Bosatto, speziale in Canal Reggio; 
il finto conte Castelman (pubblico m....); Eugenio Torfisso 
(condannato due volte per ladro e baro) ; Albergoni Lodo- 
vico (odiava cordialmente il sesso debole); Piero d'oro; l'a- 
bate Monti (già carcerato per ladro, baro e bestemmiatore) 
e suo fratello VAlfier; Francesco Redolfi (noto assassino e 
sfruttatore di Vestali) e certo Seppa^ il quale mazzo uno 
alle coione per il gioco. Teneva cordon à Bari : Matteo Ven- 
zati e Silvestro Mellosi. Quest'ultimo Tiene in sua propria 
casa Biasio vicentino gran baro. 

Martini e Ghiado avevano colpito giusto ; in breve fra 
i loro clienti, composti di soldati, stochizzanti, tabarri .... 
Foresti e Preti, il giuoco fu cosi forte che si consumavano 
verso i 150 mazzi di carte al giorno! ! 

I biscazzieri vicini si lagnarono. Quel Martini, quel 
Guado vogliono tutto per sé ; ci lasciano rosicchiare appena 
le ossa di coloro che credono con qualche soldo di rifarsi 
i zecchini perduti. Cosi non può continuare. Questa con- 
correnza sfacciata deve finire ! E denunciarono la cosa ... ; 



paese fecce il Gofrè le sue ^fortunef e si è avanzato tanto che ha 
•un* entrata di denaro investito di quattro lire al giorno oltre di che 
ha qualche stabile, e fh qualche negozio con cui sa approfittare; a- 
vendo anche avuto della dote da stia Moglie eh* è una creatura del 
defunto N, H, Pisani a S. Vitale . . . Nella bottega del Fàbris ha il 
cancello il Notaro Giacomo Malipiero. (Inq. di St B. 612, riferta Ma- 
nuzzi G. B. 1769, 29 nov.) 



CAPITOi^O SESTO — I BARI 12S 

allora l'autorità decise di muoversi, e dopo lunghe pratiche, 
sapientemente deluse dai due biscazzieri, il Martini deve 
costituirsi, la bisca fu chiusa, e Guado - indifferente a queste 
variazioni degli affari - tornò, poco dopo, a riaprirla per 
continuare il mestiere lucroso. 

Queste « leghe » o « sette > di bari erano compo- 
ste di persone le più inique: ladri, bravi, nemici d'ogni 
moralità, borsaiuoli emeriti, eccellenti nella truffa, sfrut- 
tatori delle grazie femminili e sensali di turpi amori, ecco 
le loro doti principali. ^^) 



^) Iseppo Maiao viveva di Bararie di Bassetta, vagabondo e 
Borsarol da Fazoleti come ne rubò uno al co: Sigola ìiella hiscazia 
atfaco al Ponte di S. Fantin ... era pure in attencione di rubare 
ufia borsa di sichini ad' un N. U. in maschera al Redoto. 

Il sacerdote Àganà t^ive sopra la vita di Gattina Piasentina. 
Questi due erano li suoi Mangia Maroni. Aganà col Volto levato so-- 
pra la faccia fa Bordello nel Pubblico Redotto con Meretrice con un 
gran scandalo, fa da N. U. sempre subia . . . quando li capita le oc- 
casioni si unisce con . . . Donne assieme con altro Ferigo Tadie si 
porta con Foresti, ò altri all' Ostarla e li Barano li soldi cioè taglia 
alla Basefa il Maino, e il Tadie . . . Questo Tadie assieme con un 
Fratello del Maino . . . rubbò li nincioli all' Ostaria dell' Cavaletto, 
scoperto, li restituì al camerier. 

Nella biscaccia di Marco Barbier, attacco il ponte di barcaroUi 
S. Fantin, vi prattica una setta de barri da carte, senza intrada, 
e Himza ìnestiere tutti vagabondi . . ., V altro giorno il N, U, Vincenzo 
Canal, Bortolo Mantoan e Carlo Coledi una parte di detta setta 
barrò vinti cechini al sup.^ Andrea . . . che prattica al Mondo doro, e 

presente vi era il N. U. Balbi che della summa dei d. cechini 

hebbe la sua parte; ma non contento si portò h trovare il sup,^ V in- 
formò del tradimento .... il sup.« si portò subito a S. Fantin per 
trovar li detti ma non li trovò. 

Hora detti barri mai più si portarono alla prima biscazzia bensì 
in fptella in calle dei pignoli. . . dove attendono gli innocenti per ra- 
pirli coti barerie li soldi. (Esec. coni, la Best, processi; anno 1749), 

Il primo mestiere di Francesco Andreuzzi detto Buzeca era il 
Borsarolo; perciò fu arrestato, e quando usci dal carcere a stimato 



124 LE BISCHE 



A queste bassezze si unisca la profonda conoscenza 
della baratteria, e la sagacia di escogitare ogni mezzo per 
praticarla. 

Dove i curiosi affluiscono, con le tasche pesanti di 
zecchini, per bearsi nelle cose nuove e mai vedute, o per 
rovinarsi la salute, sacrificando a Bacco ed agli altri Dei 
beoni ed erotici dell'Olimpo, si recava il baro. 



^meglio praticar per le Bìscazze unito con quel cosidetto conte Co- 
stelman barone sema alcun riguardo, 

Neir osteria del pelegrin il.,. Buzecha co7i compagni anno barato 
17 zecchini al Raguseo che vende Caffè alla Reina delle Amazzoni, 
(Esec, coni, la Best. B. 49; 1748, 4 die.) 

Carlo Coledi (V. a. pag* 64; altrimenti chiamato Colleni, Colervi) 
maritato, ma , . . coabita con una donna da piacer. Visse di giuoco 
di avantaggio. 

Veste assai bene . , . compagjio di molti altri essendo una legha 
unita che gira et assedia tutta la citth, assistiti e tributari i di per- 
sone che se li rende dipendenti . , , tutti lo considerano Barro 

sh di esser assisto e protetto. 

È Venezian figlio di un Barbier . . . suoi compagni sono prepo- 
tenti e Ruffiani sempre in legha soliti capitar con violenza nelle 
Botteghe; che non si può arrischiar una parola per non precipitar 
la rovina di tanti jjoveri uomini con una vita sempre allegra senza 
fatica... mantenersi in Forza di Trufferie... fu altre volte coìidannato. 

Ha circa 35 anni e da 12 anni non lavora. 

Il Coledi venite, narra un foresto a levarmi a casa e facendomi mille 
finesse con Ilobate Vendrainin mi barrarono 32 cecchini nella Mal- 
vasia in Calle dei Fabbri. 

Nello stesso sito il Coledi guadagnò 23 cechini ad un Agiutante, 
questi avisato di esser stato barrato incontratolo e non potendo ne-- 
gare di aver Barrato gli restituì cechini 14 e poi fece un confesso 
di debito pagabile tempo mesi 6 per il resto, 

I bari tagliano, mettono ed invitano con lusinghe questo e quello 
e basta che giochiìio perchè guadagnino. 

Ad ogni piccola differenza nascono coìhtese . . . So7i pronti aUe 
violenze. Vogliono entrar da jter tutto. Raccontano le loro Barrarle 
come Bravure Sono assisti da persona di cui si fidaìio per ap- 
poggio facendosi perciò lecite molte cose e convien temer questa 
gente. . . . (Esec. coni, la Best. B. 50, 1761, 18 ag.) 



CAPITOLO SESTO ^— I BARI 126 



Durante l'orgia ed i canti osceni, che accompagnavano 
quasi sempre la grandiosa fiera della Sema a Venezia, o 
quella di S. Antonio a Padova, la compagine dei bari - come 
gli uccelli di rapina che si calano sui caduti delle battaglie - 
spolpavano coloro che si lasciavano condurre - fanciulli 
sempre - in quei luoghi dall'abitudine, dall'uso e dal co- 
stume predominante. 

Molti furono - troviamo scritto sulle carte degli JS»«- 
cutori contro la Bestemmia^ *^) - i bari che andarono alla 
Fiera del Santo a Padova oltre quelli della d. Città. Quelli 
di Venezia^ che partirono di qua parte uniti, e parte sepa- 
rati, ma però tutti accordati assieme, sono Bortolo Mantovani^ 
Ferigo Tadie, Carleto Colledi e avanti né andarono Francesco 
Giusti con il Conte Ferico Albergoni; li Padovani sono Do- 
menico Pignolo, Antonio Arcaini et U Farinoni, questi tre ul- 
timi nel tempo della passata Sensa erano in Venetia è fecero 
li suoi accordi con i Veneziani per il tempo della Fiera di 
Padova, et anche con la bar adora da Carte Madama Coti ; ^^) 
questa . . . unita à Bortolo Mantovani, hanno barati diversi 
cecchini a Padova ad un Inglese, all' Ostaria del Sole. 

Madama Maria Coti di Nizza, maritata con un huomo 
ordinario MonsU Coti, era di manica troppo larga. Al nome 
volgare dello sposo, sostituì quello di Contessa di Villanova. 

Nel suo appartamentino, ammobigliato elegantemente, 
teneva terzo a' suoi amici, bari e mezzani, Francesco Sachi, 
Ignazio Bianchi, Bortolo Mantovani, Sebastiano Rovere e 
Brigonzi Stefano detto Bellavita. 

Le continue furberie che vengono giornalmente, fatte da 



^) Processi; anno 1744; e B. 39; 1746, 2 mag. 

^^) Questa madama a Verona, l* antivigilia di tutti i Santi in un 
Albergo unita col capitano Zuane Mircovich bar?) h un tal France- 
sco Marcobruni prima al gioco . . . delle Moniche e poi alla Bassetta 
Cechini n. 75, et ad un cugino del detto Marcobruni altri Cechini 
n. 18. (Id.) 



126 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

costoro, erano notissime. Essi praticavano ogni sorte d'in- 
famità : baravano alla Bassetta^ a Faraone, alle Moniche, ed 
andavano in trazia di Persone, 

Una sera Francesco Sachi condusse dalla sua padrona^ 
con pretesto di . , . far visite, una Persona civile (certo An- 
tonio Robustello). 

La nostra Coti, dopo vari complimenti, fece comparire 
nel salotto il famosissimo baro Ignazio Bianchi; questi si 
sprofonda in mille adulazioni, e dice che si terrà onorato 
se lor signorie accetteranno di fare una partita a Faraone. 

L'onore è nostro, egregio Bianchi - rispose la con- 
tessa di Villanova (che allora non era più la plebea Coti). 
Anzi se l'eccellenza vostra - disse, rivolgendosi al Robu- 
stello - vuol essere della partita .... 

E Robustello - come un automa - acconsente, siede,. 
e giucca per tre ore consecutive ; poi, tra gì' inchini, i sor- 
risi e le strette dì mano affettuose, lascia la comitiva. 

Alla notte sogna di aver vinto le fortune di Creso ; so- 
gna la formosa contessa^ la rettorica del Bianchi, la cortesia 
del Sachi, ma quando si desta non trova più nel borsel- 
lino 240 zecchini; li aveva perduti al giuoco! 

Appena uscito il Robustello la biscazziera, fuori di se 
dalla gioia, grida gesticolando: che colpo, che colpo, niente- 
meno che 240 zecchini ! ^^) Ma bravo Ignazio, avete tagliato 
e barato da esperto maestro; e voi Sachi, condutore intel- 
ligente, meritereste un bacio . . . Altro che carezze, questi 
risponde, voglio subito la mia parte. E sull'istante, la per- 
fida triade^ si divide, in parti eguali, i zecchini rubati. ^^) 



^^) Circa 2680 Lire Italiane. 

'^') Non tutti erano ingenui come il Robustello da lasciarsi car- 
pire impunemente dai bari. 

Martini, nella sua bisca alle "due Uose,, voleva barar paron Ni- 
colo gerometta di barca dò. porto: questi s'accorse, e nacque fra lora 
una fiera zuffa. {Ksec. cotti, la BesU B. 48; 1741, 18 giug.) 



CAPITOLO SRSTO — I BARI 127 



Il servo di quella bisca, G-iuseppe Zochesato, la mat- 
tina dopoy svelò l' arcano a Persone; e aggiunse, raccoman- 
dando loro di non parlare con nessuno, la mia padrona Hen 
gioco, come se fosse una biscacia servendosi del Sachi . . . per 
farsi condurre e figli di Famiglia e chi li Capita, 

Coloro che intesero questo discorso corsero a raccon- 
tarlo, colla massima secretezza, ad altri : e cosi di bocca in 
bocca, le chiacchere del pettegolo Giuseppe giunsero alle 
orecchie di un delatore; il quale, senz'altro, denuncia la 
Coti ed i Capi direttori del suo obbrobrioso mestiere. 

E poi fidatevi dei domestici ! 

Come tutti gli organi della vita sociale ed animale, 
che non sanno e non possono togliersi d'attorno quelle 
varie forme del parassitismo - cosi sapientemente illustrate 
dal Vanderwelde - il giuoco, essendo anch' esso emanazione 



MonsieuT La Rosa, nella Biscaza di Goffrè alla stella d* oro ta- 
gliava con un solo e barava un povero Merlotto; il N. U. Bortolo 
Contarini indignato li diede una schiaffa gettando candelieri e ta- 
vole per terra minacciandolo di ricorso. Subito s' intromisero il zotto 
Semitecolo, Balbi e Zuane (chi? foi-se il Martini?) uscito di fresco 
dal camerotto, ì quali, essendo amici del padrone della bisca, acco- 
modarono la questione. 

Bertei bara ad un testar 70 cecchini. Il testor minaccia prote- 
stantio ricorsi. Allora il baro gli restituisce 12 cecchini e lo aqu^tò . . . 
con minacde della vita. (Id. B. 4d, anno 1743). 

Al conte Francesco Seguito, che praticava biella bottega del Cuor 
sotto le Procuratie Vecchie, gli fu barato da mille e più Filippi in 
questo modo: Seguito giocava a Ficheto con il Canevello et il Bu~ 
seeha stava dietro alla Caregha del e. Seguito, et diìiotava con motU 
U earte del C. Seguito al Canevelo a ciò si regolasse, per truffarli li 
denari. 

Eselano per tutta la piazza le iniquità di questi Baroni ... il 
denaro andò spartito fra li mentovati, anno pure barato S. Ecc. Lo- 
remo Giustinian orsato di S. Moisè. (Esec. cont. la Best. B. 49; 1748, 
4 die.) 



128 LB BISCHE E IL QIXJOOO d' AZZARDO 

diretta della vita sociale, origina, alla sua volta, una forma 
propria di parassitismo. 

Il quale nel giuoco si esplica nella baratteria, a danna 
di colui che ignora le arti traditrici del suo avversario. 

Tra giuocatori che non s'ingannano c'è parità di con- 
dizioni. Lo sfruttamento, il ladroncinio, come sì vuol chia- 
marlo, non esiste nelle varianti della fortuna. Questa non 
dipende dalla volontà dell' uomo, ma dal caso ; quindi l' es- 
senza del parassitismo non si esplica che nella frode. 

Ed a questa il giuocatore, per quanto astuto, non può 
sfuggire quando non conosca le sorprese del tavoliere. 

Sul tappeto verde non ci sono amicizie, non ci sono 
parentele ; non e' è che il denaro - tormento continuo del - 
l'umanità - e per averlo, al baro, ogni mezzo è buono. 

Come difendersi, come smascherare i bari, se non si 
conoscono i loro sistemi ? 

Bisognerebbe essere almeno versati nei principi iniziali 
della baratteria. 

A questa lacuna provvide il pittore Pietro Lanterna; 
egli - che meglio d' ogni altro conosceva la vita intima dei 
giuocatori ^*) - poteva svelare completamente la baratteria. 

E difatti, sotto il velo anonimo, compone la Descrizione 



^) Il Lanterna, che aveva pia volte conosciute le carceri, la sera 
del 26 agosto 1746, fu arrestato in una bottega da acquavite, a S. Ma- 
ria Maggior, mentre guardava (per studiare forse la compilazione del 
suo opuscolo?) giuocare alla Zecchinetta. 

Quando seppe che la polizia lo accusava di frequentare le bische,, 
di usare un linguaggio sboccato, e di fare delle bullarie con quei bot- 
tegai che non volevano fargli credito, di portare spada, oppure il 
palosso, coltello, e zacco, il futuro scrittore dellMr^<? di barare rimase 
meravigliato; non è vero chMo sia una canaglia, si smaniava di ri- 
petere ai giudici; ma essi non davano retta a questa cantilena che 
udivano sempre dagli accusati ; istruirono il processo, e finalmente il 
10 aprile 1747 tornò, libero da ogni imputazione, a riveder i suoi fa- 
migliari ed amici. (Esec. coìit la Best B. 49). 



CAPITOIX) SESTO I BARI 129 



ed avvertimenti nel quale si dà notizia di tutte le frodiy ed 
inganni delti Barri da Carte per gabbar li poveri Giocatori. '^^) 

Premesso questo titolo curioso, Lanterna cita ed il- 
lustra vari sistemi di barare. 

Comunemente a Bazzega < moscavano » le carte, sul- 
r orlo o sopra V Oro, con le unghie o con qualche sottilis- 
sima punta; però, tenendo il mazzo in Scalembro, si poteva 
scorgere l' inganno. *") 

Per altri giuochi, usavano le Carte fiorate, le quali 
venivano, sul rovescio, raschiate con segni corrispondenti 
al valore della carta. 

Alle Erbette torcevano le carte figurate. 

Alla Zecchinetta adoperavano le Carte da Siena le quali 
sono quattro e si prestavano meglio per barare. 

A Faraone usavano carte sudicie, poiché solo toccan- 
dole durante la partita le segnavano. . 

Alla Bassetta i bari spiegavano tutta l'arte loro; di- 
scorrendo, mescolavano, torcevano destramente le carte, e si 
facevano venire quella che desideravano. 

Infine per ogni giuoco avevano trovato un sistema 
proprio di barare. 

Lanterna aveva colpito nel cuore la baratteria; egli 
compiè - svelando una parte delle infamie de' suoi tempi - 
un'azione buona, civile ed altamente onesta. 



^y Questo rarissimo opuscoletto non è citato nelle bibliografie ve- 
nexiane. 

*•) Zuani magni giocando a Bazzica nella bottega del caffettiere 
(spacciatore di carte da giuoco con segni convenzionali) vicino al 
Monte di Pietà truffò al Conte G. B, Chieregato varj Cecchini . ., il 
quaU trovò sul fatto le carte segnate ; queste erano più curie, o sia 
un poco cimate dalle altre ... ; le carte segnate erano li 7 : che sono 
li Comodini, e gì* Assi, essendo queste carte più longhe dell'altre 
. - , e chi pratica di tali negni per certo guadagna al gioco di Baz- 
zica nel quale esse carte sono le principali per vincere. {Inq. di St. 
B. 1136, F. 883; anno 1783). 
17 



130 



Però queste nenie di vecchia morale, trovarono, come 
era evidente, fiera opposizione da coloro che vivevano col 
giuoco fraudolento. 

Essi - leggendo 1' opuscolo appena uscito, col permesso 
dell'autorità, dalla tipografia di Zujer Giovanni - pensa- 
rono: se i giuocatori comprenderanno il modo con cui li 
inganniamo, sarà giocoforza abbandonarci alla rapina,, op- 
pure ritornare ai nostri mestieri. Nò ! La vittima invece 
sarà lui ! 

Ed i bari, per vendicarsi, denunziarono il Lanterna di 
essere un'individuo spregevole **) e di vivere col giuoco. 

A quest'ultima accusa Lanterna si difese energicamente. 

È verità notoria - egli disse, quando dal carcere lo tra- 
dussero dinanzi al Tribunale contro la Bestemmia - esser io 
allievo del celebre pittore G, B, Piazzetta essendo le mie fatture 
a Carbon e Lapis vendute respettivamente ogn'una tre, quattro, 
sei e otto Filippi ed anche più . . ., col quale guadagno man- 
tengo la mia famiglia. 

Il Tribunale gli credette, ed il 1 gennaio 1763 (M. V.) 
riconobbe la sua innocenza. 



Polizia è sinonimo di difesa sociale; senza di essa il 
dualismo fra la scoria ed i migliori eccederebbe nella mal- 
vagità. 

Quando l'opera della polizia non è partigiana, ma e- 
splica unicamente 1' essenza del suo mandato, nessuno do- 
vrebbe ostacolarla. 



^^\ Dalla sua fedina criminale lo troviamo fra le altre cose ad- 
debitato di queste : Cativo costume ; Barufante ; Baro puntando 
con cambiar li punti; Solito portar lame cioè spada et alle volte cor- 
telli e volte tolte (?) di ferro; Bestemmia, non vedersi mai iìi chiesa. 
Insolente con Botteghieri volendo la robba per forza. (Esec. cont. la 
Èest, B. 24). 



CAPITOLO SESTO — I BARI 131 



Ma questa funzione se è possibile ai nostri giorni, nou 
lo ei-a negli ultimi cinquant* anni della Serenissima. 

Mentre il giuoco spogliava V uomo delle doti migliori 
e lo riduceva cosi inerte da scuotersi dalle sole impressioni 
che riceveva dalla volubilità delle carte, la demoralizza- 
zione, che allacciava ogni ramo della vita sociale, era pe- 
netrata anche nella polizia. 

Pochi si distraevano dalle soddisfazioni ignobili per 
consolidare o riformare coraggiosamente i secolari istituti. 

Le generazioni, ormai abituate a vedere la Repubblica, 
curva di gloria, fiaccare l'orgoglio dei potenti, non com- 
prendevano o non sapevano capacitarsi come le istituzioni, 
che da secoli sfidavano Pira di Dio e quella degli uomini, 
dovessero subire la legge del tempo. 

Fu grave errore quello di abbandonare la polizia a se 
stessa, poiché ne derivò V abuso del potere, la diffidenza 
dei cittadini e V odio della plebe. '**) Nel poliziotto ciascuno 
vedeva, pauroso, un prepotente e non un difensore. Forse 



*^ In erbaria un fruttivendolo iiccLse uno sbirro novizzo, che da 
6 mr^i ha speso cecchini 50 par farsi arrotare. Costui, abusando del 
suo potere, voleva che fosse preferito altro friittajolo neW acquisto 
di certa corba d'uva che d. Giovine amoreggiava da più ore, stando 
ifulla barca ad attender il momento di comperarla. Si è doluto col 
ffbirro dell' ingiustizia che gli ìisava con violenza e senza diritto per 
approfitar di qualche traeretto. Il sbirro gli diede uno schiaffo; que- 
*to si contentò di lagnarsene molto, ma non oltrepas.so le parole. Lo 
sbirro replicò altro schiaffo ., . che risvegliò l'anima del Giovine of- 
feso, il quale sbrattandoci il labaro diede mano ad un coltello, e il 
»hirfo ad una pistola. Allora il bravo giovine prontamente dis^e allo 
xbirro: Ah porco con una pistola contro un cartello f ptta man al 
corteUo se ti gh cuor. Il peccato acciecò il sbirro. Si vergognò, ri- 
mise la pistola, e nell' atto di cavare il Cortello, fu inventilo con una 
ferita alle co.stole, che bastò perchè non potesse jnù cavar ne cortello, 
ne pistola sebben tenta.sse. Cadde presto in terra, e si dice morto per 
.strada con univzrsale compatimento pìr l' Uccisore. (!!!) Gli altri 
sbirri si unirono per catturar almeno quel giovine sfortunato, ma 



[ 



IS"! LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

in ciò si esagerava; forse la demoralizzazione si limitava 
a qiuilche Zaffo di cui raccouteremo le gesta. 

Un vecchio, Nicolò Fabris, costretto dal bisogno, andat^a 
allr -'if're a far banco, con un giuoco proibito, sul x>oute di 
KiaUo* e vi stava sino le una di notte con due lumi. 

Perciò il Fabris fu arrestato, ma egli non mancò di 
rat-contare, agli Esecutori contro la Bestemmia, *'^) in tal 
guisa i ricatti che doveva, talora, subire : alle volte qualche 
Zaffo . , . passando ... me la batteva per qualche da dieci, e 
,vt non glielo davo mi portax:a via il gioco, e la mattina poi 
tnt' ^o reMituiva. 

Anche i poliziotti frequentavano le bische; e, tra i 
molti, -^i ha ricordo di un Domenico Vasan, o sia Gazan 
4Ì. Piuhnin e d. Becca, che si trovò implicato in una seria 
l^rurta originata da una partita a Trionfo. **) 

In tal modo gli addetti alla sicurezza cittadina (ben- 
^ht* hi hf^gQ accordasse loro, fra i molti privilegi, anche 
il diritto di uccidere in caso di legittima difesa ^^) non 
riu:*^ ivano, come sembrerebbe a prima vista, di imporre ai 
i:ii]i.tcatori rispetto alla legge ed agli ordini superiori che 
t»<sì, passivamente, avevano l'obbligo di eseguire. 

^Mentre una squadra di Officiali e loro Capitani s'in- 
truift heva - per le proprie incombenze - a discorrere col 
patirono di un Magazen in rio terrà Ss. Ermagora e For- 
tmiahi, il Capo Silvestro Benetello ed un Officiai si awi- 
cìinitoiio ad una tola da gioco, e, dopo aver scambiato di- 
oun«^ frasi vivaci con i giuocatori, l'intagliatore Vittorio 
Pt i\>fj;ai preso un boccale dalla tavola, fece atto di gettarlo 
<:ontn* gli Officiali. 
. \ 

,v* tuthttìio ancora frutf arali, erbaroU, e massima li Facchini con 
m*(^^'' ' ''e posero in fuga li sbirri e V inseguirono furibondi fiìio ai 
Oittijtti ili S. Bortolomio, (Giuochi, ms. presso di me, n. 86).^ 

^i B. 50; 1757, 5 ag. 

^^) Ir. di C. R. 105; 1768, 25 ag. 

1' i:.38, 16 sett. C. X. 



OAPITOLX) SESTO — I BARI 133 



Benetello, che era di carattere mite, V amonì di non 
perdere il rispetto alla gente del Principe; ma l' intagliatore, 
non ascoltandolo neppure, slanciò contro di lui il boccale 
che aveva in mano ; in quella che il Capo evitava il colpo, 
Zamaria, padre di Vittorio, che era rimasto fino allora im- 
passibile, improvvisamente, uccide il Benetello, e trova mo- 
do di scappare dai birri. 

Gli animi dei presenti si eccitano alla vista del san- 
gue; il Capitanio Angelo Malanai, corre dietro all'assassino, 
e Vittorio, con una rapida mossa, per impedire che gli Of- 
ficiali rimasti nelF osteria prestino aiuto al loro superiore 
nell' arresto di suo padre, preso un cavaletto sopra cui era 
prima seduto^ e portatosi sopra la porta unitamente al ma- 
cellaio Agazzi Francesco, che teneva due coltelli sfoderati 
uno per mano e con bestemmie orrende, sfidarono gli Officiali. 

Ma questi, spaventati da quella temerità, non dovet- 
tero sentire né il dovere di arrestare quei facinorosi, ne il 
desiderio di vendicare l' infelice Silvestro Benetello, poiché 
fo lasciato il Vittorio camminare, con arrogante ostentazione 
con arma nuda alla mano, in quelle vicinanze; e, dopo questo 
fattaccio, tutti e tre poterono nascondersi per farsi condan- 
nare in contumacia. *^) 

Se in tal modo la polizia si faceva temere, tanto meno 
i giuocatori rispettavano le leggi che li riguardavano, poi- 
ché in alto e' età chi aveva interesse di proteggerli. 

Erano noti i brogli dei fratelli Fiorentini ; ^') di quel 
Tadie, parrucchiere in Frezzeria, che si mise a far biscazia 
con protecion di Biancafior - Capitano degli Esecutori contro 
la Bestemmia *•) - dandogli un tanto al giorno. Erano note 
le gesta dei due biscazzieri Gaetano Guado e Giovanni^ 
Martini; quest'ultimo - forte dell'appoggio del N. U. Lo- 



*«) Av, di C. E. 102; 1732, 16 giug. 

*') V. a pag. 51. 

^ B. 28; anno 1745. 



Bl 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



i^nD Semitecolo, del notaio Agazzi e del Capitanio, che 
mm$ d' aay>rdo è mangna ... - diceva altezzosamente d* aver 
g WÈmgJ^ Ei'c ^ alla hia»tema in scarsela, che ha protezioni 
tJli i9 questo paese che non à paura e che farà Veder mi- 
f^rWi che iìì intrar del Consiglio di X , . , aveva due genti- 
tmtmini *ftof padroni, che li farà fare quello che vorrà. 

Inoltre i clienti dei due biscazzieri giuocavano fidu- 
«^(jeì di non esser arrestati, poiché sapevano che i birri 
^m^mi'* tìi*/JtJ ordine di essecutione vanno prima ad avvisarli. *^) 

La corruzione e V arroganza erano troppo sfacciate ! 
TmU^dKiA à\ questi messeri fece scuotere i nervi agli Ese- 
^HteK l'^yifro la Bestemmia. 

Xou t^ani mai vero - si dicevano quei giudici - che la ' 
l^^ge non debba colpirli. Olà Zaffi, Capitani, che cosa fate 
l^^ù, ('Olì i dadi sulle dita? andate subito, correte - prima 
(^ i! mondo lo sappia - nella bisca delle " due Rose „ 
^ff^rttttt' r occorrente per giuocare, chiudete tutti li Balconi 
f fi^Ht dt'Ua Volta, « tressate » à maggior difficoltà di in- 
^ffs^ì h pìrta principale.., portate qui le chiavi, ed ar- 
i^tjito il .Martini. 

K, iio^ntre le guardie svogliate chiudevano la bisca. Mar- 
lini Si rollando le spalle, a quello scatto, andava decantando 
iA# É^ ìHintf tifiti tornerà ad apprire la sua Biscazia a forza di 

L't'X barbiere sapeva bene quello che si diceva .... ^ 
jifìitTi [joc'i dopo Guado riapri ai giuocatori la porta della 
ln^ rt» 'l'^i solidamente « tressata > dai Zaffi! 

V\ \nì»'va una cura ed un' abilità particolare, oltre 
^VesstT lonvetti nella baratteria, per sapersi premunire 
cHHitro ta ì'ii:ge ed esser sicuri di non cadere ne' suoi lacci. 



*'^ AJtr^ rotte il magistrato à mandatto sorh tocco h tor li ta- 
^^hì ' ^' cifriti... e quando voleva dar la Ri feria... Agazzi U im- 
-iJÌ ì^ 4hs*'* *'\m quello era il suo salotto. (Esec. cont. la Best. B. 45^ 



CAPITOLO SBSTO I BARI 186 

Chi in proposito la sapeva lunga era quel G-offredo 
Trombetta, barbiere e biscazziere sotto le procuratie vecchie. 

Quante volte Groffrè fu processato, e quante volte, anche 
lui, à forza d* oro fece seppellire i processi in Cassou ! 

Costui - scrive un galantuomo nauseato di questa cor- 
razione agli Esecutori contro la Bestemmia ^^) - più d' ogni 
altro trionfa essendoli riuscito assicurarsi con giornaliere con- 
tribuzioni - la protettion de vostri infedeli ministri che man- 
giano a crepa panza che di qualunque vostra resoluzione lo 
avvisano mentre il vostro capitanio. gli è Compare da S. Zuane 
et il vostro Segretario non arrossisce passegiar seco lui la 
publica Piazza. 

Questi biscazzieri non erano soli nel canzonare i ma- 
gistrati. Sulla riva del Carbon Giuseppe Paganoni - che te- 
neva biscazia ad uso delle Colonne di piazza, cioè ogni 
baldocina due soldi, un traero^ diese soldi, secondo le par- 
tite - diceva, senza mistero, di burlare il magistrato contro 
la biastema, adoperando carte grosse proibite. ^*) 

I due biscazzieri Giacomo Polastro e Giacomo stuer si 
esprimevano, anche loro pubblicamente (egual cosa dice- 
vano nel 1749), di non temere i divieti delle sacre leggi del 
Principe adducendo . . . d' aver Protezzioni dà quatti ha ar- 
dimento di dire di esser spaleggiati . . . Piti dicono di avere 
per suoi refferendari il Capitanio degli Esecutori contro la 
Bestemmia ^') e un tale Gasparo . . . Mantovano bandito da 
sua Patria per ladro da Chiese, confidente del d° Capitanio. 

Ed ora - senza lunghe chiose - continuando a spogliare 
documenti relativi alla corruzione nelle magistrature, spe- 
cialmente nel decennio 1740-60, in cui il giuoco furoreggiò, 
noi vedremo lo sfacelo completo della dignità umana. 



5«) B. 43; anno 1743. 
5<; B. 49; 1748, 4 mar. 
5«) B. 39; anno 1746. 



136 LE BISCHE E IL GIUOCO D^ AZZARDO 



Birri che ricattano, i loro superiori che si vendono, 
nobili che favoriscono la corruzione; ogni cosa serva de^ 
giuoco ! 

Tutti gioivano; non c'era coscienza; la prostituta sa- 
liva air altezza del patrizio, e questi, con gli occhi sbarrati, 
pazzi, scendeva dal seggio degli avi, correva nella bisca, 
trascinando, nella corsa, la folla dei vili. 

Tutti gioivano ed erano corrotti, ed erano miserabili ! 
Passavano i giorni e le notti nella bisca, trattandosi con 
amicizia, nella speranza di rubarsi scambievolmente la bor- 
sa. Gridavano: la Giustizia è al nostro servizio; perchè la 
Giustizia era morta con la morte di coloro che vollero e 
fecero grande la Repubblica. Ciascun giuocatore si sentiva 
forte deir altrui viltà. 

Oh, se nel settecento ci fosse stata la mano e la mente 
di Pietro Gradenigo, non potremmo trovare nel pelago 
delle vecchie colpe ancora questi curiosi e notevoli docu- 
menti ! 

IIU et EccJ Esecutori contro la Bestemmia! 

Acciò che la grandezza di V. E, sappi tutto con verità, 
Lorenzo Robazza ... si avvanta di dire chel Magistrato Ecc.mo 
contri* la Biastema ^^) può far quanto vuole che del tutto 
sarà arrisato come venerdì decorso d'Antonio Barbier aW in- 
segnti del Cuor, che lo mandò a chiamar in Chiesa à san 
Gallo, ¥ lo avvisò di denuncia contro di lui, piti V istesso 
giorno sì porto a sedere in sua propria Biscaccia il Sig/ Ge- 
rolamo Valier Notaro, e lo avvisò del tutto, ed alla sua pr e- 



^3 Tifa spetier . . . volendo venir per forza alla Croce di Malta 
* bÌ!S(^[i n 8. Marco - quello che attendeva al gioco cioè Carlo ha dovu- 
to rìftit'irrr alla protezione di Sua Ecc,^ Dolfin, che attualmente è del 
Cort^j^ th X perchè con un Biglietto scrìtto di siui mano acciò fwn 
Citpiti ptn in detto luogo, (Esec, conL la Best, B. 48; 1741, 13 giug.) 



CAPITOLO 8E8TO — I BARI 137 



senza gli fece portar via tutti gli tacolini della Biscaccia 
istessa. Doppo partito il Notaro il Robazza . . . con Bestemie 
si esalò contro denunciatiti dicendo poi da temerario che a 
questo Notaro gli avrà datto fin al giorno d* oggi Zecchini 
200 in peruche Scatole d' argento dorate e bezzi. Questo Lo- 
renzo doppo aver tornato à parlar col Notaio V istesso giorno 
fece riportare li tavolini e continua in oggi a far Biscaccia. 

Questo Lorenzo si vanta di tagliare i Zecchini in due 

tocchi col salvarsi dalle sue iniquità, dire quando li carpisce 
Zecchini fttronzati li taglia in questa soma acciò più non si 
spendano. Dirò a V. Ecc: che indosso ed a Casa Zecchini 
stronzati da lui se ne troverà de centenara. 

Nella Biscaccia pure di Fadie (o Tadie) nominata il nuovo 
comersio de Bari e malviventi Preti, ed Ebrei, V istesso giorno 
del Venerdì fece il simile del Gacan delle Tavple e conti- 
nuava a far Biscaccia, V. E. sappi che Bianca Fior, ed il 
Vizio (?) di Mesier Grande passa insieme di concerto. In questa 
forma temerariamente se ne ridono della Maestà del Principe. 

Fadie biscazzier in Frezzeria si vantò di dire che si à 

tanto di bon al Mag. Ecc che saprà ogni ordine che possi 

essere rilasciato di piU che esein ad un Notaro che non potei 
rilevare il nome vinti Zecchini quando li dirà chi diede la 
quarela contro di lui e di Lorenzo Robazza detto Cacan. Più 
ebbe a dire, che da Biancafior Cap.^ ha inteso che V. E. 
prima d' andar fuori non può venir al Mag.^ e che V. E. 
Giusto niente risolveva ... V. E. . . . mandi un confidente di 
fede in detta biscazia in quella di Lorenzo Robazza S.^ Moisè 
da Marco al ponte 5." Fantino, da Giacomo Stuer al ponte 
dell' Angielo, e da Bastianelh Gentili in calle de Pignolli, 
che si vanta con Bestemie Ereticali, che ha la protezione di 
Missier Grande che niente teme tutti questi biscazzieri, e le 
sue biscazie sono note al Mag.° Ecc.^ di V. E. fuori di quella 
del Fadie, ma tutti questa serra, ed aversi, toma, ed aprir 
portano via tavole, notano Constituti, e fano lo stesso e con 
17 



138 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

temerità s' awanta di dire come diasi e tomo a dire alla 
grandezza di V. E. Mandi confidente à prender il nome e 
Caratere, ed il loro impiego d* ogni persona, che non troverà 
se non vagabondi Ruffiani, Mangiamaroni bari da Carte, che 
sono la rovina delle famiglie^ e tutti non potrà dire come 
vive, se non confessa le loro iniquità. 

Perdoni EcP Sig/ della confidenza ma se vuole far for- 
mar un processo il piìi secreto ministro non vi è ch^ el No- 
tavo Querini, che niente lo contamina ne niente si può sapere 
di quello scrive .... 

L' accusa - benché anonima - non rimase senza eifetto. 

Gli Esecutori contro la Bestemmia iniziarono tosto un 
processo al Robazza, e, dair esame dei testi, risultò che da 
oltre un ventennio costui, sebbene fosse odiato cordialmente 
perchè voleva tutto per se, « stronzava cecchini » e viveva 
unicamente coi proventi della sua bisca; inoltre un teste, 
confermando la denuncia, depose che era voce universale , . . 
che si faceva mangiar molto al Mag.^ che corrispondeva à 
Ministri.., in una pafola disse che la corruzione era no- 
toria a tutti. 

Perciò il Robazza fu condannato al bando per 6 anni, gli 
fu posta la taglia di 400 lire, e se arrestato a 3 anni di came- 
rotto, ed infine completamente libero da queste noie, se paga- 
va la multa (come fece) di 30 ducati e le spese processuali ! ! 



GAP. VII. 



I delitti dei giuocatori 



j 15 qT 



Le giuocatrici - L' ebreo ed il prete nella bisca - Condizione sociale 
dei Siuocatori - Scatole da tabacco pornografich? - L'auidilà del 
guadagno - U prime zuffe - lina pioggia solida - le armi dei giuo* 
catori - Campana a rriarf?llo - Vigliaccheria dei perditori - La giu- 
stizia d'un paciere - lina belua umana. 



Dminati dalla frenesia delle loro passioni, sem- 
brava - nota il Rovani e lo prova la copiosa 
raccolta di documenti - che ai veneziani del se- 
colo XVIII la vita non offrisse altro scopo all' infuori del 
giuoco. 

Passavano le giornate di lavoro e quelle festive *) nei 
luoghi dove ferveva il giuoco ; dove alla notte *) la crapula 
e l'orgia imperavano sovrane. 

L' uomo depravato ripudiava le cure della Repubblica 
ed il lavoro proficuo ; e la gentildonna ^) - lasciando il pa- 




/ii7. di 8t. B. 1206, F. 1489. 

^ Nel Caffè in Campiello del Pestrin a S. Canciano . . . Il gioco 
cominciava la mattina^ e seguitaim siìio la mattina appresso. (Esec. 
coni, la Best. B. 49; anno 1749). 

^ Una patrizia scrive : - La mia s fortuita è una cosa insoffribrile, 
voi direte non saprò, giuocare f non dico d' esser Maestra, ma mi par 




LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



lasso in balia della servitù - passava la giornata a cincin- 
nazsi, a far visite nei parlatoi dei monasteri, e poi, mossa 
da udovi ed insaziabili desideri, andava nella bisca a ri- 
mettervi zecchini, onore ed imparare ciò che sarebbe stato 
bene ignorasse. 

Roma, nella sua decadenza, ridotta inerte, piccina, ri- 
pudio il suo severo costume per adottare quello greco. E- 
sempi uguali diede Venezia, la « buona società » imitava 
slienatauiente moda e vita francese. 

Alle vesti più sfarzose, alle acconciature sproporzionate 
e ridicole, ed a molte altre esagerazioni, accrebbe la pas- 
sione pel giuoco. 

Le dame allegre - quasi a discolpa dei loro falli - rac- 
contavano volentieri che madamigella di Valois quando 
< attraversava la Francia per recarsi sposa al principe di 
Modena, in ogni città ove pernottava istituiva case da 
giuoco, e ueir agitazione di uno sfrenato muover di carte, 
tra^scorreva febbricitante le ore insino a che si alzasse il sole. 
E quella principessa avea diciotto anni! » *) 

La mala pianta, seminata dalla ^figlia dei Valois, pro- 
dusse i suoi frutti velenosi. 

Il giuoco aveva conquistato anche la donna ! 

Se questa passione era spiegabile nella facoltosa, ripu- 
gna pensarla nella donna del ceto medio e dell' operaio ; 
poveri ti^jjli e disgraziati mariti ! mentre i piccini strilla- 
vano nella culla e i grandi sudavano attorno i lavorieri, 
qualche madre ignobile, scendeva nel campiello per giuo- 
oare, 11 sulla strada, colle vicine. 

Le idù sfacciate, quelle cui Venere annoverava fra le 



4* inh'ììifrt'lo a suffi^ieìiza, sono un pò azzardosa questo è vero. Perdo 
eontifntitnnfiie . .. Non vedo V ora di giuocare con Voi!... (Giuochi, 
ms, presso dì me, n. 115). 

^) B<xi "AHDO. Memoria ecc., Milano 1867, p. 96. 



CAPITOLO SETTTIMO — DELITTI DEI GIUOCATORI 141 



sue sacerdotesse, passavano, senza riguardo, da una bisca 
all'altra. 

Qualche cosa in proposito ne sapeva quel Francesco 
Mori, carcerato nel 1713. ^) Era noto che nella sua fre- 
quentatissima Biscaccia^ al ponte dei Fuseri, alcune donne 
del mondo . . . giocavano baldanzose e gli uomini si godevano 
e . . . perdevano ! 

Oh giuoco, giuoco - sepolcro d'ogni morale - eri tu 
che, in forza di un fascino orrendo, convergevi sulla china 
del precipizio un popolo dianzi saggio e voloroso ! 



Tutti gli ordini sociali erano largamente rappresentati 
nella bisca. ^) / , 

Colà il rubicondo bottegaio, frammischiato coi borsa- 
iuoli, avidi di cogliere V occasione per esercitare la destrezza 
delie loro mani, vedeva V ebreo, livido e giallo come i di- 



5) Esec, cont la Best B. 34; 1718, 3 geo. 

^) Per sapere a quale condizione sociale appartenevano coloro che, 
nella prima metà del settecento, bazzicavano nelle bische, basta leg- 
gere queste indicazioni: S. Basso: pratica gente plebea, (Esec. cont. 
la Best H. 84; 1710, 19 die.) Ponte dei Fuseri: Capita liberamente 
ogni conditioii di persone senza eccezione d* alcuna, (Id. R. 34; 1713, 
3 gen.) S. Matteo: Intervengono ogni sorte di Baronaggia. (Id. B. 48; 
1732, mar.) S. Agostino : frequenta tutta la Baronaggia di quei con- 
tomi. (Id.) Eio Marin: pratica cortesani e Religiosi, (Id. R. 34; 1732, 
31 ag.) S. Moisò . . . ove convenisse la più vii fezza delia plebe. (Id. 
B. 1737, 26 ap.) Vicino alla ruga dei Spezieri: Capitano ogni sorta 
de Scelerati. (Id. B. 48 ; 1737, sett.) Ruga di S. Giovanni Elemosina- 
rio: pratica Gentiluomini e Tabarri, Preti, Artisti e di ogni condi- 
eione tolto però certo, fezza. (Id. ,B. 48; 1737, 16 die.) Vicino al ponte 

di Rialto: vi vh mal viventi. (Id. B. 48; 1738). Calle della 

Passion ai Erari: pratica D. Bortolo Giovanelli, D. Zuane Dona, e 
1>. Feìippo Neri. (Id. B. 53; 1789, 8 mag.) Fondamenta dei Frari: . . . 
vi sono introduzione di Preti, di Fratti, et altre . . . Persone di Può- 
eho Chonseto, (Id.) Frezzeria : Vi va d' ogni sorte di giente, et impara 



142 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



stintivi che doveva portare sulle vesti, stringere la destra 
al prete che nella bisca dimenticava le lotte secolari, e sem- 
pre inanì^ per distruggere la razza semitica. 

L'ebreo, che ha veduto il granito, su cui poggiava l'im- 
pero dei Cesari, spargersi ai venti al soffio del cristianesimo, 
vedrà ancora l' umanità rinnovellare i suoi reggimenti. 

U secreto di questa longevità consiste nel saper adat- 
tarsi a tutti gli eventi, pur rimanendo incrollabili nella^ 
propria religione. 

Sebbene a Venezia la persecuzione contro gli ebrei non 
fosse feroce come negli altri paesi, tuttavia non vi érana 
lasciati in pace. 



ticolare Cavalieri veneti e giente di Corte d* Ambasciatori, (Inq, di 
St £. 560; 1740, 80 mag.) Procuratie vecchie: pratica haronaggia e 
persone in divisa cioè soldati, stochizzanti, tabarri , . . Foresti, Preti 
... tutti baroni. (Esec. cont. la Best B. 43; 1742, 2 gen. M. V.) Ponte 
dell' Angelo : vanno le più rilasciate figure di giocatori. (Id. B. 39 ; 
anno 1746). Frezzeria: pratica i N. U. Canal, Corner, Friuli, preti ed 
ebrei, Maino baro e mangiamaroni. (Id. B. 28; anno 1746). Salizzada 
S. Moisè: ... vi vano,.. Ebrei, N. U., Tabarri Botteghieri si dice 
che vi vadano in maschera anco dei preti. (Id. B. 49; anno 1746^. 
Galle Morosina a S. Sofia: pratica si Religiosi che Secolari. (Id. R. 1746 j. 
28 giug.) Ponte dei Barcaroli: Il dopo pranzo vedo andarvi molti 
tabarri. (Id. B. 49; 1749, 18 ag.) Ponte del Lovo ; giuoca ^nte in Spada 
in Tabarro in Vesta e preti (Id. B. 49; anno 1750). Procuratie nuo- 
ve: Intervenivano molti ufficiali. (Inq. di SL B. 684; 1761, 12 lug.) 
Ponte deir Angelo : pratica persone d* ogni genere, figli di Famiglia, 
e feccia del popolo. (Esec. cont. la Best. R. 1768, ap.) Calle dei Bom- 
baseri : frequenta Foresti, preti, botteghieri, borsaroli, gente ordinaria 
e dvtle, soldati, done, ebrei. (Id. B. 50, anno 1758) Campo 8. Can- 
ciano: alcuni preti giuocano. (Id. B. 50; 1768, ap.) Calle dei Fuseri : 
Vi erano N. H. Tabari, Soldati, Foresti, qu^alche Ebreo, Preti, Frati, 
donne. (là. B. 60; 1753, 3 ott.) 

passai alla mia Canonica a far una partita a BochemboL 

Z>. Pietro Fomesieri Parroco. (Giuochi, ms. presso di me, n. 118). 

La Dama e gli altri che . . . giuocavano . . . nella bottega da caffè 
(Id. n. 127). 



CAPITOLO SETTIMO DELITTI DEI GIUOOATORI 143 



Proprio nel periodo massimo del giuoco d' azzardo, una 
sciocca disposizione limita la libertà del lavoro. 

Non si vuole che le donne cristiane sieno domestiche 
degli ebrei, che i facchini li servano nei giorni festivi, ed 
e vietata V introduzione nelle case di qualunque ebreo, ai fan- 
ciulli al disotto degli undici anni. ') 

A queste e ad altre sopercherie gli ebrei non si ri- 
bellarono, ne protestarono ; ma, pur tacendo, facevano scon- 
tar salata la vendetta, prestando ad usura denaro ai cristiani. 

Nella bisca era più facile trovar clienti; ed ecco l'e- 
breo recarvisi, non per la mania di giuocare, ma per sfrut- 
tare le debolezze de' suoi nemici. 

Apparentemente era devoto e servo umilissimo a tutti ; 
la dignità, il rispetto verso sé stesso, verso la sua razza, 
perseguitata cosi ingiustamente, non rappresentava nessun 
valore reale; anzi la fierezza l'avrebbe ucciso, ed oggi bi- 
sognerebbe cercarne solo le tracci e sulle vecchie carte. 

Quando l'ebreo era nella bisca un sorriso impercetti- 
bile gli faceva muover le labbra; da profondo conoscitore 
della psiche umana, egli vedeva compiuta l'opera nefasta 
di Asmodeo, vedeva nell'orgia febbrile dei cristiani com- 
piersi la rovina dei loro istituti e fecondarsi il proprio ri- 
scatto; allora sentendosi forte, e volendo farla da padrone, 
nella foga delle partite, offendeva santi, beati e tutta la 
corte celestiale. 

Qualche sacerdote - sul tipo di quell'abate LasagnOy 
ben noto ai Tribunali *) - tòcco da quel coraggio insolito, 



^) Esec, cofiL la Best. B. 65; 1740, 22 mag. 

•) Pre Lorenzo Zandiochi detto Lasagna . . , Imputato .,. di frt" 
queniar bische, e giochi con sospetto ... di Barerie, con fama di 
Baru fante e prepotente, è condannato a 4 mesi di carcere scara. (Esec 
coni, la Best, B. 1770, 14 die.) Questo reverendo fu punito anche 
jwr contrabbandiere dagli Inquisitori sopra i dazi, e, per altre por- 



IM LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



si arrabbiava, guardava in cagnesco V ebreo e dopo aver ri- 
cambiata l'offesa, maledicendo a lui, alla specie di Abramo 
ed alle sue deità, si allontanava dal tavoliere. ^) 

Passata quella reazione naturale, il prete, assumendo 
il tono solito, slargava le narici ed aspirava voluttuosa- 
mente da qualche scattola, magari pornografica, ^^) la consueta 
presa di tabacco. E, con un certo fare gioviale, girava at- 
torno i gruppi di giuocatori, prestando orecchio alle loro 
scipite ciarle, incoraggiando i perdenti con segni conven- 
zionali, e facendosi pagare la garba da coloro che avevano 
spogliato l'avversario. 

Quel sacerdote era pei giuocatori il loro burlone e con- 
solatore; egli aveva sempre pronta la facezia sboccata, ed 
alternava, quando non zuffolava qualche arietta del Gteìl- 
luppi, del Cimarosa o d'altri maestri, **) i discorsi impuri 



cherie, dagli Inquisitori di Stato. (B. 1098, F. 548; anno 1774). Il 4 
ottobre (?) 1786, in una camera del magazen in saiizzada S. Panta^ 
lon, in una zuiFa, riporta una grave contusione neW occhio destro ed 
una ferita al labbro superiore. (Av, di C. ; documenti non ancora ca- 
talogati). 

^) Il Prè Maria Jacobbi^ bestemmiava quando perdeva al giuoco. 
(Esec. cont. la Best, E. 34 ; 1697, 27 ap.; 

Nel mischio della biscazia di Giacoma Polastro al ponte del- 
l' Angelo intervengono... sacerdoti con ebbrei che per il giuoco si 
vitupera una Religione Christiana con V Kbbrea, con biasteme (Esce, 
cont. la Best. B. 39; anno 1746); e lo stesso facevano nella barberia 
di Zumane Aurelli, sotto le procuratie nove. (Inq. di St. B. 596). 

*0) Esec. cont. la Best. E. 3S; 1683, 6 ap. 

Molti Pittori . . . dipingono sopra Scatole da Tabacco . . . Figure osce- 
ne e Lascive, rappresentanti atti disonesti, ed impuri contro la dovuta 
Jwnestà de costumi, ed alcuni Botteghieri, et altriy .. . ne vendono, 
mandandone anche fvx>ri della Citth, et in luochi Esteri. (Leggi cri- 
minali; PlNELLI, 1761, p. 181). 

**) Molti Religiosi sacerdoti suonano ne Pubblici Luoghi... Teatri 
Casotti, Feste da Ballo ... e Serenate vaganti per li canali. (Esec, 
cont. la Best B. 1, pag. 26). 



CAPITOLO SETTIMO — DELITTI DEI GIUOCATORI 145 



con le massime del Vangelo, per tranquillare i giuocatori^ 
se ancora avevano qualche lontano rimpianto per la fami- 
glia abbandonata. 

E sempre in quel crogiuolo di vizi, frammischiati al- 
r ingenuo popolano, al baro, al borsaiuolo, eranvi le più 
alte nobiltà e persino dei regnanti; vedevansi condottieri 
d'eserciti a tavoliere, con ambasciatori, con persone che 
occupavano le più dignitose cariche dello Stato; vedevasi 
qualche vecchio legislatore, che invece di esser esempio 
di morigeratezza, spiava, con occhio cupido e felino, la 
mossa deir avversario per arrivare a possedere quel gruz- 
zolo d' oro che aveva dinanzi ! 

Quale influenza benefica doveva avere l'opera di questi 
personaggi riguardevoli ? chi si sarebbe vergognato di en- 
trare nella bisca, se in essa trovava i governanti V chi non 
avrebbe - di fronte a questa profonda decadenza - alzato 
la voce e le mani, quando la disdetta lo perseguitava? 

Bare volte nelle bische signorili scorreva il sangue. I 
nobili frequentatori apprezzavano troppo la vita per sacri- 
ficarla al capriccio delle carte : era assai meglio rinfacciarsi 
reciprocamente le comuni lordure e ricorrere, magari, per 
sfogare l'ira, ai vocaboli sconci usati dalla plebe. 

Non si può negare che questi metodi dei patrizi e degli 
abbienti, non mancassero di un criterio « conservatore ! > 

La plebe invece, nelP esplosione dell' istesso livore, su- 
perava i suoi padroni. 

Gran parte del popolo, dopo aver finito di lavorare, 
sul cader della sera si recava all' osteria ove sciupava i scarsi 
guadagni della giornata, *') e fattesi portare le carte il 
giuoco cominciava . . . . ' 



**) I salari variavano da 2 a 5 lire. (Salari, ms. presso di me, 
12). Un Marangon guadagnava tre lire al giorno, con le quali 
19 



146 



Grado a grado che la partita progredisce ai^jnenta nei 
giuocatori l'avidità del guadagno, il dispiacere della per- 
dita, l'offesa all'amor proprio; tutti vogliono vincere, chi 
per interesse, chi per vanagloria; ma ciò non essendo lo- 
gicamente possibile, verso la fine della partita i soccom- 
benti soffrono alle esclamazioni di allegrezza dei loro av- 
versari : allora diventano irrequieti, irascibili e disposti 
alla collera violenta. Un nonnulla li fa balzare dalle scran- 
ne; vociano, urlano, bestemmiano come ossessi, e batto- 
no, per dar forza ai loro discorsi, dei pugni formidabili 
sulla tavola. 

In quell' istante, sopraffatti dall' emozione, i giuocatori 
cominciano a perdere la ragione. Per una differenza del gioco 
Lorenzo Scapine non si limita a schiaffeggiare il sarto .Pietro 
Chinellato. *^) Sono superiore di un punto dice, nel Magazen 
a S. Martin, un tal Montesco detto Pevare al suo competi- 
tore Zuane Bevilaqua; e perchè questi osa sostenere il 
contrario, lo accoltella vigliaccamente nella schiena. **) 

I due bottegai Giuseppe Morandi e Pietro Bonaldi, per 
ricrearsi, si recano, la sera del 28 ottobre 1749, in un ca^in 
di un orto a S. Trovaso e giuocano a Tresette, Ad un tratto 
il Morandi - che aveva contato mentalmente i punti - si 
dichiara vincitore : V altro per verificare se la cosa è giusta 
gli prende dalle mani le carte ... ; il Morandi se ne ad- 
denta: in breve, i due amici di poco prima, si azzuffano; 
e, mentre i presenti cercano di quetare i bollori di quei mal- 
capitati, al Morandi viene una perfida idea: scappa nel- 
l' orto vicino e si mette furiosamente a slanciar pietre nel 
Casino; sotto quella pioggia « solida » il Bonaldi resta 



diceva di mantenere anche la sua Dorma, (Esec, cent, la Best, B. 50 
1768, 11 sett.) 

<5) Id. 1729, 22 giug., (1733). 

<*) Id. E. 106; 1775, 27 ag. 



CAPITOLO SETTIMO — DELITTI DEI GIUOOATORI 147 



colpito dì pierada in una sopraciglia^ ed eguale sorte tocca 
in una coscia ad uno che era accorso per soccorrerlo. ^^) 

Un' inezia, il più piccolo malinteso, una carta scoperta 
mescolando il mazzo o nel distribuirla, da qualunque inci- 
dente, che nasceva giuocando, succedevano risse spaventose. 

E purtroppo lo potè dire la disgraziata Margherita 
Maffei, la quale dopo di esser stata colpita in un piede da 
una boccia non voleva, alle richieste di Pietro Gonzato 
Fenestrer, più restituirla, pensando con ciò punire, a modo 
suo, i giuocatori. Ma Gonzato, che si vedeva leso nella sua 
proprietà, le diede, per ridurla a più miti consigli, tanti 
schiaffi, pugni e pedate sul gemino emisfero, che la ridusse^ 
in breve tempo, sul letto di morte. ^^) 

Nel secolo XVIII la plebe veneziana menava le mani 
ed i coltelli, con una facilità, che ai nostri giorni sembra 
inverosimile, se questa delinquenza non fosse esuberante- 
mente provata nell'appendice dei delitti fra giuocatori. 

Le percosse, le baruffe, gli urli selvaggi, le preghiere 
a mani giunte di aver salva la vita, le offese triviali ai 
parenti, *') vivi e morti, era il canto doloroso che si riper- 
cuoteva nelle bische popolari. 

Quando le mani non bastavano, volavano i bicchieri ed 
i boccali colmi di vino; le lucerne, che rischiaravano quel 
teatro nefando, andavano in pezzi. Neil' oscurità i rissanti 
prendevano tutto quello che capitava loro tra le mani; 



*5) Etec. cani, la Best R. 103. 

<6) Id. R. 102; 1788, 21 gen. 

<') Nel Magazen alla Cadoro il facchino Giuseppe Ballin, dopo 
cenato^ giucca alle carte con Domenico Contardo; durante la partita 
trovano di che dire; da una parola alP altra Contardo offende V onore 
deUa Madre del Ballin, questi lo avverte d*aver riguardo a parlare 
in tal guisa ; V altro per tutta risposta gli dà uno schiaffo e gli getta 
sulla faccia un gotto, Ballin monta su tutte le furie, rovescia la ta- 
vola ed accoltella tre volte V offensore di sua madre. (Av. di C. E. 104 ; 
1766, 27 giug.) 



148 



alcuni estraevano dalle tasche gli arnesi professionali; e 
nella ridda di quelle strane armi, scintillavano eziandio 
le britole, gli stili, lo pistoiese e le spade, ^') inseparabili 
compagni di molti giuocatori. *^) 

Colla mente ingombrata - come scrisse un estensore di 
tali fatti ^") ^ - dalla cupidigia, dalla sete di vendetta, stor- 



**) Armi solite usarsi dai giuocatori: un legno; (Av. di C E. 101; 
1727, 12 giug.) un lume; (Id. 1728, 11 lug.) subia da calegher; (Id. 
1730, 10 ott.J spada; (Id. 1731, 6 gen.) punta da marangon; fid. 103, 
1736; 7 ap.) bicchieri; (Id. 103; U ott.) bocal di vino] (H. 1743, 22 
gen.) stillo; (Esec. cont la Best. B. 49; 1748, 4 die.) 

^^) Queste scene orrende sono vivacemente riprodotte nella casa da 
giuoco delP inglese Hogarth. 

« Nel centro del quadro è un giovane che ha scialacquato nei 
vizj le sue sostanze e che finalmente ha perduto al giuoco il su4> til- 
timo scellino. Egli ha un ginocchio a terra ed implora la vendita 
del cielo sul nudo suo capo, dal qu^ale, nella sua rabbia, ha gettato 
via la parrucca. Egli ha rovesciato al suolo la sedia su cui era as- 
siso, ed un cane sta abbaiando ali* aspetto dell'impotente .sua fre- 
nesia. Alla sua destra evvi U7i* altra forsennata vittima che si cruccia e 
bestemmia, co' pugni chiusi, pronto a commettere l'ultimo atto di 
disperazione. Alla sua sinLstra, muto, ed immerso in pensieri di tri- 
stezza e di misfatti, siede un malandrino che ha perduto il frutto 
deW ultimo sìvo debito; egli for.^e gih pensa al carcere ed alle ca- 
tene, perche non bada al punch ch'egli ha chiesto primd e che un 
ragazzo gli viene porgendo. Il furfante siede presso ad un focolare, 
munito di una graticola ; precauzione non inutile in un luogo dove 
si disfrenano le più feroci passioni. E non pertanto la ca^a è in 
fuoco, ed il wAtchraann vi entra dentro frettoloso ad avvisarne gli 
astaìiti* Eccettuati due i giuocatori sono sì assorti nella loro occu- 
pazione che nessuno dh mano a smorzare le fiamme, o pensa a fug- 
gir dal pericolo. L' usìiraio continua ad imprestar denaro ad un 
giuocatore, il cui avere non è ancora sciupato del tutto; - qu^i che 
teneva il banco, sta intascando le monete ; - un altro giuocatore in- 
furiato vuole uccidere il baro che lo ha messo in rovina, e nessuno 
di loro si cura del comune pericolo che li circonda. » (Teatro, eoe. 
op. cit.) 

«^ Av, di Com. R. 104, 1764, 27 ap. 



- CAPITOLO SETTIMO — DELITTI DEI GIUOCATORI 149 

^tì da qael pandemonio, ed alterati dal vino, gli nomini 
si trasformavano . . . ., non erano più i pazienti lavoratori che 
<ìercavano, spinti dall'emulazione, di rendere perfetta l'arte 
loro. Asmodeo - lo spirito diabolico del giuoco - più mi- 
cidiale di Volupia, pervertiva i loro animi e finiva col ri- 
durre quei tristi eroi '*) - capaci di uccidere perfino il fra- 
tello ! - parte nel camposanto e parte nelle galere. 

n domani per loro non esisteva ! Che cosa importava 
morire e marcire nelle prigioni, se la fame, dopo la sazietà 
dell' oro, straziando lo stomaco, stimolava al delitto ? Che 
-cosa importava il disprezzo, l' odio degli amici e dei figli ? 
Che cosa importava se la vita si compendiava unicamente 
nella violenta emozione che procurava loro l' ineffabile vo- 
luttà del giuoco? ^) 



M) E davvero triste eroe fu il Diamanter da falso Agostino Laz- 
sari d. Bagatin. (Questo nomìgDolo significherebbe per cosa vile, Pa- 
DOVAN, Monete, 18). Il 5 ottobre 1748, egli giuocava alle carte nel ma- 
gazen in campo S. Polo con Francesco Furlanetto: un malinteso 
qualunque fa nascere tra loro una fiera contesa; ma il Furlanetto 
prudentemente si dilegua per le calli di S, AponaL Nel frattempo il 
Lazssari si provvede di un Palosso, ed il suo compare G. B. Sorovin 
si fece dare da lui un coltello, e assieme ricercarono il Furlanetto 
che nel frattempo si era nascosto in una bottega, wa scoperto il ri- 
fugio il Lazari, con orribili bestemmie lo sfidò fuori; quetato per 
un momento dai Capi Contrada s' allontanò da quel sito; ma caso 
volle che ritornato in campo S. Polo vide l'incauto Furlanetto che 
sbuca fuori dalla calle del magazen, ove prima avevano altercato, 
armato di uno stocco, si assalissero violentemente V un V altro... si 
dimenassero . . . varii colpi, con uno dei quali il Lazzari colpi nel 
petto il Furlanetto. 

Poco discosto vi era il Sorovin con un coltello in mano pronto 
ad assalire alle spalle il Furlanetto, se per caso il suo compare da 
8. Zuane fosse rimasto soccombente! (Av. di Com. E. 103). 

^ Kella criminalità il massimo dei giuocatori, dice Lobcbboso 
(L' tunno delinquente, Torino^ Bocca, 1897; 11, 534) è dato dai traf-- 
fatori e falsari, i quali si danno al delitto, per lo più, per soddisfare 
agli impegni od ai debiti del giuoco, e portano, nel reato, com' essi 



150 



Triste esempio di questo travicunento da ogni senso 
morale, diedero i due vilissimi biscazzieri Antonio Canevello 
e Francesco Andreuzzi detto Buzeca nel loro antro all' in- 
segna del Sepolcro in Frezzeria. *') 

Essi avevano fatto lega per barare i giuocatori. Una 
sera, però, Canevello, dubitando che il suo « compare » lo 
ingannasse in una certa questioncella, gli si avventò ad- 
dosso armato di stilo ; l' Andreuzzi schermendosi con arma 
eguale, da quell* assalto furibondo^ a' avvicina alla porta 
d'uscita. L'occhio di volpe del baro milanese aveva rapi- 
damente scorta la salvezza: Buzeca d' un tratto è sulla stra- 
da e si mette urlare, pel timore che il Canevello lo ucci- 
desse: AgiutOf Campana a martello! 

Queste voci di soccorso, che riempivano di terrore i pa- 
cifici cittadini; fecero sussurare tutta la contrada. 

In un attimo le porte delle botteghe e le finestre si 
grenlirono di curiosi e tutti, invasi da una tremarella ri- 
dicola, si sfiatavano a gridare : per carità ... si vadi a 
sonar . . . o far toccar . . . la Campana a martello per questi 
furbazzi; ma nessuno si muoveva. Intanto tutti quei Genti- 
luomini, Tabari e Cavalieri, compresi i N. N. H. H. Valerio 
Sagredo, Marco Dona dalle Toreselle e l' abate Fenarol, che 
si trovavano nella bisca, ai primi sintomi della rissa ab- 
bandonarono le carte e si ritirarono chi in una' parte chi 
in un altra; poscia protetti dalle tenebre, scaparono dalla 
paura per le Gallette vicine e si rifugiarono nelle bische 
di quei pressi, raccontando (i bugiardi) a coloro che assi- 



si esprimono, P abitudine e gli usi del giuoco, facendo convergere a 
lor vantaggio Pavidità e P ignoranza delle loro vittime, e giustifi- 
candosene. 

Su 100 rei, 18 proferivano il giuoco, 10 i viaggi, 10 il teatro, 8 
te donne, 6 il vino, 5 il ballo, 6 le leccornie, 2 il sigaro, 1 la birra. 
(Id. I. 464). 

«3) Enee. coni, la Best. B. 49; 1748, 4 die. 



CAPITOLO SETTIMO — DEUTTI DEI GIUOOATORI 151 

stevano al giuoco, che se per combinazione non si fossero 
trovati in Frezzeria, il Buzeca non avrebbe forse più rive- 
data la nativa Milano. 

E da quel fatto, comune nelle bische, i discorsi si a- 
nimarono : ciascuno dei presenti cercava - a modo suo - di 
spiegare le cause di quella baruffa, facendo un chiasso in- 
diavolato e disturbando coloro che giuocavano. 

Ah, tutti quei curiosi che affollavano i tavolieri - at- 
torno i quali contraevano nuove amicizie ^*) - erano l' incubo, 
il tormento dei giuocatori, perchè non sempre soffrivano i 
motteggi, *^) gli scherni '^) e le loro osservazioni! 

Coloro che perdevano - non sapendo come sfogare la 
loro rabbia - si rivolgevano contro gli spettatori accusan- 
doli di aver fatto, durante quel chiaccherio, cenni alti av- 
versari, *') Allora i pugni, le lame e le armi da fuoco la- 
voravano, ed i più accaniti, i più feroci, in quelle scene 
barbare, erano i perditori; i quali, pallidi, febbricitanti, e 
con gli occhi immoti, fuori dell'orbita, approfittavano della 
confusione per rubare le monete sparse sul tavoliere, che 



**) Carlo Calotti recatosi bXV Osteria del Pelegrin si mette a se- 
^re vicino al q. Zuane Mian facilini che unitamente ad altro com- 
pagno giocava, e quantunque non si conoscessero ricavasse .... dal 
Mian,., un gotto di vino, (An. di C. E. 105; 1773, 2 giug.) 

^) Francesco Bedolfi, nel luogo del Trucco in PLscina di Frez- 
jseria, motteggiava due giuocatori; uno di questi certo Metaxà gli 
diede uno schiafiFo, che viene ricompensato dal Eedolfi con due col- 
tellate. (Av, di C. E. 102; 1735, 14 ap.) 

Nell'osteria della Cerva il facchino Nadal Poletti, dopo di aver 
< borbottato e motteggiato >^ il giucca tore Carlo Eizzi, lo uccide r^ 
pentinamente. (Av. di C E. 105; 1766, 31 lug.) 

^) Bortolo Bigontina e Antonio Berto ti ed altri loro amici, scher- 
sando, attorniavano, nel Magazen alla Bragola, quattro marinai che 
giaocavano alle carte; lo scherzo dura poco: succede una rissa, ed il 
Bertoti muore sotto il ferro omicida del Bigontina (Av, di C E. 105; 
1774, 10 sett.) 

«0 Av, di Cam, E. 104; 1754, 18 ott. 



152 



magari, poco prima eran di lor proprietà : e poi, cheti, cheti, 
sgattaiolavano, fra le gambe e sui corpi dei rissanti, fuori 
della bisca. 

Biacquistata la dovuta calma tornavano tranquilli, col 
sorriso sulle labbra, in queir inferno; ove, per compiere nuove 
ladronerie, cercavano, dando ragione a questi, smorzando 
i bollori di quello o favorendo la fuga all' assassino, di por 
fine a quella lugubre danza di miseria e delitto. ^^) 

E gli uomini - carne e sangue di quel popolo, che 
nei secoli antecedenti al settecento, in cui si svolgono queste 



'^) Un paciere che difficilmente si avrà riscontro nelle cronache 
criminali, fu il barcaiolo Giacomo Pasquazza detto Galletto. 

Passavano per il campo di S. Francesco due facchini Domenico 
Andreazz& e Battista Frescura, altercando . . . per la vincita fatta 
dall' Andreazza al Frescura di dieci soldi alle Sorelle che non aveva 
pronti a sborsargli. 

Galletto, dal balcone di una casa vicina, sente l' alterco e volendo 
fare giustizia, corre sulla strada e chiede ai due che cosa hanno. Questi 
Io guardano un po^ sorpresi, ma finiscono col raccontargli le loro di- 
spute. Saputo di che si tratta Galletto - che del resto non era 
uno stinco di santo - rivolgendosi al Fi^escura, lo rimproverò che 
quello fosse un giuoco da Canaglie, e nel mentre che gli imponeva 
di doverlo subito soddisfare, gli dà una gu^mciata, ed impugnato 
un coltello alza il braccio per vibrargli un colpo; un passante lo 
ferma a tempo di commettere il delitto; ma Galletto, svincolatosi 
dallo sconosciuto, toglie dalle spalle del Frescura un Crosato e lo 
getta verso TAndreazza dicendogli che con quello si pagasse. An- 
dreazza, ricusa: resta come sbalordito da quella giustizia cosi rapida- 
mente esecutiva. 

Non vuole il Crosato, non accetta il mio valido intervento; ah, 
il pusillanime, non è neanche buono di far valere i suoi diritti ! Ti 
acGoncierò io per le feste, carognetta ; cosi pensando, e senza fare al- 
cuna . . . parola, si precipita verso V Andreazza mirandogli U7i calcio 
nel ventre, e nelP atto che quelPinfelice si dà alla fuga, Pasquazza gli 
accoltella la schiena; per cui condotto ali* Ospitale di SS. Pietro e 
Paalo... 5 giorni dopo moriva. (Av. di C. E. 106; 1773, 28 mag. il 
fatto avvenne nel 1771, 18 ag.) 



CAPITOLO SETTIMO — DELITTI DEI GIUOCATORI 163 

pagine, passava gran parte della vita nelle Malvasie e nei 
Magazzeni da viri aumentando con ciò 1' imhriaghezzo ^^) - 
abbandonavano nei tuguri le loro famiglie, per darsi ani- 
ma e corpo al giuoco. 

I figli, come i loro genitori, seguendo, nella bisca, le 
tradizioni degli avi, dopo la baruffa si quetavano ; e bron- 
tolando, nella guisa dei sciacalli, forbivano nei calzoni i 
coltelli sanguinolenti, toccavano, in segno d' amistà, le ca- 
raflFe colme di vino e la pace era fatta: ma in cuore ser- 
bavano l'odio e meditavano le più vili ed esecrande ven- 
dette ! 

Da queir Abondio Paliari, che dopo riconciliato e ba- 
ciato col falegname Lorenzo Rossi, quando questi meno se 
l'aspettava, lo ferisce con un PcUosso, che tenea nascosto 
sotto il tabarro, ^^) a quel Pietro Colussi detto Manestray 
che un tiro quasi eguale giuoco al Carboner Gian Maria 
Formentello, ^*) a quel Andrea Zanon, che, approfittando della 
confusione di una zuffa, caccia, inosservato, un coltello nel 
ventre di certo Zanoni Adamo, ^*) il massimo della mal- 
vagita umana appartenne ad Antonio Pelizzari. 

Antonio Pelizzari giuocava alla Zecchinetta nel Magaz- 
zen a S. Samuele, Dopo una perdita di 3 lire vuol conti- 
nuare sulla parola, ma Tommaso Bassi, che teneva banco, 
si rifiuta; allora il Pelizzari sorte dall'osteria e ritornato 
poco dopo, senza proferire parola alcuna, si avvicina alla 
tavola da giuoco ed improvvisamente ferisce nel collo U 
Bassi. E nell' atto che questi, grondante di sangue, cercava 
uscire dal Magazzen, riceve dal Pelizzari una seconda col- 
tellata in un braccio; per sfuggire dalle furie di quel for- 
sennato, il povero Bassi, invaso dal terrore, a caso, si avvia 



«) C. X 1571, 31 lug. 
30) Av. di C. R. 106; 1761, 6 die. 
«) Id. 1763, 28 mag. 
«) Id. 1761, 30 lug. 
20 



164 



di corsa verso una riva vicina, e l'altro, che gli è alle costole, 
correndo, gli vibra una terza coltellata. 

Appena giunto sulla riva del canale, Bassi, coi capelli 
irti e le membra disfatte dalle ferite e dallo spavento, si 
volta indietro, con una cert' aria che avrebbe mosso a com- 
passione anche i cuori più incalliti nel dolore e scorge il 
Pelizzari ancor più irritato, perchè nel maneggiare l' arma 
omicida, si era ferito alcune dita. 

Lasciami la vita, ti prego - supplica il Bassi - ti scon- 
giuro in nome dei tuoi figli, lasciami ancora vivere ... : ti 
chiedo perdono sulla tomba de' tuoi cari, se puoi supporre 
eh' io abbia avuto l' intenzione di offenderti ; lasciami .... 
ah infame, che fai ? Gesù mio .... mamma benedetta .... 
e per sottrarsi a nuove percosse del scellerato si lascia an- 
dare n'eir acqua ... E mentre s' annegava, il crudele Peliz- 
zari gli vomitava, a mo' d' orazione funebre, le più sconcie 
frasi della feccia! *^) 

I giuocatori, soggiogati dalle loro brutali passioni, raf- 
finavano il delitto con la stessa cura che pone l'artefice 
nell' ultimare l'opera che lo renderà immortale; quando 
l' azione non seguiva rapidamente alle cause che l' avevano 
provocata, essi premeditavano ed accarezzavano la maniera 
più acconcia per rivalersene contro l'odiato avversario. 

Da queste tendenze criminali, le minaccio di morte, 
le aggressioni e l'audacia incredibile di quegli assassini, 
riduoeva di Venezia - la città famosa per l' arte e pei ba- 
gordi - un cova di canaglie capaci di compiere ogni più 
efferato delitto. 



«) Av. di Com. 1763, 16 die. 



GAP. Vili. 
Le condanne 

Jl giuoco n^l diritto ueneto - Somme permess? di giuocar^ - il giuoco 
degli scacchi nel trecento - Coerenza delle condanna - il career? - 
Sentenze ridicole - Esecuzione di una condanna - j giuocatori in 
Berlina e la loro lingua in « Qioua » - Salario del carnefice - 
Quanto costavano gli arresti - pene : ammonizione, multa, taglia, 
« pubblica indignazione, » bando ecc. - Le condanne dei nobili. 



jl giuoco è una convenzione di cui è arbitra la 
sorte o la capacità del giuocatore. 

Il pericolo di perdere e la speranza di vin- 
cere hanno, durante la partita,' valore eguale. Non si può 
calcolare sulle sorprese delle carte. *) 

Ciascuno - nell'ambito del diritto naturale - è libero 
di fare quello che crede; se c'è chi giucca, c'è chi va a 
braccetto con le cocottes, chi fatica nello sport, chi raccoglie 
cose inutili, e via dicendo. 

Tutti, secondo le loro aspirazioni, provano piacere per 
aver soddisfatto al desiderio dei sensi. 
E fino a qui nulla di straordinario. 




*; Ferro, op. cit. II., 10; Rocca, Bibl. del diritto, Venezia, An- 
tonelli, 1856; Fase. 137; Foramiti, Enc. legale, Venezia, 1888; IL, 575. 
Pektile, St. del diritto Italiano, Torino, 1892; V., 542. 



i.K BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



Ma il potere esecutivo ha dovere d' intervenire quando 
r abuso di queste soddisfazioni danneggia il civile consorzio. 

È barbaro lasciare il giuocatore in balia della sua pas- 
sione, poiché la sconfinata libertà dell'uno distmgge quella 
degli altri, semina corruzione, inferocisce gli animi sino a 
produrre suicidi ed assassini. . 

Per ovviare a tali funeste conseguenze, il Maggior Con- 
mìglio proibiva il giuoco « con spesa di denaro » nelle piazze 
più frequentate, nella chiesa di S. Marco, nel palazzo Duca- 
le, -) nelle case - per sicurezza cittadina - col fuoco ^) o col 
lumey *) e, nel 1307 18 maggio, nell'isole di S. Marco e di 
Rialto ; mentre anni addietro il divieto era esteso in tutto 
r Episropato di Venezia e di Torcello. ^) Ma poi - dice il Cec- 
chetti ''1 - fa concesso verso sera giuocare, purché la posta 
non superat^se i 10 soldi di grossi e di 20, durante la gior- 
uat,a, nella loggia di Rialto. 

I Signori di Notte - che erano il braccio esecutivo del 
Mitfpjior Consiglio - dovevano far rispettare le leggi contro 
i giuocatori. 

L^airrmenda da applicarsi, anche a coloro che presta- 
vano i tavolieri, ^) variava, secondo i casi, da dieci soldi *) 
a venticinqae lire^ '*) quasi sempre per ogni partita. *^) 

In caso d'insolvenza il giuocatore veniva arrestato e 
trattenuto in carcere fino a che non pagava la multa; **) op- 



*) Per le laf]fgi menzionate nelle note di questo capitolo cfr. V ap- 
pendic« : Legislazione sul giuoco, oppure 1* indice dei documenti citati. 
*; llii.O. 3 aiar. 
*) lì31), 15 lug. 
») 121*'i, Il nov. 
^> (in n( iiij op. cit. 427. 

*) 12t3t), 11 mar. 
^) VàOO, a tfiar. 

**') 1255. 12 mag. 
*<) 1^254, S .sett. 



-k-aCH 



I CAPITOLO OTTAVO LE CONDANNE 167 

! '• ■ 

pare - come venne stabilito cinqnant' anni dopo **) - poteva 
delegare un altro a scontare, in vece sua, il carcere. 

La parte 1266 14 marzo è più spiccia: i giuocatori 
non vogliono o non possono pagare? ebbene anch'essi, alla 
stregua degli ubbriaconi, sieno tuffati nelP acqua! 

Però esisteva il diritto di grazia ; diritto che si poteva 
reclamare e che veniva concesso dopo una minuzipsa pro- 
cedura. *^) 

Il diritto veneto non aveva, nella sua forma primitiva 
contro i giuochi di fortuna, un indirizzo chiaro e preciso. 
Esaminando alcuni processi di quei tempi si può facilmente 
congetturare che ai giudici fosse lasciata una certa libertà 
d'azione; quindi i favoritismi, le antipatie e le pressioni 
degli interessati, non avranno mancato d'influire sull'animo 
di chi doveva applicare la legge. 

Da queste, chiamiamole incertezze, è facile riconoscere 
che l'antichissima passione pel giuoco **) non era del tutto 
diffusa per le lagune : i veneziani del trecento erano troppo 
occupati nei commerci e nell'erezione di quelle moli ar- 
tistiche che dovevano destare l'^ammirazione dei tardi ne- 
poti, per lasciarsi totalmente sedurre dalle emozioni che 
suscita il tavoliere. 

L'avarizia e la prodigalità, la speranza di vincere e 
la tema di perdere, le varie manifestazioni dell' odio, della 
vendetta sorda ed implacabile, lo spettacolo sempre nuovo 



«) 1308, 13 ag. 

*3) Cfr. l'appendice: Sul diritto di grazia nel medioevo. 

**) In tutti i paesi gli uomini saggi disprezzarono quasi sempre 
i giuochi d* azzardo. 

Nella storia di Sparta narrasi dì quel Cabilone - ambasciatore 
Lacedemone - che non volle trattare coi Corinzi, perchè aveva veduto 
i loro maggiorenti ed i pi Ci vecchi pendere ansiosi dai volteggiamenti 
dei dadi. 

— Non sarà mai detto - egli diceva alteramente - che la gloria dei 
Spartani BÌa macchiata dell'infamia per aver fatto lega coi giuocatori ! 



168 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



e ricco di sorprese che desta il giuoco, non 'aveano ancora^ 
soggiogato V uomo ; non e' era bisogno quindi di provocare 
contro di lui ferree misure di prevenzione *^) 



Da cosa proibita - dice lo Zd^kauer - non nasce di- 
ritto : e difatti due leggi *^) veneziane vietano di giudicare 
le querele per giuoco. 

Con tali ordini il giudice si trovava imbarazzato : do- 
veva o no disinteressarsi n,ei casi imprevisti da quelle leggi ? 

Ora, per vedere se intomo a questo notevole argomento 
e' era qualche cosa nei primordi del diritto veneto, è bene 
form ulare tre quesiti : 

I. Erano validi i debiti, le obbligazioni, le cessioni di 
proprietà contratti pel giuoco ? 

IL Se il giuoco era proibito dovevasi condannare i ba- 
rattieri ? 

III. Se il giuocatore non era tenuto consegnare la vin- 
cita, doveva, in altro caso, colui che guadagnava restituire 
la somma intascata? 

Alle due prime domande i documenti del trecento non. 
danno alcuna risposta ; solo, e per incidenza, in qualche de- 



*^) Da numerosi documenti, dei quali ne citiamo due, sembra che 
il giuoco favorito a Venezia nel trecento, fosse, oltre a quello dei Zoni, 
il giuoco degli Scacchi. 

1334, 21 ap. ^ Sebbene sia passato il termine per caricare sulle 
galee di Fiandra, possano le stesse accogliere una tavola di Federico 
tedesco, mercante nella contrada di S. Salvatore, la qual tavola è in- 
gegnosamente lavorata cum tabuleriis et schachis. » (Sen, misti, B. 16, e. 
59 t. Cfr. anche: Cbcchetti, Giuochi cit.) 

1864, 26 mag. <« Franco di Franchi dalla seta ricorda di aver giuo- 
cato sul campo di 6. Benedetto et prohidebant unum lapidem. Nel 
qual campo altra volta osservò certo giuoco di Zoni, respicienda 
quendam ludum de zonis. > (Sig. di N. R. 9, e. 18, t.) 

*6) 1265, 2 lug. e 1300, 8 mar. 



CAPITOLO OTTAVO — LE CONDANNE 159 



liberazione si accenna alla baratteria, della quale sembra 
che si tenesse calcolo nei processi contro i giuocatori. '') 

La legge 1292, 11 novembre, è l'unica che tassativa- 
mente obbliga il vincitore a restituire la posta alP avver- 
sario; la qual cosa i Capisestieri ordinarono di compiere 
ad Andrelino di Vienna, *•) 

E per oltre due secoli questa savia, disposizione ebbe 
vigore; ma, nonostante le multe ed il carcere, non riuscì 
a distrarre gli uomini dal tavoliere. 

Si stava bene seduti nelle ^averne e nelle case dei 
^cauteri, facendo saltellare i dadi, mescolando le carte e 
poltronizar con le meretrici! *^) 

L' oro e' era .... E Colombo non avea ancor influito 
sulla decadenza della Repubblica: dunque si poteva giuo- 
care le iO Lire permesse ... Si, giuocatele pure, o uccelli 
di cattivo augurio, prescrisse il terribile Consiglio dei X, ma 
siccome vi abbandonate a giuochi illeciti^ così d' ora innan- 
zi, **0 P^ i' onore di Dio e pel buon costume, il vincitore 
dovrà consegnare la posta guadagnata agli Avogadori di 
Comun, i quali la divideranno con V accusatore, e, per ri- 
cordarvi la lezione, passerete nelle prigioni. 

Coi tempi, mutano anche i saggi, dice un vecchio a- 
dagio; e nel 1487 alle vecchie leggi venne aggiunto il per- 
messo di giuocare nel carnevale e durante le feste nuziali. 

In quei convegni di baldoria tutti cercavano di fic- 
carsi. L' incentivo del lucro sospingeva gì' incauti a pro- 
fondere nel giuoco « le sostanze proprie e le paterne. » **) 
Quindi il governo di nuovo s'allarma; vuol estirpare del 



*') Cfr. nella seconda parte dell* appendice " Sul diritto di grazia 
ael medio evo „ il processo ]352| 12 febb. 
<«) Id. 1892. 

*9) 1423, 15 luglio, 1456, 13 sett. e 17 ott. 
«>; 1457, 5 e 31 ag. 
^) 1506, 26 marzo. 



160 LE BISCHE E IL GIUOCX) d' AZZARDO 



tutto le Bararie . . . causa di molti mali, ma, d' alfcro canto, 
non vuole privare (ecco V inanità della legge) i suoi zenti- 
lomeni e cittadini, « di qualche onesto divertimento » e 
permette loro di giuocare alle carte e tavole, non più di un 
ducato al giorno, da marzo a settembre innanzi all' Aora 
una de nocte. ^') 

E i gentiluotìiini., come i cittadini ed i popolani, sor- 
passando la legge, giuocavano assai più del ducato, cosi in- 
genuamente permesso. 

Alla baratteria, allo^ sconcio dei vari giuochi che asser- 
vivano V uomo, sul principio del cinquecento, ne venne fuori 
uno di nuovo, il Lotto, che bentosto cominciò impensierire 
ed affannare la Repubblica nella sua lotta secolare contro 
i giuochi d'azzardo. 

Il Lotto ! ecco una nuova seduzione che verrà sulle pri- 
me punita con due anni di carcere e 500 ducati di multa, **) 
e che poi man mano che essa s'insinuerà fra il popolo, 
s' impossesserà del jgovemo e lo trasformerà in biscazziere ; e 
il popolo, sempre pronto a gridare se qualche balzello i- 
nevitabile lo colpisce, si presterà ben volentieri affinchè i 
suoi padroni lo spoglino ancora una volta. 

Le magistrature che eseguirono gli ordini del Maggior 
Consiglio intorno i giuochi, furono dapprima i Signori di 
Notte e gli Avogadori di Comun. *^) 

Il risultato, di questa delegazione di potere, fu infe- 
riore all'aspettativa: le bestemmie, il turpiloquio e le immo- 
ralità, costrinsero il Consiglio dei X di istituire, con de- 
creto 1537 20 dicembre, gli Esecutori contro la Bestemmia 



«) 1506, 7 giugno. 

«) 1521, 28 febb. 

**) Fuori di Venezia i processi contro i giuocatori venivano fatti 
dal magistrato più influente che vi era sul luogo. (V. Inq. di St, B. 1114,. 
fase. 689, processo istruito dal Provveditor Generale da Mar,) 



CAPITOLO OTTAVO — LE CONDANNE 161 



ed aflBdare loro, nel 26 aprile 1639, V incarico di far osser- 
vare tutte le leggi et ordini in materia di Giuochi di carte, 
tavole e dadi. Bettole et Ridotti, potendo a beneplacito, ^^) 
inquisire, torturare e punire. 

Il loro giudizio era inappellabile. *^) 

Questa magistratura fece del suo meglio per disimpe- 
gnare il proprio dovere, ed il suo archivio dimostra che non 
pochi giuocatori sfilarono per quelle aule poco gradite. 

Il governo pertanto non perdeva di vista gli altri 
giuochi. Ai Provveditori di Comun commette la vigilanza sui 
lotti, si nella città, che nello stato, onde senza V autorizza- 
zione dell'ufficio non sia lecito ai privati di farne. *') 

I Signori di Notte dovevano sbarazzare la città dagli 
incomodi giuocatori di pandolo. '*) Ed ai Censori, Provve- 
ditori di Comun ^^) e Capi del Consiglio dei X, ^^) spettavano 
la giurisdizione sulle Scommesse. 

La prima legge contro questo giuoco comparve nel 16 
aprile 1663. Le pene sulle Scommesse arrivarono fino a 
mille ducati di multa, al bando perpetuo, **) all' estrazione 
di un occhio fra le colonne di San MarcOj ^*) ed ai denunzia- 
tori veniva concesso il diritto di graziar banditi e taglie. ^^} 

Solo V accenno a queste terribili pene, doveva bastare 
per finirla con le Scommesse. Invece i giuocatori si ricove- 
ravano nelle chiese, e sapendo che quell'asilo era inviola- 



I «) 1561, 8 die. 

i ^) Ferro, op. cit. I, 266. 

«') Id. II, 558. 

M^j 1646, 11 die. 

W) 1557, 12 febb. 

3*0 Ferro, op. eit. II, 660. 

5<) 1607, 8 nov. 

^) 1667, 9 die. Per le pene minori cf r. V appendice : « Legislazione 
sul giuoco, » e l'indice generale alla voce: Scommesse. 

33) 1686, 26 ag. 

21 



162 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



bile, d' accordo coi preti, scommettevano sugli avvenimenti 
del giorno. 

La Signoria veneziana, che voleva ad ogni costo sni- 
dare gli scommettitori anche dalle chiese, col mezzo del 
suo ambasciatore a B.oma, fece pratiche presso la Santa 
Sede per ottenere il permesso di arrestare i ginocatori an- 
<ihe nei luoghi sacri. 

La domanda era logica ed onesta; la Corte di Roma 
fece capire alla Repubblica la sconvenienza di coloro che 
si riducono nelle chiese per scommettere et per giuocare; 
essi non dovranno godere il privilegio che si deve alle 
chiese. **) 

Ma neanche l'autorità del Sommo Pontefice riuscì a 
togliere questa cattiva abitudine. 

Il censore Erasmo Gratiano, impressionato dall'evidente 
sprezzo alla religione, presenta al governo, il 12 settem- 
bre 1603, una vibrata Consulta; in seguito a questa lettura 
fatta in pieno Consilio, la Repubblica, considerando che so- 
pra i molti delitti che in materia di scommesse si commet- 
tono, e particolarmente di preti o chierici che approfittano 
dell' imunità della Chiesa e del sacro ministero che profes- 
sano per giuocare a scopo di lucro a scommesse nelle chiese 
con malie è incantesimi e sortileggì rovinando così molte fami- 
glie e le loro anime, deliberò che possono essi sacerdoti esser 
spogliati del privilegio Ecclesiastico, per dichiarazione corsa 
col Pontefice ed il Governo della Republica, esser presi anche 
nelle Chiese ^^) e colV intervento di un Giudice Ecclesiastico 
chiamato a Giudicare occorendo eseguir delle pene ecclesia- 
stiche circa gli ordini sacri e se il caso lo meritasse fino 



3*) 1587, 22 sett. Secreta, Senato ; àis]^&cci dell* ambasciatore Gritti ; 
Boma, 

35) Cfr. neir appendice « Legislazione sul giuoco » 1687, 16 mag. 
il divieto di giuocare in chiesa S. Marco. 



CAPITOIiO OTTAVO — LE CONDANNE 16$ 



alla non solo sospensione a Divinis ma anco alla degrada- 
zione per lasciar il delinquente in mano libera del secolare. ^^) 
Per le ampie navate delle chiese si ripercuoteva l' eco- 
dei rumori terreni. 11 mistico silenzio, le salmodie dei sa- 
cerdoti, i sospiri, le ferventi preghiere degli umili, as- 
sorti ad invocare la misericordia del Signore, erano bru- 
scamente turbati da un trambustio terrificante, da sedie^ 
panche che si rovesciavano, da maledizioni triviali che si 
confondevano nel cozzo delle armi . . . Nelle penembre pas- 
savano rapidi Capitani e Zaffi anelanti per agguantare gli 
scommettitori rifugiati nei confessionali, nascosti dietro gli 
altari od arrampicati su per le colonne e sulle statue dei 
monumenti. Il malcostume aveva profanato la chiesa! 

Nel tempo stesso che i Censori cercano dipanare la 
matassa delle Scommesse, ^') gli Esecutori contro la Bestem- 
mia, per gravare la mano sugli altri giuocatori, adottano 
lo spionaggio su vasta scala, promettendo ai denunziatori 
di bische 60 ducati d'oro, e di affrancarli dalla servitù se 
erano schiavi. 

Nessuna pena colpirà quel biscazziere che denuncierà 
i suoi clienti, e quel giuocatore che accuserà sé stesso ed 
i suoi compagni di tavoliere. 

E si aggiunge, furbescamente, che se lo spione avrà 
perduto nel giuoco li sii fatto restituir li denari. ^^) I 
denunciat«3ri di baratterie avranno un premio di 200 du- 
cati. 



^) Censori. Gap. I, e. 66, t. 

'') Cfr. le Raspe àei Censori e Papp. : « Leg. sul giuoco, » alle date : 
1670, 17 nov., 1687, 16 seti., 1711, 20 ag., 1720, U nov., 1762, 6 ag. 

^*) Ecco come andava su questo proposito la procedura: Paolo 
Mauro drappier denunzia certo Andrea dalP Oglio, il quale gli aveva 
Tinto al i^iuoco di bassetta una fìla di perle, non sua, ma prestatagli 
soltanto da certo Maffio orefice. Andrea citato dinanzi all'ufficio, re- 



164 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Era naturale che, in forza di queste leggi, che talvolta 
venivano applicate secondo il capriccio ed il criterio dei 
giudici, '^) le denuncie dovessero esser frequenti; ciò nou 
pertanto il giuoco non cessò, 

Le affittanze delle case di giuoco venivano annullate. 
Se il giuocatore era nobile, veniva temporaneamente e- 
scluso dagli uffizi pubblici, la sentenza pubblicata sulle 
scale di Rialto e nella sala del Maggior Consiglio; il bi- 



, stituisce la fìla di perle ; V ufficio la consegna a Maffio e la procedura 
è finita. (Zdekàuer, op. cit. 1581, 6 sett.) 

Vediamo ora un caso diverso : 

Visto il processo formato sopra il gioco di carte seguito tra il 
R.o P. Dom.o Rizzo et Giacomo .... Stuer a S. Zuane Novo ... il 
p.o Giacfi haver guadag^tato in tm sol giorno al Prè Dom.o dA 60 al 
gioco della borsetta . . . hano sent.o Che il quarto delti predJ denari 
guadagnati . . . sia dato alli ministri, et il restante . . . sia restituito al 
Giac.o detratti . , . d, 6 p, la retenziòn et spese pro,o (Esec, cont, la. 
Best. R. 28, p. 95; 1604, 23 nov.) 

3^) Cfr. la seguenti sentenze: 

1592, 29 gen. Cilenia meretrice è arrestata nel Redutto dei 
N. H. Paulo Malipiero. Il Magistrato, considerando che è stata più di 
un mese in prigione, l'avverte che se in avvenii*e parteciperò o te- 
nirò, .... giuoco, allora dovrà pagare 200 ducati. (Id. Terminazioni, e. 2). 

1593,^ 21 lug. Gerolamo guadagna al gioco, robbe et danari per 
la suma di L. Undese a d, Helena. Il Tribunale ordina la restitu- 
zione della vincita; in caso contrario sia posto in una prigion serata 
dalla qual non possa u^cir, se non haverà satisfatto quanto di so^ 
pra è detto. (Id. Term. e. 4). 

1594, 28 mag. Mosè Anzolo, carcerato perchè teneva pubblico ri- 
dutto di giocatori da carte a S. Samuel in corte della Muretta, deve 
stare sei mesi in prigione ; e poi non uscirà se prima non havera pa- 
gato ducati dieci al Denonciante, et due. cinque al Cap.o et homini 
per la retenzione et spese dell' offitio. (Id. Term. e. 9). 

1595, 14 mar. Un'accusato di Ridutto deve pagar un Candelotto 
di cera di lire una per arder davanti alla ilf ac^o ria. (Id. Term, e. 14). 

1595, 7 ag. Antonio Conte, per haver .servito sopra il redutto del 
N. H. Sebastiano Querini, dando le carte ai giuocatori, et scodendo 
il deìiaro, fu posto per tre mesi in carcere. (Term. e. 11, t.) 



CAPITOLO OTTAVO — LE CONDANNE 165 



scazziere multato di 100 dùcati, i quali venivano divisi 
fra l'Arsenale^ l'Ospitale della Pietà e la cassa del Ccn- 
Mglio dei X. 

Ma le pene più severe, se badiamo al disposto della 
leggi, erano riservate pei servitori e custodi delle bische; 
per loro che, a]Ia fine dei conti, si prestavano in quella 
bisogna costretti principalmente dalla necessità di vivere! 

Se non obbedivano alla legge, che proibiva loro di 
servire ì giuocatori, venivano condannati per 6 anni in 
Galea co^ Feri à piedi. 

Sembrando al Consiglio dei X poca cosa anche la 
fustigazione delle serventi sulle strade, il 18 settembre 
1609 inumanamente decreta, che tutti coloro i quali servis- 
sero per custodi, ò con altro carico in ... . casini 

siano posti in Berlina, et confinati per la prima volta in 
prigione per anni 6, et per la seconda le sia tagliato il naso^ 
et le Orecchie, et radoppiata la pena de priggion, overo di 
bando perpetuo di questa Città^ et Distretto, come parerà 
olii . . . Ess.^ alla Biastema, li quali siano tenuti . . . proce- 
dere per via d' inquisizione col mezzo di piovan, overo dei 
Nobili, et Cittadini deputati per le Contrade, et per ogni altra 
via possibile^ accettando denontie, et polizze secrete, con aut- 
torità di prometter alli Denontianti quel beneficio di taglia, 
che stimeranno à proposito, da esser pagate dei beni dei de- 
linquenti, se ne saranno, se non delli denari della Cassa del 
Consiglio dei X. 



Queste le leggi; che non oserei affermare sieno state 
applicate alla lettera. Chi voglia scorrere i processi del sei- 
cento troverà una enorme differenza tra la legge e la con- 
danna. 

Nicolò Pischiuta fu condannato a 2 anni di bando, e, 
se sarà preso, a 6 mesi di carcere. Ma (c'era un ma anche 
nelle sentenze criminali) se nel termine di mese uno doppo la 



166 



pubblicazione della presente sentenza farà contar in Cassa di 
questo Magistrato *^) ducati dieci correnti all'hora sia li- 
bero . , . 

Nicoleto - non ci sarebbe bisogno di accennarlo - ha 
tatto l'interesse di pagare la multa per ritornare nella 
bisca. 

Impotenza a reprimere il giuoco, inosservanza e mala 
interpretazione delle leggi ed incoerente giudizio da una con- 
danna all'altra; ecco il risultato di lasciar cadere in dis- 
suetudine le parti, di lasciare che i magistrati etnanassero 
sentenze solo rispondenti ai bisogni momentanei dell' Erario, 
dimenticando affatto che non si può togliere la delinquenza 
con la semplice multa* 

Il più elementare buon senso doveva far impedire al 
governo che la multa deviasse il giuocatore dalla via del 
carcere e che, per lo meno, le sentenze peccassero di con- 
traddizione. 

Quel Pietro Codrè si trova, di fronte alla legge, nelle 
condizioni del Pischiuta; la pena adunque dovrebbe esser 
suppergiù eguale; ebbene il Tribunale**) lo condanna a 5 
anni di bando, in caso d' arresto a 18 mesi di carcere e li- 
bero , se pagava 10 ducati. 

L' eguaglianza e' è . . . solo nella multa, la quale, a sua 
volta, raramente veniva assegnata nelle debite proporzioni 
del bando e del carcere. 

Altri tempi, dicono gli uomini gravi . . . , e difatti hanno 
ragione. 

Ma è bene rilevare^ che se qualcuno osava alzare la 
voce contro quei sistemi, la Signoria sapeva bene vendi- 
carsi ! 

Questo sistema di amministrare la giustizia lasciava 



*^) Esec. cont la Best, R. 25; 1694, 23 giug. 
*«) Id. E. 25; 1694, 6 lug. 



CAPITOLO OTTAVO — LB CONDANNE 167 



adito ai barattieri e biscazzieri danarosi di battere la vec- 
chia strada. ^^) 

E mentre costoro si trovavano in queste condizioni, 
quel poverello che seminudo giuocava, sul cantone di qualche 
viuzza, r ultimo bezzo^ veniva tradotto in Levante per ser- 
vire nelle Compagnie de Travagliatori^ ^^) o esser fatto pas- 
sare - come toccò ad un giovanotto, vizioso quanto mai - 
idr obbedienza del Magistrato.,. delV Armar per esser spedito 
sopra le Pubbliche Navi . . .per il corso d' anni 5 in paga; **) 
altri invece a mezza paga ^^) o senza ; e se erano cagionevoli 
di salute, ^^) la pena veniva commutata col carcere sem- 
plice. 



^^) Ecco alcuni riassunti di queste sentenze. 

— Goffredo Tomasieri condannato a 10 anni di bando, se arre- 
stato a 5 anni di carcere e libero se pagava 70 ducati di multa (Esec. 
emt. la Best. R. 25; 1697, 9 gen.) 

— Zuanne Visentin è condannato, nel giorno 27 settembre 1662, 
a 5 anni di bando, in caso di arresto ad uno di carcere e libeix) se 
pagava 15 ducati; il giorno appresso paga la multa e continua a te- 
ner giuoco più di prima; per cui, verso la fìne dell'anno seguente, 
è punito a 10 anni di bando e libero se pagava 80 ducati, il che fece 
il 10 febbraio 1664. (Id. R. 23;. 

— Monsù Uonórato Barbier imputato di aver tenuto, nella casa da 
lui abitata in calle dei Baioni in Marzaria pubblico veduto di gioco 

di carte, et altre redutioni scandalose, nonostante che fosse 

stato prima ammonito, e perciò resti condJ> in ,.. prigion ... p. Anno 

uno Ma se nel termine di un mese farò, contar in Cassa 

.. ,il Valsente d* huomeni sei al Campo per mese uno ... in tal caso 
resti Ubero dalla sententia sud.<* et nelle spese del pro.o (Id. R. 32; 
1668, 14 mar.) 

«) Inq. di St. B. 540; 1788, 24 mag. 

**) Esec. cont. la Best R. 1762, 18 mag. 

*^) Iseppo Bon, già condannato a sermre a mezza Paga per ma- 
rinaio nelle Galee, giudicato inabile, il 18 maggio 1796, gli fu commu- 
tata la sentenza a 18 mesi di Prigione alla Luce a die retenzioni, 
{Esec. cont. la Best B. 58;. 

*^) I giuocatori Torrido e Colussi dalla perizia del Chirurgo ri- 



168 



Carceri al chiaro^ ^') Camerotto scuro, **) prigion ser- 
rata alla luce, *^) presoti forte, ^^) erano i luoghi dove, or- 
dinariamente, si racchiudevano, da un mese fino a tre anni, 
quei giuocatori, caduti negli amplessi poco amorosi di quelle 
Eccellenze, che avevano un modo bizzarro d'amministrare 
la giustizia. 

Curiosa davvero è la condanna di Prospero harhier che 
non può uscir di prigione se prima non pagherà ducati 80; ^*) 
a cui fa il paio quella di Andrianna condannata a 5 anni 
di carcere, i quali <« principieranno dal giorno che avrà 
pagato 25 ducati da consegnarsi a' suoi accusatori, » non te- 
nendosi valida la prigione sofferta prima di questo mo- 
mento. ^*) 

E questo è ancor poca cosa, a confronto della con- 
danna di 4 mesi inflitta a Francesco Tartaro ed a Zamaria 
Oardelin, perchè avevano tenuto due giuochi proibiti, nel 
giorno solenne della festività della B, V. della Salute, in 
una corte vicina a S. Moisè. ") 

Anche qui la colpa è chiara : giuoco proibito, sulla strada 
e per di più in giorno di festa. Gardelin e Tartaro non do- 
vevano sfuggire la pena « corporale. » Ebbene anch' essi po- 
tranno far a meno di entrare, in carcere se nel termine di 



conosciuti inabili per fisiche indisposizioni di salute a servire in Le- 
vante e molto meno sopra le pubL^ navi furono entrambi condanìiati 
fielle carceri, (Inq. di SL B. 540; anno 1788). 

*') Tre individui, arrestati mentre giuocavano alla zecchinetta, 
furono condannati a quattro mesi di Carceri al chiaro, (là. IB. 4S; 
1793, 18 ag.) 

**) Un giuocatore è condannato a 8 anni di Camerotto Scuro, (Id^ 
E. 1766, 16 mag.) 

«; Id. E. 32; 1663, 29 sett. 

5^0 1506, 17 giug. C, X, 

5*) Elee, coni, la Best. E. 28, p. 50. 1600, 23 nov. 

5«; Id. E. 6; 1648, 27 nov. 

^ Id. E. 34 ; 1703, 23 mar. 



CAPITOLO OTTAVO LE CONDANNE 16& 



giorni 8 (dalla data della sentenza) faranno un* elemosina alle 
Capucine delle Gratie un Miro ^*) d* oglio con li soliti ag- 
giunti e nelle spese. 

Proseguiamo nella rassegna amena. 

Certo Zorzi barbier a S. Barnaba è accusato, nel no- 
vembre 1626, di haver tenuto redotto in una camera sopra 
la sua bottega. 

I giudici del Tribunale contro la Bestemmia^ ^^) dopo 
aver lungamente pensato, sentenziano : che entro tre giorni 
debba il , . . Zorzi . . . haver fatto serar la porta che va di 
sopra della camera che è sopra la sua bottega astenendosi a 
tutti i tempi di andar in essa camera. 

Si può immaginare una sentenza più . . . (come chia- 
marla?) sempliciona di questa? 

Non meno strano è V ordine di consegnare ud giuoca- 
tore impenitente al patrono della Galea della Mercadia ove 
suol servire, nella quale sia posto con li Ferri alli piedi per 
giorni dieci ... ^^) 

E non pensavano quanto fosse pericoloso che l'autorità 
giudiziaria ricercasse esecutori, in persone estranee a quel 
ministero. 

La ingenuità delle sentenze criminali non aveva limite. 

Un tale, che trovava comodo giuocare alla Borsetta 
sotto il portico del Broglio a S. Marco, viene, il 6 luglio 
1627, punito con tre mesi ^') di carcere et che .... li sij 
dato tre tratti di corda al luogo solito à hora di terza, et à 
hora di broglio con un mazzo di carte da giochare alli pie- 
di legate. 

L' esempio della pena, fatta subire sulla pubblica piazza^ 



^) Corrisponde a circa 16 litri e mezzo della misura nostra. (Mar- 
tini, Metrologia). 

55) E. 29, e. 78. 

56) Id. E. 80; 1642, 9 sett. 

57} Id. B. 29, e. 73 ; non a 3 anni come leggesi a pag. 81. 
22 



170 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



sarà un severo ammonimento ai giuocatori; cosi credevano 
coloro che andavano per la maggiore. 

Ma poveretti come sbagliavano, poiché se anche la sen- 
tenza arrivava - in casi eccezionali - al taglio del naso e 
delle orecchie ^*) o della mano piU valida^ ^^) come abbiamo 
accennato, nessuno, degli invasi dalla mania del giuoco, fa- 
ceva gran caso a queste orribili minacele di mutilazioni. 

Il popolo anzi non poteva migliorare né ingentilirsi 
r animo finché assisteva a quei spettacoli di odiosa vendetta 
sociale, che fomentavano i suoi istinti criminali. 

Un pomeriggio dell'inverno del 1671 - sebbene sof- 
fiasse un forte levante - una folla, varia e multiforme, 
passeggiava lungo il Molo e la piazzetta di S. Marco, com- 
mentando le colpe di alcuni giuocatori che dovevano al- 
lora passare sotto la mano della Giustizia. ^) 

— Fan bene a punirla cosi questa canaglia che va in 
malora e dilapida la famiglia - osservava sentenziando qual- 
che pauroso o chissà qual giuocatore furbacchione - perchè 
se - specialmente V Herbariol Milesi * non fosse stato prepo- 
tente nel giuoco, oggi non si troverebbe in tali condizioni. 

— E che sia proprio vero che Brusco, giuocando, in- 
sultasse orrendamente « la corte celestiale, > e che il Pau- 
lazzo abbia organizzata la reduzione ? si chiedevano i curiosi. 

Improvvisamente un lungo silenzio, misto ad un mo- 
vimento di curiosità, domina la folla. Tutti si sospingono, 
s' alzano sulle punte dei piedi, per vedere i rei che veni- 
vano tratti dalle prigioni del palazzo Ducale, per essere 
condotti fra le due colonne, dove i manigoldi, dopo aver 
legato sopra V órdenario palio di Berlina il Milesi ed il 



.58; 1609, 18 sett. C. X; v. a p. 165. 
55) Esec. cont. la Best R. 33; 1671, 30 gen. 
^^) Id. 



CAPITOLO OTTAVO LB CONDANNE 171 



Brusco attaccano al petto di entrambi un breve^ nel quale 
era scritto: 

PER BESTEMMIE, 
PAROLE INDEGNE E BARERIE. 

Intanto che la plebe copriva d' insulti i due giuocatori^ 
il ministro de giustizia ^*) lega alla berlina anche il Pau- 
lazzo^ ed a questi pone la lingua in Giova ^'^) lasciando per 
un'oretta i tre compari in quella posizione incomoda. 

Talora chi aveva il torto di esser poverissimo et senza 
speranza che alcun paghi per lui la pena pecuniaria, oltre 
le carezze della Giova e della berlina, veniva coronato della 
Mitria ignominiosa, per aggiungere anche la sofferenza del 
ridicolo! 

Nella prima metà del settecento il popolo, solleticato 
ne' suoi vizi dalla diffusione delle Lotterie e del Lotto, 



**) Cosi chiamavano il boja a Venezia; il quale, sia detto per in- 
cidenza, era assai male retribuito, come afppare dal seguente documento : 

Il Magistrato alle Rason Vecchie nella . . . Scnttura rappresenta 
che non ostante V accresimento fattisi al Ministro di Gitistizia di 
Lare 12 al Mese, come da decreto di questo Con. 12, Genaro 1771, 
al ncUurale suo salario di Lire trentasei esigibili dalla Cassa del Ma- 
gistrato predetto^ come dal decreto 29 aprile 1408, s* attrova egli 
incolto f iella miseria, stante le circostanze de* tempi, e stante la pre- 
stata di lui obbedienza a Pb. precetti di non defraudare, come li di 
lui antecessori il Pub. Datio del Vino. Secondandoci perciò dalla 
Carità del Magistrato sud.o . . , ad accordare ad esso Ministro di Giu- 
^izia un nuovo accrescimento di Lire quarantadue al Mese, onde . . . 
ridotto il suo salano in lire ìwvanta mensuuli . . . agevolar possa il 
proprio mantenimento. fl779, 26 ag. C. X). 

^^j La lingua veniva in varie maniere torturata con quelP orribile 
strettojo; in alcune condanne si legge: sia tagliata la lingua entro 
la gioa ; oppure : sii per il ministro di giustizia tagliata essa lingua 
fuori della giova sicché una parte resti separata daW altra. (Esec, 
cani, la Best E. 10). 



172 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



aveva dato un maggior sviluppo ai ritrovi di giuoco. La 
Repubblica per tornare alla carica affida anche agli Inquisi- 
tori di Stato, la cura di togliere quella terribile piaga sociale. 

E a quei magistrati, mediante il numero straordinario 
dì confidenti, ^^) di Fanti e Servio ^*) dei Capi contrada, ^^) 
dei privati e dei piovani, non riesce difficile di conoscere 
la vita intima delle bische. 

Allora la persecuzione; davvero assai blanda, incomincia. 

Non di rado i giuocatori che bazzicavano nei Tribunali 
per sbrigare le faccende inerenti ai loro vizi, s'incontra- 
vano coi loro compagni incatenati, coi birri che uscivano 
frettolosi per cacciare gli ostinati dagli Ridotti. 



^^) Nel secolo XVIII erano più di 8CX), senza contare le denunzie 
anonime. Cfr. l'indice degli Inquisitori di Stato. V. anche Bonvanin^ 
op. cit. tomo VI. 

6*) ... noi Fanti e Servi di questo Ecc.mo Mag.o, abbiamo scoperto 
una bisca. (Ksec. cont. la Best. B. 48; 1782, mar.) 

^5) In seguito alla parte 1701, 27 luglio, ohe obbligava i Capi 
contrada di riferire con distinte notizie di quei Ridotti che fossero 
nelle loro Contrade, {Leggi Grim. Pinelli, 1761, p. 1H2) il gastaldo 
del circondario di S. Nicolò scrive agli 

« IIU et Ecc.i Esecutori contro la Bestemia 

Adossato da questo Gravissimo Tribunale io Gio» Maria Olivieri 
Gastaldo... della Comunità di S. Nicolò, di dover ri/ferire all' E, E. 
V.V. li vagabondi, e malviventi che si attrovano nella Contrada di 
S. Nicolò e vicinanze giusto il Proclama di recente pubblicato in detta 
Contrada, perciò riverentemente esposto in obbedienza de Venerati 
Loro Comandi attrovasi dietro il Forno nel Campiel detto de Sa- 
bioneri verso S. Marta tutti li giorni Festivi e Lavorenti, di fermo 
domicilio Nadalin q.n Anzolo Raspio persona vagabonda, che col 
giocco delle carte attrase a se altre persone, et ivi consumano tutt e 
li giorni mxissime le Feste di precetto nel gioco medemo bestemiando 
il S.mo nome di Dio et altre parole di molto scandalo olii abitanti 
di detto Luoco. 

In adempimento del mio dovere rifferisco ciò a V. V, E.E. e sar h 
pure particolar débito d* indagarne nelV avvenire di tale conditione 
e con tutto V ossequio umilmente m'Inchino. (Esec, cont. la Best^ 
B. 49; 1742, 26 die.) 



CAPITOLO OTTAVO LE CONDANNE 173 

In mezzo a quel continuo andirivieni, il Capitano Bo- 
naretti, sempre vigile al dovere . . . , la mattina del 15 giu- 
gno 1783 ^) chiama a raccolta i suoi « confidenti » e con 
altri dodeci uomeni si avvia sulla fondamenta di Barba 
frutariól e vede dieci persone che giuocano alla Zecchi- 
fletta. 

Senza far parole, uè intimazioni, le guardie si slanciano 
contro i giuocatori, e, dopo non indi ferente fattica, riescono 
arrestarne cinque. 

Decisamente i birri non erano i più forti, e talvolta 
essi avevano le beffe dei giuocatori ed il disprezzo del 
pubblico. 

Sentite questa che è davvero carina. 

Francesco Grifalconi - successore del Bonaretti - vo- 
lendo fare una bella operazione, fa travestire i suoi uomini 
da marinari e altri da Battellantij e li manda un dopo V altro, 
in campo S. Polo, vicinissimo al palazzo Corner, ove cinque 
individui, seduti per terra, giuocavano d'azzardo. 

Costoro - che stavano in guardia - appena vedono quelle 
faccio sospette, scappano nel palazzo ; uno però, certo Q-. Bo- 
schini detto Gnocco, si lascia arrestare, non potendo, causa 
un'infermità, seguire nella fuga i suoi amici. 

E mentre il Grifalconi, rabbioso per la scarsa preda, 
raccoglie le carte, un « marinaro, » inseguendo i fuggia- 
schi, cadde sui gradini del portone: un secondo birro che 
veniva in suo aiuto, lo urta malamente e stramazza an- 
che lui. 

Certa Cate, moglie del sotto cuoco, che ritornava al- 
lora dal mercato, non comprendendo bene la causa di 
quel putiferio, sorpresa, entra nel palazzo, chiude il por- 
tone e corre in traccia di chi era entrato a gambe levate; 
ricomparsa poco dopo sulla soglia, con aria da padrona. 



^ Esec. cont. la Best. B. 89. 



174 LB BI80HB B IL GIUOCO d' AZZARDO 



grìda^ rivolgendosi ai birri, che abbiano riguardo al sito 
ov' erano e di non fare baronate. 

. £ strillando ancor più aggiunse addolorata : Gesù; Maria, 
i birri, si sono introdotti in Ca' Comaro ! 

Uno dei due non potè far a meno di darle, per tutta 
risposta, della siora Mona buzarona. 

Non l' avesse mai detto ! Catterina, che temeva di non 
aver abbastanza sciolto lo scilinguagnolo, chiama in suo 
aiuto Zuane Zinao Barcariol di casa; anch' egli si pone a 
strapazzare i malcapitati poliziotti, i quali non potendone 
più, nel colmo dell' ira, lo minacciarono di cavargli il Fe- 
gato e darglielo in mano. 

Sopraggiunto in quell'istante il Capitano Grrifalconi 
per non « compromettersi » impone silenzio a' suoi agenti ; e 
mentre essi accompagnano il Gnocco in Criminale, la terribile 
Cate sale rapidamente negli appartamenti del nobile signore 
Francesco Corner e gli racconta a scatti, a frasi tronche, 
dalla soverchia eccitazione, la scena poc'anzi avvenuta. 

Man mano che la serva affezionata dava sfogo alla sua 
bile con dire agitato, l'altero patrizio aggrotta le ciglia, 
ed in luogo di sentire l' obbligo morale di encomiare i po- 
liziotti che, fedeli esecutori delle misure prese dalla sa- 
viezza de' suoi simili, si pestavano l'ossa per liberare le 
strade dalle turbe dei giuocatori ribelli, gli par dì vedere 
vilipeso il suo orgoglio e violato il suo palazzo. 

Quel frivolo discorso lo turba sì, da fargli smarrire il 
filo della logica e licenziata la fedel serva, che prendeva 
tanto a petto la dignità del suo padrone, sì mette al tavolo 
ed in forma enfatica verga queste righe : 

« Le Botteghe di ogni genere^ le Case di privata abita- 
zione, e molto più quelle abitate da Patrizie Famiglie sono in 
questo ben regolato Governo considerate come AsUi di sicu- 
rezza, . . . ed in conseguenza presserverate illese da ogni ordi- 
naria aggressione (in tal maniera indica ì servigi della po- 
lizia !) delli Essecutori Ministri. > 



CAPITOLO OTTAVO — LE CONDANNE 175 

E continuando su quel tono, dirige una fiera protesta 
agli Esecutori contro la Bestemmia; ^') i quali - patrizi anche 
loro - intuendo dove voleva arrivare l'ambizioso signore, chia- 
mano al loro uffizio i due birri (uno si chiamava Crani- 
go detto Merlo e V altro Zontariol) ^*) i quali se vogliono 
acquetar le ire dei loro padroni, devono andar in cerca del 
fattore del nobile Corner e chiedergli scusa della loro ar- 
roganza ! 

Messo al sicuro il Boschini, Grrifalconi notifica agli 
Esecutori contro la Bestemmia di aver speso per quelP arresto: 

in Confidenti L. 40 

.... in barche . . . . . L. 8 

e per sua mercede e Uomeni 

quel Tribunale gli assegna L. 24 . 

Totale L. 72 

Il conto non era, come sembrerebbe, troppo salato, 
poiché, qualche anno addietro ^^) per arrestare cinque giuo- 
catori si era speso i. 200 così divise: L, 56 in confidenti 
e Barche per posteggiarli e L. 144 per pagare il Capitano 
e dodici suoi Zaffl, 

Se l'arrestato era padrone della bisca, questa veniva 
chiusa e sequestrate le chiavi; si asportavano i tavoli, le se- 
die, le carte, i lumi, infine tutto il necessario per giuocare. '^) 



*') Esec, cent la Best, B. 68; 1796, 18 ap. 

^) Nomignolo che Del dialetto veneziano equivale a barattiere, 
ftirbo, truffatore, (Boerio) Per un birre ..... via è troppo l 
^ Esec, coni, la Best B. 39. 

Altra polizza per PaiTesto di un gìuocatore (Id. 1783, 10 mar.): 
Speso in Confidenti e Barcha in più volte . . . . . L, 28 
Per mia mercede e de miei omeni tutto quello che coman- 
deranno V.V. E.E. L. 20 

L. 48 
'^ Kella bisca al Sepolcro le guardie sequestrarono : Careghe di 
paglia n. 7. Tavolini di Noghera n. 7. Candelieri di Laton n. 14, 



176 LE BISCHE E IL GIUOCO D* AZZARDO 

Al sequestro seguiva tosto la procedura ; innanzi tutto 
restituivasi al padrone àello stabile le chiavi ; e se, dall' e- 
same dei testimoni, l' accusa non era provata, rimandavasi 
- qualche giorno dopo - l'accusato pei fatti suoi. '*) 

Fra gli assolti da simili imputazioni ci fu la masstrama 
dell'Arsenale Pietro Zennaro, che era solito recarsi per le 
sagre vendendo frittole, tenendo banco di Zurloy per gua- 
dagnarsi un Panetto e mantenere onoratamente la sua fa- 
miglia. '*) 

Se vi era qualche lieve pecca a carico dell'imputato, 
questi veniva semplicemente corretto, o, in certi casi, rim- 
proverato o minacciato di esporlo sotto la pena della pub- 
blica indignazione. '^) 

Ma i giudici - forse comprendendo che quest'ultima 
prevenzione penale era molto problematica, stante il modo 
in cui s' intendeva allora la moralità - applicavano più vo- 
lentieri l'ammonizione. '*) 

V era l' ammonizione « semplice » e quella « seria. » 

La prima era una severa rimostranza affine di ricon- 



Bottami diversi di Candelle di Cera, Carte da ffioco Mazzi n. 150, 
AUri 10 Mazzi non ancora slegati. Moltissime carte disperse : e Due 
easselle di Armar Oj ove stavano le carte^ e le CandeUe.- (Esec. coni, 
la Best, B. 49; 1748, 4 die.) 

Oggetti sequestrati in altra bisca. 

Scagni S albeo. Tavolini noghera 7. Careghe paglia 4. Scu elo- 
ti 8. Tolete da Faraon, Candelieri laton 10» C.« grosse e sottili. 85. 
Banco 1. (Id. B. 50; 1763, 23 mag.) 

'*; 1 marzo 1781. GÌ' Inquisitori di Stato (B. 539) fanno annotare 
nei loro registri che Ztuine Pitteri, Pietro Sambo Battellanti e Feriga 
Manfron, imputati di aver giuocato alla Zecckinetta^ debbano stare 
nei camerotti sino a nuova disposizione. Diciasette giorni dopo ordi- 
narono senz'altro la loro scarcerazione. 

'«) Esec. cont. la Best B. 46; 1793, 13 ag. 

'V rnq. di St. B. 640, e. 67 e B. 356; 1781, 15 mag. 

'*) Ofr. le Baspe degli Esecutori contro la Bestemmia. 



CAPITOLO OTTAVO — LB CONDANNE 177 



durre il colpevole a rispettare la legge, e la seconda pre- 
ludeva, nei casi recidivi, la via del carcere. 

Però il ginocatore, conscio del suo destino, non si la- 
sciava cosi facilmente arrestare ; e quando gli recapitavano- 
l'intimazione di presentarsi nelle carceri - secondo la for- 
mula solita - nel termine di otto giorni, ^^) rimaneva nascosto 
per farsi processare absente. 

In questo caso il magistrato si sbrigava alle preste. Ad 
alcuni bari, stranieri, absenti, cacciati dallo Stato milanese 
e venuti a Venezia per continuare la baratteria, ordinava la 
loro espulsione entro giorni tre da questa cittày e da giorni 
otto da tutto lo stato sema piti ritornarvi in pena in caso di 
disubidienza della pubblica indignazione! ^^) 

Gli absenti veneziani venivano banditi. 

La pena del bando - nota il Cecchetti ") - era la più 
immorale e stolta che ci fosse nelle antiche leggi criminali, 
poiché riversando negli altri stati la più vile scoria dei mal- 
fattori propagava maggiormente la delinquenza. 

Le tre forme di bando, Ad inquirendum, A tempo e 
Definitivo^ '*) erano accompagnate dalla multa, carcere e 
taglia. '^) 

Abbiamo veduto che il giuoco attraeva nella sua orbita 
poveri e ricchi ; quindi la legge doveva colpire egualmente 
gli uni e gli altri ; anzi più di tutti gli abbienti i quali. 



'^) Esec. cont. la BeM. B. 27; 1760, 5 mag. 

'6) Id. B. 87; anno 1746. 

") Il Doge, p. 196. 

7*) In calce di una sentenza si legge: .... Dal guai bando non 
possa mai liberarsi per qual si voglia grazia se non . . . passati 5 anni. 
(Esec. cont. la Best. B. 26 ; 1688, 6 lug.) 

Pietro Carneli bandito, il 29 gennaio 1686, per 20 anni, fa gra- 
nato il 22 dicembre 1696. (Id. B. 26), 

7^) Ad un giuocatore si applica la taglia di 600 lire di piccoli. 
(Id. R. 25; 1697, 17 febb. V. anche a pag. 138). 
23 



178 



in forza de' loro mezzi politici e finanziari, dominavano 
e corrompevano i bisognosi. Ma la legge punitiva, allora 
dettata da una sola casta, non poteva essere imparziale. 
Non era possibile che l' orgoglioso patrizio, allorquando 
usciva dalla bisca, preoccupato più dell' esito della sorte, 
che della cosa pubblica, per recarsi nel Gran Consegio, ma- 
turasse leggi atte a colpire i suoi stessi componenti, pari 
a quelle contro i giuocatori piazzaiuoli. •") 



^) Ecco come il governo puniva i patrizi giuocatori: 

1783, 24 maggio. Sono rilegati in Castello il Mocenigo ora non 
più marito della Moceìiiga, ed il Dona delle Fondamente Nove per 
aversi sfidato a duello dopo aver altercato per il Gioco. (Giuochi, ms. 
presso di me, n. 81). 

1784, 11 giugno. (Inq, di St. B. 639) Varie uniformi notizie e da 
discorsi che quasi in ogni luogo si tetievaiio giunsero al N.o sopra. *« 
li molenti giuochi che si facevano da alcuni N. N. U. U. e N. N, 
D. D, in una casa di loro compagnia delle Proc.^ Vecc,^ in aperta 
trasgressione della legge e in dispreggio al comando de NJ Decreti 
la sua esecuzione. Quantunque la notorietà di cosifatto abuso non 
lasciasse luogo h dubitarne vollero ad ogni modo S. S. E. E. averne 
accertati riscontri. Fatto p. ciò comparire il Custode Alvise Savrin 
che serviva a cott<^ cong.<* e con savia ammonizione rimproverato p. a- 
ver maìicato al dovere di riferire che giuocavano anche nelle prime 
ore del giorno e siccome risultavano le più impegnate in tali giochi 
le N. N, D. D. Marina Barbarigo Labia Chiara Dondisogli Pesaro 
M.^ Gradenigo Ruzzini, ed Anna Vidinuin Morosini non meno che il 
N, H, Zuanne Contarini . . è venuto il TribuTiale degli Inquisitori di Stato 
in deliberazione di far sopra di loro cadere gli effetti della pubblica 
meritata indignazione li quMi servissero anche di esempio per tener 
gli altri di minor colpa nella dovuta moderazione e neW esaita osser- 
vanza delle leggi. Quindi si è commesso al Fante ... di portarsi alle 
rispettive loro case e di precettare in nome del tribunale tanto V une 
che l* altro di trattenersi nelle loro case senza ricevere alcuno fkiori 
che li soli loro congiunti . . . sino a nuovo ordine . .; si fece nella mat- 
tina seguente comparire di nuovo avanti il segretario il.. . Custode 
al quale fu dato il cornando di tenersi vigile ed attento sopra U 
giuochi che si facessero in d.^ comp.^ e sop.^ le summs che venissero 
giuocate fu agiorito di dover in pena della vita (!) riferire qualunque 



CAPITOLO OTTAVO — LE CONDANNE 17& 

La berlina era destinata pel popolo. Pei nobili - che 
noa si vergognavano di insozzare nei ridotti di giuoco nomi 
gloriosi e di agevolare con la corruzione, la caduta della 
già esautorata Serenissima che si sosteneva solo pel nóme 
avito e pei tempi tranquilli - bastava V accenno delle pene 
negli Statuti. 

Da qui ne risultava un' evidente disparità di tratta - 
meato e mentre il giuocatore, che non era in grado di pa- 
gare V inflittagli multa, doveva remare incatenato nelle Ga- 
lere^ il patrizio dopo una « paternale » veniva obbligato a 
starsene per qualche tempo relegato nella propria dimora. 



eccedenza., . venisse usata si rispetto olii giochi che ali* ora di chiu- 
der il Cattino. 

.... il Casino delle Dame è bensì stato chiuso ma non gih posto 
in prigione il Custode . . . quando andò il Fante a chiuderlo^ diede 
commione al custode di avisame quelle Dame, che si trovavano in 
Vtnazia e fu scrita una lettera al N. H. Cassier Piero Friuli, che 
si trovava in Villeggiatura, si dice, per commmissione degli Ecc.^i 
Capi. (Giuochi, ms. presso di me, n. 91). 

1784, 12 giugno. Fer violenza di gioco e delusion di ora, Jeri 
furono sequestrate a Casa, la Pesaro, la Morosini Annetta^ la Ruz^ 
Zini, e la Labia, e si sospettava forse qualche altra, che formava 
con queste la partita di Bazega che ne diede il motivo, f Giuochi, 
ma. presso di me, n. 80). 

1784, 16 giugno. Abbiamo 4 Dame dal Tribunal sequestrate in 
Casa, ed anche un Fatiizio. Tutti per eccedente gioco di Baciga. La 
Sig- Anneta Morosini, la Sig. Chiara Pesaro, la Sig. Manna Labia,, 
^' Sig. Marietta Ruzzini, ed il Sig. Zuane Conta rini. Il Gioco si fa- 
ceva al Casino di S. Samuele. (Giuochi, ms. presso di me, n. 109> 

1784, 17 luglio. Le Dame furono poste in libertà alli dieci che 
compirono il mese della loro relegazione. fGiuocHi, ms. presso di me, 
n. 89). 

1785, 16 luglio. Il figlio della K.^ Biancha è relegato nella sìia 
^a di Venezia per aver giuocatto alla Fossetta con il Papafava, 
'* ^oscarini hh perduti due cento Cecchini. Questo bardassa ne fa 
ogni giorno una. fGiuocHi, ms. presso di me, n. 141. Vedi inoltre a 
pagine 91-92;. 



180 LB BISCHE E IL GIUOCO b' AZZARDO 

Ad onore del vero, devesi però far risultare, che qua- 
lora un nobile, nell' esercizio di delicati ìncariclii, cadeva in 
fallo o fosse giunto a prevaricare, le pene gli continuavano 
ad essere riservate^ come nelle epoche anteriori, senza ri- 
guardo alcuno, e lo dimostrano le iscrizioni sotto ai portici 
del palazzo Ducale. 

Queste condanne, dettate dall'antica saviezza perchè 
servissero di clamoroso esempio, erano in perfetta contrad- 
dizione con quelle per i giuochi d'azzardo; ed è appunto 
per questo difetto organico che la previdenza legislativa, 
venendo meno ai nuovi bisogni, concorreva anch' essa a de- 
molire la Repubblica. 



CONCLUSIONE 

to e) 




Cittadini ! fuggite i ginochi 
d' azzardo. 

Gatosb. 



linooo! Da secoli domini sulla terra seminando 
stragi, rovine, miserie. Di fronte ai pochi favoriti, 
ehnj a meglio adescare la moltitudine, porti d'un 
tratto nella dovizia, infinito è il numero degli sventurati che 
lasci, o getti a vivere nella più depravante miseria, sempre 
illusi e sempre sognanti il tuo favore! Non solo a questi 
infelici, ma a' tuoi stessi prediletti, guasti lo spirito, privan- 
doli delle più belle doti, facendoti beffe d' ogni usbergo ; che 
religione^ onore, virtù tutto cade fracido al tuo alito delete- 
rio. Forsennati che mai s'avvidero in quale orrendo bara- 
tro precipitavano, che non scorsero le loro faccio solcate, 
anzi tempo, da rughe profonde, bagnate da lagrime cocenti 
e da freddi sudori! 

Nell'infanzia la passione del giuoco fa sussultare il 
cuore vergine del fanciullo, gli fa provare le più opposte 
sensazioni e nella virilità fa odiare il benefico lavoro. 

L' uomo soggiogato da questa passione dà evidenti segni 
d' una pazzia, oh' io chiamerei « la pazzia del giuocatore » 
sia per la matta prodigalità e smodata, irragionevole gioia 
nella vincita, quanto, e maggiormente, per il suo furore 
nella disdetta. Se lo vedi calmo, quella calma è apparente, 
simulata, e lo provò quegli che, osservato per la impassi- 



182 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 

bilità nel perdere, tratta la mano di sotto alle vesti la mostrò 
lorda di sangue.... s'era lacerato il petto con Pugne. 

La pazza collera del giuocatore è orribile : si rivolge 
contro sé stesso, contro tutto e tutti. Sferra pugni sui mo- 
bili, addenta le carte, le candele fumanti, si straccia le 
vesti, dà della testa nei muri, si ammazza ! . . . . 

Come un alcoolizzato non si sente nel suo stato nor- 
male, se non dopo aver ingoiata la eolita quantità di bibite - 
cosi il giuocatore è d' una irrequietezza morbosa, finché non 
abbia denari da rientrare nei ritrovi dissoluti. 

La passione degenerata in mania s' impossessa talmeute 
dell'individuo che più non lo lascia, e lo troviamo persino 
nelle carceri a fabbricarsi, dice Lombroso, le carte segnate 
col proprio sangue. 



Da oltre duemila anni, in tutti i paesi, ove il senno 
degli eletti volle migliorare i rapporti tra gli uomini, la 
guerra ai giuochi d'azzardo fu sempre viva* 

In ogni nascente civiltà, in cui il bisogno fa intensificare 
ogni sforzo nel lavoro, il giuoco non ebbe quelle conseguenze 
delittuose che riscontransi presso i popoli selvaggi o presso 
quelli che, per ricchezza o per inerzia, detestano il lavoro. . 
Nò gli uni, né gli altri, benché separati da- un abisso e- 
norme, sanno comprendere che nel lavoro ravviverebbero 
le sorgenti del loro benessere. Chi nel lavoro fatica, non per 
ottenere la ricompensa di cose volgari, ma per apprezzare 
nella giusta misura il dono dell'essere, non sciupa la pro- 
pria energia nel malcostume. Il passaggio dal lavoro alla 
mollezza si verifica e si ripete sempre sulla fine dei governi 
ohe furono grandi e possenti; all'attività produttiva, al 
vivere parco, sobrio, subentrano in folla i vizi, e non ulti- 
mo fra questi comparisce il giuoco. 

In breve, per la sua seduzione, penetra e dilaga per 
ogni luogo, diviene passione collettiva, e caratterizza, co- 



CONCLUSIONE 183 



me il fanatismo religioso del mille ed il naturalismo del 
rinascimento, la propria epoca, 

Era logico che anche Venezia dovesse subire questa 
trasformazione. La Repubblica dapprima considerava il giuo- 
eatore un malvagio degno di carcere, del taglio della lin- 
gua ...ed' altre pene severe ; ma per la crescente indul- 
genza neir applicarle, finirono per essere dimenticate. Poi 
il giuoco, più forte della legge punitiva, insinuandosi nelle 
abitudini nel patriziato, suggestionò di conseguenza anche 
il governo che fini per costituirsi biscazziere ; a scopo buono 
se vogliamo, perchè l' oro passando dalle mani dei giuoca- 
tori all'erario, veniva utilizzato nelle opere di beneficenza 
e nei restauri dei palazzi e delle chiese. Ma quale influenza 
potevano avere per la moralità le leggi contro i giuochi, se, 
pur ammettendo l' inesistenza delle bische private, il giuo- 
catore era libero di rovinarsi completamente col Lotto ? . . . . 
Se alla chiusura del Ridotto si rispose con la frenesia per 
i giuochi clandestini? 

Quanto meglio se, a canto alle roboanti leggi, si fosse 
curata con maggior affetto V educazione e la moralità delle 
masse, non a parole, ma coli' esempio, e si fosse assoluta- 
mente abolito il giuoco ; allora si sarebbe evitata ogni sua 
manifestazione, fonte perenne di decadenza e di vituperio ! 



APPENDICI 



9i 



APPENDICE L 
Nomignoli della plebe nel sec. XVIII. 



(D c5 



A complemento dei nomignoli dei giuocatori, e d'altre persone, in- 
tercalati nel testo, (cfr. l' indice generale) aggiungiamo un saggio degli 
epiteti offensivi che s^ lasciavano aggiungere ai nomi di casato. *) 

Ponga, Brutocullo, Inferno, Maledetto, Tomba, Zuane Puttan, 
Cagadosso, Capella, Betola, Cagola, Scorezza, Bragay Antonio Cur- 
latta. Polentina, Persemolo, *) Brazzetti, Sbrodega, Carletto Nin, Gat- 
tina meretrice Bisatella, Crodu, Piero Marubio, ^) Braghelonghe, 
Cagatravagi, *) Cocolin Nicolò d.'* Verginella, Sentenza, Tegiioso, 
Paruzoletto, ^) Pitocco, Angelo Lecca, Ponzio, Vermi, Pagiazzo, Cu- 
pido, Petola, Bùseghin, ^) Carlo Potte, Potente, Buste, Mercurio, Sti- 
vali, Pevare, Coli ioni, Giuseppe, beccaio, d." DureUo, Coa e Bassi, 
Angelo Polpetta, Spuda, Stramazzi, Sorboki, Tarma, Pape, Rogna, 
Zuane Cocola, Strasse, Madalena Cantarela, Piero Spizza, Bravazzo, 
Battista Altanella, Zibaldon, Magnatutto, Andrea dalle Sette Barette, 
VeUada, Boa, Bisatto. 



1) Vedi gli Archivi : Av. di C, C. X, Etec, coni, la Bett., ^uar. Crim., Inq, di 
Sl e Sign, di N. al C. Per altri nomignoli cfr. : Cicogha, Regate veneziane e Cxc- 
CBcm, La viia dei veneziani nel 1800; Arch. Yen. tom. XXIX p. 84. 

8) Uomo che si presta alla volontà altrui. (Bobbio). 

8) Vien «u Marubio; il cielo minaccia bufera. (Bobbio). 

A) Manca nel Bobbio. Diceei di colui ohe trova sempre qualchecosa da fare. 

5) Uccello chiamato da LuniAo Parue fM^or. 

0) Peorsona irrequieta che s'intriga in ogni cosa. (Bobbio). 



RPPEHDIGE IL 
Motti, proverbi e modi di dire derivati dal giuoco 



Cd c) 



L' influenza che il giuoco ebbe sui costumi fu tale, che ciascuno, 
nelle conversazioni o nei rapporti della vita o nelle diatribe, cercava 
di convalidare il proprio assèrto con modi di dire che appresero giuo- 
cando. Frasi e proverbi, non tutti conosciuti, che abbiamo creduto utile, 
per la coltura dialettale, di raccogliere in q^uesta appendice. 

LOTTO 

« Lotto: i à cava el lotto. Per un numero non ò giappà la sta- 
gion passada el terno, ovardo cavéli el lotto ? so andà per fin ali* im- 
presa *) per metter sti numeri; ma li ho trovai, serrai, chiusi, vaggo 
a tor le firme ; nò trovo el scontrin : *) bisogna che me l' abbi desmen- 
tegà in quelle altre braghesse. Se ghe fasso riflesso ben alla cabola, 
stavolta trovava el terno, voggio metter ma perderrò. voggio provar 
a ligar una cinquina. Ò messo un temo secco al lotto. Ma toceà un 
ambo secco, vogió" ambizzar sto terno. Ma tocca un fia de ambo de 
diese ducati. Quel numero l' ho messo per primo estratto. El Principe 
l' à guadagna più de mezzi. E' Principe paga con V aumento. ^) El ga 
perso sta volta el principe ; come anca quella volta che zè sortio uno, 
dò e tre; che se poi veder in qualche libreto; che vien venduo ma- 
noscritto in qualche caselo del lotto, de tutte le stagion del lotto de 
Venezia ; da che le à principiai ; perchè quello in stampa zè tutto falla, 
e scomettp. *) voggio sta volta far un ziogo curioso; voggio ligar, 
come che fa i ebrei diversi numeri, m'à tocca un temo de poco; ma 
come che sèmo in molti a spartirlo; cosi ze più quel che ho speso, 



1) V. a p. 16, n. 39. 

2) Ciò fa sapporre che le firme non venissero rilasciate subito. 

8) Nelle firme del 1776, 77 e 79, che hanno i numeri segnati a stampa, si 
legge: Pagherò colV augumento Ducatif ecc. (Giuochi, ms. presso di me, n. 140) 
V. anche la Lista del nuovo iMto di Venezia, stampata in nome della Libertà e 
dell' Eguaglianza il 21 Ottobre 1792. (Stampk, presso di me). 

4) Forse si tratta di quello citato a pag. 16, n. 40. 



APPENDICE II. 



ISSI 



de quel che ho vadagnà ; ze più insomma V uscida, che 1* entiada. 
Andémme a tor la lista ^) del lotto per vedar le putte che ga da 
toccar la grazia; e la contrada. ^) Bisogna che me provveda d'un 
libro; che ze messo per ordene Alfabetico, tutto quello che se poi in- 
soniaise; come essar in acqua; veder morti; over delle fiere; ballar, 
e a ogni parola zè addotta el numero, ò conossudo un prete in col- 
legio, e anca su sto far giera una volta mio barba Marco Muazzo; 
come tanti altri che studia la cabola; che i trova el temo, ò la cin- 
quina; co ze cavai i numeri. A mi per lo più gò un temo sicuro; 

perchè co' me metto la man in senza 

fadiga, e senza perder bezzi, i dise che sia sta una gran brava testa; 
che abbi inventa sto lotto; perchè per quanto ghe sia sta studia su; 
nissun gnancora ghe la trovada; e ò me sentio a dir che sia sta un 
padre Gesuita. — M*à toccò a mi sto loto sta volta; ghe voi pazienza;, 
soffrirò anca questo per l'amor de* Dio. Quei che mette al lotto: dLso, 
certo per el lotto, e ora per mi. » ') 

El loto xe l'ultima speranza dei desparai. 

Chi dal loto speta socorso, fa el pelo longo come un orso. 

Chi fida nel loto, no magna de coto. 

Roba de loto, la va de troto. 

Al loto xe mato chi mete e chi no mete. 

Vince solo chi non giuoca. 

L'ambo magna '1 temo. 

Ambo lavorare; terno seguitare; quaderna e cinquina, lavorar da 
la sera a la matina. 

Va là cabola 

No sta minga a vegnir fora co cabole. 

Ti voressi incabolarme. 

Zoghemo alla lotta; no savemo cossa far: provemose un poco in- 
sieme; a chi zè più duri in gambe: e de brazzi. 

El sa tutto tor su; che i zoga alla balla; e i lo fa saltar come 
che i voi. 

Fé star in zogo el fia. 

Zogar de testa. 

Ziogar a sigheti. 



5) In queste Hate od avviai, che a' attaccavano sai mari, venivano indicate 
tutte le condizioni per ^iuocare al Lotto. (Staupr, presso di me). 

^ y. a pagine 14, 15 e le note 98 e 40. 

7) MuAzzo. Raccolta di proverbi del sec. XVIII ; mise. cod. nell' Archivio di 
Stato in Yenesia. 



190 



Ziogar a sborroin coi dai; a dama a tiai. 

Ziogo de man o de bussolotti (ze IMstesso che saver robar). 

Zogattolar coi piavoli. 

Zogar el sa ben de* bossolotto colle man. 

£1 zioga ben de scherma (sa difendersi da brogli). 

So sta ben a zugar in verba magistri. 

Zogo de man, zogo de vilan. 

Lo stimo tanto che zogo giusto alla baia de lu. 

Saltar la momola; — passare innanzi. 

Oiapar el porcheto; — rimanere indietro. 

Restar in asso — Lassar uno in asso — So resta de asso. 

Chi perde accusa. 

Chi perde no cógiona. 

No tocar can che rosega, né zogador che perde. 

Sol zogo se conosse le persone. 

Vede più chi sta sora logo che no chi zoga. 

Chi fida nel giuoco — no magna ne cruo, ne coto. 

No me dispiase che mio fio gabia zogà, me despiase solo ch*el 
86 Yogia refar. 

Disgrazia in zogo, fortimà in amor. 

Partia rimessa, parti a persa. 

Chi va air osteria perde la partia. 

Ghe lo rimessi tutti de capotto. 

Il giuocatore ha il diavolo in cuore. 

Non ti mettere giuocare se non vuoi pericolare. 

El voi aver sempre trentaun. — Vuol aver sempre ragione. 

Far una bassetta a qualcheduno. — Leggi bassetta per frode. 

A la matina una messetta, dopo disnar una basseta, la sera una 
doneta. 

Zogar de testa o de scrimia. — Stillarsi il cervello. 

Zogar volentiera a qualunque zogo. 

El zogaria sui spini. 

No zogaria co vu gnanca de pomi coti. 

A che zogo zoghemio? — Modo di sgridare. 

Va a zogar a le colonne — Ch'è quanto dire: tu sei un barattiere. 

El ga un 9erto zogatolo per le man. — S' allude a qualche intrigo. 

Zogator — Giuocare con poca virtù. 

Zogatolon — Giovine leggiero. 

Zogazzo — Aver gran giuoco in mano. 

Aver el zogo in ti ossi. 

Le xe cosse da zogo. 



APPENDICE II. 191 



El fa zoghi de testa. — Fantasticare. 

Torse zogo de qualcun e servir de zogòlo. 

Zogar el resto. 

Far el battifondo. 

Far el Signor. 

Far la bela. 

Sta carta me fa zogo. 

I bezzi de zogo, no i g^ha logo. 

Bezzi de zogo, ancuo te li dago, e doman te li togo. 

£1 zogo risega la vita e ròsega la roba. 

Se ris-cia per bisogno, e se perde per nepessità. 

Chi seguita zogar perde la borsa. 

Al zogo se va co do bisacche. 

Chi vinse prima, perde '1 sacco e la farina. 

Chi sa *1 zogo no l'insegna. 

Chi mal tira (la carta) ^ ben paga. 

La parola fa *1 zogo. 

Tu sei più tristo di tre assi. 

Far diciotto con tre dadi. 

Mettere a zara; arriscbiare. 

Giuocare a tu me gli hai - o a ite e venite. 

Giuocare di due fave un lupino. 

II giuoco del biribara chi più vede meno impara. 
O asso o sei. 

Pagare il lume dei dadi. 
Per un punto Martin perse la cappa. 
Se ti perdi tuo danno. 

Non ti fidar di me se il cuor ti manca. — Questi tre motti son» 
tuttora impressi sulle carte da giuoco. 
Giuocare pel pentolino. 
Chiedere buon giuoco. 
Segreta come un dado. 
Tirar la zara. 
2iara a chi tocca. 
2<ara all'avanzo. ^) 



8) Cfr. queste opere : Ghkdisi Bobtolotti Favvt. Proverbi spiegati al popolo. 
Milano, Treveff, 1869, p. 12R. Musatti. Motti storici del popolo veneziano, lio^ae 
Goldichmidt-Errera, Yen., 1890, e Duecento proverbi veneziani. Yen., 1891. Bokkio. 
on. eìt. Dici, det proverbee /rancie. Francofort 1750. Pasqualioo. Proverbi vénetL 
nmriao 1862. Pico Lubi di Vasbaho. Modi di dire proverbiali. Boma, 1875. 



APPEjlDlCE III. 
Cronologia dei delitti dei giuocatori 



Co d> 



Il lettore cortese voglia seguirci nelle indagini storiche sui de- 
litti dei giuocatori, (in aggiunta al cap. VII, V. a pagg. 139-154) che 
qui, per esser brevi, limitiamo dal 1722 al 1779, e certo, rimarrà sor- 
preso nel vedere qual forte contributo dava alla criminalità la pas- 
sione pel giuoco. 

1722, 28 giug. Nella corte del Magazzen alla Ch d'aro il came- 
riere Antonio Polìnari uccide - con una spada larga . . . che avea 
cinta al fianco - il bottaio Giovanni Capulin. (Quar. Cr. B. 142). 

1724. Eissa sulla fondamenta Friuli; V. a p. 6. 

1726, 27 mag. Sebastiano Snuer e Piero Silvestri altercano nel- 
l'osteria della Torre, a motivo del gittoco del Tresette, e per tal causa 
vennero alle ingiurie ed alle offese. Lo Snuer sorte dalP osteria ed 
aggpredisce, h mezzanotte sul ponte deirOglio, il Silvestri, stillettan- 
dolo due volte. Fu condannato a sei mesi di carcere scura. (Av. di C. 
E. 101 ; 1728, 18 die.) 

1727, 9 ag. Giuseppe Campei, Osvaldo Gardonio, servi di piazza 
e certo Strudel, dopo aver giuocato alla Mora, in una barca nelle 
« vicinanze della pescarla di S. Marco, » attaccano tra loro baruiEa ; 
appena sbarcati lo Strudel con un colpo di pietra e con una legnata 
frattura il cranio al Gardonio, il quale tre giorni dopo muore . (Av, di 
C. E. 101). 

1727, 20 die. Francesco Fontana, con un ferro da Sartor^ ferisce 
Zuane Predetti padrone del Magazen a S. Benetto. (Id.) 

1728, 11 lug. NelP osteria del Pellegrin Giovanni Magrini, preso 
un lume grande di legno di Oglio che stava acceso sopra una tavola 
da giuoco, ferisce il suo avversario Botazon Giuseppe. (Id.) 

1728, 24 lug. In piazza S. Marco succedono frequenti risse, causa 
i giuochi. (Esec» cont. la Best. E. 84). 



APPENDICE III. 195 



1729, 9 ap. Eissa nell'osteria della Cerva. (Av. di C. E. 101). 

1729, 22 giug. Nell'abitazione del barcaiuolo Moro Antonio un 
^uocatore ferisce, con una subia da calegher, il suo avversario. 
(Av. di C. E. 102; anno 1733. V. a p. 146 n. 13, dove fu errata la 
fonte). 

1730, 6 febb. Francesco Giusti. V. a p. 53. 

1730, 3 mag. Giovanni Pisighini, barbiere a S. M. Zol)eriigo, il 
27 luglio p. p, nel Magazzeno dì S. M. Formosa in Ruga Ginffa, 
g^iuocò amichevobnente con altri tre individui una partita a Tresette : 
la posta consisteva in una misura di vino. Non trovando più il suo 
bicchiere sulla tavola, Pisighini ordina al Majazenier Faustin Mazza 
dell' altro vino. Questi glielo nega dicendo che prima pagassero 
quello bevuto. Il barbiere rispose che a lui toccava detto pagamento 
e che resterebbe soddisfatto, allora il Magazenier portò il vino. 

Senonchè il Pisighini, dalla rabbia di aver perduto la partita, 
meditando brutali sensi di fiero odio, chiese un suo zanchetto osia 
coltello da aprire un' ostrega ad un bottegaio vicino; ritornato nel 
tnagazen e riattacata la questione di poc' anzi, con lo zanchetto ferisce 
ftella schiena il Magazenier. (Av. di C. E. 101). 

1730, 30 mag. Antonio Dal Prà, nella stu^ dell'osteria della Scimia^ 
ferisce nella schiena Antonio Dal Eizzo; il giorno seguente - narrando 
il suo delitto - mostrava il coltello insanguinato. Dopo una lunga 
procedura fu assolto ! (Av. di C. E. 101). 

1730, 29 lug. Ferimento di Tomaso Bellotti. (Id.) 

1730, 10 ott. Nell'osteria delle due Spade il barcaiuolo Gaspar 
Ballò, armato di Pistoiese, ferisce certo G. B. Portese. (Av, di C. E. 102). 

1730, 18 ott. Il facchino Giacomo Scolari è ferito due volte nel- * 
l' osteria della Scoa a S. Cassiano. (Av. di C. E. 102). 

1730, 19 die. In campo S. Giacomo alla Zuecca Antonio Schian- 
tarellò teneva Banco de soldi al gioco del Zurlo ^ o sia Bianca e 
Rossa; un'individuo, che osservava il giuoco', gli chiede a prestito 
del denaro; lo Schiantarello si rifiuta, quegli lo oifende e si minac- 
ciano entrambi con armi alla mano; ma la questione non ha altro 
seguito. Alla sera lo Schiantarello e certo Pietro Giachiole si recano, 
tatti e due pubblicamente armati, all' osteria della Donzella, Colà nar- 
rano r alterco subito e dicono che si sarebbero atrocemente vendicati : i 
presenti cercano di quotarli, anzi certo Tavelli vuole condurre sulla 
via della ragione il Giachiole, ma questi, perchè la finisca, con una 
coltellata gli taglia la carotide! L'omicida fu bandito per 22 anni 
dagli Stati della Serenissima. (Av, di C. E. 101). 

1731, 29 mag. Pel giuoco della Mora Stefano Fagagna è ferito 
nel Magazeno in Crosera S. Pantaleon. (Sig. di N. al Cr. B. 3). 



194 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1781, 9 giug. Il macellaio Mazzariol Giovanni accoltella Lisandro 
Monari. (Av, di C. E. 101). 

1781, 18 sett. Un giuocatore perde alle carte e vuol lasciare sei 
ìnassette di seda, perchè con quelle Poste si paghi lo scotto; Poste 
- Stefano Pighini - non acconsente ; V altro gli risponde irritato : co no 
ti voi quelle tio questa^ e cosi dicendo lo ammazza con due coltellate. 
(Av, di a E. 102). 

1731, 26 sett. Giovanni Girardi ferisce Antonio Scallo. (Id. E. 101). 

1731, 24 ott. Belin Molin ferisce Zuane Bonhomo. {Av. di C.) 

1732, 7 mag. Antonio Fustinoni ferisce un giuocatore nel Maga- 
zen di Ss. Giov. e Paolo. (Av. di C, E. 102). 

1782, 17 mag. Un giuocatore getta sulla testa del suo avversario 
un boccale. (Id.) 

1782, 16 giug. Eìssa in Cannaregio. V. a pagg. 182-138. 

1782, 31 ag. In una bisca a S. Simeone succedono frequeifti con^ 
tese, e gridoni, con scambievoli strapazzi. (Esec, cont la Best, E. 34). 

1782, 27 sett. Ferimento nell'osteria della Scoa. (Av. di C. E. 102). 

1732, 19 die. Eissa a S. Moisè. V. a p. 8. 

1738, 14 lug. Omicidio. V. a pagg. 86-86 n. 7. 

1784, 24 febb. Eissa. V. a p. 86 n. 6. 

1784, 18 lug. G. B. Amadio, impugnata una bajonetta di cui era 
sempre provveduto, uccide Domenico ed Antonio Biasotti e ferisce 
Zuane, altro figlio delP Antonio. {Av. di C. E. 102). 

1784, 7 ag. I cugini Pietro Spiante e Pietro Molin, scoacamini, 
dopo aversi cazzottato nelP osteria del Lion Rosso in calle del Carbon, 
escono ed a Eia Ito lo Spiante, con una bìitolada uccide il Molin. {Av. 
di C. E. 102). 

1736. Ventura Carlini, G. B. Paron d.*. Sorbettina, Giuseppe Gar- 
bizza, dopo aver giuocato alle carte in una camera dell'osteria della 
Torre, questionano perchè il Carlini non voleva pagare tre grosse di 
vino; da una frase all' altra mettono mano alle armi: il Carlini squarcia 
la gola al Garbizza, il Paron sfodera una spada e con essa colpisce 
nella testa il Carlini. (Id.) 

L' osteria della Torre, che è tutt' ora poco discosta da quella delle 
Spade, fu teatro, per più secoli, di contese causate dal giuoco. 

1786, 14 ap. Ferimento di Metaxa. V. a p. 161, n. 26. 

1736, gen. M. V. Nell'osteria delle Spade si sente contese tutta 
la notte, causa il giuoco d' azzardo. (E^ec. cont. la Best, B. 48). 

1736, gen. M. V. Eissa a S. Barnaba. V. a p. 97. 

1786, 7 ap. Francesco Cordellari, per una differenza nel giuoco 
della Mora, assassina Antonio Businello. (Av. di C. E. 102). 

1786, 27 ott. Lorenzo Basadonna, Antonio Privato, Antonio Eossi 



APPENDICE III. 195 



e G. B. Cavegnol, uelP osteria della Rizza, dopo aver cenato e giuocato 
rissano, ed il Cavegnol riporta tre colpi di pistola alla testa. Poscia 
i tre giuocatori « Cònsci ,deì loro misfatto partirono lasciando il Ca- 
vegnol imatonlto ed insanguinato » (C. X, crim. 1739, 29 mar.) 

1737, 26 ap. Nella bisca dietro Posteria del Salvadego succedevano 
di frequente per cagion del gioco strepiti e sussurri, (^Esec. cont. la 
Best. R.) 

1737, sett. In una bisca in calle lunga S. Barnaba, succedono 
risse ogni sera. (Esec. cont, la Best, B. 48). 

1737, 27 ott. Neir osteria del Lion Rosso Antonio Trever, con un 
colpo di spada, ferisce Valenti Salvadori. (Ai\ di C, R. 102). 

1737, 27 nov. Eissa a S. Ternita. V. a p. 53, n. 34. 

1738, 21 gen. Pietro Gonzato. V. a p. 147. 

1738, 10 mar. Ferimento nel Magazen ai Bari. (Av, di C. P. 103). 

1738, giug. Piero Bonetti barbiere a Rialto Novo, « giuocaudo 
con Antonio Dal Bon nella sua bottega alla bassotta il dispiacer della 
perdita facesse al d. Bon lacerare le carte, per il che discesi ambidue 
a vicendevoli strapazzi, e sfide ...» ma i presenti pacificarono pel 
momento i due giuocatori. Il 13 giugno il Bonetti, passando per la 
ruga dei Spezieri, s'incontrò col Dal Bon e sebbene questi avesse la 
spada alla mano, il barbiere, armato di coltello, lo assali ferendolo 
gravemente. (Av, di C, E. 102; 1743, 14 gen.) 

1738, 11 lug. Rissa in palazzo Ducale. V. a p. 31. 

1738, 26 nov. Rissa alle colonne di S. Marco. V. a p. 30. 

1738, 31 die. Rissa a S. Silvestro. V. a p. 53. 

1739, 22 mar. Alla Giudecca Giacomo Poletto, con un coltello 
trentino, taglia la faccia a Piero Borghi {Af\ di C, R. 102). 

1739, 30 ott. Il battellante Domenico Bodussi ferisce un braccio 
ad Anzolo Zorzetto. (Id. R. 103). 

1739, 10 die. Assassinio del pescatore Giuseppe Basilisco per una 
questione di giuoco insorta nel Magazen di S. Gerolamo. (Id. R. 102). 

1741, 13 giug. V. a p. 126, n. 37. 

1741, 22 ott. Antonio Conegian uccide, con ima coltellata nella 
schiena, Pietro Trevisan, perchè questi gli aveva vinto otto soldi, {Av.. 
di a R. 102). 

1741, 3 nov. Rissa alle colonne di S. Marco. V. a p. 80. 

1742, 2 gen. Rissa in una bisca sotto le Procuratie Vecchie. (Esec. 
cont. la Best. B. 43). 

1742, 24 giug. Rissa in palazzo Ducale. V. a p. 81. 

1742, 14 ott. Santo Polebani accieca con un bicchiere Iseppo- 
Gagieta. (Av, di C. R. 103). 

1743, Seppa. V. a p. 122. 



196 LK BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1743. Eissa nella bisca di Goffrè. V. a p. 127. 

1748, 22 gen. Bissa nel Magazzen del Tezzon. V. a p. 86. 

1744, 17 febb. Il fasciner Antonio Gaggio d.® Finfini, sfoderata 
la spada e coltello, uccide Stefano Bossi. (Av, di 0. B. 108). 

1744, 28 ott. Il sarte Antonio Zanini, nell'osteria di S, Giorgio, 
marcava i numeri che facevano alcuni giuocatori ; Amolo Felipo crede 
che il Zanini abbia alterato i punti a favore dell'avversario; Zanini 
arrabbiato perché si era voluto sospettare il suo « onore, » uccide 
VÀnzolo Felipo. {Av. di C, E. 108). 

1745, febb. Contese nella casa di Anzola Gallozza, V. a p. 66. 

1746, 16 nov. Gerolamo Bettini, giovine in Bottega de Periicchiere 
sotto le Procuratie dopo aver giocato, sulle ore 22, allo Zurlo sotto 
la Cordaria in Piazzetta con Giacomo Salvadori, et altri Giovani per 
reciproche pretese dì aver vinto, succede tra loro una rissa ed il Bet- 
tini, più furibondo degli altri, ferisce il Salvadori. {Av, di C. B. 108). 

1746, 17 sett. Uccisione di Benedetti Ambrosi. V. a p. 101. 

1747, 23 febb. Delitto di Giacomo Bonazziol. V. a p. 39-40. 
1747, 13 ag. Francesco Baggiolin nelP Osteria detta del Prospetto 

di Cavarzere uccide, a colpi di stilo, Bernardo Zulato. (Av. di C. B. 108). 
1747, 23 ott. Gerolamo Manarini peater, alterca nel Magazen alla 
Pieth con Antonio Scarpa; per quotarli si frappone Giacomo Toma- 
setti; Manarini, non curandosi del paciere, si slancia addosso allo 
Scarpa e lo ferisce nel collo, lasciandogli conficcata Tarma omicida; 
lo Scarpa si leva V arma dalla ferita, e, reso cieco dal dolore, la vibra 
nella schiena del Tomasetti che si era voltato per agguantare il Ma- 
narini. Il disgraziato paciere il giorno dopo muore. (Id.) 

1747, 27 nov. L' offlcial da Barca Orazio Callegari d.® Spadina 
giuoca alla Mora, nella Sttia del Magazzen aW Anzolo Raffael, con 
Antonio Grollo; da un malinteso punto succede una rissa, ed Orazio 
sulle prime dà una guanciata al Grollo e poscia armato^in una mano 
di un Zanchetto e nell'altra di una Pistolla lo uccide. (Id.^ 

1748, 8 febb. Neil' osteria del Salvadego il barcaiuolo Alvise Bu- 
ranello uccide Bernardo Bianchi, fld.) 

1748, 10 giug. Neil' osteria della Scoa, per il giuoco della Mora, 
un facchino ammazza Piero Sgualdin. (Id.) 
1748, 6 ott. Bissa a S. Polo. V. a p. 149. 

1748, 4 die. Contesa in Frezzeria. V, a p. 160. 

1749. A colpi di Palosso Giuseppe Steffanutti uccide certo Cos. 
{Av. di C. B. 108). 

1749, 28 ott. Bissa a S. Trovaso. V. a p. 146. 

1761, 4 giug. Bissa alle colonne di S. Marco. V. a p. 80. 

1752, 6 febb. Paolo Porca cameriere, dopo aver giuocato con /- 



APPENDICE III. 197 



feppo Orio d.^ Nata Barbier, e perdutovi tm dttcato, non avendolo, 
invitò il Nata a. passar seco aU' Osteria della Luna, ove . . . sarebbe 
stato soddisfatto. Entrati però ambidue coW esibizion anco di un 
Pùlosso per pegno . . . Fosse pressato dal Nata al pagamento ; dopo 
lo scambio di gualcite parola vivace il Porta ferisce il Nata due volte 
nella schena . . ., tre nsW omero del braccio sinistro . . ., quattro pe- 
netranti li soli intengumenti, una nel collo . . ,, una apresso il metà 
corpo della mano sinistra . . ., due nel radio del braccio sinistro, una 
intema, l* altra esterna; e una nel petto sopra la mammella sinistra. 
Paolo Porta fu bandito per un anno. {Av, di C. E. 104). 

1752, 6 giug. Santo Agostinelli, barcaiuolo, dopo aver giuocat-o 
alla Mora, ferisce certo G. B. Giudici, fld. R. 103). 

1752, 12 giug. Il barcaiuolo Antonio Porro uccide G. Basadonna. 
{Av. di C. R. 101). 

1753, 22 lug. Nel squero di mezzo a Castello il fìlacanape G. B. 
Panuti, Zuane Morer ed Antonio Nicoli, avevano giuocato alla Ba^i- 
setta ; Nicoli, rimasto soccombente, lacera dalla rabbia, il mazzo delle 
earte di proprietà del Panuti; questi, com'era costume solito tra la 
plebe, vuol essere risarcito dal vincitore Morer, che trova illogica la 
pretesa . . .; a questa uscita Panuti, con un pugno nel viso, gli tronca il 
filo del discorso e dato mano nel tempo stesso ad un cortello nulla 
attendendo olii di lui voci, con cui chiedea compassione, e la vita, 
lo accoltella tre volte. Compiuta questa vigliaccheria, il fìlacanape, 
sprezzando la vendetta divina e quella degli uomini, si reca nel Ma- 
gazzen di S. Francesco di Paola a mostrare il Cortello con cui aveva 
ferito il Morer .,.! 

Nel 22 dicembre 1753 il Panuti perde, nel Magazen a S. Gioac- 
chino, una sfida a trionfetti; non avendo di che pagare chiede ad An- 

I zolo Grinta 30 soldi, e perchè questi si rifiuta lo accoltella e ferisce 

un giuocatore che era seduto vicino al Grinta, Panuti fu bandito 
per 7 anni. (Av. di C. R. 104). 

1758, 28 mar. In una bisca sotto le Procuratie Nuove succedono 

I spesso contese. {Esec. coni, la Best. R.) 

I 1758, 23 mar. Contese, altercazioni, enormi strepiti . . . per motivo 

del giuoco, succedevano in una bisca al ponte dell'Angelo. (Esec. cont^ 
la Best. R.; 

1753, 26 ap. Simon Alverà ferisce nell'osteria della Cerva il bot- 
taio Gasparo Padoan. (Av. di C.) 

1754, 27 ap. Giuseppe dal Frari, dopo aver giuocato alla Mora 
nel Magazen alla Ch Doro, uccide Michiel Sanis. (Id. R. 104). 

1754, 13 ott. Battista d' Appollonio facchino, abitante in calle del 
partito a 8. Gerolamo, dopo finito di giuocare, in una camera stipe- 



198 LE BISCHE E IL OIUOCO d' AZZARDO 



riore del Magazen in pescheria di CannareggiOf con Batta Giovato e 
Bortolo Detonat, alterca ed uccide quest'ultimo. (Av. di C. R. 104). 
17B4, 18 ott. Ferimento nella Stua del Magazen al Gaffaro. (Id.) 

1765, 16 mag. Guglielmo Paganoni. V. a p. 108. 

1766, 26 die. Giovanni Martin d." Groppo, dopo aver giuocato 
alla Mora nel Magazzen a S. Martino, ferisce Cristoforo Del Zotto. 
{Av. di a R. 104). 

1766. V. nel r appendice dei barbieri biscazzieri. 
1766. 27 giug. E issa ai Ss. Apostoli. V. a p. 147. 

1768, sett. A Eialto alcuni giuocatori provocavano quotidiaìte 
discordie e contese. {Esec. conL la Best B. 60). 

1759, 29 gen. Giuseppe Perini d.** Tabaro, Giovanni Rossi, con 
altri compagni, giuocano nelP osteria del Storion a Rialto ; finita la 
partita ciascheduno paga la loro tangente porzione a riserva del Pe- 
rini che richiesto al Rossi del soldo onde pagare questi glielo rifiutò; 
avuto diniego anche dal Canever, Perini, dopo aver detto che aveva 
ancor tanto credito al mondo da poter ritrovar per imprestanza un 
Ducato, si alza dal Banco e, senza proferir parola, ferisce il Rossi. 
{Av. di a R. 105). 

1769, 7 lug. Un calzolaio fa della Giubba del suo avversario di 
giuoco, bersaglio di più colpi di coltello. (Id.) 

1769, 9 lug. Giovanni Griggi, Bortolo Maddalena intagliatore, 
Battista Boaro facchino, Domenico Roggia muratore, giuocano alla 
Bassetta, in un Camerino superiore di una bottega da Acque sotto 
la Cecca, con le carte somministrate dal Roggia; il caffettiere se ne 
accorge e li manda fuori dalla bottega. Sulla strada i giuocatori al- 
tercano, si mettono le mani addosso ed il Grigi per difendersi dai 
pugni del Roggia lo ferisce due volte. (Id. R. 104J. 

1760, 29 mar. Nel Magazen di S. Giov. e Paolo, Giuseppe Rossi 
accoltella Antonio Priuli stampadore in rame, (Id. R. 104). 

1760, 2 die. Nel Magazenetto a 8. Luca teneva banco di Zecchi- 
netta il facchino Gabriel Marco. Giovanni Costa lo rimprovera di a- 
verlo defraudato di una posta di otto soldi^ per tutta risposta Gabriel 
prende un coltello e lo ammazza. 

Gli Avogadori di Comun (R. 105) lo condannano al bando per 
5 anni e se in quel frattempo fosse arrestato a 18 mesi di prigione, 
ne possa in questo bando o prigione liberarsi se prima non averh 
avuta la pace dalli parenti più prossimi del g.«» Zuanne Costa. 

Ma se nel termine di Mesi uno si presenterà nelle F*orse della 
Giustizia e farà contar nella Cassa dell' Offlzio deWAvog.^ di Co. 
ducati uno da esser applicato alV infermeria de Prigioni et avrh 
avuta la pace come sopra, allora et in quel caso sia, e s^ intenda 




APPBNDICB III. 199 



Ubero, La sentenza fu pubblicata il 19 luglio 1761 e due giorni dopo 
il Gabriel fu depencUo di Baspa, perchè fece il suo dovere, proprio 
come sentenziarono gli Avogadori! 

1761, 4 ap. Neil* osteria del Gambaro a Eialto succede una rissa, 
causa il solito giuoco della Mora, tra Carlo Moretti peater e Pietro 
Piai; dopo pacificati, per intromissione di alcuni amici, il Moretti, 
nell'atto che brindava alla salute di tutti, scaglia sulla faccia del 
Piai il bicchiere colmo di vino ferendolo leggermente. (Av, di C. B. 106). 

1761, 12 ap. Giacomo Bossi teneva banco di biribis sul ponte di 
Rialto; un suo cliente, Nicolò Nicolini, voleva riprendere dal Banco 
alcune monete che aveva perdute, e perchè il Bossi si oppone, sema 
far parole di sorte, lo ferisce. (Id. 1762, 6 sett.) 

1761, 30 lug. V.^ a p. 153, n. 32. 

1761, 11 ott. Diversi cappellai, tra i quali vi era Guglielmo Apon 
e Ferigo Gaggiardi, si diedero convegno all' osteria del Pellegrin per 
fare una cenetta; verso le 2 di notte, resi tutti alterati dal Vìn, il 
Gaggiardi si pone a tagliare alla Sassella ; T Apon contrasta perchè 
aveva perduto L. 2; il Gaggiardi - non curandosi gran fatto di tale 
questione - sorte dell' osteria per soddisfare una naturale sua urgenza. 
Apon gli è dietro e - sempre altercando - impugnato un coltello gì' im- 
prime una mortale ferita nel basso ventre ; indi condotto dalli rimorsi, 
va a raccontare il delitto a' suoi padroni, i quali lo lasciano andare .... 
e nella notte stessa s^ imbarca verso la parte di mestre, e di lui non 
si ebbe più nuove! (Av. di C. B. 106, 1762, 6 mag.) 

1761, 5 die. V. a p. 163 n. 80, 

1763, 28 mag. G. M. Formentello. V. a p. 163 n. 31. 

1763, 26 ag. Pezzotto Andrea riportò una grave ferita alla coscia 
mnistra, (Av. di 0. B. 106;. 

1768, 16 die. Bissa nel Magazzeni a S. Samuele. V. a p. 164. 

1766, 31 lug. Bissa tra Nadal Poletti e Carlo Bizzi. \, anche a 
p. 151. 

1767. Giuseppe Poli pescatore ferisce Domenico Fabris, perchè gli 
aveva rubato due lire quando teneva banco di Zecchinetta dietro le 
Fondane Pubbliche in ArsenaL {Av. di C. B. 106). 

1767, 20 lug. Certo Comici, scherzando, getta sul viso di Francesco 
Carli il mazzo delle carte, questi vedendo uscire sangue dal naso, 
prende dal tavolo una Bozza da mezza libra e con quella percuote 
furiosamente il capo del Camici finché lo priva di un occhio. (Id.; 

1768, V. a p: 30. 

1769, 11 mar. Il facchino Antonio Stuzzo ferisce Francesco Man- 
tovano. (Av, di C. B. 106). 

1770, 14 die. V. a p. 143. 



200 LE BISCHE E IL OIUOCO d' AZZARDO 



1771, 25 mar. Zulian Zuliani Mascherer ferisce, neir osteria dell» 
due Spada, il barbiere Francesco Doglionì d.^ Orada, {Av. di C. R. 106). 
1771, 18 ag. V. a p. 162. 

1774, 10 sett. V. a p. 151 n. 26. 

1775, 24 mar. Il « fabro Costante Maggia venuto a parole con 
Zuaue Maggia fabro neU' atto che giuocando a tresette con altre per- 
sone . . . in una camera deW Osteria del Sturion per certa carta che 
si era scoperta fra quelle che egli Costante distribuiva al suo Com- 
pagno sostenendo detto Zuane che sì dovessero rimescolare le Carte 
ed egli Costante ricusando di farlo passassero da questa altercazio- 
ne ad abbracciarsi V uno con V altro e cadessero . . . attraverso delie 
Sedie di detta Stanza. » Caduti per terra, Costante, con un piccolo 
coltello, ferisce P avversario. (Av, di C* H. 105; 1776, 9 mag.) 

1775, 27 ag. Rissa. V. a p. 146 n. 14. 

1775, 9 sett. Pietro Alega, barcaiuolo al tr<ighetto delle Prigioni, 
baruffa neir osteria del Cavaletto con Atizolo Bernardi. {Av. di C. 
B. 105). 

1776, 5 febb. Rissa a p. 26. 

1777, 5 gen. Giacomo del Maschio ferisce Vincenzo Veronese, dopo 
aver giuocato alla Mora nelP osteria della Rizza, (Av. di C, R. 105). 

1779, 20 ap. Il fenestrer Zuanne Grassetti, cantucciando una can- 
zonetta del Lamberti, se ne andava verso le ore 24, un po^ brillo e 
spensierato, pe' fatti suoi; giunto sotto le Fabbriche di Rialto, vede 
fuori della bottega del barbiere Giuseppe Salviali, due persone che 
giuocavano; poveretti, esclama, non potrete air oscuro continuar bene 
la partita ! ed entra nella bottega del barbiere, prende la candela che 
la illuminava e la porta ai giuocatori. Ohe, che cosa fate? chiede il 
barbiere; taci, canaglia, risponde il Grassetti; - sei tu la vera oanaglia, 
gli rimbecca Salviali; - osi ancora insultarmi vile, dice il fenestrer^ 
dopo che ho cercato di far chiaro a quei due meschinelli ! e non avea 
ancor terminata la frase, che ritornato nella barberia, con una coltela- 
lata apre il ventre dello sventurato barbiere! (Id.) 



APPENDICE IV. 
Cronologia dei barbieri biscazzieri 



-qJ-Td- 



Cerne sono mutate le costumanze! Oggidì chi va dal barbiere non 
desidera che di uscirne poco dopo. Nei tempi andati la cosa era ben 
diversa. A Roma si oziava nelle toiistrine per commentare sulle vi- 
cende della Repubblica o per leggere Vada diurna, Messer Firen- 
zuola fa dire ad un suo personaggio: «Io Tavrò qui alla barl>oria, ove 
è solito di giocar, quanto è lungo il giorno, a tavole. » 

Non sappiamo se l'elegante scrittore cinquecentista alliulevsse ai 
harbieri della sua Firenze, certo è che da questa cronologia ''v. anche 
a pagg. 43-67) si vede quanto fosse generalizzato anche in Venezia Fuso 
di giuocare d'azzardo nelle botteghe dei barbieri. 

1342, 3 ag. Bartolomeo barbiere a'S. Basso. V. nel!' appendice: Sul 
diritto di grazia nel medio evo. 

1360, lug. Gabriele barbiere a Rialto. (Id.) 

1548, 27 nov. La mogìer de domenego barbier è carcerata perchè 
teneva pub.'' Redduto de Zuògadon in Rialto. (Esce. coni, la Btttt. R. 6). 

1570, 22 giug. Polo Osello barbiere « d'accordo con altri » car- 
pisce ad alcuni passeggieri, nelle barche da tragetto et da viagio, dei 
denari con f rande et inganni al Zuogo de partito. E bandito per 6 
anni: i quali principieranno quando consegnerà 25 ducati a quegli 
che sono stati . . . ingannati. (Id. R. e. 97). 

1600, 23 nov. Prospero barbier in Frezzeria. V. a p. 168 n. 51. 

1605, 27 mar. Vicenzo gobbo, barbiere a S. Stin, è carcerato per 
redutto, (Esec. cont. la Best. R. 28, e. 100). 

1626, 4 mar. Michelin barbiere e biscazziere in corte mazor a 
8. Nicolò. (Id. B. 5). 

1626, 14 ag. Agostin Barlato barbiere è accusato di « aver tenuto 
publico ridotto di gioco di carte prima a S. Toma e poi al ponte del 
Savoner. » (Id.) 

1626, nov. Zorzi barbiere a S. Barnaba. V. a p. 169, n. 55. 

1642, 30 gen. Giacomo barbiere « per haver best.°, giocato a carte, 
et datene anco a nollo, et percosso . . . Lucieta . . , f u condannato a 

26 



202 LE BISCHK 



servir per un anno in una Galera per huomo da spada a mezza paga. » 
(Esec. coni, la Best R. 30). 

1666, 9 ap. Francesco Terzi barb. e bisc. a S. Sebastiano. (Id. R.81). 

1668, 23 lug. Antonio Boschini. V. a p. 12, n. 28. 

1661, 20 die. Apostolo Pace barbiere fu assolto di aver barato 
alla bassetta. (Esec, coni, la Best R. 32). 

1662, 27 sett. Zìmne Visentin. V. a pagg. 46, n. 3; 167 n. 42. 

1663, 29 sett. Ztuine Romeri barbiere biscazziere al ponte del- 
l'Angelo. (Esec. cont la Best R. 32). 

1663, 11 die. Lazari e compagni. V. a pagg. 46-46. (Id. R. 23). 

1664, 3 àp. « Piero Barbier detto dei Rossi a S. Zuanne Bragola 
teneva giuoco nella sua bottega e profferiva parole oscene e nefande. » 
(Id. R. 32). 

1664. 20 die. Assoluzione di Aìizolo Canal barbiere biscazziere 
sulla riva del Vin. (Id.) 

1664, 30 die. Condanna di Paojo gih barhier, per giuoco e ma- 
lavita. (Id. R. 23). 

1668, 14 mar. Onorato barbiere. V. a p. 167, n. 42. 

1669, 1 ap. « IlL^iii et Ecc.nù Inq.i di Stato. (B. 661). 

Da espressi comandi di V. V. E. E. Io Antonio Campagna bum.noo 
suo suddito, et Servo, mi sono portato nella Centra di San Luca in 
Cale de Fabri à dirimpetto del Pistore nel redoto da giuoco di carte 
da un tal Barbiere; Giovedì sera. Venerdì et Sabbato prossimo par- 
sati nel quale fra tanti, che capitano, mi sono comparsi li N. H. M. : 
Ant.^ Zorzi, e Nicolò Dandolo, un Grittl . . . Alvise Barbaro ; nec non 
Il S. Gio: Pietro Mantova Nobile Padovano, ... ed un tal Gio: Batta 
.... alfier riformato, de Nacion francese, bravo vagabondo, et un altro 
soldato amico intrinseco del sod." Gio: Batta, tutti due (per le infor- 
mationi che ho havuto) poco di buono, poiché non hanno, ne loco, 
ne tetto, ma con la loro bravura, vivono, col far star questo, et quel- 
r altro, et il d." Gio: Batta, ha servito per soldato in casa di Gio: 
Batta Parma Cittadino Veneto; Vi capita anco il Capitano Massoni 
riformato, et altri Padovani, et infiniti della Città. » 

1671, 30 gen. Martin Zanoni. V. a p. 114, n. 19. 

1671, 21 mag. StefFani bar. bisc. sulla riva del Carbon. (Esec. 
cont la Best U. 33). 

1673, 1 sett. Onorato Arbit. V. a p. 46. 

1676, 12 gen. Nella barberia di Giuseppe Menegazzi in c^mpo 
S. Angelo succedevano frequenti scandali causa i giuochi di carte. 
(Ksec. cont. La Best R. 24). 

1G76, 16 febb. « Andrea Finati barbier. Imputato di aver aperto un 
ridotto da Giuoco dove si commettevano bararle. Yu assolto. (Id. R. 33). 



APPENDICE IV. 203 



1676, 13 ag. Onorato Arbit. V. a p. 46, n. 4. 

1679, 18 mag. Assoluzione del bar. bisc. Domenico Calcetta ò Fe- 
deli. (Eser. coni, la Best. R. 33). 

1681, 4 lug. Assoluzione di Benedetto Fagionato ai Tolentini, barb. 
e bisc. recidivo, colpevole di avere un Pub.'' Ridotto di Gioco di Carte 
dove si udivano spesso dei rumori confumoin, et offese, (Id.)- 

1683. Marco Manfrè, V. a p. 48. 

1686, 29 gon. Pietro Carneli, bar. abbandonata la sua professione 
sì diede alla baratt-eria. {Ksac. coni, la Best. R. 25}. 

1688, 6 lug. CJiacomo Falandi, barbiere e capo di una famiglia 
di delinquenti, t^ìiieva nella sua bottega, in calle della Torre a Rialto, 
giuoco d* azzardo ; fu bandito per 16 anni. (Id. R. 26). 

1689, 28 mar. La pena del Falandi è ridotta ad un anno di 
carcere (Id. R. SJÌ). 

1689, 29 lug. Michiel Gaggio, V. a p. 47. 

1692. Il vecchio barbiere ai Fra ri Antonio Dazi, per vivere è costret- 
to a fare il biscazziere. (Knec. cont. la Best. B. I. e Belloxdi, cit. 183). 

1694, 23 giug. Nella barburia di fronte alla chiesa di S. Simeo- 
ne Grande, si giuocava tanto nei giorni feriali come festivi rendendo 
maggior scaiidolo perctiè dirimpetto la Chiesa. (Esec. cont. la Best. 
E. 26). 

1694, 6 lug. Condanna di Pietro Codrè bar. bisc. all' insegna della 
S^Hida sotto le procuratie vecchie. V. a p. 166 n. 41. 

1696, mar. Michiel Gaggio. V. a p. 47, n.'47. 

1696, 9 mar. Giordan Soldati da molti anni aveva trasformata 
la sua barberia in una bisca. {Esec. cont. la Best.. R. 26). 

1696, 9 mar. Marco Manfrè, V. a p. 49, n. 16. 

1696, 16 mar. A S. Sofia vi sono parecchi barbieri biscazzieri 
(Inq. di St. B. 616 ed Esec. cont. la Best. R. 26) 

1696, 11 mag. V. 1707, 6 mag. 

1697, 9 gen. Condanna di Goffredo Tornasieri bar. in campo 
S. Salvatore, perchè teneva «tanto nella sua bottega, quanto in un 
loco della sua casa sopra la Bottega medesima un aperto dannato 
ridotto di gioco. » (Esec. cont. la Best. R. 26). 

1697, 17 febb. Domenico Cadorin bar. dirimpetto la chiesa di 
S. Moisè aveva j>er il corso di molti anni vìi* aperto... ndotto di 
gioco... giocandosi non solo nella bottega, ma anche in altro luoco 
della .ma Casa. (Id.). 

1697, 2 mar. Il mezzano e defloratore Lucilio Damiani, barbiere a 
S. Polo al ponte delle Cingane, da molto tempo teneva nelle volte 
della sua bottega un* aperto Ridoto da Gioco, cambiando poscia il 
Ridoto in Postribolo. (Id.). 



204 



ltì99, 21 lug. Alvise Padovano. V. p. 87, n. 42. 

1699, 7 ag. Antonio Stivali bar. bisc. ai Biri. (Esec. e, la B. R. 26). 

1699, 16 sett. Michiel Gaggio. V. a pag. 47, n. 8. 

1701, 11 gen. Un capitano del Consiglio dei X sorprende due in- 
dividui che giuocavano d* azzardo nella barberia di Michiel Graggio. 
{Esec, cont la Best B. 4). 

1702, 11 gen. Michiel Gaggio. V. a p. 47. 
1702, 29 mag. Michiel Gaggio. V. a p. 48, n. 9. 

1705, ap. Giordano Soldati, V. a p. 49 n. 16. 

1706, 22 mag. «... a S. Stefano nella barbaria di Giordan ove si 
gioca . . . » . V. a p. 44. 

1705, 29 mag. « Sopra li redotti delle barbarie Santi Apostoli e 
Santa Sofìa il primo di Marco Manfrè, l'altro di Antonio Porta è 
stato osservato uno vestito da forestiero e per la città vagare in 
abito da frate. » {Inq. di Si. B. 640. Riferte varie.) 

1707, 6 mar. Il bar. bisc. Giordano Soldati. « sij con un' Amoni- 
tione Annotato nel solito libro ; rilasciato dalle carceri. » {Esec. cont 
la Best R, 34\ 

1713, 24 nov. Andrea bar. a S. Agnese, V. a p. 110, n. 8. 

1714, 80 ag. Francesco Spaciani si era interessato nella barberia 
di Giacomo Fabris d. il Zonfo in Salizzada a S. Luca colla unione 
di Simon Trivelli Perucchier « dove era aperto una pubblica, e scan- 
dalosa ridutione di gioco d'ogni sorte, ma per lo più di Rassetta e 
ciò tanto di giorno, conie ... di notte. » {Esec, cont, la Best R. 34\ 

1721, 28 nov. Assoluzione del barb. bisc. Piero Zanela. (Id.) 
1723, 7 mag. Giacomo Targheta è condannato a 8 anni di bando 

perchè teneva giuochi d' azzardo nella sua barbena sulla fondamenta 

di S. Marsilian. (Id. R. 27). 

1723, 7 lug. « Clemente Laguna . . . nella sua bottega di Barbier 
posta in Calle della Chiesa a S. Vio . . . teneva da due anni . . . una. .. 
riduzione di giuoco vedendosi continuamente di giorno come ... di notte 
flusso e riflusso di . . . persone. » (Id). 

1724. Bernardo e Giovanni Bon lauti. V. a p. 6. 
1780, 5 febb. Francesco Giusti. V. a p. 53. 
1730, 8 mag. Giov. Pisighini. V. a p. 193. 

1732, mar. «... nella Bottega di Tomaso Trentin Barbier si gioca 
k Bassetta. » {Enee, e. La Best B. 48). 

1732, mar. «... sotto le Procuratìe Vecchie in diverse Botteghe 
da Barbier, si gioca alla Bassetta. V. a p. 61 n. 26 e a p. 110, n. IO. 

1732, 31 ag. Salvador Martini. V. a p. 25. 

1736, 5 gen. Da molti anni nella barberia in calle della Gabbia 
a Rialto, si giuocava d'azzardo. {Esec. e. la B. B. 48). V. a p. 120, n. 30. 



APPENDICE IV. 206 



1737, 11 lug. Lorenzo Robazza. V/a p. 52 n. 80. 

1737, 10 sett. Il barb. bisc Francesco Papaciza, è denunciato agli 
Esecutori contro la Bestemmia, (B. 48) ì quali, nel 1741, lo nomina- 
rono capo contrada della calle lunga a S. Barnaba. {Esec. coni, la 
Best, B. 55). 

1737, 8 ott. « Lorenzo di Chà Balbi, pratica nell' ultima barbarla 
sotto le Procuratie Nove, dalla parte delPAsension, detto lorenzo te- 
neva biscazia in d.^ barbarla è cavava carte e teneva terzo ad* ogni 
persona di fargli pegni come anco à figli di famiglia li tegniva terzo 
d' ogni cosea ... e viveva sopra le biscazie ...» {Inq, di SL B. 569, 
riferta Calmo Antonio). 

1737, 21 nov. S. Temita. V. a p. 63, n. 84. 

1737, 16 die. Antonio Campana hh bottega di Barbier alla Chiesa 
di s. Zuane di Rialto. Sopra la detta Bottega hit un luogo grande 
ove da cinque anni si giuocava d'azzardo. (Esec. conL la B. B. 48). 

1738, giug. Piero Bonetti. V. a p. 196. 

1738, lug. IlL et Ecc. Sig. Esec, contro la Biestema (B. 48). 

// zellOf che VE.E, F. 7. tiene per conservar la pace, è la quiete 
odo non nasca alcun richiamo al mag. Ecc. dell* E. E. V V. col far 
tenire chiuse tutte le Biscatie, quuli, è la Cagione, e la rovina di 
fannie famiglie, è figlioli di famiglia.,. 

Sappi V. V. E. E. che al presente (come lo potevano testificare 
Alvise Caldiera barbiere in calle della Gabbia a Bialto e Francesco 
Cecchi barbiere in calle dei Sartori a Bialto^ vi son Iv qui anese 
Biscatie. 

A' piedi del Ponte di Rialto vi son una Bottega di Barbier (di 
un tal Alessandro... ) che danno da Giocare è m va... mal viventi. 

Vi è poi un tal Bernardo è in sua compagnia un tal Benetto, 
dalie acque, è sto un parangon in Rialto novo. 

Vi è poi un tal Piero Bonetti in Rialto novo dò. da giocare, ben- 
ché sij, stato, amonito dall* E. E. V. V. 

Vi è poi un tal Marco Gripaldi,... h posto una Bottega da 
Gioco in faccia la Chiesa di S. Giov. di Rialto. 

1738, 30 nov. Pietro e Giulio fratelli Fiorentini. V. a p. 61 n. 25. 

1738, 9 die. V. a p. 60, n. 21. 

1738, 10 die. Zuane Canea è ammonito perchè concedeva nuova- 
mente giuochi d' azzardo nella sua bottega. {Inq. di St. B. 560). 

1738, 22 die. Denuncia contro il Canea perchè non obbedì agli oi^ 
dini superiori. (Id.). 

1738, 31 die, G. B. Manzoni. V. a p. 33, n. 36. 

1740, 30 mag. Canea continua nella duplice professione di barb. e 
bisc (Ifiq, di SL B. 660). 



206 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1741, giug. « Pietro parruchiere in calle dei Fabri è padrone di 
bisca.» (Esec. cont la Best B. 48). 

1741, 13 giug. L. Robazza e Tadie. V. a p. 137. 

1742, 2 gen. (M. V.) Goffredo Trombetta, barbiere sotto le pròcu- 
ratie vecchie, è accusato per la dodicesima volta' di essere un biscaz- 
ziere. (Esec, cont. la Btst. B. 43). 

1742, 2 giug. Dal Bello Zìiane teneva bisca in un luogo di den- 
tro alla Bottnya di Barbier, vicino al ponte di S. Fantino. (Id.). 

1742, 21 lug. « 111. et Ecc. Sig. Esecutori alla Biastema (B. 49}. 

« La fraterna Carità et il dovere Cristiano mi spinge a presen- 
tare al Tribunale di V. V. E. E. il presente Foglio p. rendere palese 
alla Giustizia di V. V. E. E. le frequenti congiure che a disdoro di 
questa Giustizia vengono praticate dalli seguenti malviventi congiu- 
rati, che sono Antonio Caimo detto il Conte Gerolamo Chimotto tien 
Botegha da Gioco sotto le Procuratie Vecchie al Segno del Lauro 
Regio Antonio Rochi Costanzo Fiorentini Rologier in Canonica, e 
Fratello, Gasparetto, e diversi altri, li quali a fine di contentare li 
suoi vituperi e vitij, il minore de quali e il convivere continuamente 
con done da Partito; formano fra di loro false quarele, chiamandosi 
fra essi testimoni contro di chi non aderisse a suoi voleri ; perme- 
teado loro facoltà a Biscatieri di dar da giocare, quando questi le 
accordano quei lucri giornalieri da loro ricercati, et al contrario le- 
vando la detta facoltà a chi non le rende stipendio, ò con false- 
quarelle, ò con Bilietti senza nome composti con quella frase che a 
loro pare propria p. intimorire li stessi, e ciò pure a fine di ridure 
il gioco nella Botega sud. al Lauro Regio, dove questi unitamente 
convengono p. essere di loro ragione, dove vengono esercitate infinite 
infamità come da Boteghieri vicini viene attestato p. cui pochi giorni 
sono nacque fra di loro grande contesa nel dividersi certa quantità di 
danaro da loro trufato alla Bassetta a persone che in detta Bottega 
capitarono, di cui le E. E. V. V. ne potranno bavere il giusto ragua- 
lio facendone esame alli Botteghieri sudetti et alle Persone qui sot- 
toscritte; Come pure potranno bavere notizia da Domenico Ferarese 
al presente in queste Carceri Retento dal di ultimo di maggio del 
stipendio che pagava alli sudetti Rochi, Chimotto et a ciò non lo 
quarelassero della Biscatia che teneva in Cale de Fabri nella Calesella 
che conduce al Campo Ruzolo dove vi era la scola di Spada p. cui li 
sottoscritti attestano che oltre un Regalo fato dal d. Dom.** a Ant.** 
Rochi di Filippi Dieci p. aprire detto loco, anche ogni giorno 11 pa- 
gava lire quattro; Nella stessa maniera viene pure praticato da al ere 
Persone che in occasione d' esame veranno fate note all' E. E. V. V. ; 
Onde da ciò comprenderanno qual sia il Magior Comando, se quella 



APPENDICE IV. 207 



della Giusta Giustizia di V. V. E. E.; ò pure le Congiure da detti 
I malviventi praticate con tanto indecoro di questo Gravissimo Tribu- 

! naie ... è Antonio Eochi vantasi essere lui il Padrone della <R8posi- 

I zione di S. E. Mosto Venerando Giudice di questo Ecc.^ Mag.** il che 

ì tutto espongo a solo fine di doverosa Carità verso il mio Prosimo 

[ conche Baciandole le vesti minchino. (Segno convenzionale del delatore). 

I Segue li Testimoni 

I Filippo Strazzarolo a Canto della sud.* Bottega del Lauro Eegio. 

Antonio Stecoti Peruchier in Calle Larga a 8. Marco 

Giacomo Silvestrini detto Panada pratica da Capella 
! Battista Keguardo Ga liner al Salvadego 

Santo Corteler pratica sotto le d.« Procuratie 

Piero Brazzetti similmente 

Frane.** Bobo Orefice in Cale di S. Basso 

Abbate Iseppo Telei pratica alla Bottega della Fontana a S. Gi- 
miniano 

Gerolamo Fabris da Aque sotto le d.® Procuratie. 

Cristoforo Osto al Capello 
I Nonziato Casanova pratica dal d.'^ Strazarolo 

Tutta la Piazza poi potrà attestare le Infamità di detti Congiu- 
I rati perchè tutti le vedono. » 

« 111. et Ecc. Sig. contro la Biastema 
Non si è mai saputo che vi sij due mag.» della Biastema, altro 
j che in questi giorni; dico cosi perche vi son un tali' Antonio Caimo 

I (noto spione degli Inquisitori di Stato) che unitamente a Piero, è 

Costanzo fratelli Romani questi à apperto una Botegga sotto alle 
Proc. Vecchie all' insegna del Lauro Regnante, è per Cappo di detta 
Bottegga è un tal Gir. Chimoto huomo di pessima qualità. Questi 
uniti non voi che altri dia da Giocare, e quando può penetrare che 
I qualche duno dia dà Giocare Ant. Caimo forma una quarella, è 

! Gir. Chimoto, porta la quarella, a suo magistrato, è per dar sicurtà 

I a dette' sue quarelle, fa che sia Testimonij Piero, è Costanzo Manetti, 

di già interessati è, ciò lo fanno perchè tutti vadi da loro, a giocare. 
Questi à datto facoltà a un tal Domenico mamoli che apri un 
gioco in Calle delli Fauri, col patto però che li dia Filippi dieci come 
a fatti il detto mamoli col prometerli che dal mag."* Ecc. della Bia- 
stema non (sarà) molestato ; e il Caimo come Spion del Tribunal 
Supremo Come pure, dal Mag. Ecc. della Biastema, ma nulla, à valsudo 
1q sue promese che V. V. E. E. à fatto restare il sud. Dom. mamoli, 
j et ora sì ritrova nelle forze, è di quanto può a V. V. E. E. potrà esa- 

minare Prima tutti tiuelli che tiene Bottega sotto le Proc. Vecchie. 



208 LE BISCHE K IL GIUOCO d' AZZARDO 



Di più un tal Piero Barbier, in calle delli Fauri, 

Zuane Gigli sta all'Arsenal 

Agostiù Bagatin Fante del suo mag.^ 

Zuane Boleta 

E se esaminerà il sud. mamoli à chi ha datto li felippi dieci 
scoprirà anco persona che è, in buon Conseto, ma che lo obliga 
il dirlo. 

Deve anco savere che il Ant. OaimO) oltre esser il spion, è stato 
in Galea per ladro tanto le referisco, e remedia à talli Canaglie. » 

E Filippo AntoneUi strazarol sotto le Procuratie Vecchie cosi 
depose dinanzi al Tribunale contro la Bestemmia : 

« Già un' anno in G." si era in mia vicinanza una Bottega de 

Barbier tenuta da Giac dove si giocava a zoghetti e dove vi 

intervenivano tutti signori civili ; Detta Bottega haveva p. insegna 
il Lauro Reggio, e... fu renunciata dal sud. Giac. ad uno che haveva 
nome Gerolamo... et haveva un uomo.„. ma il suo Prencipale si dice 
che fosse un Orologier che sta in Caiionica. ... si diceva che (il Gero- 
lamoì havesse la Grazia di un personal reguardevole. » 

1742. Goffredo Trombetta. V. a p. 52. 

1742, 12 sett. Nella bisca del barbiere Lorenzo Eobazza a S. Moisè 
fra i giuocatori, che s'intrattenevano colà fino il. mattino, vi erano 
dei patrizi, dei sacerdoti, l'abate della duchessa di Carrara, il par- 
rucchiere Antonio Stecoti, Mattio Venzati beccher, Domenico Mo- 
dotto peater, Carlo Ferari biscazziere e molti bari che ne tiene terzo. 
(Inq, di St, B. 660. Rif. Calmo Ant.). 

1742, 12 nov. Nella barberia di quel Goffredo Trombetta che si 
raggranellò col giuoco i mezzi di vivere di rendita, frequentava 
l'abate barattiere Monti. (Inq. di St B. 660. Rif. Calmo Ant.;. 

1742, 12 nov. Coledi Carlo. V. a p. 64, n. 41. 

1743. Goffredo Trombetta. V. a p. 121, n. 82. 

174% 4 mar. Giuseppe Paganoni. V. a p. 136, n. 61. 

1743, 6 mar. Arresto di Iseppo q. Rafael Paganoni barb. e bisc. 
sulla riva del Carbon. {Esec. cont la Best B. 49). 

1744. « Campo della Guerra — Girolamo Balduìn Barbier in luogo 
separato dalla Bottega, alla riva tien gioco. — Intervengono molti 
N.N. H.H.» {Inq. di St. B. 914). 

1744. « In Frezzeria nella bottega da barbier, dove figura di Paron 
un tal Ant. Canevello, si gioca assai alla Bassetta. » (Esec. cont. la 
Best. Processi). 

1744. V. a p. 68, n. 36. 

1744. 4L Nella biscaccia di Marco Barbier attacco il ponte de bar- 
caroli.... » (Esec. cont. la Best. Processi). 



APPBNDICE IV. 209 



1745. Tadie. V. a p. 133, n. 4S. (Esec. cont. la Best B. 28). 

1745, 16 nov. Gerolamo Bettini. V. a p. 196. 

1746. Ztiane Canea, V. a p. 51. 
1746. Iseppo Vio. V. a p. 48. 

1746, 28 febb. (M. V.) Lorenzo Robazza. V. a p. 62, p. 81. 

1746, 28 giug. Iseppo Vio Barbier, . . . Peruchitv e biscazziere a 
S. Sofìa, è condannato a 5 anni di bando. (Esec. cont, la Best R.) 

1746, 3 ott. La spia Faletti denuncia il barb. bisc. Giov. Canea 
agli Inq. di St (B. 695). 

1748, 4 die. Antonio Canevello. V. a p. 120, n. 29. 

1749. Doppo tanti processi formati contro lo stuer . . . Giacomo 
Polcuftro per Biscazziere ora continua nova Biscazia in Frezzeria . . . 
si vanta costui d* aver Protezioni e di non temere la giustizia. (Esec, 
coni, la Best B. 49). 

1749. V. a p. 123, n. 33. 

1749, 18 ag. Marco Bianchi, parrucchiere al ponte dei Barcaroli, è 
:stato sempre solito dar^ da giocar iìi un luogo interno della sua bot- 
tega. (Esec. cont la Best B. 49). 

1751, 12 lug. « Saputosi . . . clie nella Bottega da Barbier sotto 
le Proc. Nove all'Insegna del Mondo d'oro intervenivano molti utìi- 
ciali che giocando alla Bassetta, ed à Faraon professavano d'esser 
stati offesi quando passassero sbiri inanzi ad essa Bottega S. E. a 
scanjBO d' ogni inconveniente fecero percettare il Barbiere clie più non 
accorda li sud. giochi. (Inq, di St. B. 634). 

1761, 18 ag. Carlo Coledi. V. a p. 66, n. 42 ed a p. 124. 

1762, 6 febb. Giuseppe Orio. V. a p. 197. 

1753, 23 mar. Francesco Zuane Padre e Figlio Mengoni Barbier 
sotto le procurane nuove , .. da lungo tempo avevano ridotto la loro 
bottega una Publica Biscaccia, (Id. R.) 

1753, ap. Lo stuer Giacomo Buenco, più volte concetto ed animo- 
nito, continua tenere bisca. (Esec. cont. la Best R.) 

1763, 23 raag. Francesco Papacizza, V. a p. 97 n. 35. 

1753, 17 febb. « Nella casa di Carlo Caldana Peruchiere al ponte de 
S. Apostoli fu aperta la consueta nobile festa di ballo dal famoso 
Isidoro Conzateste, che incominciò dopo le 6 ore della notte scorsa 
e similmente prosegui a 21 - 24 e 25 del corrente mese, e Carnovale 
ricavandosi dalla generosità de Concorrenti lire undici per ogni per- 
sona > CGrauenigo, Not. II, e. 88, ms. al Museo Civico). 

1753, 2 die. « Ieri sera a ore tre di notte incirca alla Bottega 
dà Barbiere di Tadio Bortolati al insegna delli tre Re magi sotto 
le procuratie vecchie, capito il N. H. Gerolimo Corner... ricercando 
di una persoua che era dentro in Bottega, ma come che era in ta- 

27 



210 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



barro, il padrone della Bottega li fece rifessione di non poterlo ricevere 
in quel abito il sud. N. H., che era alterato dal vino, proruppe in 
strapazzi contro il Botteghiere, gridando che era in mascara e che 
voleva stare in Bottega, e sussurando lo obbligare a serar la Bot- 
tega. » iliiq. di St. B. 697; rif. Fiorentini. V. a p. 62, n. 12. 

1764, mar. Pietro Marabini bar. in Frezzeria depone agli Esec. 
coni, la Best. : (B. 60) <i II mio vicino Marco Bianchi tiene una bot- 
tega con un luogo di dentro ; nella prima si fa la barba e nel secondo 
vi sono li tavoli dove si giuocA a Bassetta. La barberia fu altra volta 
chiusa. Quando alla mattina chiudo la mia bottega, il luogo da 
giuoco è ancora aperto. » Bianchi fu carcerato e chiusa la bisca. 

1756, 27 gen. Giov. Melicani. V. a p. ^9, n. 39. 

1765, 16 mag. Guglielmo Paganoni. V. a p. 108, n. 2. 

1765. 9 ag. Giuoco clandestino in una Volta della barberia attacco 
a S. Giuliano. (Esce. cont. la Best. B. 60). 

1766. « 11 Magistrato alla bestemmia ordina che sieuo chiuse due 
botteghe sotto le procuratie nuove laterali alla zecca, cioè quella di 
un bar])iere. ed un cafettiere, come divenuti luoghi scandalosi et 
osservabile soggiorno de giuocatori violenti, tramischiati con officiali 
ed anche preti. » (Gradknigo, ms. al Museo Civico Nat. 3, p. 98). 

1768, 6 ap. Pietro Sgravati, V. a p. 63, n. 16. 

1769, *26 mag. Carniani, V. a p. 64, n. 40. 
1760, 14 febb. France.sco Zerbin. V. a p. 64. 

1764. Zuane Canea ha bottega da gioco in Frezzeria {fìiq. di Si. 
B. 1081, F. 872). 

1766, 19 nov. V. nell'app. Legislazione sul giuoco. 

1766, 20 die. Paulo Chioli. V. a p. 106, n. 63. 

1766. ag. V. a p. 48. 

1766, 6 ag. « In campo S. Sofia vi è una bottega da Barbier, 
entro la quale vi è stato sempre giuoco, con comodo di tavolini, ra- 
dunandosi le persone verso sera sijno le ore 3 della notte a giuocare 
a ogni sorta di giuoco, e lo stesso si fa in quella pure del Barbier 
in campo S. M. Formosa..., e qui giocando anche fra il giorno con 
le coltrine e seguitando sijno le tre della notte, e questa è per lo 
più frequentata da preti, molti dei quali sono di detta chiesa, e 
terminato il giuoco i sudetti per lo più si portano nella bottega del 
caffè vicino, chi col tabarro, chi senza tabarro, rx)l fazoletto bianco 
sopra le spalle, e anche pipando, (1) e trovandosi alcune donne nei luoghi 



(1) Papa Urbano VITI, proibì agli Ecclesiastici l'uso del tabacco (C. Cautù), 
poiché lordavano le vesti, i paramenti sacri, i libri, e le panche erano ridotto 
tanti letamai. (JCnc. Torino). 



APPENDICE IV. 211 



interni del caffè; ivi stanno sijno le ore 4, mischiati con diversi seco- 
lari, e questo è il bel esempio che danno.... (Inq. di St, B. 649 ; ri- 
ferta Basaglia Pietro). 

1769. Fralicesco Zerbin. V. a p. 64. 

1769, 16 ap. Il zelante Basaglia continua confidare agli Inquisi- 
tori di Stato (B. 649) che un « tal Rodomonte che lia Botega di Bar- 
biere in faccia la chiesa dell* Anconeta..., tiene un Casino a S. Ge- 
rolamo, ove vi interviene gli Ebrei con altre persone, ivi giocano 
alla Baseta, Faraone, Zechineta e di giorno e di notte, e come che 
dal Supremo Tribunale sono stati proibiti tali giochi... » 

1769, 15 mag. momoleJo Barò ter (/ih del ponte della tana per 
andar a S. Frane, di Pauola teneva giuoco clandestino di Baneta, e 
Zecchinetta. (Inq. di St. B. 649; rif. Basaglia Pietro). 

1770, 17 nov. Mafho Amedei. V. a p. 56. 
1774. Giuseppe Berganti. V. a p. 38, n. 46. 

1776 82. Zita ne Aurei li barb. bisc. sotto le procuratie nuove (Inq. 
di SL B. 696). 

1786. Il parrucchiere Francesco Grotta era un gìuocatore accanito. 
(Inq. di St. B. 1136, F. 883). 

1791, 3 gen. G. B. Martini. V. a p. 24, n. 5. 

1796, 12 sett. Giacomo Santi, barbiere in calle dei Albanesi, os- 
servava dalla scala dei Giganti del palazzo Ducale, Francesco Lam- 
branzi occuj)ato — nel piano terra — a contare una sommetta gua- 
dagnata poco prima ol giuoco volgoì-mente detto del Cappelletto. 

— Vuoi giuocareV chiese al Lambranzi, mosso dal desiderio di 
vincere. 

— Si questi gli risponde, e oltre i denari che vedi, ho anche un 
talero. 

— Incredulo il barbiere soggiunge : Mostrilo matto. 

— E l'altro offeso nel suo amor proprio da quel dubbio, gli 
grida : Vegni da basso si or e / 

Santi, che non ci teneva di appartenere alla categoria dei sodo- 
misti, rosso dal Tira, scende di corsa la scala ed assalta, con una for- 
bice del suo mestiere, il Lambranzi, il quale, impugnata una Bri- 
toUx, si era già preparato alla difesa, ma egli, in quel duello strano. 
ebbe la peggio, i>oichè riportò due ferite. Lavato in tal guisa il suo 
€ onore» il barbiere, lasciato tranquillo dalle guardie del palazzo si 
avviò, per la porta del Formento, alla sua bottega. '^Esec. coni, la 
Best. B. 47). 



flPPEUOlCE V. 

Legislazione sul giuoco 

1172-1797 



In questa appendice sono raccolte le parti, ducali, terminazioni, 
provvisioni, addizioni, ordini, proclami, concessioni, scritture, appalti, 
capitoli, conferenze, spazzi, revoche, ecc. emanati dalle varie magi- 
strature veneziane sui giuochi d'azzardo pubblici e privati e su quelli 
che recavano danno alla sicurezza cittadina ; sul dazio delle carte da 
giuoco, sulle scommesse, sul diritto di arrestare i giuocatori nei luoghi 
sacri, sulle Lotterie clandestine e quelle permesse, sul Lotto gover- 
nativo, sugli edifizi restaurati e sugli istituti beneficati coi proventi 
del Lotto, e di altri compresi nelle Lotterie (come le procuratie vec- 
chie nel 1716, 16 giugno) sulle vicende del Ridotto ecc. ecc. 

Questa appendice documenta le varianti della passione pei giuochi ; 
« lo sforzo del governo per attenuarne le tristi conseguenze. 

1172. Privilegio di giuocare d'azzardo fra le colonne di S. Marco. 
V. a p. 29. 

1254, 8 sett. Proibito ai veneti e forestieri di intrattenersi ad 
alcun giuoco ctim taxillìs, sotto o fuori il portico della chiesa di 
S. Marco. Il contravventore e colui che avrà disposto tabuleria ad 
ludendmn pagheranno ciascheduno soldi XX ai Signori di Notte 
entro tre giorni. A chi sì rifiuterà la pena sia aggravata di libbre X. 
In caso d' insolvenza sieno arrestati e tenuti in carcere finché non 
avranno soddisfatta detta pena, se neanche questa potranno pagare, 
sieno banditi, dal quale bando non saranno liberi se non dopo pa- 
gate le multe. (Maggior Consiglio, Comu?ie, li, e. 60, t.). 

1256, 12 mag. Nessuno possa giuocare nella cortesella^ né in 
alcuna delle camere presso la sala del Gran Consiglio — mentre 
questi è riunito — a qualsiasi giuoco con denaro, in pena di 20 soldi 



APPENDICE V. 213 



di denari per ciascun giuocatore e per ogni partita ; questa multa 
dovTÀ consegnarsi entro otto giorni al Doge ed al Consiglio od a 
quel tale dal Doge designato sotto pena di nuova ammenda di 20 
soldi ; nel caso d^ insolvenza il Doge ed il Consiglio debbano entìt> 
otto giorni far riscuotere le due multe. (3f. C Fractus e. 85\ 

1255, 2 lug. Nei capitoli dei tribimali giudiziari sia aggiunto cbe 
i giudici non debbano render ragione in nessun modo di giuochi, nò 
di pagàdori, né di altre cose spettanti al giuoco. {M. C, Brifons, 
c44.t.). 

1260, 13 ag. M. C. Legge cit. nella Statuta Ven. 1597, p. 166. 

1266, 14 mar. Li scudieri non possano giuocare ad taxillos in 
nessuna parte del palazzo Ducalo, o sotto la loggia di Bialto e sopra 
le scale dei ToscanL Pena soldi 10. I Signori di Notte la riscuotono 
e la metà V abbiano i loro agenti ; coloro cbe non volessero o non 
potessero pagare sieno tuffati nell' acqua. (M, C. Corri. 11^ e. 51, t.) 

1266, 12 mag. Nessuno giuochi alli Ovi^ o ad altro giuoco sotto 
i portici ed in chiesa di S. Marco, né in piazzetta di S. Basso. Pena 
soldi 100. Permesso di giuocare a Tavole e Scacchi in piazza di 
S. Marco. (Comp. Leggi, B. 326). 

1268, 11 mag. Si ripete la deliberazione. (1266, 12 mag. M. C. 
Fractus, e. 41). 

1278, 6 giug. Nessuno ardisca giuocare davanti e per quattro passi 
intomo alla chiesa di S. Basso. Pena soldi XX. Il 1^4 andrà a benefizio 
dei Sigìwri di notte. (M. C. II, XXVIII, e. 54, t.). 

1283. Proibito giuocare ai Dadi sotto la loggia di Bialto. Pena 
Lire 10 Al giuocatori e soldi 40 a chi prestava i tavolini. (Tasbini, 
Aneddotti, Ven. 1897). 

1292, 15 gen. Quod Consilium per quod prohihatur ne ludatur 
ultra .Holidas decem grosaarum. (M. C. Zanetta Pilostis^ e. 427 j. 

1292, 11 nov. Nessuno osi giuocare, né di giorno, né di notte, in 
alcun luogo dell' Episcopato di Venezia e di Torcello, fuorché a Scac- 
chi ed a Tavole. Pena 25 lire per ciaschedun giuocatore ed a chi per- 
mette giuochi in casa propria. 

La posta vinta deve esser restituita al perdente a mezzo dei Si- 
gnori di Notte entro tre giorni, e per questo (servizio) abbiano essi 
una terza parte ed altra eguale l'accusatore; il resto della multa aia 
del Comune, ed in ciò non s'intendono menzionati i pubblici baradori 
da colonne. (Af. C. Zanetta Pilosus, e. 425, t.) 

1293, 17 sett*. Permesso di giuocare sub lobia ad schacos et ad 
tabula 8. {M. C. Cerberus e. 27. Av. di C.) 

1294, Proibito giuocare ad zonos et tabullelas sotto il portico della 
•chiesa di S. Marco. (Tàssini, Aneddotti, p. 117). 



814 



1296, 6 mar. M. C. « Ogni veneziano o abitante in questa Città 
che giocherà nelle furatole ove si vende vino perda soldi 100 e Tac- 
cusador ne abbia un terzo, un terzo il Comune, e un terzo gli officiali 
tanto di Notte che alla Giustizia Nova. » (Ivi Capitolare 1, B. I). 

1298, 7 mar. Proibito giuocare ad . TaxìUos, né ad ova o ad altro 
giuoco .davanti le porte e nelle case degli speziali a Rialto. Pena 20 
soldi per qualunque sia e per ogni partita, (^omp, leggi. B. 216). 

1300, 3 mar. Nelle piazze dell' isola di Rialto non sia fatto alcun 
giuoco col fuoco. Pena 25 Lire. I Signori di Notte riscuotano la multa 
ed ne abbiano la solita parte, che l'avrà anche l'accusatore se avrà 
provato la verità dell'accusa e ne sarà degno di fede. (M. C. Magmus, 
orig. e. 6, t.) 

1303, 2 ap. Il Doge ed il suo Consiglio non darh rason ad alcuna 
persona di Gioco, ne de Pagadori, ne de alcune altre cose pertinenti 
h Giochi. {Statuta Veneta, Pinelli, 1709). 

1303, 17 ag. Proibito giuocare vicino alla Chiesa di S. Marco e 
nella canonica. Pena 20 soldi, l'accusatore avrà la mediazione ed il 
rimanente della multa sarà pei Signori di Notte. (M. C. Magnu-s, e. 8, t.) 

1307, 18 mag. Proibito agli osti, albergatori, tavernieri, ecc. delle 
isole di S. Marco, di Rialto e di tutta la città, di favorire giuochi 
coi l\hrilis con spesa di denari. (Magmis Capricornus, e. 322). 

1308, 13 ag. Gli scudieri non possono giuocare ad Ta.villos, né 
ad altro giuoco con spesa di denaro, in qualunque luogo della città. 
Pena 20 soldi, per ogni partita giuocata, e per qualunque persona. 
L'accusato sconterà, o farà scontare, otto giorni di carcere. Il denun- 
ziatore, se è veritiero, abbia la mediazione. {M. C. CapricornuSy e. 77). 

1311, 29 lug. Si annulla la cancellazione fatta per errore di certa 
deliberazione proibente il giuoco dei Dadi dentro ed intorno alla 
chiesa di S. Marco. (JM. C. Presbite r, e. 48). 

1314, 7 mar. Proibito agli scudieri o servi di giuocare con denaro 
o pegno tra le porte ed in alcun luogo del palazzo Ducale. Pena 
soldi venti di piccoli, per qualunque persona e per ogni partita, o 
di stare otto giorni in carcere, non potendo pagare la multa. {M. C. 
Presbiter, e. 117). 

1829, 14 febb. M. V. Proibito il giuoco dei Dadi nelle case. 
(Grazie, III. 41). 

1329, 13 die. Rinnovazione della legge 1292 16 nov. con qualche 
leggiera modificazione, (Cecchetti, Giuochi ecc.. Are. Veneto, fase. 76, 
p. 427, n. 3. e M. C. Spiritus, e. 38, t.). 

1330, 13, ott. Revoca della proibizione di giuocare in piazza 
S. Marco ed a Rialto. (Id., e. 41, t.). 

1835, 27 sett. Le molte denunzie di giuochi a Dadi, state presentate 



APPENDICE V. 216 



ai CapiseMitri prima del decreto che li proibisce, non abbiano valore. 
{M, C\ Spìrìtus, e. 182 t.). 

1338, 15 lug. La vincita non sia restituita e non si possa giuo- 
care con liane al Fontego dei Tedeschi, a S. Bortolomeo, a Rialto ed 
a S. Marco. Pena Lire òO. (Av, di C. Fhilippictis, e. 39 t.). 

1339, 16 lug. Visto che nascono molte questioni pel giuoco, perchè 
i vincitori «i sforzano di avere il denaro e quelli che sono perdenti 
lo ricusano, fu convocato il Consiglio per sapere se i vincitori sono 
obbligati di restituire qualche cosa del guadagnate). 

11 documento non accenna quale deliberazione sia stata presa. (Af. 
C SpiritnSj orig. e. 97> 

1340, 28 giug. Fu proibito dal Consiglio del X, secondo il parere 
dei Capiststitre^ il giuoco coi taxilli, d'azzardo o Bùscazia, nelle 

I osterie e taverne, davanti e sotto i portici delle case. Pena 3 lire di 

I piccoU di giorno e 5 di notte. In caso d' insolvenza i Capisestieri 

I potranno condannare fino ad 8 giorni di carcere. (F. Nani Mocenigo, 

I Capitolare dei Sig. di N. Ven. 1877, p. 231). 

134<), 3 sett. Vietato il giuoco a Tavole nelle case. (Cecceetti, 

Giochi cit., p. 426, n. 2). 

1343, 19 ag. Proibito trarre i taxilli nelle taverne. I Sig, di N,y 
I ed i Capisestieri puniranno gli osti contravventori fino a tre lire di 

I pìccoli pejr ogni partita, (3/. C SpirituSj orig. e. 130, t.). 

1343, '29 ag. Permesso di giuocare negli ospizi. (Cicogna, ms. 2991 

n. al Museo Civico). 

1390, 29 genn. M. V « unum par cartarum a ludendo. » V. a 

pag. 18, n. 46 e Sig. di N, al cr. 12. 
I 1421, mar. V. 1428. 

I 1423, 16 lug. « Conziosiache del 1421 de marzo fosse preso nel 

couseio de pregadi che mamole podesse andar a dormir par le hostarie 

e taverne, et nel dito millesimo fosse anchor preso chel se podesse 
' zugar in le taverne et hostarie in fin ala" suma de libre X de 

pizoli la qual cossa e pessima et iniqua perhoche chome a tutti e 
; manifesto le sta caxon de aver fatto asaississimi non solamente inu- 

teli ma anchora laronzellì (ladri) perho che avendo consunta la sua 
I fachulta inlichidi nel star a poltronizar con quelle meretrici et al 

zuogo se mette a voler viver de le altrui fadige... (perciò) sia revocada 

in tutto la parte... 1421 (che non) se possi zugar chomo se contien 

in li ordini vechi. » {Cofis, de XL Cap. dei Sig. di N. al Civile e. 47). 

1442. 13 giù. Proibite le giostre e bagordi. (C X, Misti). 

1443, 2 ap. Nessun potrà tenere scuole di giuoco, ballo, canto, 
musica o d* altre cose simili. Pena 500 ducati e 6 mesi di carcere. 
(Cap. Sig. di N. al Civil, e. 36, 37). 



216 LB BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1452, 18 die. Legge sul giuoco. V. Priori Lorenzo, Pratica cri- 
minale, Venezia 1738, p. 186. 

1458, 80 lug. Proibiti giuochi della Baliste,,, ad Palia et taxillis 
(C. X. Misti, reg. 14, e. 161). 

1458, 5 die. « Essendovi persone di variato ceto che giuocano a 
Balista e giovandosi questi di vari modi nel giuocare contro le con- 
dizioni poste per detto giuoco, si stabilisce che se alcuno entrerà 
nello steccato per fare il suo turno di giuoco sia immediatamente 
espulso.» (Id.) 

1455, 18 sett. / scaleteri iion debano lenir ne zuogo, ne furatole. 
(C. X. Misti, R. 15, e. 80). Questa legge è riportata per intero nelle 
Leggi sulla prostituzione, 

1455, 17 ott. Proibito agli scaleteri di ricettare nelle loro case 
quella parte della gioventù scapestrata per giuocare. Pena 6 mesi 
di carcere, ÌOO Lire df multa ed alla privazione perpetua della cit- 
tadinanza. (C. X. Magnus, e. 76). 

1457, 5 ag. Nello Stato, Galee, ecc. è proibito giuocare a dadi. 

Il vincitore deve consegnare la posta agli Avogadori di Comun^ 
e sapendovi che alcuno abbia giuocato, tanto se avrà vinto che per- 
duto, stia 6 mesi in carcere e sia pubblicato per Barro, se nobile 
nel Maggior (Consiglio e se popolano sulle scale di Rialto e paghi 
agli accusatori 100 ducati d' oro, eccettuati coloro che giuocassero 
di giorno, per loro divertimento, non più di 10 Lire (C X. Misti), 

1457, 81 ag. Proibiti i giuochi dei Taxilli. La posta guadagnata 
deve consegnarsi agli Avogadori, Se V accusatore sarà uno dei colpe- 
pevoli, non subirà alcuna pena, avrà la parte come denunziatore e 
se avtà perduto nel giuoco gli sarà restituito il denaro. (C. X. Ma- 
gnus, e. 80 t. e Priori cit. p. 186). 

1458, 16 ag. Molti poveri, vinti dal vino, giuocapdo nelle ta- 
verne oltre le i(? Lire de piccoli permesse, recano parecchio da tare 
agli Avogadori di Comun ; perciò questi sono facoltizzati di stabi- 
lire, a loro arbitro, la pena, tenendo calcolo della condizione del- 
l' accusato e della qualità del giuoco. (C. X, Magnus, e. 81, t.) 

1458, 23 ag. « che alcun officiai de alcun officio non possi sotto 
pena de star un di in berlina fare alcuna accusa de zuogo se fosse 
in taverna da lire diese de piccioli in zoso se non alP officio della 
Giustizia nova, et solo per quel officio le sieno spazzade. » (C. X.) 

1462, 2 giug. Siccome che le parti 1457, 5 e 31 ag., che inflig- 
gevano ai giuocatori il carcere, le proclamazioni di bari e la multa 
di 100 ducati non vengono osservate nelle due prime disposizioni, 
perchò appena pagata la multa sono lasciati liheri, viene decretato 
e che, poiché non vengono eseguite il carcere e la proclamazione, la 



APPENDICE V. 217 



multa si divida per terzi agli Avogadon, air accusatore e alla cassa 
del Consiglio dei X » (C. X., Misti, e. 66). 

I 1463, 9 mar. La mediazione ricavata dàlie contravvenzioni sui 

giuochi sarà ripartita tra gli Avogadoriy l'accusatore ed il Consiglio 
(fet X ; in mancanza delP accusatore sia divisa tra queste due magi- 

I strature. (C. X. Magnus, e. 97). 

1474, 16 mar. Sulle contravvenzioni dei giuochi. Cid. Misti), 
1483, 31 mar. Uomini e donne non possono riunirsi nelle « Case, 

' Bastie, Volte p perchè, oltre il giuoco, si abbandonano a cose turpi. 

! Pena 6 mesi di carcere ed alla multa di 500 libbre. 

I biscazzieri invece saranno condannati : se nobili alla privazione 

j degli uffici e benefici per 6 anni ed alla multa di 600 libbre; se po- 

j polani - oltre a questa gravosissima ammenda - siano, per 5 anni, al- 

lontanati dalle isole di S. Marco e Rialto. (Id. Mistlf reg. 21, e. 62'. 

I 1486, 16 nov. « A scacchi si possa giuocare in ogni luogo. Nella 

I lessa di Rialto, alle colonne à S. Marco. Neil' osteria in palese, ma 

I non in camere, stufe o redotti si possa giocare a Dadi, carte et ogni 

altro gioco per solazzo sino a L. dieci de piccoli. » (C. X). 

I 1487, 16 nov. Si aggiunge alla parte 1483, 31 mar. che sia proi- 

bito i giuochi Cartarum et taxillorunt, non solo nelle barche e nelle 

! case, ma anche all' infuori del Ducato veneto: concesso giuocare a 

Scacchi ed ai Dadi alle Colonne, sotto la loggia a Rialto ed in ogni 

luogo pubblico fino a 10 lire di piccoli. Durante il carnevale e le 

feste nuziali sono permessi i soliti giuochi. (Id. Misti, reg. 23, e. 141). 

1487, 29 die. Non siano alla legge 1487, 15 nov. compresi coloro 

che giuocano nelle case private coi coabitanti. (Id. Misti, e. 149). 

1603, 17 ag. « In maschera non possa andarsi a Ridotti. » (Id.) 

1606, 26 mar. Tenendosi case da giuoco dove vengono fatte tante 

cose immorali .... fu stabilito : che coloro i quali saranno trovati 

a giuocare in questi ridotti incorrano, se nobili nella privazione per 

! 10 anni degli uffici ed alla multa di 300 ducati d* oro, se popolano 

sarà bandito per 10 anni da Venezia ; se vi sarà un' accusatore questi 
avrà 40 ducati d* oro dalla camera del Consiglio dei X e sarà tenuto 
secreto. Se il denunziatore avrà dato ricetto per giuocare in casa sua 

I avrà un premio di 50 ducati d* oro. (Id.) 

1606, 17 giug. « Sono sta in diversi tempi per questo Cons."* di- 
liberate diverse lege, et provisione . . . circa i zuoghi ed è stata sem- 

^ pre la intenzione . . . de . . . estirpare del tutto la Bararle, dalle qual 

nasoeno molti mali et detestabili effecti et non di privare i zentilo- 
meni et cittadini nostri dealcuna sua onesta recreatione. et però .... 
L'anderà parte, che salve et reservate tutte le lege predicte... non 
se possi in alcuna casa . . . tegnir zuoghi de dadi, tavole, Carte, ne 

28 



218 LE BISCHE E II. 



alcuna sorte Zuoglii excepiti che de balle et ballestre, si in questa 
nostra città, come fuora per 15 miglia del nostro Dogado, sotto tutte 
le pene specificate nella parte 2B Marzo 1606 ultra le qual pene i con- 
trafacenti star et debbino anni uno serradi nella preson forte . . . non 
se possi ... in casa de alcuna femena de mala vita ... e in quelle case, 
dove le habitassero, . . . zugar ad alcuna . . . minima quantità di de- 
nari. Et similiter . . . non se possi zugar in volte ovver in alcun luogo 
secreto ed occulto. ... 

« Ogni sorte et gradation de zuogo de dadi sia del tutto proi- 
bita .... salvo . . . Tuso de quelli nel zuogo delle tavole: et . . . i dadi 
della farina per recreati on delle donne .... 

« Sia veramente permesso ai Zentilomeni et Cittadini Nostri et 
cadauno altro nelle private Case loro cum i Coabitanti : pottendo etiam 
intervenir di fuora via da quattro cinque, vel ad summun tre per- 
sone de parenti Amici o Compagni, et similiter in barche andando ad 
alcun solazzo Zugar ad consueti et honesti zuoghi de tavole et de 
Carte et altri zuoghi excepti solamente i dadi come è dicto di sopra. 
Questo expressamente dichiarito che in alcuna qualità di tal zuoghi 
concessi : non si possi quovis modo ne sotto alcun color forma ower 
inzegno zugar maggior quantità de danari che ducato uno ad sum- 
luum al zomo per cadauna persona ne sia accepta alcuna qualsivoglia 
excusatione in contrario. Non se pottendo etiam zugar dal mese di 
Marzo,' fino al mese de Sett.^« ultra bora de Nocte, et dal septembre 
fino al Marzo ultra le bore tre de Nocte . . . 

« Nelle ostarie per non* far detrimento ai Dogi nostri zugar .... 
se possi in aperto a die ti zuoghi concessi et la dieta quantità limitada 
et non altramente . . . 

« Le botteghe de carte et Dadi tegnir se possino, et in quelle la- 
vorar del suo mestier come prima. Proibito però vender Carte ne Dadi, 
sopra ponti ne per le strade, ma solum nelle Botteghe. 

« La executione della presente parte sia commessa agli Avvoga- 
dori Nostri de Comun ...» (C. X. Misti, reg. 31, e. 30). 

1612, 28 sett. Permesso di giuocare alla Racchetta e palla solo 
nei campi e nei luoghi pubblici. (Id.) 

1514, 12 giug. I venditori di Malvasia non possano dare carte da 
giuoco ai loro clienti. (Tassini, Cur, Ven. p. 416). 

1617, 6 mar. « che de Zuogo se farà in Hostaria li Provedadori 
(alla Giustizia Nova) siano Zudesi. » 

Viene annullata la sentenza dei Capisestiere contro V oste al Sal- 
vadego, perchè non di loro spettanza ma ai Provveditori alla Giusti- 
zia nova, (Ivi, Capitolare^ e. 68 t.) 



APPENDICE V. 21i> 



PBIMA LEGGE SUL « LOTTO » 

1521, 28 febb. « Non essendo per alcun modo da tollerar questo 
nuovo Zuogo da alcuni Zorni in qua trovato da Trazer denari da 
questo, et da quell'altro chiamato lotho cum tanta raurmuration u- 
niversalmente de tutti si per li desviamenti de zaschedun de le sue 
facende come etiam per li inconvenienti et disordini che de facili 
potriano seguir per causa de quello, 1' è al tutto necessario de farne 
provitione però. 

L' andera parte che per autorità de questo Conseio sia preso che 
doman da mattina pubblicar se debbi sopra le Scalle de Rialto et 
San Marco, che non se possi modo aliquo principiar più alcuno in 
questa città nostra sotto pena a quello over quelli contravenisse a 
questo ordine et deliberatione nostra de star anni doi ne le preson 
nostre seradi et pagar ducati 500: uno terzo dei quali sia delTaccu- 
sator, uno terzo de la S.ria nostra et uno terzo dei avogadori nostri 
de Comun da esser scossa irremisibilmente senza altro Conseio. Quelli 
veramente fossero fin questo Zorno za principiati lenir per tutto Marti 
proximo di de Carneval, et no più. qual passado, non se possi per al- 
cun modo buttar, ne cavar bollettino alcuno, sotto la pena predicta. 
Et se per caso per detto di de Carnevale non fossero dicti Lothi Se- 
radi, ne butati li bollettini quelli che hanno tochato i denari siano 
obbligati restituirli a quelli de chi fossero, sotto la pena soprascritta. » 
(C. X, Misti, reg. 44, e. 122, t.) 

1522, 5 mar. Lotho della Signoria sopra alcune Zoie e Zambel- 
loti de Cypri. (Id. e. 2-3). 

152B, 8 gen. « Lotto per vender il Bosoho de Lignago. » (Id. e, 1 14). 

1523, 17 ap. Permesso a Zuan Manenti de far uno lotho del Of- 
fitio del Datio del vin ed anche di Zuchari et polvere mandate da 
Cypro. (Id. e. 20, t.) 

1523, 4 mag. Ordini intomo un lottho. (Id. e. 29). 
1523, 17 giug. Ordini affinchè se possi serrar un Lotto aperto 
dalla Signoria. Forse si riferisce a quello 1523, 4 mag. (Id. e. 39). 
1523, 16 sett. Lotho de la pallada del Moranzan. <^Id. e, 71, t. e 72, t.) 

1523, 30 die. Legge che determina la procedura contro i giuoca- 
tori. (Id.) 

1524, 21 febb. Permesso « de poter far un lotho p. due. Dodese 
Mille . . . sulle Zoie che furono de Francesco di cocci, Banchi de Bec- 
caria, Botteghe, Statij, possessione et altri beni della Signoria. » (Id.) 

1624, Il giug. « Fu deliberato ... in gratification del M." oratore 
Cesareo apresso noi residente de meter un suo Diamante al premio 
Lotho nostro ...» (Id. e. 37, t.) 



220 LK BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1525, 23 mag. Aumentando l' uso di far Lotti particolaii, il Con^ 
sigilo dei X decreta che « sotto alcun pretesto, forma over indegno 
de dir . . . non se possa far lotto alcuno, ne piccolo ne grando de da- 
nari, ne de Robbe de sorte o qualità alcuna sotto . . . pena de perder 
tutte el Cavedal, che se mettesse al lotto ... et de perder . . . el de- 
naro . . . esborsato . . . L' autor o maestro del lotto * sia multato da 50 
a 200 ducati ad arbitrio dei Capi del Consiglio dei X, e non pagando 
la multa a 6 mesi di prigione; « exceptuando quelli che solamente 
havessero facultà de far alcun lotto per decreto de questo Cons. » 

1525, 29 mag. « Lotto sopra terreno vacuo a San Samuele. » 
(C. X). 

1526, 4 lug. Si pone al Lotho . . . alcune banche de beccane .... 
alcuni banchi de Judei ed alcuni stazij in pescarla h Rialto. (Id.^ 

1526, 27 lug. Si respinge la domanda di XX Scudieri del Doge 
di poter fare un Lotto. (Id. e. 50J. 

1527, 11 feb. « Lotto de 17 tavole de Zabellofo. (Id. e. 174). 

1 529, 8 feb. «... non se possa p. questo, ne p. altro conscio con- 
cider ad facultà de far Lotho de sorte alcuna. » (Id. e. 152>. 

1529, 16 ap. Parte intorno un Lotho de frumentL (Id. e. 21^. 

1529, 2 sett. Parte intorno un Lotto della Signoria. (Cazude 
Cap, I, e. 73, t.) 

1529, 31 die. Id. 

1530, 26 nov. Proposta « de far uno o più lotti per valuta de du- 
cati XX ni. de Eobbe della Signoria nostra accompagnate cum da- 
nari... per supplir alli occorrenti bisogni. » (C X, comune, reg. 6). 

1532, 23 ag. Proposta di « far uno et più lotti de possession Casali, 
et altre case situate nel Polesine de Rovigo ... et Botteghe Barche 
et altro che resta a vender a Rialto et certe zoie che se ritrovano in 
Cassa (del C. dei X) Polvere de Zuccari, et Zambelloti venuti de Ci- 
prio . . . Item certi campi et beni comunali posti nella Patria del Friuli 
.... e mitter i Bollettini de Cavedal » per V affrancazione del Monte 
novo. {là. reg. 8, e. 61). 

1532, 19 sett. Parte contro le scommesse, repentagli, et segni .sopra 
gli Eletti nel Maggior CoìiJiiglio. {Censori, Cap. I., e. 83), 

1532, 21 sett. Id. (M. C. Libro d'oro, e. 49). 

1533, 7 gen. Legge relativa alla formazione dei processi contro i 
giuocatori. (Zdekaueiì, cit., p. 136, v. 1523). 

1533, 26 gen. Lotto di 2000 ducati per alcune Eobbe che si ritro- 
vano nell'officio delle Raaon vecchie, e traser da quelle danaro per 
li bisogni oc correliti. (C X). 

1533, 20 febb. Concessione di far uno lotho de due. 500.000. (Id.) 

1534, 27 ap. « Facoltà ai ProweditoH di Comun di far dei lotti 



APPENDICE V. 221 



piccoli per serrar con prestezza il lotto grande della possessione di 
Corizola o Correzzuola. » ((7. X, com, e. 23, 16, 17, 63). 

1536, 29 gen. « Regolazione del lotto 1533, 20 febb. » (Id. 88). 
1535, 18 ag. Lotto di 50.000 ducati. (Id. e. 44). 

1635, 22 nov. « Ordine di chiuder tutti i lotti piccoli stati com- 
messi per compier il lotto 1585, 18 ag. » (Id., e. 172). 

1636, 22 nov. Parte sul Lotto istituito nel 1633, 20 febb. (Id.) 

1637, 10 febb. « Concessione a Vincenzo de Levrieri e Tomaso 
Seripiani di far un lotto per ducati 90.000. » (Id., e. 96). 

1537, 11 febb. Possano i Provveditori di Comun far due Lotti pio- 
coli per chiudere il Lotto grande. (Id., e. 106j. 

1637, 16 die. « Concessione a Silvani Capelli di un lotto di joca- 
libus per ducati 12.000. » fld., e. 86). 

1537, 20 die. Istituzione degli Esecutori contro la Bestemmia. (IdJ 

1638, 30 ott. Lotto di 100.000 ducati. (Id. e. 188;. 

1638, 12 nov. e 9 die. Proroga del Lotto 1638, 30 ott. (Id.; 

1639, 26 ap. Tutte le leggi et ordini in materia di Giuochi, Bet- 
tole et Ridotti da quelle proibiti siano . . . commesse alti tre.,. Prov- 
veditori sopra le Bestemmie, (là.) 

1539, 30 ap. La pena a coloro che daranno recapito ai giuocatori 
è ridotta da 10 a 2 anni di esilio e da 600 a 100 ducati di multa. 
L'applicazione è ad arbitrio del giudice. (Id.) 

1542, 12 die. « Vengono alli Capi di questo Cous.^ riclami di 
qualche fraude commessa nelli Lotti pubblici che doveriano esser am- 
ministrati con ogni sincerità; et realtà per il debito della Giustizia, 
et conseguente honor deila Signoria Nostra linde . . . L' anderà parte 
che tutte le querelle . . . che . . . haveranno . . . falsità ò fraude com- 
messa nel far dei lotti nostri j^iano commesse alli Avog.'i de Comun 
che ne habbino a formar diligente processo et ... . espedirle con il 
Cons.* de 40 al Criminal. » (Id.) 

1544, 5 mag. Non riuscendo di chiuder il Lotto di 50.000 ducati 
(è forse quello del 1685, 18 ag. ?) e per soddisfare i crediti di quelli 
che hanno giuocato, si ordina ai Provv. di Comun di far un lotto 
intitolato ultimo de tutti i lotti ed in seguito non se ne possano fame 
ne per il pubblico ne per particolari ; pena mille ducati di multa 
e 10 anni di bando ai contravventori. (Id.ì 

IL GIUOCO DEL « PANDOLO » 

1546, 11 die. « Considerando li Magnifici S." de Nocte al Crimi- 
nal il pericolo grande delli Pandolli con quali non solum li Putti ma 
ancora huomeni fatti et con la Barba nelle piazze pubbliche Campi, 
et altre strade di questa Città giocano non ha vendo rispetto alcuno 



222 



alli viandanti del che nasce che spessissime volte li Nobeli Cittadini^ 
Putte, donne, et ogni altra persona Viandante o vengono offesi a 
passano con gran pericolo sol come a tutti è noto. Onde . . . 

Per il presente publico ordine et proclama fanno sapere a tutti 
che de Cetero non sia alcuna persona ne huomo ne Putto o ver al- 
cuna sorte di persona, et sij qualunque si voglia che ard ischi in tutto 
il tempo del anno zuogar a detti luoghi . . . sotto penna de star per 
mesi dieci in preson serrati et esser frustati attorno il Campo piazza, 
o ver luogo dove haverano zuogato et de pagar Lire cinquanta de 
piccoli . . . reservandosi ai Signori de Nocte de poter dare et maggiori 
e minori penna secondo parerà alla loro cossienza et meritar il caso 
et conditione de persone contrafacente. 

£t r ordine presente sii proclamato . . . sopra le scale di Bialto e 
sopra tutti li campi et contrade e Piazze Principali di questa nostra 
Illustre Città di Venetia et sii etiam ogni mese di Settembre stridata 
nelli sopradetti luoghi acciò ninno si possi escusare d^gnoranza et 
non sapere tal proclama. » {Sig. di N. al Cr. Cap. e. 66). 

li lettore non si .meraviglia se gli uomini del cinquecento non 
sdegnavano giuocare al pandoLo od alla. Lippa, Andrea Calmo (Cfr.. 
Bossi. Torino, 1888 p. 46) scrisse : e si haveva trenta anni . . . ma no se 
sugava ai t rotoli a maneghe a comio, al pandol pari de fioi a i pa- 
leti vecchi decrepiti f 

1662, 26 mar. Chi farà e lotti de ducati 5 cento in giù incorino 
in pena de perder tutta la robba che ponessero al lotto et de resti- 
tuir tutto il denaro a queli che havessero messo et oltre di questo^ 
debino star in ferri in galea a vogar il remo almeno mesi disdotto 
et per quel più che parerà alli Provv, nostri di Comun ; i quali non 
possano far gratia alcuna delle condanation che farano^ et le robbe 
che fossero poste al lotto sieno degli accusatori. 

Seguono poi (ironia della legge!) alcune norme intomo un lotto 
concesso giorni addietro a Zuanne Luvignano (C. X, e Provv, di Co- 
mun. Cap. e. 346). 

LEGGE CONTRO LE SCOMMESSE 

1668, 16 ap. « É introdotta da poco tempo in qua in questa no- 
stra Città una cattiva et danosa corutella che sopra diverse cose si 
mettono scommesse, et è fin'hora cosi cresciuta et passata innanzi 
questa sordida mercanzia, che di quelli ne sono in Rialto tenuti pub- 
blici banchetti, il che quanto danno apporti a tutti universalmente 
per la fraude, chfe si commettono, et per le cose che possono inter- 
venire per li repentagli che si mettono sopra la vita delle persone, 
questo Conseglio benisàimo lo può considerare, con non poco interesse^ 



APPENDICE V. 



da Meicadantì, li quali, si desviano dalle loro Mercantie, et facendo 
molte Tolte lassano quelle per attender a cosi fatte sconcesse, donde 
per quello che s' è [inteso dalli Savij nostri sopra le Marcantie, et 
sono di quelli che sono di sotto di molte suma di denari, alla qual 
perniciosa provisione che è di sifFata materia ricondota per il quie- 
to et honesto negocio e di mercadanti nostri, et di cadaun* altro del- 
la Città. 

L^ andarà Parte che li detti Banchetti siano fatti serrar per sinpLil 
conto di scomesse. . . . pena di ducati cento per cadauna volta, » a co- 
loro € che contrafaranno, ... et quelli che per caso perdessero la Scomessa 
non siano tenuti, ne debbano pagar quelli ch'avessero guadagnato, 
sotto la sopradetta pena et accusando il compagno guadagnano me- 
desimamente li cento ducati, come di sopra. Et di sansari . . . che 
trattasero . . . simil scommesse . . . debbano di subito, pagar ducati 
cinquanta et star in Prigion serata per mesi sei, non puos sondo di 
quella uscir, se non haveranno integramente sotisfatti li predetti 
ducati cinquanta, la metà, della qual penna sia del accusador, et 
r altra metà applicata al? escavation della Laguna non potendo 
haver alcuna gracia, ò remmission ne prospicuo, si li Consoli nostri 
di Mercadanti, come cadaun altro Magistrato di questa Città render 
raggion ad' alcuno per simil conto di scommesse, et l' essecution della 
presente, sia commesso, oltre alli Avogadori di Comun, alli 5 Savi 
sopra La Mercantia, et à cadaun di Loro separati, . . . » fC. X. Cen- 
sori, Gap. I, e 5 Savi alla Mercanzia, Cap. 24, e. 144). V. 1582, 19 sett 

1557, 12 febb. Aumento di pene agli scommettitori. (5en.) 

1557, 19 sett. « Il Pontefice ha bandito anco in Boma il giuoco 
delle scommesse ...» (Dispaccio dell' ambasciatore Gritti da Roma. 
SencUo Secreta). 

1558, 9 gen. « Proibito giuocare a carte ed a dadi, ne de di, ne 
de note in palazzo Ducale ed in piazza S. Marco; pena 15 giorni di 
prigion, over de aver frustadi ad arbitrio dei Censori e di pagare un 
ducato a chi li prenderà. » (Censori^ Cap. Il, e. 17 t.) 

1558, 24 giug. Proibito « redursi sopra il terren ditto busanello 
a S. Croce per Zugar ecc. sotto pena de servir in Galla p. homini 
da remo con li ferri alli piedi p. mesi 18; over star mesi sei in pre- 
son; se saranno putti non atti alla galla de esser frustadi da S. Marco 
à rialto. In questa pena incorino ancho le donne. » (Id. Cap. II, e. 16 t.) 

1561, 17 mag. Divieto di giuocare in piazza S. Marco. 

1561, 7 sett. Il Senato constatando che le poste delle scommesse 
<K>no arrivate fino a 5000 ducati e molti hanno impiegato fino li 
propri letti, ne aumenta le pene di berlina, bando e preson. {Cen- 
sori^ Cap. I, e. 34 t.) 



284 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1561, 3 die. Il Consiglio di X, {Comuni) ordina agli Esecutori con- 
tro la Bestemmia di applicare, a loro arbitrio, ai giuocatori maggior 
pena di Prigion, Bando, o Belegazion. 

1663, 14 ott. Proibito ricettare nelle case i giuocatori. (Statuta 
Veneta, 1709). 

1567, 27 febb. Li redatti (o Casini 'di giuoco) de nobili et altre 
persone sieno del tutto proibiti, (C, X). 

1567, 8 nov. Pena di perpetuo bando e di pagare 1000 ducati a 
clii scommetterà sopra l'elezione del Doge. (Id.) 

1567, 9 die. Aumentando la passione per le scommesse il Co fisi- 
glio dei X decreta queste pene: ai nobili la privazione ' perpetua di 
assistere nel Maggior Consiglio; ai cittadini il bando perpetuo dagli 
Stati della Signoria, con la taglia di 600 Lire de piccoli . . . et il re- 
tento finisca la vita nella preson forte; i mezzani di scommesse 
cadranno nella pena di perder un occhio che li sarà fatto cavar 
in mezzo le due colonne di S, Marco. A nessuno possa esser fatta 
gratia, don, o remission, se non con tutte le ballotte di questo CoìisJ^ 
congregato al perfetto n, di 17, {Av. di C. voi. X, C. 144J. 

1568, 11 febb. (M. V.) € . . . occorendo disparità di opinioni tra li 
Censori nella materia di scommesse debbano chiamar uno degli Avo- 
gadori di comun, acciò che per la maggior parte di loro possano dar 
espeditione alli casi, secondo la disposizione delle parti 9 die. 1667 e 
SO die. 1568. » (Censori, Cap. I, e. 36 t.) 

1568, 22 mar. « L' estrema audatia, et temerità de quei tristi che 
havendo concertato insienie, procuravano di assassinar alcuni meschini 
in materia di scommesse, et insieme robbar le taglie » indussero il 
Consiglio dei X a mitigar la pena a coloro che cadranno nei tranelli 
tesi dagli scommettitori mestieranti. {Censori, Cap. I, e. 37). 

1568, 31 ag. Il Consiglio dei X riforma la taglia sulle scom- 
messe. (Id. e. 37 t.) 

1568^ 30 die. Il Consiglio dei X riduce le taglie sulle scommesse 
da 1000 a 300 Lire. (Id.) 

1569, 22 mar. I Censori sono arbitri di condannare coloro che 
con male arti inducono gli inesperti alle scommesse per poi denun- 
ziarli. (C. X.) 

1569, 31 ag. La taglia al denunziatore di scommesse sia data 
dopo la condanna dell* accusato. (Id.) 

1569, 24 sett. Si rinnova la proibizione di giuocare in piazza 
S. Marco. (Zdbkaubr, op. cit. p. 140). 

1570. Lotto pubblico. V. 1683, 29 die. 

1570, 1 giug. Il Capitano della Biastema si possi servir delli 
homeni, et delle barche del Cons, di X et detti officiali delti S. S^ 



APPENDICE V. 225 



di notte, et usar il nome del Cons,^ di X Et debba andar iniuerendo 
ovi si tengano redutL (Esec. cont, la Best, B. 1). 

1570, 22 giug. V. a p. 201. 

1571. 18 ap. Maggiore autorità ai Ceìison nel punire gli scom- 
mettitori che hanno V audacia di giuocare nei monasteri, hiochi sacri 
ti fino ìielle,.. chieste, H canto agli altari, (C. X). V. 1500, 15 mar. 

1571, 31 lug. Proibizione di giuocare nei magazzeni, furatole e 
pene ai beoagni, (Id.) 

1575, 14 mag. Procedura sui ridotti di giuoco. (Id.) 
1581. Lotto del banco Dolfin il cui numero maggiore portava il 
premio di tm' intera borgata <t la Rustica » presso Camposampiero, 
comprendente: « cf.mpi 107, palazzo, chiesa e torresella; case da lavo- 
radori, stalle, colombara, vignali, orti, brogli serrati a zelosia, con 
una casetta in loco detto Montagnola, stimato d. 19 mille e 43. » (Doc. 
gentilmente favoritomi dal Chiarissimo Prof. Cav. Feudin andò Ja coli). 

1585, 31 ag. Parte sulle taglie delle scommesse. (C X). 

1586, 29 lug. E proibito di giuocare in campo S. Zaccaria. 
1586,' 26 ag. V. a p. 161, n. 33. 

1586, 2 die. Patte contro i ritrovi di giuoco. (C. X). 

1587, 6 mag. Chi, entro otto giorni, accuserà se stesso di aver 
scommesso sia assolto, altrimenti gli sieno confiscati i beni (se ne 
avrà) che verranno divisi tra l'Arsenale, il Magistrato che farh V e- 
ieeutiorie ed l'accusatore. (Id.; 

1587, 22 sett. Lettera del cardinale Montalto. V. a pag. 162. 

1588, 11 lug. È proibito di giuocare in piazzetta, tra il ponte della 
Zecca e le colonne, CZdekauer, cit.j 

1588, 30 die. Legge che proibisce i Lotti. (C. XJ. 

1589, 21 giug. Concessione di far un Lotto. (Id.) 

1589, 29 sett. E proibito il giuoco nel campo de' Erari. 

LOTTO PER LE FABBRICHE DEL PONTE DI RIALTO 

1590, 2 mar. « ridotte al fine quella parte di fabbriche a pie del 
ponte di Rialto . . . verso la chiesa di S. Bortolamio . . . haveranno la 
sua vista sopra il stradon che sarà fatto nel mezzo di esso Ponte... 
cosi per facilitar il secondo lotto che si farà poi delle molte . . . case 
e botteghe che saranno fabbricate all' incontro di queste . . , . fino al 
Fontego dei Todeschi et di quelle che saranno sul ponte di Rialto . . . 
fabbricate . . . sia commesso alli Provv. sopra la Fabbrica di esso Ponte 
. . . che debbano far far un lotto di scudi 100 milla, a scudi 2 per boi- 
lettin, valutando le cinque case et sette botteghe già fabbricate .... 

29 



22t> LE BISCHE E IL GlCOCO d' AZZARDO 



a »gì<Mi di due per cento incirca per ducati 76 milla in tanti lavori 
d* ar«:ento ecc. » (Senato) V. 1590, 29 giug. 

15i>0, 16 mar. Contro le scommesse fatte nelle chiese. (Censori, 
Cap. 1, e. 41,ì, V. 1691, 13 mag. e 1602, 10 ott. 

loiK», 29 ap. È proibito giuocare a S. Gerolamo. CZdekauer, 145). 

ir>9l\ 29 giug. Causa le molte difflculta ? onde non si potria se 
HOH coH Molta longhezza serrar il lotto 2 mar. 1590, il Senato ordina 
ai Vì\!>rveditori sopra la Fabbrica del Ponte di Rialto (B. 8) di re- 
stituire ì denari ai giuocatori, ecc. V. 1594, 19 mar. 

15i*(\ Bl ag. Parte sulle scommesse. (C. X). 

l^5^. 18 mag. Sulle scommesse nelle chiese. {Censori, Gap. I, e. 41 1.) 

l5iU» 8 die. « chi denuntia se stesso d'haver perso, et il loco ove 
Ha };:ìuiK»ttto gli siano restituiti li denari . . . chi denuntierà quello o 
qut^lH ohe giocheranno più quantità di denari di quella che è per- 
nìt\<i^^ dalle leggi, guadagnerà la metà di quello sarà stato guada- 
^Ato... e r altra metà sia applicata alla fabbrica delle nuove pri- 
g:ionì. » (C X.) 

lMh3, 22, sett. Condanna del Podestà di Murano che pelmise un 
Lotto. (Id.) 

1698, 16 gen. Proibito giuocare intomo alla chiesa di S. Stefano. 

IW)8, 31 mar, Parte sulle scommesse. ;ld,) 

1694, 19 mar. Lotto sulle fabbriche del ponte di Rialto. (Senato). 

1697, 28 ott. Bando per 10 anni ai nobili che scommetteranno 
« r nudar in Elezion » e 500 ducati di multa. Lo scommettitore che 
Ao\'U8erà se stesso ed i suoi compagni di giuoco, potrà liberar un 
Knitlìto per omicidio puro, oltre il premio di Lire 300 de piccoli. 
vl\ X;. V. 1699, 7 mar. 

1698, 30 die. « che si debbe inquesier le case et Casini dove si gioca, 
^>t rt^gionta di pene, (Id.) 

1699, 28 febb. Parte sulle scommesse. (Id.) 

1699, 7 mar. Ordinando la parte 28 ottobre 1697 che si possa 
h^^mr un bandito o relegato se ben non havesse li requisiti, ne na- 
MN» vhe li banditi o relegati poco tempo innanzi sono per tal via 
^HH^hi mesi giorni da poi liberati et veduti pubblicamente caminar 
h piazze. Per togliere questo inconveniente il Consiglio dei X limita 
^\ vloiiunziatori di scommesse il diritto di grazia. (Id.) 

1699, 7 mag. Parte sulle scommesse in relazione a quelle ema- 
ut^tt) nel 31 agosto 1686 e 28 ottobre 1697. (Id.) 

1600. 4 gen. Parte sul Lotto. (Id.) 

1(U)2, 10 ott. Il patriarca Matteo Zane limita ai Censori la loro 
autorità riguardo alle pene da comminarsi ai chierici per scommesse. 
V^HsHori, Gap. II, e. 68 t.) V. 1608, 12 sett. 



APPENDICE V. 227 



1608, 28 giug. Marco Donato può far un Loto per la suma de d. 
otto mille, (Dona dalle Eose, ms. 162, e. 101 al Museo Civico). 

16(B, 7 lug. Il Cotisiglio d^i X ordina ai Provveditori di Comun 
di non permetter alcuna sorte di Lotti. Pena la privazione delPof 
fìcio per due anni. 

1603, 12 sett. Relazione del Ceìisore Erasmo Gratiano contro i 
preti scommettitori. {Censori, Gap. I, e. 66 t.) V. 1621, 8 ap. 

1608, 29 sett. E proibito di giuocare nel campo S. Giacomo del- 
l' Orio. (Zdekauer, cit. 144). 

1606, 20 mar. I processi per scommesse ov' entrino nobili debbano 
trattarli i Censori e gli Esecutori contro la Best&tnmia uniti assieme, 
non potendo occuparsi per la soprabondanza di processi il Consiglio 
deiX. (Ivi). 

1606, 21 giug. A complemento della parte 20 marzo 1606 il Con- 
siglio dei X decreta che neW Assenza di alctiti dei Censori, et esacu- 
tori sia surrogato dagli Capi del Consiglio dei X che saranno usciti 
il precedente mese overo delti Inquisitori delti Collegi Criminali del 
Consiglio dei X. 

1606, 8 sett. Proibito giuocare ai Carmini. (Zdekauer, cit. 144). 

1606, 12 nov. Proibito giuocare nel palazzo Ducale. (Id. 140;. 

1607, 4 mar. Proibito giuocare nel cortile del convento dei Erari. 

1609, 18 sett. Da qualche tempo molti prendono ad affitto soli od 
in compagnia di altri Case le quali sono chiamate Casini. « Erano 
tollerabili, mentre servivano per honesta conversatione ; ma perchè 
ogni giorno vi vanno introducendo nuovi abusi . . . per dar neir estremo 
eccesso di Giuoco, et di altre abbominevoli maniere di vita troppo 
licentiosa; ;> siano proiJ)iti questi Casini, annullate le affittanze; i 
custodi ed i serventi la prima volta abbiano la pena di 6 anni di 
prigione serrata alla luce e la seconda gli sieno tagliate le orecchie 
ed il naso ed i nobili siano banditi dal Maggior Consiglio per 10 
anni. (C. X). 

1610, 11 gen. Proibito il giuoco nel cortile del convento di S. Ste- 
fano. (Zdx^auer, cit. 148). 

1611, 10 ag. Proibito giuocare attorno la chiesa di S. Polo. (Id). 
1613, 22 mag. € siano proibiti quei Casini tanto a S. Maria Zo- 

benigo in Cà Marcello, quanto a S. S. Apostoli, et altrove nei quali 
in grosso nimiero si riduce la Nobiltà » per giuocare a ballotte, I 
Capi del Consiglio dei X debbano disfar li detti Casini. (C. Xj. 

1615, 30 giug. Proibito nelle case delle meretrici i giuochi di 
earte, dadi. Pena 5 anni di prigione et di più di esserle tagliato il 
naso et l' orecchie fra le due colonne di 8. Marco, . . . poste in ber- 
lina et frustate da S. Marco e Rialto, (Id.) 



'228 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1616, 8 lug. Aggiunte alla parte 1616, 80 giug. (C. X). 
1616, 5 lug. Istituzione del dazio sulle carte da giuoco. {Stn,) 

1616, 16 die. I Cinque Savi alla Mercanzia stabiliscono le norme 
pel dazio sulle carte da giuoco. 

1617, 6 lug. Dazio sulle carte grosse da giuoco. (Sen.) 

1618, 23 sett. Id. V. a pag. 21. 

1619, 2 giug. Proibito giuocare a S. Temita. (Zdekauer, 146;. 

1620, 10 lug. Parte sulle scommesse. (C X). 

1621, 8 ap. Gli Esecutori contro la Bestemmia concedono d* af- 
figer lettere con S. Marco, affine che serva di vista, che sia proibito 
di giuocare a detta chiesa, (Zdekaubr, 141). V. 1687, 16 mag. 

1625, 7 nov. Proibito giuocare nel palazzo Ducale e sul ponte 
della Paglia. (Id.) 

1625, 22 nov. Parte sulle scommesse. (C XJ. 

1628, 6 sett. Proibito giuocare attorno il convento delle monache 
a S. Gerolamo. (Zdekauer, 145). 

1628, 28 sett. Diminuzione del dazio sulle carte da giuoco. — 
{Seìwto). 

1628, 26 sett. Parte contro i giuochi « et Ridotti scandalosi dove 
<la uomini di mala qualità si commettono molte fraudi a persone i- 
nesperte. » (M. C, reg. 26). 

1628, 2 die. In seguito alla parte 26 sett. 1628, il Senato^ consta- 
tando i gravissimi disordini che succedono pei giuochi d' azzardo, ec- 
cita il Consiglio dei X ad applicarvi celere mano, potente e risoluto 
il necessario ripiego per divertire tanti mali, » 

1628, 29 die. Dopo le parti 26 sett. e 2 die. 1628, il Consiglio 
dei X comanda che tutti i pubblici Bidotti siano proibiti sotto le 
pene statuite specialmente nella legge 18 sett' 1609 et altre maggiori 
che pareranno alla Qiustizia, Coloro che serviranno nei ridotti Steno 
puniti di pena affUtiva, Galea, Prigion, ovvero altra che parerò alti 
Essecufori contro la biastema che però non possa esser minor di mesi 
disdotto di Galea anni tre di prigion et bando de anni cinque. 

Sia permesso giuocare fra parenti ed amici, non oltre la somma 
j)ormessa. Chi perderà o guadagnerà molte centinaja de du<iati, oltre 
le solite pene, es.sendo nobile sia privo di poter durante la sua vita 
arcr alcun carico ove si maneggi deìiaro, ne possa essere admesso 
in alcun Cons,^ segreto, et essendo di altra conditione sia perpe- 
tuamente baìidito. 

Gli Esecutori co7itro la Bestemmia chiamino al loro uffizio i pio- 
vani, preti o altra conditione di persone che ad essi parerà al nums^o 
di doi almeno per contrada et con promettergli secretezza li interro- 
ghino con giuramento se nelle loro contrade vi siano Bidotti e prò- 



APPENDICE V. 229 



cessano i giuocatori e cosi facciano ogni 6 mesi, sotto pena di non 
poter entrare per un anno nel Senato, 

Siano chiamati li detti Esaecutori al Tribunal de Capi et a 
nome di qttesto Cons,^ con grave et efflcaxie forma di parole sia a 
loro commesso di essequir quanto è di sopra ordinato cominciando 
dalli Ridotti più conspieui et notorii et posti nélli più frequentati 
et habitati luoghi della Citth, Si che ad honor et gloria del S. Dio 
beneficio della Patria et sollievo di tante famiglie sia proveduto a 
si pestifero scandoloso et indegno Abuso. 

1629, 21 giug. Proibito giuocare nel palazzo Ducale. {Censori^ 
Cap. n, e. 117 t.) 

1629, 24 lug. « Sia fatto un lotto di ducati 50 mille per conto 
della Signoria. » {Razori Vecchie, Cap. e. 256). 

1690, 10 febb. Coloro che giuocheranno € sopra le publicbe strade, 
campi, sopra ponti, fondamente, in piatte, barche, ostarle, magazeni, 
bettole, ecc. saranno condannati a 8 anni in Galla non essendo abili, 
à servir in Galea saranno castigati di Pregion, Berlina, Frusta, et 
altre pene ad arbitrio. » degli Esecutori contro la Bestemmia. (B. 55). 

1630, 25 mag. Istituzione di tre Presidi sopra il Lotto. (Sen.) 
1681, 7 febb. Proibito giuocare nel palazzo Ducale. (Censori, 

Cap. n, e 121 t.) 

1634, 22 ag. Proibito di giuocare oltre la somma permessa. € Li 
denontianti oltre V bavere li benefìci che si spettano . . . consegair 
debbano voce et facoltà di liberar un bandito confinato o Belegat0| 
cosi a tempo come in perpetuo. » (C. X). 

1635, 25 sett. Il Senato assegna « airOffitio delle acque ducati 
404 d^ Entrata annua del Corpo del Datio delle Carte da giuoco. » 
{Magistrato alle Acque, Cap. e. 2). 

1636, 7 febb. Il Senato proibisce i Lotti fupri di Venezia, fatti 
senza la sua autorizzazione. 

1^6, 21 febb. « Sia commesso alli Prow. di Comun di probibire 
li lotti particolari. » {Senato). 

1638. Sono permessi i giuochi d'azzardo durante il Carnevale. 
(Tassisi, Cur. Ven. p. 614). 

1688, 4 giug. Proibito giuocare sulla fondamentinoj come'^sopra 
il ponte da chh Capello in Canonica. (Censori, Cap. II, e. 138). 

1646. 16 giug. Dopo letta una Scrittura dei Prow. sopra il lotto 
il Senato decreta « che V impositione sopra il taglion sforzato ultima- 
mente riscosso ... sia fatti due lotti e pagato, coi proventi di questi 
lotti, il taglion in due tempi. » 

1646, 21 lug. Durante la presente guerra non si possa (per giuo- 
co) condannare in Galea meno di otto mesi. (Senato). 



p 



830 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



1648, 21 ap. « Nella presente dispendiosissima Guerra, ha la Re- 
pubblica Nostra esposto et contribuito il sangue dei suoi Cittadini 
et profuso Toro a gloria del S. Dio et a difesa della publica libertà 
et Delhi lauto necessaria provision del denaro maggior cura tuttavia 
ella DOD li a che di farla per quanto sia possibile col minor aggravio 
dei tìudditì e più tosto sostenendo il peso de grossi interessi unire il 
comriiodo et d'tillettamento . . . Però sia preso che come consigliano 
li 6 Dopatati sopra la provision del Denaro sia aperto un deposito 
(Lotto) m cecca per un milion di ducati » per 5000 carrati. 

Seguono le norme curiosissime dell'estrazione che doveva farsi 
nella saia del Maggior Consiglio a mezzo di un figliuolino ben 
nato. (Sen.) 

KUtì, t3fl ap. Parte relativa a quella 21 ap. 1648. 

ICviH, 7 ott. Non essendo « pervenuti finhora nel deposito in forma 
di lotto Uhe) Ducati doi cento e più mille quali adempiscono carratti 
dei mi 111' dei cinquemille con che fu istituito » il Lotto 21 ap. 1648, 
il Serioso stabilisce che appena raggiunti 2600 carratti, « debba ser- 
Tarsi eHso deposito, et sia fatta l'estrazione ». 

l*>tó, 20 ott. Parte relativa al Lotto 21 ap. e 7 ott. 1648. (Sen,) 

1649, 7 gen. « Sia di novo aperto un Deposito in forma di Lotto 
di Ducuiti 250, mille, da esser ripartito in Caratti 2500, et acquistati 
da qualunque persona. » fld.) 

Ì^UK 7 gen. M. V. Proclama dei Provveditori in Zecca e Con- 
itanmiar dtd deposito sull'estrazione del ter^o Lotto, 
IfUl^, 25 febb. V. 1649, 17 ap. 
\UiK 17 ap. Parte sul Lotto istituto nel 26 febb. 1649. (Sen,) 

1649, 4 mag. Dazio sulle carte da giuoco. V. a p. 21. 

lGli+, H mag. Proclama dei Prow, di Zecca sull'estrazione del 

StMlOtMÌO Lotto. 

1650, 12 mar. Lotto di ima fontana di metallo. (^Sen,) 

IfìftO. 14 mar. « Gli interessati del Quarto Lotto, debbano andar, 
6 maiìdar k pigliar li Bollettini in Cecca. » 

IHTi* K lì ag. Per sostenere le spese di guerra, in difesa delle cose 
pubiichi-, L ì Senato ordina che sia eretto un Monte (lotto) di 122,000 
luoghi (Bollettini) da potersi acquistare a 6 ducati per luogo, e che 
eieno est ratte 1000 grazie (premi). 

1G6<^ 26 nov. Proibizione di Lotti privati. (Sen,) 

1650, 10 die. Proroga dell'estrazione del Monte 11 ag. 1660. (Id.) 

1651^ 16 e 80 die. Dazio sulle carte da giuoco. V. a p. 21. 

lB(j2. 4 mag. U Senato aumenta il dazio delle carte da giuoco. 

165Hj 2 ap. Parte per togliere il contrabbando delle carte da giuoco. 
I contrabV>ai]dieri sieno giudicati dagli Atogadori di Comun, (Sen*} 



APPENDICE V. 231 



1665, 5 lug. Il Senato incarica i Governatori delle Entrade di 
mandare ordini ai Rettori di Terra Ferma per regolare la condotta 
del dazio sulle carte da giuoco. 

1664, 28 mar. Dazio sulle carte da giuoco. V. a p. 21. 

1664, 18 ap. Proroga del Lotto di 100,000 ducati consistente in 
beni stabili. Nel caso clie non si raggiungesse l'incasso stabilito sia 
restituito il denaro ai giuocatori. (Sen.) 

1664, 20 ag. Dopo il fiasco del Lotto dei 100,000 ducati, il^Senato 
ordina la restituzione del denaro ai giuocatori e pone air incanto i 
stabili che erano destinati per le grazie. 

1666, 22 giug. « Proibito nelle terre e Castelle fabbricar carte da^ 
giuoco. » {Dìicalei Sen. Rettori), 

1666, ag. Prestito in forma di Lotto fatto da alcuni privati alla 
Signoria. (Sen.) 

1665, 28 ag. Il Senato regola il quinto lotto. (Revisori e Rego- 
latori aUa Scrittura, Gap. e. 107 t.^ 

1667, 3 ott. Deliberazione del Senato per regolare t 6 lotti di ceccoy 
con incarico ai Provveditori al Sai di non lasciar abbandonato que- 
sto negotio importante per il grande disordine che corre. (Magistrato 
al Sai, Gap. e. 304;. 

1667, 19 nov. « Lotto fatto in questa Città del Palazzo, et altro 
posto in villa di Battaglia Territorio Padovano sopra il Monile di 
S. Elena vicino al fiume . . . con li mobili in quello essistenti insieme 
con il monte sudetto piantato et videgato, et campi 40 in circa . . . con 
li Bagni di S. Elena; cioè una casa della stessa ragione serve per co- 
modo di Forestieri . . . con una Staletta ... et una punta di terra il 
tutto di ragion del Sig. Benedetto Salvatico Cavaglier per prezzo... 
di d. 62747 : — .... Sia posto a S. Marco un Casello nel quale .... vi 
sia'rincrittione del medesimo Lotto. » Di qui l'origine di chiamare 
a Venezia Caselli i botteghini del Lotto. (C X). V. anche : N. N. No- 
tizie storiche fisiche sui bagni di S, Elena ... al N. Sig, Marchese 
Pietro Estense Salvatico. Venezia, 1796. 

1669, 27 mar. Deliberazione per assicurare i creditori del Lotto. 
{Senato) 

1661, 6 mag. Concessione a Iseppo Bri^^zi di far un Lotto e c?ie 
sia posto a S. Marco una Bottegha per raccogliere li Bollettini. (C. X). 

1661, 10 die. I Deputati et Aggionti alla provision del Denaro 
(Cat. rV, 121). Per far entrar soldo in Cassa pubblica suggeriscono 
l'erezione d'un Lotto. 

1668, 17 mag. Il Dazio delle Carte camina inaffittato. (Sen.) 

1666, 26 gen. Lotto assicurato su 4600 ducati corrisposti del denaro 
del Dazio Biave. (Id.) 



282 



1666, 6 mag. € Prò di depositi al lotto. » [Mag. del Dep. del 
Banco Giro^ Gap. e. 66). 

1667, 2 ag. Parte contro le scommesse, mezzani e comadre, sul- 
reiezione dei nobili nel Maggior Consiglio, sopra il parto delle don- 
ne ecc. (C X). 

1668, 20 giug. Permesso ad Antonio Penza di far un Lotto di 
250.000 ducati. (6'en.) 

1668, 10 sett. In una lapide fìssa nel campiello Chiodere a Hocco 
leggesi : non sia alcuna persona . . . che ardisca di giocar a carte, 
balla, ballon, pandollo, borelle, ecc. nelle chiodere della . . . scola di 
S. G. Evangelista. 

1671, 6 giug. Continua il contrabbando delle carte da giuoco e si 
proibisce l'uso di quelle foreste. {Sen,) 

1682. 12 lug. Parte del Senato sui libri e ministri del Lotto. 

1688, 29 die. Il Senato accetta la propositione di Lunardo Emo 
di far tre lotti publici, conforme a quelli praticati nel 1670 e ne affida 
il disbrigo a queste magistrature: Tre Deputati alla Provigion del 
Denaro, Satno Cassier, Ministro dei Beni, Rettori di Terra Ferma, 
Procuratori della Procuratia di Supra, Magistrato alle Acque, 
Gov.ri Entrade, RevisoH e Regolatori delle Entrade Publiche in Cecca, 
Presidenti sopra le vendite e sopra Beni Comunali, Militia da mar, 
Proiw.ri di Comun, Sopra le Camere, Rason vecchie, Rason nove, 
Cazude, e tre savii sopra gli OffUij. 

1684, 8 gen. Proclama dei Censori (Gap. e. 1 16 t.) perchè vengano 
osservate le leggi contro le scommesse ; premi ai denunziatori di mi- 
nistri r^i di favoritismi. 

1684, 26 febb. Lotto di 100,000 ducati. (C. X.) 

1686, 19 gen. Proibito « caminar per la Gittà tutta con lotti. di 
diverse sorta di robba. » {Prov, di Comun). 

1686, 9 mag. « Intesasi dalla scrittura ora letta dei deputati et 
aggiunti alla Provision del Denaro Publico il poco avanzamento del 
lotto da questo Gons.*' deliberato ne essendo di Decoro, ne utile il 
continuarlo senza concorso . . . Sia il lotto abolito » e restituiti i de- 
nari ai giuocatori. {Sen.) 

DIRITTO DI PROPRIETÀ DELLA CHIESA DI S. MARCO 

1687, 16 mag. « Marco Ant. Zustignan per V Iddio gratia Doge di 
Venezia et solo Patrone e Governatore della Chiesa di S.» Marco no- 
stra Capella. Havendo il Mag.o dei Censori dietro reclami fattoci rap- 
presentare V inconveniente che segue nel ritrovarsi ogni altro giorno 
li rei e contrafattori del detestabile delitto della Pirla nelle ho re che 



APPENDICE V. '23S 



si riduce il M. C. sotto li volti e su le banche inserite nei muri del 
Venerando Tempio di S. Marco praticando in quei luoghi i loro da- 
natissimi contratti, con la fiducia di essa dei Castighi del Mag. sud- 
detto con la tutela di tal Sacro asilo e della nostra jurisdizione et 
havendo noi considerato che non deve V imunità della Chiesa suffra- 
gar Coloro che con irreverenti scandali offendono espressamente il 
decoro della sacrosanta casa di Dio con la presente habbiamo dichia-' 
rato e dichiariamo che, de cetero resti libero affatto il suddetto Mag. 
dei Censori di fiir in tali occasioni dei flagranti praticar et eseguir 
le retentioni contro detti rei di Piria nei luoghi suddetti del distretto 
della medesima Chiesa di S. Marco onde con questa unione del nostro 
zelo al fervore e prudenza di quel gravissimo Mag. col timor della 
captura e delle penne possa più facilmente restar estirpato cosi de- 
testabile abuso ordinario che cosi restian notato. (Cancellerìa in- 
feriore). 

1687, 1 ott. Si ripete il divieto 1686, 19 gen. 

1690, 15 mar, Id. 

1690, 20 die. V. a p. 73, n. 47. 

1692, 20 die. Permesso di far un Lotto. (Senato). 

1693, 29 lug. Si ripete il divieto 1685, 19 gen. 

1693, 11 die. Proibiti i ridotti da giuoco. (Leg» cr. 1751, p. 182). 

1693, 31 die. (M, V.) « Lotto con titolo di prestanza di mille 
Bollettini in ragione di Ducati mille per cadauno. » (Id.) 

1694, 3 mar. Lotto di 200.000 due. (Sen.) 

1696, 28 lug. « Per P erezione d'un lotto. » (Deputati et Aggionti 
alla provision del Denaro^ Cat. IV, e. 121). 

1700, 22 giug. Permesso un Lotto per la fabbrica della chiesa di 
S. VidaL (C. X), 

1701, 27 lug. Proibiti i ridotti da giuoco. (Leg. cr. 1751, p. 181). 
1701, 6 sett., 26 ott. e 4. mag. 1702, Lotto di 300,000 ducati. (Dep. 

ti Ay. alla prov. del Den. Cat. IV, e. 121). 

1708, 27 lug. Il C. dei X autorizza gli Esecutori contro la Be- 
stemmia di punire i bari nelle pene di vita bando perpetuo .. . Prig- 
gion, Galea, relegation, confiscation de beni e con le taglie che le 
pareranno... Per li casi di nuove delinquenza di tal genere... do- 
verano li medemi Risecutori portar le relationi al Tribunal de Capi 
...in conformità del decreto 22 agosto Ì634. 

1708, 27 ag. Proibizione dei ridotti da giuoco. (C. X). 

1708, 27 ott. Dazio sulle carte da giuoco. (Sen.) 

1704, 16 mar. « Lotto di Deposito vitalizio d'un million di du- 
cati. » (Z>. A. alla prov. del Dòn. Cat. IV, e. 121 t) 

1704, 29 e 30 die. Organico del Bidotto a S. Moisè. V. a p. 72. 

30 



'284 LE BISCHE E IL GIUOCO D^ AZZARDO 



1704, so die. Il Consiglio dei X ordina agli Inquisitori di St-ato 
di vig;ilare affinchè nei Casini non si giuochi. 

1706. 26 mag. Dazio sulle carte da giuoco di Verona. (Z>. A, alla, 
prov, del Dan. Cat. IV, e. 21 t.) 

1706, 18 giug. Lotto privato di 20.000 due. {Sen.) 

1711, 11 ap. V. a p. 6, n. 12. 

1711, 18 die. Lotto per fahbricare la facciata della chiesa di S. An- 
tonio e Gaetano al Bosco del Fosson vicino a Chioggia. (C, X). 

1712. Decreti del Senato, Coiuiglio dei X e Maggior Consiglio 
sul Lotto. 

1714, 8 mag. « Lotto di d. 600 m. e di questi darsene 2i3 alla 
sorte, et il rimanente a pubblico benefizio. » (Dap. Ag. alia prov. del 
Den. Cat. IV, e. 121 t.) 

1714, 9 ag. Permesso « alle Scuole, Fraglie, et arti tutte di ... . 
poter concorrere al Lotto » col « soldo delle loro Casse. > {Seiu) 

1716, 14 mar. e 27 ap. Lotto di 600,000 ducati. (Id.) . 

PROCURATIE NUOVE MESSE AL « LOTTO » 

1716, 16 giug. « Nella violente necessità a cui conduce Tattroce 
presente Guerra di por mano anco nei più preziosi publici Capitali 
per supplir ai dispendi » si delibera « la vendita delle procuratie Nove 
appoggiatosi al Mag. de Deputati et aggionti alla provision del Da- 
naro ... di studiar li mezzi più cauti e più vantaggiosi per effettuarla 
non poteva attendersi questo Cons.^ riscontri più certi della di lui 
autorità e benemerita applicatione . . . nella scrittura ora letta. 

Da essa risultano le dilligenze co quali fece proceder ad ogni altro 
passo le peritie de stabili riguardevoli appretiati in tutti per la mag- 
gior stima del Perito Eosso alla Summa di ducati 400" e 82 milla 778. 
Le considerazioni ben prudenti sopra le difìcoltà sarebbero per affac- 
ciarsi al tentativo della vendita stessa con le ordinarie formalità 
stante il numero ristretto dei concorenti danarosi, et il suggerimento 
molto opportuno e più utile del Magistrato di procurar l'alienatione 
dei fondi di tanta pretiosità col mezzo di un publico Lotto... pro- 
posto con le maniere che sono dal Mag.^ esposte tanto per il numero 
del li Bollettini 6000 di ducati 100 effettivi o in parità di Banco per 
cadauno che doverano però raccogliersi con un sol casello situato 
nella Piazza di S. Marco quanto co quello delle Gratie da estraersi 
nel termine di mesi quattro col stile antico e praticato negli altri 
pubblici lotti di confrontar aperto li numeri con le Bianche e con le 
Gratie, cosi che con un tal metodo giunger si habbia al fine impor- 
tante di ritraer fino alla somma che meglio possa corrispondere alla 



APPENDICE V. 235 



qualità dei Capitali et apportar un soccorso più valido alle publiche 
occorrenze. » (òen.) V. 1717, 17 giug. 

1716, 21 die. Istituzione del Lotto ad uso di Genova, Milano, To- 
rino ed altri Stati, con facoltà all' impresario di ricever scommesse 
tjopra le estrazioni di Genova e Milano. L'estrazione di Venezia seguirà 
tre volte all'anno. (Id.) V. a p. 14. 

1716, Lotto dell'Arte dei Ttr razzavi, (Guadenigo, ms. 188, e. 12 t. 
al Mc'sp:o Civico). 

1710, 18 ag. L'impresario del Lotto 1716, 21 die. supplica che per 
un decennio noèi siano fatti da citi si sia Lotti di sorte alcuna ne 
tampoco il biribls. (D, A. alla prov, del Deiu Cat. IV, e. 122). 

1717, 17 giug. a Per l'errettione d'un Publico Lotto di ductati 
500.000. ... Si formeranno otto . , . Gratie, e saranno le otto Procuratie 
Nove, principiando la prima Gratili, dalla prima Procura tia di S. Gi- 
miniano, e prosseguendo le Gratie stesse per ordine della tìttuazione 
delle Procuratie, cosi, che l'ultima Gratia sarà l'ottava Procuratia, 
che contermina con quella, dove seguono le Reduttioni degl' Ecc. Pro- 
curatori. » (Sen,) V. 1716, 15 giug. 

1718, 16 gen. « La vigilia della Purificazione, nella cui sera stian 
pur chiusi Teatri e Ridotti. » (C. X). 

1718, 20 mar. « Esibizione di d. 70 m. dell'Impresario del Semi- 
nario, o sia Lotto ad uso di Genova, quando le venghi permesso p. il 
restante della sua condotta poter far lotti d' ori, et argenti tanto nella 
Dominante che in terra ferma al tempo delle fiere e Carnevale. » (/>. 
A. alla prov. del Dea. Cat. IV, e. 122). 

1720, 20 giug. « Progetto di un pubblico Lotto accompagnato dal 
Console dell' Aija Arigoni. » (San.} 

1720, 26 sett. È proibito un Casino a S. Marziale. . (^Tassixi, Li- 
berthiaggio ecc. p. 68). 

1722, 23 febb. « Permesso ai Provv. di Co. estender Tem. per un 
Lotto Sugerito da persona secreta, e da destinarsi per le scole di di- 
votione, che habbino à concorrervi col soldo sinora impiegato in spese 
superflue, col benefizio alla cassa del C. X di due. 500. » (C, X). 

1723, 11 gen. 8 e 22 lug/ Causa della Signoria contro l' impresa- 
rio del Lotto 21 die. 1715 perchè accettò, arbitrariamente, le scommesse 
anche sul Lotto di Napoli. {Sen, Collegio Noi., Seren, Signoria: F. Fisco; 
2>. A. alla Prov. del D, Cat. IV, e. 337 e Scritture). 

1725, 16 die. Proibizione del Lotto ad uso di Genova e quelli dei 
privati e proposta di istituirne uno di nuovo. (Sen.) 

1726, 20. febb. Ultima estrazione del Lotto 1716, 21 die. 

1726, 7 ag. Permesso un Lotto per la fabbrica della chiesa di 
S. S. Simon e Taddeo per anni due. (C. X). 



236 LE HISOHE K IL GIUOCO d' AZZARDO 



1728, 8 mar. Permesso air ospitale della Pietà di erigere un Lotto. 
(C. X). 

1728, 22 lug. Gli impresari del Lotto 21 die. 1715 debbano pa- 
gare air erario il guadagno fatto arbitrariamente sul giupco di Na- 
poli. (Senato e Serenissima Signoria, P. Fisco) V. 1723 11 gen. 

1730. Legge contro i ridotti secreti. (Ferro, cit.; 

1730, 12 febb. Terminato il Lotto concesso all' ospitale della Pietà 
sia permesso fame un' altro per la rifabbrica della chiera di S. 8. £r- 
margora e Fortunato. (C X). 

ISTITUZIONE DEL LOTTO GOVERNATIVO 

1733, 14 gen. Permesso che s' instituisca a Venezia e per tutto lo 
Stato il Lotto ad uso di Genova e Poma, non più per appalto ma 
per conto pubblico. L'estrazione seguirà nove volte all'anno nella 
Loggetta dì S. Marco con le stesse solennità e norme praticate nel 
Lotto 21 die. 1716. (Sen.) V. a p. 16. 

1734, 5 ap. Prima estrazione del Lotto pubblico. V. a p. 15. 
1734, 13 lug. Proibizione di Lotti privati e di tutti i giuochi, spe- 

oialmente quello del Biribis, nei teatri, case private, piazze ecc. (C X). 

1734, 5 ag. Proibito il prender giuochi forestieri. (Sen^ 

1735, 26 mag. Le controversie dei giuocatori di Lotto siano giu- 
dicate dagli Avogadori di Comun e Deputati et Aggionti alla Prov- 
vision del denaro. {Sen.) 

1736, 29 sett. Il Senato non acconsente « Ohe le Donzelle estratte 
nel pub. Lotto possino levare subito il loro mandato di grazia. » 

173(5, 22 sett. « Nuove regole sul lotto. » fid.) 

1737, 28 mar. Notizie sul Lotto fino al 22 die. 1791. {Savio Cas- 
sier, B. 191). 

1743, 28 febb. 11 Consiglio dei X ordina agli Inquisitori di Stato 
d'impedire che nei Casini succedano scandali. 

1744. Inchiesta degli Inquisitori di Stato sui Casini. 

1746, 23 lug. Legge contro i giuochi. (Leg. cr. 1751, p. 227). 

1747, 19 sett. Proibiti i Lotti ed il giuoco del Biribis. (C. X). 

1748, 31 ag. Una parte degli utili del Lotto sia devoluta per la 
fabbrica del monastero de S. Gio. di Dio uell' isola di S. Servolo. (Z). 
alla prov. del Djn. Cat. IV, e. 112. t.) 

1751, 4 die. Ordine di demolire tutti i caselli del Lotto piantati 
nella città. {Sen,) 

1762, 24 mar. Ordini al Podestà di Bergamo perchè impedisca 
colà i giuochi d'azzardo. (Sen.) 

1754, 30 gen. Il Senato annulla le leggi antecedenti sul Lotto. 



APPENDICE V. 237 



1769, 80 gen. Gli Inquisitori sopra ori e monete tengano aperto 
processo d'inquisizione per scoprire e correggere i colpevoli di corri- 
spondenze coi prenditori di Lotti forestieri. (iS»en.) 

176B-64. Lotteria denominata € Banco di Venezia. » (Mise, di atti 
diversi ras. B. 136, LL). 

1765, 13 mar. Si preleva 1500 ducati dalla cassa del Lotto per re- 
staurare il tetto della chiesa dei Miracoli. (Z>. A. alla prov. del Z>. 
Cat. IV, e. 341). 

BOTTEGHE DA GIUOCO D'AZZARDO E BISCHE 

1765, 19 nov. « Fra le molte provvidenze che in varj tempi ema- 
narono dalla mente di questo Gonseglio ad emenda del costume, a 
^no de' vizi, ed a huona disciplina d'ogni ordine di persone, una 
delle più salutari, e più essenziali a così importanti oggetti di Stato, 
fu la cura, con cui si mirò sempre a togliere i gravi abusi de Giuo- 
chi detti d'Azzardo, e la licenziosità di que' Ridotti, e di quelle Bi- 
sche, in cui si sono introdotti, e si andarono aumentando con scandalo 
de' buoni, con pessimo esempio, e con eccidio delle Famiglie. Ma os- 
servandosi in oggi con grave dolore di questo Gonseglio medesimo, 
che malgrado i replicati Sovrani Decreti, la ria licenziosità è cresciuta 
a tal segno, ed il pravo costume cosi generalmente ed altamente ra- 
dicato, che non vi è angolo, per dir cosi, della Città, che non ne sia 
infetto, e particolarmente nelle stagioni di Autunno, e della Sensa 
in alcune Botteghe in JVezzaria, che più non distinguonsi dallo stesso 
Pubblico Ridotto in San Mosè nel tempo del Cai^iovale permesso, con 
ingresso di Maschere d' ogni sorte, ed in tal modo il vizio più fatale 
alle sostanze, ed al buon regolamento delle Famiglie, e che in se con- 
tiene i perniziosi semi, ed il fomento d' ogni altro, ha quasi perduto 
il suo nome, a segno che la maggior corruzione del costume viene 
generalmente considerato quasi un'onesta diversione. Quindi è che 
rendendosi assolutamente necessarie, non solo per i privati, che per i 
Pubblici riguardi, nuove più risolute ancora e stabili robuste provvi- 
denze, però, L' andarà Parte, che salve, e riservate tutte le altre Parti 
1561, 3 Decembre, 1609, 18 Settembre, 1613, 22 Maggio, 1704, 30 De- 
cembre, in proposito de' Giuochi, e Ridotti a questa non repugnanti 
^ che si vogliono riconfermati, sia per l'avvenire fermamente proi- 
bita ogni Bottegha da Gioco detto d'azzardo con intervento di Ma- 
schere, onde siano incaricati li Capi Attuali, e Succesori a riconoscere 
ooteste Botteghe, o Bische, divenute ormai di troppo notabile osser- 
vazione e scandalo, in qualunque sito della Città che si trovino, o 
fossero, per trovarsi e dove principalmente intervengono nobili Nostri, 



238 



chiamare al loro Tribunale li Botteghieri Padroni delle medesime, 
ammonirli severamente per il reo arbitrio presosi per il sospeto, ed 
ordinar loro a non dar più Carte a chi che sia per l'avvenire sbotto 
qualunque escogitabile precetto, anzi a chiudere nel tempo dell'Au- 
tunno, e della Sensa le loro Botteghe a 24 ore ogni sera, e in pena 
della colpa, e perchè resti a tutti palese una tanto costante Salutare 
inibizione. E perchè il timor del castigo può solo tener in moderazione 
gli animi vili e mercenarii de' Trasgressori, si vuole che cadero chi 
ardisce tener Botteghe a Barbier Parrucchier o altre professioni sol- 
tanto inservienti, per somministrar Carte da Giuoco, e principalmente 
coli' abborrito concorso di Maschere, convinto di tal reità, sommaria- 
mente sia da Capi il lieo condanato alla Berlina, e poi fatto pansare 
in Prigione per anni cinque, come è stato ancora nelle Parti sopra 
acennate condanato, ne possa essere dispensato da codesta pena, se 
non se con tutte tre le ballotte dei Capi medesimi. 

Ma perchè vi . sono molte altre Biscacce volgari ove gli ordini 
inferiori del Popolo passano il tempo, abbandonando le Famiglie, i 
loro lavori, bestemmiando sino il nome del Signore Iddio, si eccita il 
zelo del Magistrato alla Bestemia, acciò prestando ogni studio tanto 
da se che ò Capi nostri, facciano osservare le Leggi sul proposito, 
castigando con mano pesante gì* Innobedienti ...» (C X). 

1766, 27 gen. Divieto di giuocare d'azzardo a Capodistria. (Id.) 
1768, 22 nov. Proibiti i giuochi d'azzardo nella T. F. (Id.) 

1770, 28 febb. M. V. « Dal Sopravanzo del Lotto si preleva D. 200 
V. C. pel restauro della chiesa di S. M. Maddalena. » (D. A. prov. 
del D. Cat. IV, e. 34?). 

1771, 21 ag. « Dagli utili sul Lotto sieno dati D. 1200 per la 
fabbrica della chiesa di S. Geremia. » (Id.) 

1778, 11 mar. « Pel Eistauro di S. M. Formosa (chiesa) siano as- 
segnati D. 200, sul guadagno del Lotto. » (Id.) 

1773, 6 ap. Elezione di un custode per il Ridotto. Inventario dei 
mobili ivi esistenti. Nota di pegni ricuperati. Conto del pubblico di- 
spendio per il Hidotto. Conto affitti Casin del Ridotto. Ricavato degli 
affitti dei luoghi annessi al Ridotto. (Savio Cassìer, B. 191). 

1774, 27 nov. Chiusura del Ridotto. (M. C.) 

1774, 1 die II Senato ordina al Savio Oassier di ridurre la casa 
del Ridotto a pubblico uso. 

1774, 4.0 die. Il Senato ordina di pagare i creditori per lavori e 
restauri fatxi nella casa del Ridotto. 

1 774, (1776) 12 gen. « Il Senato comanda che la casa del Ridotto 
sia consegnata alla nobile compagnia che vi presiedeva, acciò divisi 
i modi di conventirla a pubblico uso, riaprendola a decente onesto 



APPKNDIOB V. 239 



sollievo della capitale e della Nazione; sempre però riservata al Se- 
nato la disposizione in pubbliche e straordinarie circostanze. » 

1775, 24 mar. € Concessione di 200 D. dalla cassa del Lotto per 
Fabrica della chiesa di S. Toma. » (D, A, alla prov, del D. Cat. IV, 
e. 343). 

1775, 27 sett. t ogni ultimo giorno dell'estrazione (del Lotto si deve) 
aprirsi un Casello Amovibile con tre facciate in Campo S. Maria For-» 
mosa (solo in questa località) per commodo de dilettanti giuocatori. » 
(Id. reg. decreti). V. 1784, 13 gen. 

1776, 8 ag. « Per compensare la pub. Cassa del dispendio per un 
costante apparato per la Fiera dell'Ascenzione, il Senato comanda 
che dal Mag. de' Dep. ed Agg, ogni tre cominciando dal venturo sia 
fatta eseguire una sopranumeraria estr. del pub. Lotto. » (Id. Cat. IV, 
e. 343;. 

1777, Critica di un progetto sopra due Lotterie.' (Mag. sopra 
Ospitali). 

1777, 24 lug. Regole per migliorare il Lotto. (Id. Cat. IV, 844). 

1777, 17 die. La legge 27 nov. 1774 « che ha soppressa nel 

suo totale la Publica Begalia del partito delle Carte bianche, deno- 
minata ad uso Veneto, tolta avendone soltanto la parte del consumo 
delle Carte sottili inservienti appunto alli predominati giochi di az- 
zardo per le quali era fissato il prezzo di soldi 24 per Mazzo. Sussiste 
perciò il partito medesimo, e . . . le Leggi . . . relative al consumo delle 
Carte bianche grosse volute usabili privatamente, a qualunque altre 
specie di Carte ne' luochi Pubblici di Casini, Botteghe, Osterie, e Ma- 
gazzeni all' ocasione de piccoli giuochi tollerati. » E proibito lo smercio 
delle carte fabbricate all'uso di Bologna, (fiomp. Leg. B. 122). Ve- 
diamo il prezzo di queste carte: mazzi n. 48 carte da gioco da Bolo- 
gna senza scartini L, i2. (Giuochi, ms. presso di me, n. 144). 

1778, 4 febb. M. V. « Concessione di L. 400 de' civanzi del Lotto 
per elemosina alla fabrica della Parrocchiale di s. Barnaba. » {i>en.) 

1778, 1 ag. Antonio Suardi presenta un Saggio del Piano di Lot- 
feria Mista a soccorso delti Ospitali degV Incurabili, e Mendicanti, 
ed un altro progetto su questo argomento presenta Domenico Canini. 
(Lotteria, ms. presso di me, B. 12). 

1778, 8 ott. « Il Senato approvando l' erezione del Monte di Pietà 
ordina che ne siano dati i fondi specialmente dalla cassa del Lotto. » 

1779, 7 gen. Il N." H. Sebastiano Foscari scopre alcuni abusivi 
prenditori di Estere lotterie. (Sen.) 

1779, 15 ^en. Sul Lotto in Terra Ferma. (Id.) 
1779, 16 mag. « Proposta di eriger li uffici Postali nella casa una 
volta detta del Ridotto. » {Dep. Ag. alla prov. del Dan. Cat. IX, e. 40 t.) 



240 LE BISOHB B IL OIUOOO d' AZZARDO 



1779, 21 ag. « Progetto di alcuni creditori degli Ospitali della 
Dominante per un aumento sul pubblico Lotto. » (Id. Cat. IV, 344 t.) 

1780, 14 sett. « Disposizioni sul Lotto in terra ferma. » (Sen,) 

1781, 28 sett. Polizza d' incanto per V impresa del pubblico Lotto 
di tutta la terra ferma compreso Capo d'Istria. (Dona dalle Bose, 
ms. 286, fase. 18 al Museo Civico), ' 

* 1781, 6 ott. GV Inquisitori di Stato (B, &89) rinnovano la proibi- 
zione di giuocare d'azzardo e stabiliscono l'orario dei Casini, il quale 
fu confirmato negli anni: 1782, 2 ott.; 1783, 6 mar., 9 mag., 4 ott. ; 
1785, 5 ott.; 1787, 6 ott. ecc. 

1782, 31 mar. Regole sul Lotto, (fife».) 

178B, 19 lug. « Sia concesso, dagli utili del Lotto, L. 150, per una 
volta tanto alla Fabbrica della parrocchiale di S. Temita di Vene- 
zia. » (Z>. A. alla prov, del Den. Cat. IV, e. 204). 

1784, 13 gen. Causa le molteplici confusioni e disordini che suc- 
cedevano nel casello di 8. M. Formosa il Senato ne ordina V imme- 
diata soppressione. V. 1775, 27 sett. 

1784, 20 sett. Scrittura suU' affittanza della casa del Ridotto. 

1785, 16 mar. Il Senato ordina di studiare « se col ritratto netto 
del Lotto si potesse conciliare qualche sovegno alli ospitali della do- 
minante. » 

1786, 26 ag. « Galeran propone (a tenore del dee. 18 feb. s.) una 
Lotteria Mercantile sulle forme di quelle d'Olanda, Fiandra, ed In- 
ghilterra senza recar danno al vigente Lotto ad uso di Genova. » (Z>. 
A. alla prov. del Den, Cat. IV, e. 123, 846). 

1786, 28 die. « soppresse le grazie alle fraterne di poveri per as- 
segnare annualmente, colle utilità del Lotto D. 1500 all'ospitai di 
S. Servolo. » (Sen.) 

1786, 28 die. Il Seivato accetta il progetto di Galeran e respinge 
quello di Guerrino. 

1787, 31 mar. Proibito far Lotti senza permesso in conformità 
delle leggi: 28 febb. 1521; 23 mag. 1636; 26 nov. 1650; 18 febb. 1733; 
e 13 lug. 1734. (Proclama dei Dep. A, alla prov, del D,) 

1787, 7 ap. Società della nuova Lotteria. Venezia, Pinblli. (Ca- 
pitoli e norme). 

1787, 12 ap. Permesso a certo Simonetti di riaprir una porta nella 
corte del Ridotto. (^Savio Cassier^ B. 191). 

1787, 3 ott. < Il Senato dichiara sciolta e decaduta la Lotteria 
Galleran ed ordina la restituzione ai giuocatori del denaro sborsato. » 

1787, 29 die. « Il Senato permette a Teodoro Viero la prosecu- 
zione ed ultimazione della Lotteria delle Stampe delle Terme di Tito. » 

1788, 14 gen. Ducali sul Lotto. (Lazzari, 125, 1, fase. Ili al M. G.) 



APPBNDIOB V. 241 



1788, 29 febb. Causa « deir impresario Galeran della decaduta 
Liotteria. Il Senato (6 giug. 1788) delega T affare al Gons. di 40 Cri- 
minal in Contradditorio giudizio tra li Avv. Fiscali della Ser. Signoria 
e rimpresario. Spazzo 16 sett. 1788. » {Dep. A, alla prov. del Deìu 
Cat. IV, e. 123, e Cat. VI, e. 57). 

IL GIUOCO DELLA TOMBOLA NEI TEATEI 

1789, 27 nov. Da qualche tempo in qua « tanto in questa Domi- 
nante, che nelle città della T. F. e particolarmente in quei Publici 
teatri (è sorta) altra Lotteria sotto il nome della Tombola, quale 
giornalmente chiamando riflessibile concorso de* giuocatori, abbaildo- 
naTano questi i loro particolari doveri . . . qual Lotteria si rende an- 
cor più riflessibile per gP inviti, o scomesse, che vi si fanno sopra, 
sicché diviene Ella un violento giuoco di azzardo. » Perciò si proi- 
bisce le Lotterie private, compresa questa della Tombola in qualunque 
ritrovo « e massime ne' Publici Teatri. » Pena ai contravventori, che 
non hanno il permesso dal C. dei X, di 600 d. di multa o di 6 anni 
di prigione. (C, X). 

1791, 26 ap. « Assegnamento air Ospitale della Pietà di ducati 
15 m. sulla Cassa del Lotto crescendo un' altra estrazione alP anno 
(X>. A. alla prov. del Den, Scritture). 

1791, 26 nov. Parte del Settato sugli archivi della Signoria esi- 
stenti nella casa del Bidotto. 

1796, 14 gen. (e 10 die. Sen,) « Lotteria di campi 290 circa con 
fabbriche di ragione della canonica di S. Maria della Carità di Ve- 
nezia. » (Aggiunto sopra monasteri). 

1796, 27 gen. M. V. Legge contro le Lotterie private. (C. X). 



ti 



RPPEHDICE VI. 
Sul diritto di grazia nel medio evo 



to Q> 



Per la storia del diritto di grazia nel medio evo, bhe riguardava 
naturalmente anche i giuocatori, è interessante accennare a qualche 
notizia che la ristrettezza del tempo non ci permise di ampliare mag- 
giormente ; tema questo che sarebhe degno di essere studiato in ogni 
sua esplicazione. 

A carte 88 del reg. " Maggior Consiglio^ Comune l orig, „ e' è 
una rubrica di deliberazioni sulla concessione delle grazie. Il I. doc. 
che forse è il più vecchio dei raccolti anche in altre serie, spetta al 
1263. Eccone il tenore: ogni qualvolta il Doge ed i suoi Consiglieri 
vogliano fare grazia ad una persona devano trovarsi coi Capi della 
Quarantia ... ; da ciò sembra che il giudizio sulle grazie spettasse a 
quelli che formavano la Serenissima Signoria. Ma forse — ci scrive 
il chiarissimo signore Giuseppe Dalla Santa — forse spettava ad essi 
solo la discussione o preparazione del voto, poiché subito dopo al 
doc. surriferito ce n*è un altro della identica data il quale stabilisce 
che il Doge non deva andare tra i 40, per far grazia, se non di lunedì ; 
ma per gV interessi del comune vada quando vuole. — Nel voi. I. 
delle Grazie, sino dal I. doc. che deve precedere il 1299 (data di uno 
che lo sussegue) è detto: Volumus esse Inter quadraginta prò gratta 
facenda Domino Malateste etc. Cioè: jV^ot Do^^e, e non può essere che 
lui coi Consiglieri, vogliamo intervenire nella Quarantia per la gra- 
zia da fare a Malatesta etc. E nei registri delle Grazie^ posteriori, p. e. 
nell'ottavo, si trova sempre che il doc. è intestato con una data (p. 
e. a e. 75 il I. doc. colla data 12 sett. 1340) ma poi al margine è 
scritto : capta in 40^ con una data posteriore (p. e. pel doc. predetto 
capta in 40^ 26 octubris). Molte volte poi si trova anche scritto nel 
margine dopo il capta in 40^ etc, un capta in malori Consilio con 



APPENDICE VI. 243 



data posteriore a quella della 4(/'^ Goal, sempre nel reg. 8, e. 81, al 
margine di una deliberazione 16 nòv. 1840 si legge : capta in 40^, 25 
Januarii 1340, 9 indie. — 4 februarii capta in maiori Consilio. Dunque 
la concessione della grazia, si può ritenere andasse soggetta ad una 
doppia votazione cioè di Quaraniia intervenienti il Doge ed i Gonsi* 
glieri, e poi di Maggior Consiglio. Oppure poteva darsi che, secondo 
i casi, occorressero o tutte due, o la prima sola. 

Qualche volta al margine (cosi in una proposta di grazia 16 febb. 
1S89 m. V. reg. 8, e. 47), e* h anche altra nota : 26 augusti posita in 
40 — perdita fuit. perciò fu annullato ; e il documento è cancellato. 
Pare quindi che se il Cons. della XL non approvava fosse tutto fi- 
nito. 

E notevole che per la grazia si chiedeva il beneplacito del ma- 
gistrato che avea inflitto la pena, come si ha dai due doc. relativi al 
Cirondi. (Gr. 8). (1) 

Ed ora passiamo ad alcuni processi relativi alle grazie nei quali 
si vede anche come veniva applicata la legge. 

1801, 18 febb. M. V. Sono graziati alcuni nobili che avevano giuo- 
cato a lume in certo terreno vuoto dei Gradenigo e dei Dandolo a 
Rialto. (Cecchetti, Giuochi, op. cit. 426. Gr. 11, 81). 

IdSSj 16 febb. M. V. Giov. Resta, mercante e cittadino di Ragusi, 
condannato dai Capisestiere a Lire 100, perchè si giuoco in sua casa 
ed a Lire 26 pel giuoco stesso, secondo prescrive il capitolare ; Resta 
adunque chiede grazia, perchè ignorava, dice, la proibizione ed il giuoco 
fa fatto di giorno di gran neve e fu limitato alla posta di un ducato 
per ciascheduno dei giuocatori ed alla perdita da parte sua -pure di un 
solo ducato. Dicendo: detti Capisestiere che sono contenti se il con- 
dannato paga subito 75 Lire di assolverlo dal resto della pena, e cosi 
fu deliberato. (Gr. 8, e. 7). 

1340, 8 sett. Si fa grazia *a Bortolommeo Girondi di Bologna, 
che paghi subito metà soltanto della condanna inflittagli dai Capi- 
mestiere di 160 Lire di piccoli per giuoco di tavole fatto di notte nella 
sua abitazione a Rialto. (Gr. 8, e. 74 t.) 

1340, 3 sett. Si fa grazia a Giacomo di Artusio, tintore a S. Polo, 
che paghi subito metà della condanna di Lire 50 inflittagli dai Ca- 
pisestiere per giuoco fatto di notte nella casa del Cirondi suddetto. (Id.) 



(1) Cfr. nell'indice generale alla voce : grazia; e le seguenti leggi del Jfag' 
gior Coruiglio: 1272, 18 mar. ; 1282, 19 giug. ; 1287, 10 mar. ; 1287, 30 die. ; 1288, 19 ag. 
e 26 ag. (Pregadi e M. O.) 1291, 20 log. ; 1800, 26 ap. ; 1907, 22 ap. ; 1816. 26 sett. ; 
1318, 8 ag. ; tBSf>, 21 febb. e 14 sett. ; 1846, 11 giog. ; 1847, 19 ap. e 16 log. ; 1862, 
15 ap.; 19(86, 27 gen. ; 1874, 12 mar.; 1486, 29. log. e Mohticolo Qioy. / Capitolari 
ddU AHI Venutane. Roma, 1896. 



244 



1342) 8 ag. Bartolomeo, barbitonsore di. San Basso, nella cui bot- 
tega sulla piazza convengono di continuo molti nobili e altri, è mul- 
tato, e in parte assolto, perchè aveva una figliuola bella e nubile; 
avendo due giovani, uno di cà Dandolo, V altro di cà da Bora, giuo- 
cato ai dadi, assicurandolo che gli avrebbero rifuso il danno e la multa, 
ma poi lo accusarono ai Capisestieri. i^Cecchetti. La donna nel medio 
evo a Venezia^ p. 6; Gr. IX, 56 t.) 

1352, 12 febb. M. V. Santuccio Dolfin fu Marco, accusato da un 
anno e mezzo dai Capisestiere di aver giuocato ai dadi de mala ra- 
liane con altri due, perciò fu condannato a stare 6 mesi fuori di Ve- 
nezia; egli andò in armata con un servo accettando salario solo per 
sé e vi stette i sei mesi; ora ^chiede grazia essendo disposto a servire 
la Signoria dovunque essa vorrà. Quattro Capisestiere dicono che i 
loro predecessori condannarono detto Santuccio, Giuliano corezarium 
e Giorgio Raguocio come aquilinatores (?J e giuocatori con dadi falsi, 
perforando gli stessi più che facciano gli altri maestri e mettendo 
poi terra negli stessi; dei quali dadi si trovarono anche in casa di 
Giuliano e che siccome uomini di mala vita, inducevano al giuoco, 
guadagnando sopra, onde a buon diritto furono condannati .... 

, ; Giovanni Zorzi quinto ufficiale dice 

che bene fecero i predecessori, ma che Santuccio era giovane ... e che 
il tempo presente consiglia di accaparrare uomini buoni specie nobili, 
sicché sembra potersi far grazia quando serva per altri sei mesi col 
servo a sue spese nell'armata; e cosi fu approvato. (Gr. 18, e. Il t.) 

1354, 20 giug. Gregorio espone di eésere da oltre un anno in car- 
cere condannato a perpetua detenzione dei Signori di Notte perchè 
trovato mentre giuocava con dadi falsi, ponendosi quattro piccoli per 
volta di posta, e chiede grazia perché ha numerosa famiglia. Dicono 
i Signori di Notte che ebbe tale condanna perché recidivo e detti 
acquilinatores dopo la prima condanna che è di un anno di prigione 
e del bando perpetuo, con condizione che se dovessero esser colti una, 
«econda volta (s' intende se fossero stati graziati) nella stessa colpa 
subiranno il carcere perpetuo. Tutto ciò considerato però gli si fa grazia 
trattenendolo in prigione fino al giorno di S. Pietro. (Gr. 18, e. 47J. 

1360, luglio. Espone maestro Gabriele, barbiere di Bialto, che due 
giorni prima due persone giuocavano agli scacchi nella sua bottega 
ed erano dei migliori giuocatori d'Italia, sicché il giuoco cominciato 
di giorno durò fino a sera e allora fu portato un iwwe, per il che i 
Signori sopra Rialto lo condannarono 'a soldi 100, secondo il loro ca- 
pitolare, di che Gabriele si lagna ; e dicono gli officiali che i custodi 
di guardia venuti a quella bottega dissero ai giuocatori; " presto 
ijuona la terza campana „ e ritornati ritrovarono ancora quelli col 



r 



APPENDICE VI. 245 



lume, laonde condannarono Gabriele : considerato tutto si procede al- 
Tassoluzione. (Gr. 14, 182;. 

1892. Andrelino di Vienna condannato dai Capisestiere a sei mesi 
di carcere, al bando da Venezia per 8 anni quia fuit accusatus luxiase 
ad bùfgam, e di restituire il denaro guadagnato; resti a tutto dicembre 
in carcere, poi ne sia assolto, rimanendo fermo nel resto il processo. 
<Cbcchktti, Giuochi, op. cit. 426, 8; Gr. XVIII). 



RPPEHDICE VII. 
Cenni bibliografici sul giuoco 



io c> 



About. Roma contemporanea. 

Il Damerino ossia l'amico delle donne. Almanaooo. Venezia 1786^ 
a p. LXTTL Cabale per il Lotto di Venezia, 

Almanaooo per V anno 1788. Venezia Graziosi ; p. 86, St. dei giuo- 
chi delle carte; p. 85 Giuoco degli Scacchi. 

Alberti. Invettiva contro il Giuoco del Tarocco, Ven. 1660. 

Alberti Matteo. Giuochi festivi e militari .espressi con le sue fìg. 
Venezia 1686, in fol. 

Ampòre. Considerations sur la théorie mathématique du jeu. 
Lyon 1802. 

Angeluool A. Il giuoco della Balestra, dello schioppetto, del pas- 
savolante delle Artiglierie del fucile in Lucca. Sua origine e suoi 
Statuti (Gior. La Palestra n. 3, 6, 6 e 7). 

Barbeirao. Traité du Jeu. Amst. 1787. 

Baii>iera R. Poesie Veneziane. Firenze 1886. 

Bardi. Giuoco del Calcio Fiorentino. Fir. 1678. 

BanifTaldi G. Baccanali. Bologna 1758. 

Bembo P. Motti inediti e sconosciuti, a cura di V. Clan. Venezia 
Merlo 1888. 

Bemi F, Capitolo del giuoco della primiera col cemento di messer 
Pietro Paulo da san Chirico. Milano 1864. 

Boocardo. Feste, Giuochi, Spettacoli. Genova 1874. 

Bocoardo Girolamo. Memoria in risposta al quesito: Considerata 
l'influenza morale o fisica che hanno avuto sul T umano consorzio gli 
spettacoli, i giuochi, ecc. ecc. Milano 1857. 



Aloane notizie bibliografiche le devo alla cortesia dei chlariasimi sigaori : 
prof. G. Magno e prof. V. Bossi. 



APPENDICE VII. 247 



Charles de Boigne. Lee jeux. Musée des familles. Av. 1844. 

£1 vero Tiessete in quatxo a la veneziana esposto nel corispetivo. 
Venezia, Merlo 1884, in 12. (anonimo, ma si sa esseme autore Qio- 
mtfini Bonadei). 

Bruno 8. Candelaio; atto UI., scena VII. 

BufToiu Y. Esprit 

Bullet. Becheiclies bistoriques sur les cartes à jouer. Lion 1767. 

Carrara. I giuochi dei criminali. (Arch. di Pisch. 1895, vói. XYI 
fase IV-V). 

Casanova.' Histoire de ma fuitez des prisons de la Bep. de Yenise. 
Bordeaux, Moquet 1884. 

Csci G. Il giuoco a Napoli durante il medio evo. (Arch. Storico 
per la prov. di Nap. voi. 21). 

— Giuoco e giuocatori a Napoli nel sec. Xvill e nel primo ven- 
temilo nel XIX. (Arch. St. nap. voi. 28). 

Cesoote. Gli Scacchi. Fiorenza 1498, fig. 

Clan V. Giochi di sorte versificati del sec. XYI. (Mise, nuziale 
Bossi- Teiss. Bergamo 1897, p. 77 segg.) 

Couroy. Essai sur les lois du hasard, suivi d*études sur les as- 
suzances. Paris 1862. 

CrcxM B. Il giuoco delle canne o il carosello. (Arch. d. Trad. po- 
polari. XIX, "417). 

Desmarets. Jeux historiques. Paris 1698. 

Dssoartes. Y. Esprit. 

Di Giovanni L. Di un gioco popolare nel sec. XIII. Palermo 1890. 

Durel Petrus. I balocchi e la loro orìgine. Lettura p. 174, 1902, febb. 

Dussaulx Qiov. Yarie lettere, trattati e considerazioni sulla pas- 
sione del giuoco, compendiate e raccolte in un sol corpo. Parigi 1779, 
tradotte in tedesco nel 1791. 

Eno. métodique. Paris 1792 e anno YII, Livrason LIY, LXYI e 
Padoue 1800. 

Esprit des lournaux, (dall') Liegi 1772-84. 

Véritable idée de la Lotterie de Génes (Becensione) sett. 1772 p. 187. 

Cartes. Epoque où V ou commessa à y jouer à la cour de France; 
nov. 1776, p. 108. 

Tableau des fureurs, des malheurs et des tourmens que cette 
passion fait éprouver; avril 1776, p. 167; novembre, p. 108. 

Jeu de cartes est un flóau contagieux, qui désole la societé. A- 
vril 1776, p. 140. 

Loterie de l'école royale militaire en France. Faux billet quia 
donne lieu à un procès. Cause célèbre. Juin 1776, p. 186. 



248 LE BISCHB E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Ce qua les législateurs et le philosoplies en ont pensé dans les 
différens siecles. Juin 1776, p. 270. 

Calcus des jeux de hasard, fait par Descartes et par Law. Mai 
1777, p. 140. - . ^ 

Aritmétique, morale, donne par M. de Buffon, poor en détermi- 
ner le gain et la perte. Juin 1779, p. 10 et suiv. 

Ce que les philosophes, les liìstoriens, les orateurs et les poétes 
on pensé du jeu: ordonnances des souverains qui le prohibent. Nov. 
1779, p. 3 et suiv. 

Cartes à jouer. Différentes opinions sur T epoque de leur inven- 
tion. Décembre 1779, p. 92, 

Loteries. Observations en leur faveur. Février 1780, p. 221. 

Ses suites funestes: exemple, Die 1779, p. 201. — Mai 1780, p. 76. 

Juux olympiques. Sett. 1782, p. 61. 

Jeu. Le plus grand ennemi du bonheur. Juin 1784, p. 48. 

Fantoni. Sopra gli Spettacoli i Giuochi i Divertimenti. Roveta 1809. 

Ferrari F. Bicercbe bibliografiche sul giuoco di mazzascudo o del 
ponte di Pisa. Pisa 1888. 

Hnoati L. La nobiltà veneziana e il commercio marittimo. Roma 
1878, p. 15: giuoco nelle galèe. 

Frati. La vita privata di Bologna dal sec. XIII al XVIII. Bologna, 
Zanichelli, 1900. 

Frati Lud. Giuochi ed amori alla corte di Isabella d'Este. (Arch. 
storico lombardo, S. Ili, voi. IX, 1890, p. 860). 

Fricliet It. Les cartes a jouer. (Revués bleue XVI, 1). 

6. B. Giochi antichi. (Riv. delle Biblioteche, XIII, 1902, n.^ 4). 

Qabotto F. Il giuoco in Piemonte nel medio evo (Gazzetta del 
popolo della domenica, 28). 

Qalazzo. Ragionamenti di M. Agostino da Sessa, raccolti dal. — 
Parma 1562, p. 61. 

Giuochi diversi e loro regole. Verona 1827. 

Gheno A. Di un* antica carta da gioco incisa in legno esistente 
nel civico Museo di Bassano. (Bibliofilo, XI, 18»0, p. 106>. 

Hell Theodor. Drei tage aus dem Lebenslaufe eines Spielers dra> 
matisches G^màlde in drei abtheilungen nach dom Franzosisohen 
bearbeitet. Zweiter Aufiage Braunsweig 1865. 

Jeux (Les) de Tenfance illustre. Paris 1817. 

J. D. R. Sur la défence et sur tolerance des jeux de hazard. Co« 
logne 1764. 

Kindermann' 8. I. K. VoltstAndige Anveisung das shachspiel. Qr&tat 
1819. 



APPENDICE VII. 249 



Uw. V. Esprit. 

Lemonthey. Histoire de la Regence. 

Lenzì A. Bibliografìa italiana di giuochi di carte. Firenze, Land! 
1892 (per nozze Fumagalli -Tajni). 

Lotto presso i veneziani. V. Cicogna Bib.'' dal n. 1648 al n. 1668. 

Lozzi C. Le antiche carte da giuoco. (La Bibliofilia, I, 2-3). 

Luzzatto L. Norme Suntuarie riguardanti gli ebrei. (Arch. Yen. t. 
XXXm, 168). 

Malamani. Il settecento a Venezia; II. La musa popolare, Torino 
1892, pag. 191, 378. 

M. R. Il tressette; canti due. Ven. 1777. 

Mantoano Dom. Il tresette in disciplina. Treviso. 

Mare, de la ; traite de la Police ... de Paris, ecc. Amsterdam 
1729. Lotterie, Tit. IV. Chap. I-VI-VII; cit. nella Biblioteque de L'Eu- 
ropa, Amsterdam 1730. 

'Marenduzzo. Veglie e trattenimenti tenuti nella IL metà del sec. 
XVI. Trani, Vecchi 1901. 

Mélinaud Camillo. Giuochi e giocattoli. Minerva 1902, 12 gen. 

Merìin. Sur l' origine des cartes à jouer. Lion 1870. 

Metodo che da regola por giuocare al nuovo Lotto di Venezia ecc. 
Venezia 1780 e 1794. 

Miguel Garoia. La bisca di Montecarlo. Milano 1892. 

Montmort. Essai sur les jeux de hasard. Paris 1708 e 1713. 

Morelli G. B. Il trionfo del Tresette, poema eroico-giocoso di im 
patrizio veneto. Venezia 1766. 

Moroni. Diz. di Erudizione Ecclesiastica. 

Nardlni G. Il giuoco tlel calcio. Firenze 1898. (Nozze Bostagno- 
Cftvazza;. 

Neùestes Traum Buch oder anweisung Traiime auszulegen. Brumn 
1864. 

Nota distinta di tutti li Numeri e Nomi delle Figlie che furono 
Estratte nell'Estrazione del Lotto Publico di Venezia, 1734-1766. 

Ortes, abate. Calcolo sopra i giuochi della Bassotta e del Fa- 
raone. Venezia 1767. 

Partenio. Le carte parlanti. Venezia, Ginammi 1660. 

Petittl. Giuoco del Lotto. Torino 1868. 

Pltrè. Giuochi fanciulleschi. Palermo 1883, (voi. XIII della Bibl. 
delle trad, pop. sic.) 

Platina. De Honesta Voluptate : et Validitudine. Bononie Imp. per 
Joan, ani. platonidem Benedictorum bibliopolam . . . a. d. 1499. Gap. 
IV. J)e ioco et Ludo. 

Poloaatro G. Il Jeu-jeu ossia l'emigrato. Padova 1792. 



\ 



260 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Pontigliom. Il giuoco del Lotto. Firenze 1868. 

Querini. La Bassotta convinta ossia il giuoco di Bassotta non è 
giuoco. Ven. 1710. 

Regelfi ùnd Gesetze des Wist-ùnd Cayeunespiels. Quedlinburg ùnd 
. Leipzig 1826. 

Renier R. Tarocchi di M. M. Boiardo. fSt. su M. M. Boiardo, Bo- 
logna 1894). 

Roberti M. Le corporazioni padovane d' arti e mestieri. (Memori© 
del E. Tst. veneto di scien., lett. ed arti, 1902 voi. XXV n. 8). La 
proibizione del giuoco è sancita negli statuti delle corporazioni. 

RodDtò. De' giuochi d'industria, di sorte e misti. Roma 1769. 

Rossi V. Il canzoniere inedito di Andrea Michieli detto Squarzòla 
o Strazzòla. Torino 1895. 

Rota G. Il giuocatore. Azione mimica. Venezia 1854. 

Savary. Dictionnaire du commerce: voce: Loterie, p. 127, voi. II. 

Sqpivanti 0. Il gioco dei dadi a Perugia nel secolo XVI. (L'Um- 
bria I.% 1898 n. 5). 

Sessa A., Bagionamenti. Parma 1562. 

Sommario delle Leggi prese nell' Illustriss. Cons. di X contro be- 
stemmiatori, giocatori, et in diverse altre materie commesse al Tri- 
bunale delli ecc. sig. esecutori contro la Biastema. Ven. Rampazetto 
in 4. (Sono dal 1523 al 1586). 

Simonesohi L. Il giuoco in Pisa e nel contado dei secoli XIII, 
XIV. Pisa 1890. 

Solerti A. Trattenimenti di società nel sec. XVI. (Gazzetta letteraria, 
1888, n. 48, 49, 50). 

Smyll J. Tactique des jeux de hasard. Leips 1820. 

Thon's (C. F. A.) Meister un Schachspiel Fiinfte, umgearbeitete 
niitlage Von M. Lauge. Weimar 1858. 

Tiirmann F. Uno livro de sorti de papa Bonifazio (sec. XV) nel- 
V jìrchivio fiiz das studium des neueren sprachen. Voi. e. pp. 77 e segg. 

Torri L. Il giuoco del ponte a Pisa. (Emporium 1901, n. 72). 

Trattenimenli d'onesti giuochi. Ven. 1591. 

Trento. Osservazioni filosofiche sopra i giuochi d' astuzia. Trev. 1788. 

Tonisciii. Saggi di riflessioni sopra i giuochi d'azzardo. Ven. 1775. 

Vaiery. Curiosités, et anecdotes italiennes. Bruxelles 1848, p. 128. 

Vendrasoo 6. A. Marco e Todaro le due colonne della piazzetta di 
8* Marco in Venezia. Ivi 1892. 

UTer Cristian3. La psicologia del giuoco. Minerva, 1902, 9 marzo. 

Ungarelii G. e Giorgi F. Doc. riguardanti il giuoco a Bologna nel 
Win. XIII e XIV. (Atti e m. della Dep. di St. patria per la provincia 
lìj Romagna. S. Ili, voi. *XI). 



^ 



APPENDICE VII. 251 



Ungarelli. De* giuochi popolari e fanciulleschi specialmente in Bo- 
logna sino al sec. XVI. (Arch. delle tradizioni popolari, XI, 618: 
XU, 17, 905; XHI, 457). 

Ungarvlli. Di alcuni giochi in uso specialmente a Bologna dal XIII 
al XVI sec. fArch. delle tradizioni popolari. X, 426 segg.) 

Zdekauer. Suir or^nizzazione pubblica del giuoco in Italia nel 
medio evo. (Giornale degli economisti. S. II, voi. V, 1892). 

Zdekauer. Il giuoco in Italia nei sec. XIII e XIV e specialmente 
a Firenze. (Arch. St. XVIII, 1886). 



Fonti Archivistiche 

Magistrature, miscellanee ecc. consultate nelF Archivio di Stato 
in Venezia per la compilazione di questo lavoro. 

Aggiunto sopra monasteri; Avogaria di Commi; Cancelleria in- 
feriore; Cazude; Censori; Cinque Savi alla mercanzia; Compilazioni 
delle leggi; Consiglio dei X: Misti, Comuni, Criminal; Deputaci ed 
Aggiùnti alla provision del denaro pubblico; Dispacci degli Amba- 
sciatori; Esecutori contro la Bestemmia; Fabbriche del ponte di 
Rialio; Giustizia V'-xchia ; Giustizia nova; Governatori delle Entrate 
pubbliche; Inquisitori di Stato; Libro d'oro: Leggi; Maggior Con- 
siglio; Magistrato alle acque; Magistrato al Sai; Magistrato del De- 
posito del Banco giro ; Milizia da Mar; Miscellanea atti diversi ma- 
noscritti; Miscellanea codici; Provveditori di Comun; Provveditori 
sopra monasteri; Provveditori alla Zecca; Quarantia Criminal; Rct- 
son vecchie; Revisori e Regolatori alla scrittura; Revisori e regolatori 
dei dazi; Savio Cassier; Senato: Terra, Rettori, Notatorio, Secreta; 
Sigtiori di notte al criminal e civiL 



POSTI LLA 



Il libro era già licenziato per le stampe quando mi 
pervenne una notizia .strabiliante che accenno a titolo 
di curiosità ed a sigillare, direi quasi, la mia fatica. Il 
popolo nostro, benché da quasi un ventennio occupato in 
guerre ed a seguire con T occhio l'astro fulgido, che fece 
in si breve tempo cambiare politicamente faccia alla terra, 
non s' era ancor affrancato dal funesto dominio del giuoco, 
tanto questo vizio gli si era immedesimato quale bacillo 
di malaria o d'altra terribile endemia. , 

Quando l' N vittoriosa stava per scomparire .... un a- 
vido impresario offre al Governo V opera propria di biscaz- 
ziere e suggerisce di fare del grande teatro " La Fenice „ 
unico nel mondo, com'egli si esprime, un ridotto allo scopo 
di concentrare i grossi giuocatori e demolire cosi tutte le 
bische private e, per solleticare la cupidigia nei governanti 
ed ottenere la conferma dei finanzieri, dichiara di sotto porsi 
al pagamento di F. 600.000. E singolare che tale strana 
domanda abbia trovato il vivo appoggio d' un alto funzio- 
nario, che dimentico dei principj del nuovo regime, in op- 
posizione alla caduta aristocrazia, e delle memorie ancor 
fresche delle orribili scene e conseguenze del Ridotto, so- 
stenga il vantaggio della bisca suggerita, dimostrando il 
grande incentivo a far circolare la moneta e . . . . ma non 
voglio andar oltre, questa notizia, assieme a molte altre 
scoperte nel corso della pubblicazione, che tengo in serbo 
con la copiosa raccolta di tipiche vignette sui giuochi, 
verranno alla luce in altra edizione, qualora questa possa, 
anche debolmente^ incontrare il favore del pubblico. 



INDICI 



\ 



IHDIGE GKOHOItOGIGO DEI DOGUIHE^TI 



1172. 29, 212. 1814, 7 mar. 214. 

1254, 8 sett. 166, 212. 1816, 26 sett. 248. 

1266, 12 mag. 166, 212; 2 lug. 168, 1818, 8 ag. 248. 

213.' 1826, 21 febb. 248; 14 sett. 248. 

1260, 18 ag. 218. 1888, 16 febb. 248; 16 lug. 166, 216 

1268. 242. 188y, 16 febb. 248; 16 lug. 216. 

1264. 9. 1840, 26 gen. 248; 26 ag. 248; 8 
1266, 14 mar. 156, 167,218; 12 mag. sett. 248; 12 sett. 242; 26 ott. 

10, 218, 242; 16 nov. 248. 

1268, 11 msg. 218. 1842, 8 ag. 201, 244. 

1372, 18 mar. 248. 1848, 19 ag. 216; 29 ag. 216. 

1278, 6 giug. 218. 1846, 11 giug. 248. 

1282, 19 giug. 248. 1847, 19 ap. 248; 16 lug. 248. 

1288. 166, 218. 1862, 12 febb. 169, 244; 16 ap. 248. 

1287, 10 mar. 248; 80 die. 248. 1864, 20 giug. 244. 

1288, 19 ag. 248; 28 ag. 248. 1860, lugc 201, 244. 

1291, 20 lag. 248. 1864, 26 mag. 168. 

1292, 15 gen. 218; 11 nov. 156, 169. 1866, 27 gen. 248. 

1293, 17 sett. 213. 1867, 17 giug. 4. 
129i 213. 1874, 12 mar. 248. 
1290, 6 mar. 214. 1890, 29 gen. 216. 

1298, 7 mar. 214. 1891. 18. 

1299. 242. 1892. 169, 246. 
laOO, 3 mar. 166, 168, 214; 26 ap. 1421, mar. 216. 

243. 1428, 16 lug. 169, 216. 

1901, 13 febb. 243. 1486, 29 lug. 248. 

1908, 2 ap. 214; 17 ag. 214. 1442, 18 giug. 216. 

1907, 22 ap. 248; 18 mag. 166, 214. 1448, 2 ap. 216; 18 giug. 4. 

^ 13 ag. 167, 214. 1462, 18 die. 216. 

IBU, 29 lug. 214. 1468, 80 lug. 216; 6 die. 216. 



268 



LK BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



1465, 13 sett. 159, 216; 17 ott. 159, 216. 

1457, 5 ag. 159, 216; 31 ag. 159, 216. 

1458, 16 ag. 216; 23 ag. 216. 

1462, 2 giug. 216. 

1463, 9 mar. 217. 
1468, 29 ap. 171. 
1474, 16 mar. 217. 
1483, 31 mar. 217. 
1485, 15 nov. 217. 

1487. 159; 15 nov. 217; 29 die. 217. 

1500, 26 sett. 109. 

1503, 17 ag. 217. 

1606, 26 mar. 159, 217, 218; 17 

giug. 160, 168, 217. 
1510, 31 ott. 4. 
1512, 28 sett. 218. 
1514, 12 giug. 218. 
1517, 5 mar. 218. 
1521, 28 febb. 13, 160, 219, 240. 
1622, 5 mar. 219. 
1523, 18 gen. 219; 17 ap. 219; 4 

mag. 219; 17 giug. 219; 15 aett. 

219; 30 die. 219, 220. 
1624, 21 febb. 219; 11 giug. 319. 
1626, 23 mag. 13, 220; 29 mag. 220. 

1626, 4 lug. 220; 27 l\ig. 220. 

1627, 11 febb. 220. 

1629, 8 febb. 220; 16 ap. 220; 2 
sett. 220: 31 die. 220. 

1630, 26 nov. 220. 

1532, 23 ag. 220; 19 sett. 220, 223; 

21 sett. 220. 
1583, 7 gen. 220; 26 gen. 220; 20 

febb. 220, 221. 
1634, 27 ap. 220. 
1636, 29 gen. 221; 18 ag. 221; 22 

nov. 221. 

1636, 22 nov. 221. 

1637, 10 febb. 221; 11 febb. 221; 
15 die. 221 ; 20 die. 160, 221. 

1538, 16 sett. 132; 30 ott. 221; 12 
nov. 221. 



1539, 26 ap. 161, 221 : 80 ap. 221. 
1542, 12 die. 221. 
1544, 5 mag. 221. 

1546, 5 gen. 4; 11 die. 161, 221. 

1547, 19 nov. 4 

1548, 27 nov. 168, 201. 
1552, 26 mar. 222; 
1563, 15 ap. 13, 161, 222. 

1557, 12 febb. 13, 161, 223; 19 sett. 
223. 

1558, 9 gen. 223; 24 giug. 223. 
1561, 17 mag. 223; 7 sett. 223; 3 

die. 161, 224, 237. 
1563, 14 ott. 224. 

1567, 27 febb. 67, 224; 8 nov. 161, 
234; 9 die. 161, 224. 

1568, 11 febb. 224; 22 mar. 224; 
31 ag. 224; 30 die. 224. 

1569, 22 mar. 224; 31 ag. 224; 24 
sett. 224. 

1570, 224; 1 giug. 224; 22 giug. 
201, 226. 

1571, 18 ap. 225 V 31 lug. 153, 225. 

1574. 4. 

1575, 14 mag. 225. 
1581. 226; 6 sett. 164. 
1585-1620. 13; 31 ag. 225. 

1586, 29 lug. 225; 26 ag. 13, 161, 
225; 2 die. 225. 

1587, 6 mag. 225; 22 sett. 13, 162, 
226.* 

1588, 11 lug. 225; 30 die. 225. 

1589, 21 giug. 225; 29 sett. 226. 

1590, 2 mar. 225, 226; 15 mar. 225, 
226; 29 ap. 226; 29 giug. 226; 
31 ag. 228. 

1691, 13 mag. 226; 3 die. 226. 
1592, 29 gen. 164; 22 sett. 226. 

1693, 16 Ren, 226; 31 mar. 226; 
31 lug. 164. 

1694, 19 mar. 226; 28 mag. 164. 
1595, 14 mar. 164; 7 ag. 164. 



INDICE DEI DOCUMENTI 269 



1697, 28 ott. 226. 1638, 72, 229; 4 giug. 229. 

1598, 30 die. 226. 1642, 30 gen. 201; 9 sett. 30. 115, 

1599, 28 febb. 226; 7 mar. 226; 7 169; 3 die. 24. 
mag. 226. 1644, 28 nov. 4 

1600, 4 gen. 226; 23 nov. 168, 201. 1646, 16 giug. 229; 21 lug. 229. 

1601, 10 sett. 94. 1648, 21 ap. 230; 26 ap. 230; 7 ott. 

1602, 10 ott. 226. 230; 20 ott. 230. 

1603, 28 giug. 227; 7 lug. 13, 227; 1649, 7 gen. 230; 25 febb. 230; mar. 
12 sett. 162, 226, 227; 29 sett. 227. 21; 17 ap. 230; 4 mag. 230; 8 

1604, 23 nov. 164. mag. 230. 

1605, 27 mar. 201. 1650, 12 mar. 230; 14 mar. 230; 11 

1606, 20 mar. 227; 21 giug. 227; ag. 230; 26 mar, 230; nov. 230; 
3 sett. 227 ; 12 nov. 227. 240, 10 die. 230. 

1607, 4 mar. 227. 1651, 16 die. 21, 230 ;^0 die. 21, 230. 

1609, 18 sett. 170, 227, 237; 23 1652, 4 mag. 230. 

ott. 4. 1653, 2 ap. 230; 5 lug. 231. 

1610, 11 gen. 227, 10 ag. 227. 1654, 28 mar. 21, 231; 18 ap.231; 

1611, 7 febb. 62; 26 giug. 110; 10 20 ag. 231. 

. ag. 227; 5 sett. 5; 23 sett. 4. 1655, 9 ap. 202; 15 ap. 29; 26 ap. 

1612, 27 ag. 111. 22 ; 22 giug. 231 ; ap. 231 ; 22 ag. 

1613, 22 mag. 10, 227, 237. 231. 

1615, 30 giug. 41, 227, 228; 8 lug. 228. 1656, 26 giug. 31; 6 nov. 22. 

1616, lug. 228. 1657, 3 ott. 231; 19 nov. 231. 

1617, 5 lug. 228. 1658, 23 lug, 12, 202. , 

1618, 23 sett. 21. 228. 1659, 27 mar. 231. 

1619, 2 giug. 228. 1661, 6, 28 ; 6 mag. 231 ; 10 die. 231 ; 

1620, 10 lug. 228. 20 die. 202. 

1621, 3 ap. 227, 228. 1662, 27 sett. 45, 107, 202. 

1625, 7 nov. 228; 22 nov. 228. 1663, 17 mag. 22, 231; 29 sett. 168, 

1626, 4 mar. 201; 4 ag. 201; 28 ott. 202; 11 die. 202. 

28; nov. 169, 201. 1664, 10 febb. 167; 3ap. 202; 20 

1627, 30; 5 lug. 169. die. 202; 30 die. 114, 202. 

1627, 87, 28. 1666, 26 gen. 231; 5 mag. 232. 

1628, 6 sett. 228; 23 sett. 228; 25 1667, 2 ag. 13, 232; 4 ag. 13. 
sett. 228 ; 2 die. 228 ; 29 die. 228. 1668, 14 mar. 167, 202 ; 20 gig. 232 ; 

1629, 21 giug. 229; 24 lug. 229. 10 sett. 232. 1669, 26 febb. 22; 

1630, 10 febb. 229; 25 mag. 229 1 ap. 232; 26 ag. 26. 

1631, 7 febb. 229. 1670, 17 nov. 162. 

1634, 22 ag. 229; 29 ott. 5. 1671, 30 gen. 114, 170, 202; 21 mag. 

1635, 25 sett. 229. 202; 5 giug. 22, 232. 

1636, 7 febb. 229; 21 febb. 229; 23 1672. 24. 

mag. 240. 1678, 1 sett. 46, 202. 












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1706, 26 feV>\>- 



O Aio. ^2, ^' 



INDICE DEI DOCUMENTI 



261 



1732. 49; mar. 35, 36,51,101, 110, 
141, 172, 204; 7 mags 194; 17 
mag. 84, 194; 16 giug. 133, 
194; 81 ag. 25, 141, 194, 204; 

27 sett. 194; 19 die. 85, 194. 

1733. 146, 193; 14 gen. 236; 18 
febb. 240; 14 lug. 86, 194; 26 
lug. 13. 

1734. 24 febb. 85, 194; 5 ap. 15, 
236; 13 lug. 10, 109, 194, 236; 
5 ag. 236; 7 ag. 194 

1736. 194;14ap. 151,194; 26 mag. 
236; 9 lug. 62; 29 sett. 236. 

1736. gen. M. V. 85, 97, 194; 5 gen. 
113, 120, 204; 7 ap. 148, 194; 

28 lug. 85; 22 ag. 16; 22 sett. 
236; 14 ott. 148; 2T'ott. 194; 5 
die. 16. 

1737. 108; 28 mar. 236; 26 ap. 
102, 111, 141, 195; 11 lug. 52, 
205; 22ag. 44; 24ag. 44; sett. 
141, 195; 10 sett. 205; 8 ott. 
206; 27 ott. 195; 21 nov. 53, 
195, 205; 16 die. 141, 205. 

1738. 141; 8 gen. 52; 21 gen. 147, 
195; giug. 195, 205; 13 giug. 
195; lug. 205; 11 lug. 31, 195; 
28 lug. 85; 11 ag. 16; 1 sett. 
6; 25 nov. 30, 108, 195; 30 nov. 
51, 205; 9 die. 50, 205; 10 die. 
205; 22 die. 205; 31 die. 53, 205. 

1739. 42 ; 22 mar. 195 ; 8 mag. 141 ; 
30 ott. 195; 10 die. 195. 

1740. 22 mag. 143; 30 mag. 142, 
205. 

1741. 108,205; giug. 206; 13 giug 
116, 121, 126, 134, 136, 195, 206; 
22 ott. 195; 3 nov. 30, 195. 

1742. 52, 208; 2 gen. M. V. 52, 
195, 206; 6 mag. 103; 2 giug. 
206; 24 giug. 31, 195; 21 lug. 
206; 27 lug. 103; 4 sett. 35; 12 



sett. 208; 14 ott. 195; 7 nov. 
44; 12 nov. 54, 208; 25 die. 
172. 

1743. 121, 127, 135, 195, 196, 208; 

14 gen. 195; 22 gen. 85, 148; 
196; 14 febb. M. V. 65; 28 febb. 
286 ; 4 mar. 35, 135, 208 ; 5 mar. 
208; 21 mar. 103; 17 mag. 95; 

15 nov. 42. 

1744. 61, 67, 68, 70, 102, 120, 125, 
208, 236; 4 febb. 75; 17 febb. 
196; 28 ott. 196. 

1745- 103, 133, 135, 142, 144, 209 ; 
febb. 66, 196; 16 nov. 196, 209. 

1746. 10, 48, 51, 177, 209 ; 16 gen. 
68; 28 febb. M. V. 62, 209; 2 
mag. 125; 28 giug. 142, 209; 

23 lug. 236; 26 ag. 128; 17 
sett. 101, 196; 3 ott. 209. 

1747. gen. 116; 7 febb. 70 ; 23 febb. 
39, 196; 10 ap. 128; 16 ap. 71; 

24 mag. 117; 13 ag. 196; 19 
sett. 236; 23 ott. 196; 27 nov. 
196; 22 dio. 71; 30 die. 32. 

1748. 8 febb. 196; 10 giug. 196; 
31 ag. 236; 5 ott. 149, 196; 4 
die. 104, 120, 124, 127, 148, 150, 
176, 209. 

1749. 123, 135, 139, 209; 18 ag. 
142, 209; 28 otu. 146, 196. 

1750. 110, 142;30 ap. 6; giug. 68. 

1751. 71; 4 giug. 38, 196; 12 lug. 
142, 209; 18 ag. 55, 124, 209; 
4 die. 236. 

1762, 5 febb. 35,196, 209; 24 mar. 
236; 5 giug. 197; 12 giug. 197. 

1753. 54, 142; Igen. 130; 23 mar. 
197, 209 ; ap. 103, 142 ; 26 ap. 
197, 209; 23 mag. 97, 176,209; 
22 lug. 197; 3 ott. 97, 142; 2 
die. 209; 22 die. 197. 

1754, 30 gen. 236 ; mar. 210 ; 27 ap. 



262 LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



148, 197 ; 13 ott. 197 ; 18 ott. 1771, 12 nov. 171; 7 mar. 56 ; 26 mar. 

161, 198. 200; 18 ag. 152, 200 ; 21 ag. 28a 

1766. 27, 108; 27 gen. 99, 210; 16 1772, 1 gen. 62. 

mag. 108, 168, 198, 210 ;ag. 37; 1773, 11 mar. 238; 6 ap. 238; 28 

9 ag. 210; 26 die. 198. mag. 152; 2 giug. 161. 

1756. 198, 210; 27 giug. 147, 198; 1774. 38, 144, 211, 238; 10 sett. 

6 sett. 71. 200; 24 nov. 8; 27 nov. 76, 

1767, 6 ag. 10, 132. 238, 239 ; 1 die. 238 ; 10 die. 23a 
1758, 6 ap. 63, 210; sett. 198; 1776. 109; 12 gen. 238; 24 mar. 

11 sett. 146. 200; 27 sett. 239. 

1759, 1 gen. M. V. 45; 29 gen. 198; 1776-82. 211. 

30 gen. 237; 26 mag. 64, 210; 1776. 109, 188; 5 febb. 26, 200; 9; 

7 lug. 101, 198; 9 lug. 198; 29 mag. 200; 8 ag. 239. 

nòv. 122; die. 100; 1777. 88, 188, 239; 5 gen. 200; 6 

1760, 101 ; 1 febb. 67, 113 ; 14 febb. • mar. 108; 24 lug. 239 ; 17 die. 22. 

64, 210; 29 mar. 198; 6 mag. 1778. 61; 4 febb. 239; 1 ag. 239; 

117, 177 : 2 die. 198. 3 ott. 239. 

1761,26 mar. 34; 4 ap. 199; 12 1779.188; 7 gen. 239; 15 gen. 

ap. 199; 2 mag. 46; 19 lug. 199; 239; 20 ap. 200; 16 mag. 239; 

30 lug. 153, 199; 11 ott. 199; 6 24 lug. 36; 7 ag. 34; 21 ag. 

die. 163, 199. , 240; 26 ag. 171; 8 ott. 61; 23 

1762. 104; 7 gen. 106 ; 6 mag. 199; die. 8. 

18 mag. 106, 108, 167; 6 ag. 1780, 17 febb. 89; 12 sett. 16; 14 

163; 6 sett. 199. sett. 240. 

1763-64. 237 ; 9 mar. 117; 28 mag. 1781. 90; 1 mar. 176 ; 16 mag. 20, 

163, 199; 26 ag. 132, 199; 16 176; 28 sett. 240; 6 ott. 240. 

die. 164. 1782, 31 mar. 240; 16 mag. 65; 19 . 

1704. 51, 102, 210. giug. 69; 22 giug. 91; 12 ag. 

1766. 35, 87; 19 febb. M. V. 38 ; 66; 2 ott. 240. 

2 mar. 117; 13 mar. 237; 19 1783. 11, 101, 102,129; 30 gen. M. 

nov. 210, 237; 20 die. 106, 210. V. 17; 6 mar.2A0;10mar. 175; 

1766. 55; 27 gen. 238; 31 lug. 161, 24 ap. 114 ; 9 mag. 68, 240; 24 
199; ag. 48, 210; ag. 25 10. mag. 178; 15 giug. 24, 28, 173; 

1767. 199; 20 lug. 199; 14 ag. 71. 19 lug. 240; 4 ott. 240. 

1768. 9 mar. 35; 18 ag. 27; 22 1784. 70; 13 gen. 239, 240; 25 mag. 
nov. 238. 64; 11 giug. 178; 12 giug. 179; 

1769. 30, 64, 87, 116, 199, 211; 11 16 giug. 179; 17 lug. 179; 20 
mar. 199; 16 ap. 211; 16 mag. sett. 240; 25 sett. 16; 29 sett. 
211; 21 ag. 36. 32; 1 ott. 33. 

1770. 38, 42,87, 116, 117; 28 febb. 1785, 16 mar. 240; 27 mag. 28; 
M. V. 238; 26 ap. 30; 17 nov. 17 lug. 179; 9 sett. 9; 4 ott. 
66, 211; 14 die. 143, 199. 144; 6 ott. 240. 



INDIOB DBI DOCUMENTI 263 



1786. 211; gen. 86; 22 gen. 20; 5 1793. 45; 13 ag 176; 18 ag. 2^ 
febb. 11; 26 ag. 240; 13 nov. 168; 30 die. 11, 24 

59; 28 àie. 17, 240. 1794. 70, 82, 86; 1 gen. 69; 6 ag. 

1787. 31 mar. 240; 7 ap. 240: 12 19; 2 sett. 71; 16 sett. 4; 6 
ap. 240; 3ott. 240; 6ott. 240; die. 93. 

29 die. 240. 1795, 23 mar. 42; 26 mag. 24, 85; 

1788. 70, 168; 14 gen. 240; 29 febb. 18 ag. 59; nov. 11, 100, 115. 
241 ; ap. 59 ; 24 mag. 167 ; 5 giug. 1796. 42, 66 ; 14 gen. 241 ; 27 geiu 
241; 16 sett. 241. 241; febb. 89; 17 febb. 104; 8 

1789. M. V. 24 ; 11 febb. 39; 15 mar. 96; 14 mar. 20; 18 ap. 
lug. 4; 27 nov. 241. 175; 18 mag. 167; 12 sett 11; 

1790. 11; 28 nov. 28. - 19 die. 54, 211. 

1791. 20, 92; 3 gen. 24, 211; mar. 1797, lug. 78; 17 lug. 80; 29 Ter- 
59; 26 ap. 241; 26 nov. 241; midor 82; 22 PraHle 81. 

22 die. 236. 1805. 80. 

1792. 21 ott. 188. 1807, 15 febb. 109. 



IHDICE GEKEHAItE 



Abati, 60, 90, 95, 103, 104, 107, 118, 

122, 124, 143, 150, 207, 208. V. 

Delinquenza. 
Abramo, 144. 
Absente, 177. 
Accademie, 62, 68. 
Acquavi!» (botteghe da), 62, 102, 

110, 128. V. Botteghe. 
Acque, (botteghe da), 198, 207. V. 

Alberghi. 
Adami Liberal, 110. 
Affitto, 16. V. Casini. 
Aganà, 123. 
Agente di mezza, 87. 
Agazzi, 134; Francesco, 133. 
Agnese, s, 110. 
Agosti Marino, 82. 
Agostinelli Santo, 197. 
Agostin, s. 110, 141. 
Aguzin di Fusta, 113. V. Birri. 
Aja, 285. 

Alberghi, 36, 214. V. Bastioni. 
Albergoni Ferico, 126 j Lodovico, 

122. 
Alberti, 30. 
Alega Pietro, 200. 
Alfier, 122, 202. 
Aliprandi Giorgio, 48. 

84 



Alò, s. 112. 

Altan Dom., 109. 

Alverà Simon, 197. 

Alvise, 8. 63. 

Amadio G. B., 194 

Ambasciatore Ihrcolani, 59 ; Gritti, 
123, 162 ; di Francia 42. del Por- 
togallo, 95; di Spagna, 75, 102. 

Ambasciatori, diversi, 142, 145, 
162, 223. 

Amedeo II, 13. 

Ammoniziojie, 85, 47, 52, 99, 176, 
204, 205, 209. 

Andreazza Domenico, 152. 

Andrelino di Vienna, 159, 245. 

Andreuzzi Francesco, 123, 150, 

Andrioli Antonio, 38. 

Angeli Luigi, 60. 

Angelini Pietro, 86. 

Ango Agostin, 108. 

Antelmi, 55; Galeazzo, 63. 

Antonetti Filippo, 208. 

Antonini, 114. 

Apollinare, s. 24. 

Apon Guglielmo, 199. 

Apostoli, ss. 204. 

Aquilinatores, 244. 

Arbit Onorato, 46. 

Arcaini Antonio, 125. 

Aretino, 66. 



266 



LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZAUDO 



Argenta Marta, 15. 

Aria di potenza, 108. 

Arigoni, 286. 

Armata, 244. 

Arsenale, 32, 165, 176, 199, 225. 

Arsenalotti, 32. 

Arti, scuole, fraglie, 234, 235. 

Artusio, Giacomo di, 243. 

Ascensione, V. Fiera. 

Asmodeo, 143, 149. 

Attrapare, 34. 

Augusto, 94. 

Aurelli Zuaue, 144, 211. 

B 

Badena Domenico, 45. 

Badoer Camillo, 44. 

Baflfo Giorgio, 63. 

Bagattine, 62. 

Bagatin Agostin, 208. 

Baggiolin Frane. 196. 

Bagni di S. Elena, 231. 

Bajocco, 101, 

Bajonetta, 85, 194. 

Balbi diversi, 123, 127; Balbini 107; 

Lorenzo 205 ; Sebastiano, 44, 49. 
Baldo vina, 136. 
Balduin Girolamo, 20d. 
Balla, far di, 96. 
Ballarini, 66. 
Ballerino, 86. 
Ballin Giuseppe, 147. 
Ballò Gaspar, 193. 
Ballo, 66, 144, 209, 216; nelle bar- 

berle, 54. V. Feste. 
Balzanella Francesco, 108. 
Banchetti, 36, 222; a Rialto, 48. 
Banchi di Beccherie, 219, 220; de 

Judei, 220. 
Banco giro a Rialto, 24, 28, 
Bando, 29, 39, 47, 48, 108, 111, 114, 



121, 185, 188, 161, 165-167, 177, 
193, 197, 198, 201. 203, 204, 209, 
212, 217, 223, 224, 226-238. 

Baradori, V. Colonne. 

Baratteria, 65, 158-160, 167, 171, 
201. V. Bari. 

Barattieri Nicolò, 29. 

Barbarigo, diversi, 61, 71; Grego- 
rio, 66, 75; Marina, 178. 

Barbaro Alvise, 202 ; Antonio 117. 

Barberia, 24, 34, 120, 144, 200-211. 

Barbieri, 6, 12, 24, 26, 27, 34, 37, 
38, 43-57. 62, 63, 68, 69, 97, 99, 
101, 105, 108, 110, 111, 114, 120, 
121, 123, 124, 133-138, 167, 168, 
169, 193, 196, 197, 200, 211, 238, 
244. 

Barcaiuoli, 25, 73, 87, 97, 99, 118, 
152, 174, 193, 196, 197, 200. 

Barche, 39, 109, 126, 175, 192, 201, 
217, 218, 220, 224, 229. V. Caor- 
line, 

Bargellini, 19. 

Bari, 30, 46, 51, 62, 54, 64, 87, 95^ 
107-138, 146, 150, 177, 216, 217^ 
266. V. Baratteria. 

Bari, contrada dei, 86. 

Barlato Agostin, 201. 

Barnaba,, s. 97, 169. V. Calle. 

Barnave,'82. 

Baronaggia, 116, 141, 142. 

Baronate, 174. 

Baroni, 27, 112, 124, 142; Biscaccia 
de. 111. 

Baronia, 114. 

Bartolomeo, s. 48, ^15. 

Basadonna G. 197; Lorenzo, 194. 

Basa8:lia Pietro, 211. 

Basilisco Giuseppe. 195. 

Bassi Tomaso, 168. 

Basso, s. 16, 35, 68, 141, 201, 213, 
244 



^ 



INDICE OfiNBRALB 



267 



Bastìe, 217. 

Bastioni, 36. Y. Bettole. 

Battaglia, 231. 

BattelUnti, 176, 195. 

Bauta, 62, 73. V. Maschere. 

Beccheri, 87, 99, 208. V. Macellai. 

Bellavite Luigi, 100. 

Bellini Antonio, 24. 

Bellondi, 79, 203. 

Belloto Tomaso, 193. 

Benedetti Ambrosi 100; Demetrio 
116.' 

Benetello Silvestro, 132. 

Bergamo, 236. 

Berganti Giuseppe, 38. 

Bereghin Martino, 11. 

BerUna, 27, Ì66, 170, 216, 223, 227, 
229, 238. 

Bernardi, 121; Anzolo, 200. 

Bemoni, 2, 3. 

Berretta, uso di levarla per sfida, 
40. 

Berta Girolamo, 85. 

Bertan Cristoforo, 35. 

Bertei, 127. 

Bertelli Giovanni, 31. 

Bertoti Ant., 151. 

Bestemmie, 18, 25, 27, 28, 42, 47, 
66. 75, 108, 110, 114, 117, 122, 
137, 143, 144, 149, 160, 170-172, 
201, 238. V. Turpiloquio. 

Bettinelli, 58, 101, 107. 

Bettini, 92; Ant. 196. 

Bettole, 9, 101, 221, 229, V. Caffè. 

Bevagni, 225. 

Bevilaqua Zuane, 146. 

Biancafior Marco, 42, 137. 

Bianchi Bernardo 196; Ignazio, 
125, 126; Marco, 210. 

Biasotti Ant., 194; Dom., 194; Zua- 
ne, 194. 

Bigliardo del Diavolo, 88, 89, 93, 96. 



Bigontina BortolOi 161. 
Biliotti, 74. 

Biron, duca di, 94. V. Duca. 
Birri, 100, 172, 175, 209. V. Ca- 
pitani. 
Birri, circondario dei, 6. 
Birri ricattatori, 131. 
Biscazìanti, 118. 
Biscazziere arricchito, 121, 208. 
Biscazzieri girovaghi, 10, 17; da 

sagra, 25. 
Bische nelle case dei preti, 117. 
Biì^che, V. Elenco. 
Bisson Pietro, 84. 
Boaro Battista, 198. 
Bobo Francesco, 207. 
Bocca di piazza, 51, 69. 
Boccali, 84, 85, 132, 147, 194. 
Boccardo, 140. 
Bochin Antonio, 12. 
Bodussi Dom. 195. 
Boerio, 3, 8, 9, 30, 36, 175, 187, 191. 
Boleta Zuane, 208. 
Bolin Giuseppe, 99; Paolo, 99. 
Bologna, 243. 
Bombaghi Piero, 108. 
Bona, 103. 
Bonaldi Pietro, 146. 
Bonamin Nicolò, 5. 
Bonaretti, 173. 
Bouato Alvise, 94. 
Bouazziol Giacomo, 40. 
Bonetti Piero, 195, 205, 
Bonlauti Bernardo, 6; Giov., C. 
Bon Iseppo, 167. 
Bonhomo Zuane, 194. 
Bonvecchiato, 133. 
Bora, cà, 244. 
Borghi Piero, 195. 
Borsaiuoli, V. Ladri. 
Bortolati Tadio, 209. 
Bortoluzzi Catterina, 15. 



208 



LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



Bosatto G. B., 122. 

Boschini G., 173-176. 

Bosco del Fosson, 234; di Legna- 

go, 219. 
Bossi, 88. 
Bossola, 70, 92. 
Bossompiere, 94. 
Botazon Giuseppe, 192. 
Bottai, 6, 192, 197. 
Bottegai, 21, 24, 37, 141, 142, 144, 

14G. 
Botteghe, diverse, 12, 13, 15, 21, 

34, 218, 219. 
Bove, 69. 

Boveni, 91. • 

Bozzi Maddalena, 15. 
Bragola, s. Giov. in, 45, 202. 
Bragola Zuane, 31. 
Brandistocchi, 32. 
Bravi, 123, 202. 
Bravura, 110, 202. 
Brazzetti Piero, 207. 
Breve, 171. 

Briacarelo Antonio, 118. 
Brigonzi Stefano, 125. 
Britola, 97, 148, 194, 211. 
Brizzi Iseppo, 231. 
Broglio, 30, 119. 
Brun Francesco, 121. 
Buenco Giacomo, 103, 209. 
Bujer, 89. 
Bullarie, 128. 
Bullo, 26. 
Buon, 91. 

Buranello Alvise, 196. 
Burano, 42, 88. 
Burchiello, 119. 
Businello Antonio, 11, 194. 
Buso, 44. 



Qà del Duca, 13. 

Cadorin Domenico, 203. 

Caffè, diversi, 9, 17, 36, 38, 39, 99, 
104, 109, 119, 142. V. Furatole. 

Caffè in calle larga a S. Basso, 35 ; 
dei Botteri, 117; Casselleria, 
9; sulla riva del Carbon, 38; 
al Coraggio, 121 ; al ponte dei 
Corazzeri, 115; alle Erbe, 104: 
in calle dei Fabbri, 36; da Flo- 
rian, 20, 88, 91; della Londra, 
91; a s. Luca, V. s. Luca; alla 
Eealtà, 86; alla Reina delle 
Amazzoni, 124; in campiello 
del Pestrin, 139 ; sotto i portici 
di Eialto, 100 ; alla Stella d* oro, 
121. 

Caffettieri, 62, 129, 198, 210, 211 ; 
nei Casini, 69. 

Caimo Antonio, 44, 60, 205-208. 

Calcetta o Fedeli Domenico, 203. 

Caldana Carlo, 209. 

Caldiera Alvise, 206. 

Calegari Orazio, 196 ; Vincenzo, 24. 

Calle dei Albanesi, 211; dei Bai- 
Ioni, 167; lunga a S. Barnaba, 
195, 205, V. Campo; larga a. 
S. Basso, 85, 207; della Bissa, 
113; dei Bombaseri, 142; dei 
Botteri, 6, 45, 117; del Brusà., 
24; del Carbon, 194, V. Riva ; 
del Carro, 62; lunga a s. Cat;- 
ter ina, 6; della chiesa a s. Vio, 
204; Ca Dolfin, 48; del Duca a 
ss. Apostoli, 55: dei Fabbri, 36 ; 
46, 124, 202, 206-208,; lunga a 
s. M. Foimosa, 55; dei Fusori, 
142; della Gabbia, 120, 204, 205 ; 
larga s. Marco, 54, 207 ; lunga 



IXDIOE GENERALE 



269 



s. MoÌ8è, 17; delle Oche, 101; 
della Sacrestia a s. Moisè, 61 ; 
Morosina, 142; del Parangon, 
206 ; del Partito a s. Gerolamo, 
197 ; della Passion, 141 ; dei Pi- 
gnoli, 123, 137; del Ridotto, 36, 
52, 66, V. Ridotto; Ruzzini, 6; 
del Salvadego,110; dei Sartori, 
205; della Scimia, 85; della Si- 
curtà, 28;a s. Sofìa, 42; della 
Torre, 203; Vallaressa, 61, 72. 

Calli, 24. 

Callimaco Mili, 118. 

Calotti Carlo, 151. 

Calza, comp. delia, 6. 

Calzetai, 113. 

Calzolai, 198. 

Cambiali contratte pel giuoco, 102. 

Cameranti, 35. 

Camerieri, 111, 113, 192, 196. 

Camerini, 38. 

Camerotto, 33. 60, 127, 138, 168, 
T. Carcere. 

Campagna Antonio, 202. 

Campana Ant. 205. 

Campanile di 8. Marco, 32, 36, 110, 

Campei Giuseppe, 192. 

Campi, 7, 114, 218, 221, 229. 

Campiello, 140; del Pistorin Frez- 
zeria, 63; dei Sabioneri a s. Ni- 
colò, 172; della Chiesa a s. Fe- 
lice, 110; del Spezier a s. M. 
M. Domini, 44; del Pestrin a 
8. Canciano, 139; delle Chiodere 
a s. Rocco, 232. 

Campo 8. Angelo, 202 ; s. Barnaba, 
44; delle Beccherie, HO; s. Be- 
nedetto, 158; 8. Canciano, 5, 
142: 8. Francesco, 152; s. M. 
Formosa, 15, 210, 239 ; dei Frari, 
225; delle Gatte, 36; dei Gè- 
satti, 6; 8. Giacomo delPOrio, 



28, 227; 8. Giuliano, 69; delle 
Gorne, 28; della Guerra, 208, 
s. Luca, 60; s. Polo, 149, 173; 
s. Salvatore, 205; s. Sofia, 48, 
203, 210; 8. Stefano, 49; s. Zac- 
caria, 225. 

Canali, 144. 

Canal, 142; Anzolo, 202; Vincen- 
zo, 123. 

Canea Giov., 50, 121, 206, 209, 210. 

Canevello Antonio, 120, 127, 150, 
208. 

Canini Domenico, 239. 

Cannareggio, 42, 122. 

Canonica, 44, 206, 208. 

Cantatrici da strada, 92. 

Canto, 215. 

Cantù Cesare, 210. 

Caorline, 40. 

Capelli Silvaui, 221. 

Capitanachi Elena, 74. 

Capitani, 31, 36, 42, 47, 67, 109, 
125, 132-135, 137, 163, 173-175, 
202, 204. V. Carnefice. 

Capi contrada, 27, 34, 97, 149, 172, 
205. 

Capo d' Istria, 239, 240. 

Capolin Elisabetta, 15. 

Capon, 54. 

Capovilla, '62. 

Cappellai, 5, 199. 

Capulin, 192. 

Carbonai, 153. 

Carcere, 35, 49, 117, 143, 156, 160, 
164-168, 177, 192, 204, 212-241. 
V. Prigione. 

Cardinali, 13, 225 V. Chierici. 

Garetti Alvise, 113. 

Cargnelli, 11, 90. 

Carità, s. M. deila, 241. 

Carli Francesco, 199. 

Carlini Ventura; 194; 



270 



LB BISCHE B II. GIUOCO d' AZZARDO 



\ 



Carlo V, 18; VI, 6, 18; VII, 6, 18. 

Carmini, 5, 227. 

Carnefice, V. Fanti. 

Carneli Pietro, 203. 

Carnevale, 38, 61, 72, 87, 159, 209, 
217, 219, 229, 235, 237. 

Carniani, 54 

Carte da giuoco antiche, 18, 19 ; 
appalto, 21, 239; bianche, 239; 
da Bologna, 239 ; contrabbando, 
22, 230; dazio, 20, 228-234; 
grosse, 228; invenzione, 18; la- 
cerate, 98, 197; mazzi consu- 
mati, 122; sottili, 239; di Ve- 
rona, 234. 

Cartoleri, 18, 21. 

Casali, 102, 220. 

Casanova Nonziato, 207. 

Casaroli, 5. 

Caselli di Lotto in piazza s. Marco, 
231, 234; a s. M. Formosa, 239, 
240. 

Casini, diversi, 58-83, 119,' 120, 146, 
166, 178, 179, 211, 224, 226, 227, 
234, 236, 239; affitto dei, 69. 
V. Custodi. 

Casino a ss. Apostoli, 227 ; di ballo, 
69; di Bassetta, 50, 108; a s. 
Bonetto, 8; di Compagnia, 40; 
degli Indifferenti, 86; a s.^ Mar- 
ziale, 235; dei Nobili, 51, 92; 
al Bidotto, 238; a s. Samuele, 
179; a s. Trovaso, 146; a s. M. 
Zobenigo, 227. 

Casna Bastian, 118. 

Casotti, 114, 144. 

Cassana, 42. 

Casselleria, 9. 

Castelfranco, 5. 

Catecumeni, 15. 

Catterina, s. 6. 

Cavalieri, 142; serventi, 60. 



Cavedal, 220. 

Cavegnol G. B., 195. 

Cazzotti fra due nobili, 49. 

Cecchetti, 5, 9, 13, 156, 158, 177, 
187, 214, 215, 243. 

Celade, 110. 

Colini, 90. 

Cerigo, 55. 

Cestari Antonio, 105. 

Chiara, s. 66. V. Fondamenta. 

Chiavassi Pietro, 9; Sebastiano, 9. 

Chieregato G. B., 129. 

Chierici, 62, 228 V. Delinquenza. 

Chiesa dell' Anconeta 211; dell'A- 
scensione, 117; s. Baroaba, 239; 
8. Cassano, 117; s. M. M. Do- 
mini, 27; ss. Ermagora e For- 
tunato, 1 5, 236 ; s. M. Formosa, 
238; s. Gallò, 136; s. Geremia, 
27, 238; s. Giacomo di Rialto, 
114; ss. Giov. e Paolo, 42; s. 
Giov. di Rialto, 206 ; s. M. Mad 
dalena, 238; s. Marco, 33, 117, 
119, 156, 162, 212-214, 228, 232 ; 
dei Miracoli, 237 ; s. Moisè, 203 ; 
s. Polo, 226 ; s. Simeone Gran- 
de, 203; ss. Simeone e Taddeo, 
235 ;s. Stefano, 29, 226; s. Tor- 
nita, 37, 240; s. Toma, 239; s. 
Vidal, 233. 

Chiese, diverse, 7, 9, 12, 16, 26-29, 
88, 161-163, 225. 

Chimotto Gerolamo, 206, 207. 

China, 18. 

Chinellato Pietro, 146. 

Chioderò di s. Alvise, 28; di s. 
Rocco, 24, 232. 

Chiodo, 86; Francesco, 100. 

Chioli Paolo, 105.. 

Chirurgi, 36, 63. 

Cicisbei, 60. 

Cicogna, 4, 5, 61, 109, 187, 216. 



INDICE pSNBSALE 



271 



Cimarosa, 144. 

Cigò, al. 

Cipro, 219, 220. 

Ciroudi Bortolomeo, 244. 

Cloche Antonio, 69. 

Cocci, Francesco dì, 219. 

Codrè Pietro, 166, 203. 

Coledi Carlo, 54, 123>-125. 

Colonne del Molo, 29, 108, 122, 

135, 170, 217, 224, 225, 227 ; Ba- 

radori da colonne esclusi dalle 

pene, 213. 
Coltelli, 128, 131, 149, 152, 153, 

192-200. 
Coltello trentino, 195. 
Colussi, 167; Pietro, 153. 
Comici Dom., 199. 
Comunità di s. Kicolò, 172. 
Condanne, diverse, 26, 31, 39, 62, 

111, 138, 143, 155-180, 192, 198, 

201-211, 243-245. 
Condnlmer Ant., 62. 
Conegian Ant., 195. 
Conegliano, 5. 
Confisca di beni, 233. 
Congrega dei giuocatori, 46. 
Contardo Dom., 147. 
Contarini, diversi. 33, 91; Alvise, 

64; Bortolo, 127; Piero, 44; 

Zuane, 178, 179. 
Conte Antonio, 164. 
Contrabbandieri, 143. V. Carte. 
Contrade, 15, 172. 
Convento di s. Alvise, 68 ; di s. Gio. 

e Paolo, 13; dei Frari, 227 ; di s. 

Stefano, 227; a s. Gerolamo, 228. 
Convertite, 15. 
Cordaria, 196. 
Cordellari Frane. 194. 
Corezarinm Giuliano, 244. 
Corizola, 221. 
Cornaro, 95. 



Corner, 142; Frapcesco, 174; Ge- 
rolamo, 209; Lodovico 14; Ni- 
coletto, 89. 

Corporazione dei barbieri, 56. 

Corretto, 46, 176, 209. 

Corriere, 119. 

Corruzione nelle magistrature, 51, 
133. 

Corte delle Colonne, 63, HO ; Con- 
tarina, 63, 88, 120; del Forno 
a s. Giuliano, 65, 67, 69 ; Mag- 
gior a s. Nicolò 201; della Mu- 
setta, 164 ; NoVa a s. Moisè, 69 ; 
dei Pignoli, 36, 42; delle Piz- 
zochere a s. Moisè, 61; del Sal- 
vadego, 68 ; Speron 63 ; a s. Ter- 
nita, 53: della Vida, 71. 

Cortelli, 40. 

Cortesani, 141. 

Corti, 24. 

Cos, 196. 

Cosma Giuseppe, 54. 

Costa Franco, 66; Giov. 198. 
X/Ostante Isidoro, 87. 

Costantini Saverio, 116. 

Coti Maria, 125-127. 

Cranigo, 175. 

Cristofoli, 89, 92. 

Croce, s. 223. 

Crosato, 152. 

Crosera s. Pantalon, 16. 

Grovato Batta, 198; Giuseppe, 26. 

Custode del Ridotto, 73. 

Custodi, diversi, 60, 62, 165; di 
casini, 20, 66, 68, 69, 70, 178, 
179, 227. 



Dal Bello Zuane, 206. 
Dal Bon Antonio, 195. 
Dal Frari Giuseppe, 197. 



272 



LE BISCHE B IL OIDOCO d' AZZARDO 



h 



Dalla Santa Giuseppe, 242. 

Dall' Oglio Andrea, 163. 

Dalmazia, 22. 

Dal Prà Ant., 198. 

Dal Eizzo Ant., 193. 

D'Appollonìo Battista, 197. 

Damiani Lucilio, 203. 

Dandolo, diversi, 243, 244 ; Marco, 
72; Nicolò, 202. 

Danimarca, 6. 

Da Pace Fausto, 78, 82. 

Dazier, 102. 

Dazi Antonio, 203. 

Debiti, 55. 

Decapitazione, 111. 

Defloratore, 203. 

Dei Rossi Piero, 202. 

Delatori, 36. V. Denunzie. 

Delinquenza nel Clero, 118. V. 
Frati. 

Del Maschio Giacomo, 200. 

Del Zotto Cristoforo, 198. 

Demonio nelle bische, 23. 

Denunzie secrete, 27. V. Spio- 
naggio. 

Derogai Vittorio, 132, 133; Zama- 
ria, 133. 

De S tofani Antonio, .64. 

Detonat Bortolo, 198. 

Diamanter da falso, 149. 

Dinelli Menego, 30. 

Diserzione, 109. 

Dogi, diversi, 29, 44, 224, 232, 242, 
2.m. 

Dogi ioni Francesco, 200. 

Dolcetti Giovanni, 34, 50. 

Dol Un, diversi, 40, 71, 136; banco, 
'J25; Santuccio, 244; Vincenzo, 

SU. 

limiieHtioi, in, V. Servi. 

Hnminl, M. M. M. 44. 

lf<MMV, 178; Dalle Uose, 227, 240; 



Marco dalle Torreselle, l&O; 
Zuane, 141. ' 

Donato Marco, 227. 

Donne da partito^ 56, 206 ; V. Man- 
tenute. ~ 

Donzelle, V. Grazie. 

Dorigo Adamo, 34. 

Drappier, 163. 

Duca, cà del, 13. 

Duca di Modena, 102. 

Duchessa di Carrara, 208. 

Duello, 178. 



Ebrei, 51, 54, 91, 137, 141-144, 211, 

V. Banchi. 
Egiziani, 5. 
Elenchi di bische, 14L 
Emo Vincenzo, 60. 
Enrico IV, 94. 
Erberia, 27, 28, 131. 
Erizzo, diversi, 71, 75 ; Stefano, 94. 
Eróstrato, 57. 
Esilio, 221. 
Espulsione, US, 



Fabbriche di Rialto, 28. 
Fabbri, 87, 97, 111, 112, 200. 
Fabris Andrea, 108 ; Domenico 199 

Francesco, 38; Gerolamo, 207 

Giacomo, 204; Giuseppe, 121 

Nicolò, 132. 
Facchini, 85, 110, 132, 143, 147, 

151, 152, 198, 19fe-199. 
Fadie, V. Tadie. • 
Fagagna Stefano, 198. 
Fagionato Benedetto^ 203. 
Falandi Catterina, 27; Giacomo, 

27, 208; Vittoria, 27. 




INDICE GEXURAJl.B 



27» 



Falda Giacomo, 31. 

Falegnami, 145, 153. 

Paletti, 209. 

Fanali, 34. ' 

Fanti, 89, 101, 110, 172, 178, 179, 
208. V. Ministro. 

Farlnoni, 125. 

Fasciner, 196. 

Passetta G. B., 85. 

Fattori G. B„ 32. 

Felice, 8. 110. 

Fenarol, 150. 

Fenestrer, 147, 200. 

Ferari Carlo, 208. 

Ferarese Domenico, 206. 

Ferasuto Antonio, 66. 

Feriol, 88. 

Ferrara, 39. 

Ferro, 13, 109, 155, 236. 

Feste, 26, 27, 139, 148, 168, 172, 
203. V. Nozze. 

Fiandra, 240. 

Fiera della Sensa, 125, 237-239; 
di S. Antonio a Padova, 125. 

Fiere, 235. 

Figari, 14. 

Filacanape, 197. 

Finati Andrea, 202. 

Finozzi, 32. 

Fiorentini, 133; Costanzo, 206; 
Giulio, 51 ; Pietro, 51, 116. 

Fiorentin, 210. 

Firenzuola, 201. 

Finbba, 100. 

Flenry, 118. 

Florian, V. Francesconi. 

Fondamenta di Barba Fruttariol, 
173 ; ai Carmini, 44 ; di s. Chia- 
ra, 42; dei Erari, 42, 141; di s. 
Mandlian, 204; Friuli, 6, 192. 



Fondamente, diverse, 24, 114; Nuo- 

ve, 5, 59. 
Fontana Francesco, 192; Hosa, 103. 
Fontebasso, 102. 

Fontico della Farina, 53; dei Te- 
deschi, 215. 
Foramiti, 155. 
Foresti Vincenzo, 87. 
Formentello G. M., 153. 
Formosa, s. M., 24, 36, 110, 239,. 

240. V. Campo. 
Fomasieri Pietro, 142. 
Forti Francesco, 115. 
Fosca, 8. 44. 
Foscari Sebastiano, 239. 
Foscarini, 79, 179. 
Franceschini Iseppo, 35. 
Francesconi Florian, 88. V. Caffè, 
Francia, 11, 18, 140. 
Franco di Franchi, 158. 
Frari, 44, 141, 203. 
Frasoni Vettor,, 117. 
Fraterna delle contrade, 15; dei 

poveri, 240; delle prigioni, 15. 
Frati, 56, 116, 141, 142. V. Monache. 
Frescura Battista, 152. 
Frezzeria, 35, 50, 60, 62, 63, 68, 88, 

110, 120, 133, 137, 141, 142, 150, 

151, 208, 209, 210, 237. 
Friuli, 220. 
Frusta, 29. 
Fruttivendoli, 24, 30, 66, 100, 118, 

131, 170. 
Furatole, 214, 216, 225. V. Locan- , 

dieri. 
Furlan G. B., 111. 
Furlanetto Francesco, 149. 
Fusinieri, 80, 82. 
Fustigazione, V. Pene. 
Fustignoni Ant., 194. 



85 



274 



LE BISCHE E IL GIUOCO D' AZZARDO 



•Gabriel Marco, 198. 

Oaggiardi Ferigo, 199. 

Oaggio Ant. 196; Michiel, 47, 204. 

Oajetta Iseppo, 195. 

Galeran, 240, 241. 

Galere, 29, 62, 165, 167, 169, 179, 

202, 208, 216, 222, 223, 228, 229, 

233. V. Navi. 
Galiner, 113, 207. 
Galleria dell' Eguaglianza, 81. V. 

Procura tie. 
Gallicciolli, 68, 118. 
Gambara, 71; Nicolò, 102. 
Gambaro Giov., 85. 
Ganzi Zuane, 85. 
Garblzza Giuseppe, 194. 
Garba, 144. 
Garbi Lorenzo, 21. 
Gardonio Osvaldo, 192. 
Garofolo Luigi, 10(3. 
•Garzoni, diversi, 4, 5, 10, 103. 
Gasparetto 206. 
Gasparini, 92. 
Gasparin Todero, 55. 
Gastaldi, 48, 51, 172. 
Gattinoni Giulio, 8. 
Genova, 8. 
Gentazza, 97. 

Gentili Bastianello, 121, 137. 
Geremia, s. 27, 99. 
Germania, 18, 94. 
Gesuiti, 5, 28, 118. 
Ghedini Bortolotti, 191. 
Giachiole Piero, 193. 
Giacomo, s. 62. 
Giano Giacomo, 42. 
Gigli Zuane, 208. 
Giminiano, s. 207, 235. 
Gioacchini Giuseppe, 45, 93. 



Gioie, 16. 

Giostre proibite, 216. 

Giova, 171. 

Giovanelli, 89; Bortolo, 141. 

Giovanni I. re di Castiglia, 18. 

Giovanni, s. V. Novo. 

Girardi Giov., 194. 

Girolamo, s. 28, 226. 

Girovago cantante, 92; fruttiven- 
dolo, 100. 

Giudecca, 40, 71, 193, 195. 

Giudici G. B., 197. . 

Giuliani Benedetto, 15. 

Giuliano, s. 110, 210. 

Giuocatori armati, 46, 110; che 
si percuotono, 98; che si sui- 
cidano, 98. 

Giuochi: Abasso le Muneghette, 
3; Albori alti, 3; Alios8Ì,8; Al 
trenta un per forza, o per amo- 
re, 10; Ambasciatore, 3; An- 
dar' a pisciare, 10 ; Andemo alla 
guerra, 8; Baliste, 216; Balla» 
28, 32, 282; Balla da donne, 5; 
Balle, 218; Ballestre, 218; Bal- 
lon, 28, 282. V. Pallone; Ballo 
rotondo, 4; Ballo della botte, 
4; Ballotte, 10, 227; Banco fal- 
lito, 10; Barba Valerio, 11; 
Barettina, 10. V. Cappellina; 
Basse, 8 ; Bassetta, 20, 28, 80, 
81, 85, 86, 44, 50, 52, 66, 87, 90, 
95, 100, 111, 114, 117, 120, 123, 
125, 126, 129, 163, 164, 169, 179, 
195, 197-99, 202, 204, 206, 208-211. 
V. Casino di ; Bati palo, 8; Bat- 
tagiole, 4 ; Bazzica, 19, 86, 91, 
129, 179 ; Beca uà, 3 ; Beco mal 
guardato, 4 ; Bela vilana, 3 ; Ber- 
lina, 3; Bestia, 19; Bianca e 
Rossa, 81, 198. V. Zurlo; Bi- 
gliardo, 9, 88, 89, 92. V. Trucco. 



l 



INDICE GENBRALEN 



275. 



Bilboqucil, 11; Biribis 8, 78, 
199, 235, 286; Birri e ladri, 4; 
Birilli, 7. V. Zoni; Bisato longo, 
3; Biscia, 9, 246; Boccio, 147, 
232; Bocoli, 4; Bondi, 3; Bor- 
setta, 11; Bossolo, 3; Brache, 
9; Briscola, 19; Brombole, 3; 
Buon compagno, 4; Buche, 8; 
Burata, 2; Buschetta, 4; Cala- 
brache, 19; Calabresella, 18; 
Calegher, 8 ; Campane, 3 ; Cam- 
panon, 3 ; Campielo, 2 ; Camuf- 
fo, 28, 86, 88; Can e gato, 3; 
Caorio, 3 ; Capellina, 10, V. Ca- 
rettina; Cappelletto, 11, 21 1; 
Cappon, 4; Capra, 4; Cariola, 
8; Carta del Mercante, 10; Car- 
tella, 11, 25; Caselo, 8; Caste- 
lana, 8; Castelin, 3, 5 ; Castel- 
letto, 4; Cavagnola, 8; Caval- 
ca, 8; Cavale orbe, 8; Cava- 
li, 3; Cede bonis, 10; Chia- 
mare, 10; Chi se vede, 4. V. 
8condaruole ; Cicerlanda, 4 ; 
Cinque e il dieci, 26; Civetta, 
4; Cocuzza, 3 ; Colori, 8 ; Coman- 
della, 4 ; Comare, 8, 4 ; Comio, 
222; Compagno, 4; Concina, 19, 
88; Corregiuola, 4 ; Cossa xelo 
questo, 2; Coteccio, 19; Cresci- 
man, 19 ; Cricca, 10 ; Dadi, 6, 7, 
11, 26, 28, 41, 159, 161, 218, 214, 
216, 217, 218, 228, 227; falsi, 
244; della Farina, 6, 29, 218; 
Dama, 9; Dar la cartaccia, 10; 
Deo menuelo, 2 ; Destirè le vele, 
3; Dindolarse, 8; Din-don, 2; 
El la gà, 4; Erbette, 19, 100; 
129 ; Dona Impolita, 2 ; Eremita, 
U; Fa nana fantolin, 2 ; Farao- 
ne, 19, 20, 52, 109, 117, 126, 129, 
209, 211;Farinazzo, 11; Fava, 



4; Fisso, 4; Folega, 11; Forze 
d'Ercole, 4; Fortezze, 3; Fos- 
setta, 4 ; col Fuoco, 214. V. Lu- 
me; Galea, 4; Galina, 2; Carile, 
7; Gatin, 8; Gato e '1 sorze, 8; 
Gatta cieca, 4 ; Gilè, 20 ; col bre- 
sciano, 10 ; Gira Rosa, 8 ; Gi- 
relle, 4; Girin, 8 ; Girlo, 4; Jeu, 
jeu, ossia V emigrato, 11 ; In 
dove xestu sta? 2; Libro del 
Diavolo, 11 ; Lippa, 4, 222. V. 
Massa; Lotte, 4, 14; Lotteria, 
18, 16, 17, 171; Lotto, 8, 18, 14, 
15, 16, 17, 80, 160, 161, 171, 
188, 219-241; libro contro il, 14 
n. 87; Lume, 9, 215, 243, 244. 
V. Fuoco; Macca. V. Sette e 
mezzo; Madi, 8; Madona in ca- 
regheta, 8; de la guardiana, 3: 
Maestro 3 ; Manatole, 2 ; Ma- 
neghe, 222; Maneta, 8; Man 
morta, 2 ; Marcomadone, 8 ; Mar- 
garita mazarona, 2 ; Marendate, 
8; Maria orba, 8; Massa e Pan- 
dolo, 7. V. Pandolo ; Matto , 
42; Melone, 4; Meneghela, 19; 
Mercante in Fiera, 19 ; Mestieri,. 
8; Minoieto, 10; Moniche, 10, 
125, 126; Momola, 8; Mora, 10, 
12, 50, 192-194, 1^6-200; Mus- 
setta. 8; Oca, 8; Ombre, 19, 94, 
118. V. Eccolo; Grada, 2; Ose- 
lin, 3; Ovi, 9, 10, 214, 215; Pa- 
gieta, 8; Pai di Roma. 4; Pa- 
lla, 216; Pali marzi, 4; Palla, 
5, 6, 218. V. Balla; Pallamaglio, 
5; Pallone, 4-6; Pandolo, 7, 28, 
161, 221, 222, 282; Pan duro, 8; 
Panfil, 20; Pantalena, 7; Pari 
e dispari, 4; Partito, 201 ; Pas- 
sera, 4; Pazienza, 11; Pocorela, 
8; Pentichiò, 8; Pesa, 8 ; Pia- 



276 



LE BISCHE B IL GIUOOO d' AZZARDO 



stirelle, 10; Piavole, 8; Ficheto, 
19, 60, 88, 89, 94; Pie zoto, 3; 
Pinpinela, 2; Piria, 282, 233; 
Pirieta, 3; Pirlo, 4; Pisa, 4; Pi- 
sciare, 10. V. Andar a ; Pittori, 
3; Polvere, 4; Ponte di Rialto, 
3 ; Porte, 3 ; Primiera, 10 ; Primo 
e secondo, 4 ; Proposte, 4 ; Pun- 
ti, 8; Futa da maridar, 8; Qua- 
drello, 23; Quartiglio, 18; Que- 
sto xe mio, 8; Quintiglio, 18, 
19; Racchetta, 6,6,218; Rafa, 
8; Rana, 4; Raus, 10; Re, 4; 
Recia bela, 2; Regata, 4; Ro- 
cambal, 19, 142. V. Ombre; Ro- 
cheta Romana, IO; Rocolo, 19, 
86; Roulette, 10; Salto . biralto, 
8; Sanzo, 6; Sbaraglino, 7; 
Scacchi, 9, 29, 94, 168, 213, 
217, 244: Scargalaseno, 9; Scar- 
paccia, 4; Schiba, 4; Schiavi, 
8; Scommesse, 12, 18, 161-168, 
220, 222, 223, 224, 225, 226, 227, 
228, 282, 236; Scondaruole, 4; 
Scondi erba, 4; Scova, 4 ; Scudel- 
le, 4; Semola, 8; Sequentia, 10, 
Serpe, 8; Sestiglio, 18; Sette e 
mezzo o Macca, 19; Si può, 18, 86; 
Sior Antonio Pegoiin, 2; Siora 
Gate, 8; Slipe Slape, 19; Stopa, 
19; Stussato, 10; Stu-so, 10, Taca, 
3 ; Tagia piera, 3 ; Tamburin de 
Pranza, 2; Tavoleta, 3; Tarocco, 
18, 19; Tavole e Taxillis, 9, 
161, 212, 218, 243; Terciglio, 
18; Tibidò, 19; Tij^nir chi falla, 
4; Tiralunga, 4; Tira molle, 3; 
Tisbina, 4; Toccadiglio, 6; Toca 
fero, 3 ; Tocco, 3, 40 ; Tombola, 
8, 9, 80, 241; Tondina, 11; Top- 
pa, 11; Toretta, 10: Trappola, 
10; Tre foglie, 11 ; Trente-Qua- 



rante, 10; Tresette, 18, 19, 32, 60, 
86, 86, 94, 146, 192, 193, 200; in 
tavola, 18, 116; Tribusco, 10, 
84; Tria, 9; Trionfetti, 86, 86, 
197; Trionfo^ 10, 132; alla Ve- 
neziana, 18 ; Trottolo, 3, 222 ; 
Trucco, 86, 62, 119,120; a Tavo- 
la, 9; Tru-tru cavalo, 2; Va- 
laco, 20; Venturina, 17; Volte o 
Voitè, 20, 88; Zara, 7; Zecchinet- 
ta, 19, 24, 28, 30, 36, 40, 86, 128, 
129, 163, 168, 178, 176, 198, 199, 
211; Ziogheti, 20; Zogheti, 37, 
62,203; Zoni, 7, 28, 158, 213; 
Zozum, 7; Zirandola, 3; Zurlo, 
9, 29, 176, 193, 196. 

Giusti Francesco, 63, 126, 193. 

Giustinian Antonio, 102 ; Lorenzo, 
127. V. Mazzuolo. 

Giustiniani, 79. 

Gofrè, V. Trombetta. 

Goldoni Carlo, 8, 11, 41, 74, 76, 96, 
98, 104. 

Goncourt, 82. 

Gonzato Pietro, 147. 

Gozzi Gaspare, 11, 62. 

Gradenigo, diversi, 17, 38, 64, 62, 
178, 209, 210, 243; Gaetano, 44 ; 
Pietro, 136. 

Gradi Gaetano, 60. 

Grassetti Zuane, 200. 

Gratiano Erasmo, 162. 

Grazia, diritto di, 157, 161, 177, 
n. 78, 222-224, 226, 229, 238, 
242-246. 

Grazie, 14, 70, 236. 

Grego, 92; Antonio, 38. 

Grevembroc, 13, 17. 

Grifo leoni Francesco, 173-175. 

Griggi Giov., 198. 

Grimani, .61 ; Piero, 50. 

Grinta Anzolo, 197. 



INDICE GKNBBALB 



277 



Grìoni Nicolò, 104. 
Grìpaldi, Marco, 205. 
Gritti, diversi, 29, 162, 202, 223. 
Giolio Antonio, 11, 196. 
Grotta Francesco, 211. 
Guado Gaetano, 120-123, 133. 
Guardia Nazionale, 80. 
Guerrino, 240. 



Hogartli, 148. 



H 



I 



Illuminazione, 16. V. Fanali. 

Imbriaghezzo, 153. 

Impiegati al giuoco della Tom- 
bola, 9. 

India, 94, 

Inghilterra, 240. 

Insegna del Buonaparte, 81 ; della 
Caselleta, 100: alla Croce di 
Malta, 136; alle doi Croci, 110; 
del Cuor, 44, 127, 136; del Dia- 
volo, 88. V. Bigliardo; alle Erbe, 
104; della Fontana, 207; del 
Lauro Regio, 206-208; della 
Londra, 91; del Lotto, 15; del 
Martello, 87 ; del Mondo d' oro, 
123, 209; alla Palma, 5; alla 
fiealtà, 86; alla Eoda, 69; delle 
due Rose, 121, 126, 136; del 
Sepolcro, 120, 150, 175; della 
Spada, 203; alla Stella d'oro, 
127; ai Tre Re Magi, 209; della 
Vecchia, 60; al Velo d' oro, 17 ; 
della Venezia trionfante, 88. V. 
Caifè, Man^azzen, Osteria. 

Intagliatori, 132, 198. 

Inviolabilità delle case e delle 
botteghe, 174. 



Jacobbi Maria, 144. 
Jacoli Ferdinando, 225. 
Jocalibus, 221. / 



Labia Chiara, 178, 179. 

Lacedemoni, 5. 

Lacroix, 18. 

Ladri, 62, 91, 108, 121, 123, 145, 

208, 215; da chiese, 185. 
Laguna Clemente, 204. 
Laguna, escavazione della, 223. 
Lamberti, 200. 
Lambranzi Francesco, 211. 
Lanterna Pietro, 128. 
La Rosa, 127. 
Lavezzari Orazio, 60. , 
Lavorieri, 140. 
Lazzari, diversi, 12, 17, 61, 240; 

Agostino 149; Matteo, 46. 
Legatore di libri, 30. 
Letti nei camerini, 38. 
Levante, 22, 55, 104, 167, 108. 
Levrieri, de Vincenzo, 221, 
Lezze, 89. 

Liberazion Schiavi, 15. 
Libertinaggio, 55. 
Lidi, 5. 
Lido, 109. 

Ligador da zogie, 99. 
Lio, s. 45. 
Lio, 44. 
Lioni, 88. 
Locande, 119. 

Locandieri, 35. V. Magazzen. 
Loggetta di S. Marco, 236. 
Lombroso, 149. 
Longo, 41, 91. 



278 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Lovisa, 6. 

Luca, 8. 17, 60, 202, 204. V. Campo. 

Lugan^egfaer, 42, 86. 

Luigi XIV, 19. 

Luigi, 8. 18. 

Lume, V. Giuoco. 

Lusso, 27. 

Lustrador di panni, 85. 

Luvignano Zuane, 222. 

M 

Macellai, 32, 194. V. Beccheri. 

Maddalena Bortolo, 198. 

Madonna delPOrto, 86. 

Maestranze, 176. 

MafFei Margherita, 147. 

Mafiio Amedei, 55. 

Magale Giuseppe, 9. 

Magazzen a s. Antonin, 100; al- 
l' Anzolo EafPael, 196 ; ai Bari, 
196 ; a s. Benetto, 192 ; alla Bra- 
gola, 151; alla Cà d*oro, 147, 
192, 197; di Cannareggio, 198; 
in Crosera s. Pantalon, 198 ; in 
Salizzada, 144; in rio terrà ss. 
Ermagora e Fortunato, 182; al 
Gaffaro, 198; a s. Gioachin, 197; 
a ss. Giov. e Paolo, 194, 198; 
a s. Gerolamo, 195 ; ò, s. Luca, 
198 ; a s. Martino, 146, 198; di 
s. Moisè, 85; alla Pietà, 196; 
in campo s. Polo, 149 ; in Euga 
Giuffa, 193 ; a s. Samuele, 153 ; 
del Tezzon, 85. V. Insegna. 

Magazzeni da vin, 104, 153, 225, 

229. V. Malvasia. 
Magazzenier, 193, 239. 
Maggia Costante, 200; Zuane 200. 
Magnamaroni, 38, 123, 138, 142. V. 

Mezzani. 
Magni Zuane, 129. 



Magno Carlo, 246. 

Magrini Giov., 192. 

Maino, 142; Giuseppe, 123. 

Maioliche, 87. , 

Malamani, 74, 106. 

Malatesta, 242. 

Malavita, 55, 110, lU, 120, 202. . 

Malesi Beneto, 35. 

Malanai Angelo, 138. 

Malanotti Carlo, 101. 

Malfatti, 26. 

Malipiero Giacopao, 122 ; Paulo, 

164. 
Malvasia, 124, 153, 218; Antonio, 

dalla, 12. 
Malvasie, 35, 38. V. Osterie. 
Malviventi, 27, 28, 30, 31, 172, 

205, 206. V. Malavita. 
Mamole, 215. 

Mamoli Domenico, 207, 208. 
Manarini Gerolamo, 196. 
Manasse Francesco, 117. 
Mancie, 69. 
Manenti Zuane, 219. 
Manetti Costanzo, 207 ; Pietro, 207. 
Manfrè Marco, 48, 204. 
Manfron Ferigo, 176. 
Mano, taglio della, 170. 
Mantenute, 71. V. Meretrici. 
Manteau Bortolo, 123, 125. 
Mantova Pietro, 202. 
Mantovano Frane, 199; Gasparo, 

135. 
Manzoni, 89; G. B., 53; Piero, 118. 
Manuzzi G. B., 63, 122. 
Marabini Pietro, 210. 
Marcello Piero, 66, 71; Cà, 227. 
Marco, s. 38, 59, 215, 217. V. Piazza. 
Marcobruni Francesco, 125. 
Marchi Paolina, 61. 
Marchetti Marco, 47. 
Margherita, s. 114. 



INDICE GENERALE 



279 



Marinai, 81, 151. 

Marini Zorzi, 35. 

Marinoni, 88, 92. ' 

Marsilian, s. 5, 64. 

Martin Battista, 39. 

Martini, 91, 169; Antonio, 24 ; fra- 
telli 24; G. B., 24; Giovanni 
120-123, 126, 127; Salvador, 
25, 49; Stanislao, 24; Valen- 
tin, 24. 

M arazzi, 15. 

Maschera del giuocatore, 19. 

Maschere, 73, 75, 98, 123, 142, 217, 
238. V. Bauta. 

Mascherer, 200. 

Massoni capitano, 202. 

Matteo, s. 97, 101, 141. 

Mauro Agostino, 121; Paolo, 163. 

Mazza Faustino, 193. 

Mazzariol Giov., 194. 

Mazzola Giuseppe, 92. 

MazBUcchi Girolamo, 68. 

Mazzuolo Giustinian, 5. 

Medici, 37. 

Megalomia dei giuocatori, 94. 

Melicani Giov., 99. 

Mellosi Silvestro, 122. 

Memo Bernardo, 44. 

Mendaressa, 101. 

Menegazzi Giuseppe, 202. 

Meneghini, 91. 

Mengoni Francesco, 209; Zuane, 
209. 

Mercanti, 243; di Lana, 5; di Mal- 
vasia, 38; di Vino, 36. 

Mercati, 24, 114. 

Merceria, 17, 110. 

Meretrici, 41, 51, 59, 62, 66, 73, 
HO, 117, 123, 124, 141, 159, 218, 
227. 

Meriggi Gaetano, 95. 

Merlo Giacomo, 97. 



Meese celebrate coi proventi del 
giuoco, 37. 

Metaxà, 151, 194. 

Mezzani, 64, 105, 122, 203 ; di giuo- 
co, 12, 99. V. Euffiani. 

Mian Zuane, 151. 

Michelet, 82. 

Michelin, 201. 

Michiel, 89. 

Michielini Vincenzo, 85. 

Milanese Carlo, 121. 

Milano, 151. 

Milesi Pelegrin, 114, 170; Zorzi, 5. 

Millos Alexscich, 109. 

Milocco Beneto, 122. 

Milton, 90. 

Minella, 16. 

Ministro de giustizia, 171. 

Missier Grande, 54, 137. V. Offiziali. 

Mitria, 171. 

Mocenigo, 178; Agostin, 69; Al- 
vise, 89; Giovanni, 69; Procura- 
tessa, 59. V. Nani. 

Modena, duca di, 102 ; principe, 140. 

Modesto, 92, 93. 

Modotto Domenico, 208. 

Mogli e figli poste del giuoco, 94, 
105. 

Moisè, s. 52, 61, 68, 108, 109, 12Ò, 
137, 141, 142, 208. 

Molin Belin, 194. 

Molmenti, 13, 18, 65, 82, 96, 109. 

Molo, 29, 170. 

Monache, 63 ; di s. Zaccheria, 67. 
V. Piovani. 

Monari Lisandro, 194. 

Monasteri, 26, 140, 226. 

Mondo di furbi, 116. 

Monete di scarso valore, 103, 137. 

Montalto, 225. 

Monte di Pietà, 129, 239. 

Montesco G. B., 146. 



280 



LE BISCHE E IL GIUOCO d' AZZARDO 



Montespan, 95. 

Monti, 103, Ì22, 208. 

Montier, 19. 

Monticolo GioY. 248. 

Morandi Giuseppe, 146. 

Moranzan, 219. 

Morer Zuane, 197. 

Moretti Bernardo, 6; Carlo, 199; 
Zuane, 6; 

Mori Francesco, 141. 

Moro Ant. 193; Anzolo, 80; Pie- 
tro, 40. 

Morosini Anna, 178, 179. V. Vi- 
diman. 

Moscatello, 55. 

Mosto, 207. 

Muazzo, 189. 

Mulatto Antonia, 15. 

Multe, 45, 48, 52, 188, 156, 160, 
161, 164, 165-168, 177, 179, 212, 
216, 217, 220, 226. 

Murano, 226. 

Muratori, 92, 198. 

Muschier, 110. 

Musatti, 191. 

Musica, 215. 

Mutinelli, 35, 65, 74, 101. 

N 

Nani Lucrezia, 65; Mocenigo, F. 

215. 
Napoli, 8. 
Naranzeria, 87. 
Naranzer, 16. 

Naso, taglio del, 165, 170. 
Navi, 119, 167, 168. 
Negri Filippo, 141 ; Francesco, 

15. 
Nerone, 94. 
Nicbini Vincenzo, 99. 
Nicoli Ant., 197. 



Nicolini Nicolò, 199. 

Nicolò, s. 172. 

Noleggiatori di carte, 106, 201. 

Nomignoli, 108, 187; Bagatin, 149; 
Balletta, 120; Barbieresse, 27; 
Becca, 182; Bellavita, 125; Bel- 
legambe 35 ; Bigiardo, 109 ; Bru- 
sco, 170; Buzeca, 102-104, 120, 
122-124, 127, 150;Cacan, 52; Ca- 
logene, 113; Capella, 207; Casini, 
61; Cavaliere giuocatore, 109; 
Conte, 206; Conte Castelman, 
122, 124; Conte Cazzarola, 91; 
Contessa dì Villano va, 10, 125, 
126; Diavolo, 88; D'oro, 122; 
Faraon, 109; Fasolin, 25; Fin- 
tini, 196; Galletto, 152; Gallozza, 
66; GardelinZamaria, 168; Gnoc- 
co, 178; Gomena, 42; Groppo, 
198 ; Imbrlaghela, 116 ; Lasagna, 
143; Manestra, 153 ; Manduchel- 
lo, 118 ; Marsion; 85; Masaneta, 
54; Merlo, 175; Moretto, 109^ 
Nata, 197; Grada, 200; Orina, 
108; Panada, 207; Panimbro- 
do, 114; Panzetta, 69; Paulaz- 
zo, 170; Pevare, 146; Piasentina, 
123; Piccolara, 110; Piccolo, 
65; Popò, 113; Purichinella, 
12; Sciza, 118; Seppa,122; Sma- 
ra, 113; Sprbetfina, 194; So- 
presada, 113 ; Spadina, 196; Ta- 
baro, 198; Tarabara cavacarte^ 
109; Tartaro, 168; Zatera, 99; 
Zonfo, 204; Zontariol, 121, 176; 
Zotto, 25, 121. 

Notai, 21, 85, 86, 121, 122, 134,. 
186-13a 

Novo, s. Giov., 87, 66, 164. 

Noeze, 159, 217. 

Nunzio apostolico, 117. 

Nuova, 8. M., 27. 



INDICE GENERALE 



281 



OftiziaU, 132, 210; da barca, 196. 
V. Polizia, 

Ogf^tti preziosi messi alla Lotte- 
ria, 16, 17. 

Olanda, 240. 

Olivieri Gaetano, 16; Gio. Maria, 
172. 

Oltramonti, 37. 

Omero, 61. 

Orario delle bische, 99, 238; dei 
Casini, 66, 70, 240. 

Ordine di s. Stefano, 56. 

Orecchie, taglio delle, 165, 170. 

Ore, 10, 27, 196, 199, 200. 

Orefici, 120, 163, 207. 

Orio Iseppo, 197; 

Orlando Zuane, 113. 

Orleans, 95. 

Orologiai, 100, 206, 208. 

Orologio, marchese dell', 91. 

Osello Polo, 201. 

Ospitale dei ss. Gioy. e Paolo, 15 ; 
degli Incurabili, 15, 26, 239; 
dei Mendicanti, 15, 239; della 
Pietà, 15, 165, 236, 241; dei ss. 
Pietro e Paolo, 152; di s. Ser- 
volo, 240. V. Servolo. 

Ospizi, 215. 

Osteria dell'Angelo, 101; al Ca- 
pello, 207 : al Cavaletto, 63, 71, 
123, 200; della Cerva, 151, 193, 
197; delia Donzella, 193; del 
Gambaro, 199 ; al s. Giorgio (o 
Zorzi a Rialto), 10, 196; del 
Lion Rosso, 194, 195; della Luna, 
99, 115, 197; delle Morette, 100; 
del Pellegrin, 124, 151, 192, 199; 
del Prospetto di Cavarzere, 196; 
della Rizza, 35, 195, 200; al 
Salvadego, 65, 85, 87, 102, 195, 

36 



196, 218. V. Corte; della Sci- 
mia, 85, 193. V. Calle; della 
Scoa, 193, 194, 196; della Seta, 
117; del Sol, 87, 101, 111,113; 
delle Spade, 85, 108, 113, 193, 
194, 200; del Sturion, 198,* 200; 
della Torre, 113, 192, 194. 
Osterie, diverse, 7, 18, 29, 35, 38, 
115, 117, 123, 214, 215, 217, 218, 
229, 239. V. Statistica. 



Pace Apostolo, 202. 

Padoa Pietro, 100. 

Padoan Gasparo, 197. 

Padova, 91, 92, 117, 125. 

Padovan, 149. 

Padovano Alvise, 37. 

Paganoni Giuseppe, 135; Gugliel- 
mo, 108. 

Palazzi, 82. 

Palazzo Ducale, 12, 30, 34, 108, 
IH, 119, 156, 170, 180; 211-214, 
223, 227-229. 

Paliari Abondio, 158. 

Palma Antonio, 88. 

Paloso Catterina, 30. 

Palosso, 79, 128, 149, 153, 196, 197. 

Panizza Angelo, 38. 

Panni esteri, 51. 

Panuti G. B., 197. 

Paoletti, 74. 

Papacizza Francesco, 42, 97, 205. 

Papa (il) concede di arrestare i 
giuocatori nelle chiese, 162. 

Papa, 223; Urbano VII, 210. 

Papafava, 179. 

Parassitismo nel giuoco, 128. 

Parigi, 18, 19. 

Parma G. B., 202. 

Paron G. B., 194. 



282 



LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



Parroci, 66, 142, V. Patriarca. 

Parrucche, 38, 118, 187, 148. 

Pasente Mìchiel, 5. 

Pasetto Andrea, 102. 

Pasighel Bortolo, 109. 

Pasini Camillo, 87 ; Francesco, 64. 

Pasqualigo, diversi, 82, 191 ; Pietro, 
44. 

Pasquazza Giacomo, 162. 

Passereta Dom., 81. 

Patibolo, 109. 

Patriarca, 226. V. Piovani. 

Peatai, 196, 199, 208. 

Pedegal Piero, 84, 

Pedrani, 92. 

Pegni, 52, 65, 206. 

Pelizzari Ant., 153. 

Pellegrin Antonio, 86; Dom. 27. 

Peller Marco, 86, 87, 116. 

Pellestrina, 16. 

Pene diverse, 62, 70, 91, 178, 179, 
212-241: frusta, 222, 223, 227, 
229; fustigazione, 165; taglio 
della lingua con la Giova, 171 ; 
taglio della mano, 170 ; taglio 
del naso, 166, 170, 227; condanne 
dei nobili, 91, 92, 177; estrazio- 
ne degli occhi, 161, 2^4; taglio 
delle orecchie, 227 ; tuffati nel- 
r acqua, 213. 

Penza Antonio, 232. 

Peotina, 63. 

Pepoli Alessandro, 90-96. 

Perini Giuseppe, 198; Zuane, 62. 

Perin Matteo, 30. 

Pertile, 166. 

Pesaro, 178, 179. 

Pescaria a s. Marco, 192 ; a Rial- 
to, 220. 

Pescatori, 40, 97, 196, 199. 

Pescivendoli, 86. 

Peste, 26, 120. 



Pezzotto Andrea, 199. 

Piai Pietro, 199. 

Piazza di s. Marco, 12, 14, 29, 84, 
80, 116, 119, 120, 192, 213, 214, • 
223, 224, 2^. 

Piazze, 236. 

Piazzetta G. B., 130. 

Pico Andrea, 118. 

Pighini Stefano, 194. 

Pignolo Domenico, 126. 

Pii luoghi, 16. 

Pinelli, 13; marchese, 91. 

Pino Giuseppe, 88, 92, 94, 118. 

Piovani, 27, 109, 172, 228. V. Preti. 

Pipa, 210. 

Pisa, 10. 

Pisani, 122; Pietro, 36, 64; prov- 
veditore, 64; Sagreda, 71. 

Pischiuta Nicolò, 166. 

Pisighini Giovanni, 193. 

Pistole, 33, 131, 196, 196. 

Pistoiese, 117, 193. 

Pistor, 111. 

Pitteri Zuane, 176. 

Pittori, 102, 128, 130. 

Pizzamano Bertucci, 91. 

Plasito, 113. 

Plutarco, 94. 

Podestà di Padova, 92. 

Poesie, 2, 72, 76, 101, 105, 107, lOB. 

Polastro Giacomo, 186, 144, 209. 

Polebani Santo, 196. 

Poletti Nadal, 161, 199. 

Poletto Giacomo, 106. 

Poli Giuseppe, 199. 

Polinari Ant., 192. 

Polizia, 71, 78. V. Ricatti. 

Polo, 8. 13, 243. 

Polonia, 6. 

Pongo, 60. 

Ponte dell* Angelo, 16, 42, 54, 102, 
103, 121, 137, 142, 144, 197, 202; 



INDICE GENERALE 



283 



dei ss. Apostoli; 113,209; del- 
TAvogaria, 07, ; dei Barcaroli, 
1^, 142, 208, 209 ; di s. Barnaba, 
4; delle Beccherie, 27; di Canna- 
reggio, 27; di cà Capello, 221); 
dei Carmini, 5; delle Cingane, 
203; deiCorazzeri, 116; dei Dai, 
i)2; di s. Fantino, 123, 187, 20G; 
di s. Fosca, 4; dei Fuseri, 141; 
della Guerra , 48 ; del Lovo , 
142; di cà Marcello, 24; del- 
rOglio, 192; della Paglia, 228; 
della Piavola, 63 ; dei Pignoli, 
61; Priuli, 48; dei Pugni, 44; 
di Rialto, 13, 24, 132, 141, 199, 
205, 226, 226 ; del Savoner, 201; 
della Tana, 211; della Zecca, 
226. 

Ponti, 24, 62, 218, 229. 

Porcia, Felicità di, 109. 

Pordenone, 109. 

Porro Ant., 197. 

Porta Antonio, 48, 204: Paolo, 196. 

Portese G. B., 193. 

Portici, ^,26; di Rialto, 24, 100, 
114. 

Portico del Broglio, 30, 169; della 
Comare, 84; della Corda, 30; 
del Palazzo Ducale, 31, 180; 
delle prigioni, 30. 

Posta del giuoco permessa, 166, 159, 
160. 

Posta, ufficio della, 239. 

Postiere, 16. 

Pos-tribolo, 203. 

Predetti Zuane, 192. 

Prediche contro i giuocatori, 118. 

Premoli, 5. 

Preti, 14, 36, 37, 41, 49, 61, 64, 65, 
63, 65, 88, 101, 117, 122, 123, 
137, 141, 142, 162, 164, 208, 210, 
227, 228. 



Prigioni, 16, 26, 29, 81, 65, 164, 166, 
168, 198, 218-220, 223, 224, 226, 
229, 233, 238; per debiti, 66. V. 
Secrete. 

Priori Lorenzo, 216. 

Priuli, 142; Antonio, 198; Piero, 
179. 

Privato Antonio, 194. 

Procuratie, 64, 69, 120, 196; nuove, 
44, 62, 69, Ò8, 102, 142. 144, 197, 
209-211, 234, 236; vecchie, 44, 
•51, 52, 69, 86, 110, 121, 127, 
136, 142, 178, 196, 203, 206-209. 
V. Galleria. 

Professione di giuocare, 92, 107 . 

Proverbi, 71, 188. 

Pubblica indignazione, 176, 177. 

Pulita Antonio, 63. 

Pullè, 12, 106. 



Quarele false, 206, 207. 
Quartuzzo, 111. 
Querengo Angelo, 67. 
Querini, 138; Marchiò, 93; Seba- 
stiano, 164. 



Racchette, 62. 
Raffin Domenico, 85. 
Raguseo, 124. 
Ragusi, 243, 244. 
Ranza Zuane, 6. 
Raspi Francesco, 69. 
Raspio Nadalin, 172. 
Redolii Francesco, 122, 161, 
Regate. 4. 

Regiiardo Battista, 207. 
Relegazione, 179, 224, 233. 
Remo da galera, 116. 



284 



LE BISCHE E IL, GIUOCO D'AZZARDO 



Henìer, 61; Domenico, 49. 

Resta Giov., 243. 

Bezasco, 8, 10, 13. 

Rialto, 10, 13, 24, 27, 54, 65, 86, 
166, 194, 198, 200, 201, 203, 206, 
213-216, 217, 223, 222, 243, 244; 
Novo, 195, 205. V. Ponte. 

Ricatti dei birri, 132. V. Ufficiali. 

Ridotto, 8, 72, 123, 233, 237-241. 

Rimprovero, 70, 176. 

Rina Andrea, 30. 

Rinaldi, 31. 

Rio Marin, 26, 49, 110, 141. 

Risse, diverse, 4, 6, 12, 26, 2è, 28, 
30-33, 49, 63, 66, 86, 86, 97, 101, 
108, 110, 111, 122,126, 127, 132, 
133, 139-164, 178, 192-200, 211. 

Riva del Carbon, 38, 46, 135, 202, 
208; deirOlio, 24; del Vin, 24, 
202. 

Rivanelli, 81. 

Rivetti Alessandro, 100. 

Rizzi Carlo, 151, 190. 

Rizzo Domenico, 164. 

Robazza Lorenzo, 44, 52, 121, 136- 
138, 208. 

Robustello Antonio, 126. 

Rocca, 155. 

Rocco, 111. 

Rochi Antonio, 206, 207. 

Rodomonte, 211. 

Roggia Dom., 198. 

Roma, 8, 14, 96, 140, 162, 201, 223. 

Romano Giovanni, 45. 

Romeri Zoane, 202. 

Rossi Antonio, 194; Batta, 31; 
Giovanili, 198; Giuseppe, 198; 
Lorenzo, 168; Santo, .58; Stefa- 
no, 196; Vittorio, 222, 246. 

Rosso, 234. 

Rota G. B., 16. 

Rovani, 189. 



Rovari Carlo, 117. 

Rovere Sebastiano, 125. 

Rovigo, 220. 

Ruffiani, 64, 123, 124, 138. 

Ruga di s. Giov. Elemosinarlo, 

141; Giuffa, HI; dei Spezieri, 

141, 196. 
Rurenente Giacomo, 69. 
Russia, 94. 
Ruzzini Marietta, 179. 



Sachi Francesco, 126, 126. 

Sagre, 25, 114, 176. 

Sagreda, 66; Pisani Marina, 71. 

Sagredo, 36, 103. 

Saintrè, Giov. di, 18. 

Salamon, 79. 

Salari, 145. 

Salassi Giacomo, 38. 

Salata Battista, 86. 

Salizzada s. Moisò, 61 

Salvadori Giacomo, 196. V. Valenti 

Salvatico Benedetto, 231; Pietro, 

281. 
Salvatore, s. 46, 158. 
Salviali Giuseppe, 200. 
Sambo Pietro, 176. 
Samuele, s. 220. 
Sandelli Giuseppe, 60. 
Sanis Michiel, 197. 
Sansovino, 29. 
Santi Giacomo, 211. 
Santorini Bernardo, 108. 
Sanuto Marino, 9. < 

Saon Domenico, 111, 113. 
Sarnelli, 23, 118. 
Sarti, 56, 66, 146, 196. 
Sartinat 64. 

Satire contro i Casini, 61. 
Savorgnan Giacomo, 88, 91, 92. 



INDICE GENERALE 



285 



Savrin Alvise, 178. 

Scacchiere di polle umana, 88. 

Scaino Antonio, 6. 

ScaJembro, 129. 

Scaleterl, 59, 111, 169, 216. 

Scaletta Grison Lorenzo, 29. 

Scallo Antonio, 194. 

Scanzì G. B., 113. 

Scapine Lorenzo, 146. 

Scapin, 92. 

Scaramella Francesco, 92, 

Scarpa Antonio, 196. 

Schiantarello Antonio, 193. 

Schiavi, 163. V. Liberazion. 

Schiavo Zuane, 15. 

Scoacamini, 194. 

Scolari Giacomo, 193. 

Scommesse. Y. Giuoco. 

Scudieri, 213, 214, 220. 

Scultori, 95. 

Scuola di s. Marco, 13; di Spada, 

206. 
Scuole di devozione, 234, 286. 
Secrete del C. X, 64. V. Prigioni. 
Sebastiani Michiel de, 5. 
Segretari, 44, 61, 62. 
Seguito Francesco, 127. 
Seleri Giuseppe, 6. 
Semenzi, 70. 

Semitecolo Lorenzo, 121, 127, 134. 
Sensa, V. Fiera. 
Serenate, 63, 144. 
Serimano, 65. 
Seripiani Tomaso, 221. 
Servi, 98, 100, 127, 165, 172-174, 

227; di piazza, 192. 
Servolo, isola di s., 236. 
Sgravati Pietro, 63. 
Sgualdin Pietro, 196. 
Sguario, 89. 
Sicioni, 6. 
Siena, 129. 



Sigola, 123. 

Silvestri Pietro, 192. 

Silvestrini Giacomo, 207. 

Silvestro, s. 63. 

Simeone, s. 194. 

Simonetti, 240. 

Siriaco, 64. 

Snuer Sebastiano, 192. 

Sofìa, s. 47, 203, 204, 209. 

Soldati, 109, 122, 142, 167, 202. 

Soldati Giordano, 44, 49, 203. 

Soranzo, 42; Tomaso, 91. 

Sorovin G. B., 149. 

Spaciani Francesco, 204. 

Spada, 40, 53, 66, 79, 110, 128, 148, 
192, 194-196, 202; gente in, 142. 
V. Scuola. 

Spadon Angelo, 20. 

Spagna, 18. 

Sparta, 157. 

Specchieri, (56. 

Spedi, 110. 

Speziali, 122, 136, 214. 

Spiante Pietro, 194. 

Spinola Gaetano, 68; Zuane, 6. 

Spionaggio, 20, 26, 27, 38, 44, 46, 
47, 50-52, W, 63, 69, 70, 98, 102, 
108, 127, 135-138, 163, 172, 173, 
178, 202, 206-211, 228. 

Spontoni, 6, 110. 

Squero a Castello, 197. 

Staffiere, 65. 

Stampadore in rame, 198. 

Statistica delle osterie, 36. V. Ta- 
verna. 

Stecoti Antonio, 207, 208. 

Stefani, 46, 202. 

Stefano, s. 44, 204. 

Steffanutti Giuseppe, 196. 

Stella Francesco, 67. 

Stilo, 117, 148, 150, 196. 

Stin, s. 201. 



286 



LE BISCHE E IL GIUOCO D AZZARDO 



Stivali Antonio, 204. 

Stocco, 149. 

Stochizanti, 102, 122. V. Usurai. 

Stole» 33. 

Stravaganze dei giuocatori, 98. 

Strazzaroli, 207, 208. 

Stregherie, 162. 

Stronzare, 137, 138. V. Monete. 

Strudel, 192. 

Stue, 34, 54, 103, 136, 137, 164, 193, 

196, 198, 209, 217. 
Stuzzo Ant., 199. 
Suardi Antonio, 239. 
Suburra, 65. 

Suicidi di giuocatori, 98. 
Suonatore di Oboe, 16; di Violino, 

56, 116. 



Tabacco, 210; botteghe da, 34, 36. 

Tabarro, 62, 69, 121, 122, 141, 142, 
160, 153, 210. 

Tacito, 94. 

Tadie Ferigo, 123, 126, 133, 137. 

Taglia, 138, 161, 177, 224, 226, 233. 

Tajer Vincenzo, 87. 

Targhe, 110. 

Targheta Giacomo, 204. 

Tassini, 6, 13, 37, 38, 63, 74, 81, 
213, 218, 229, 235. 

Tavelli, 193. 

Taverne, 214-216. V. Venditrice. 

Teatri, 144, 235, 236, 241; di s. Cas- 
sano, 90; la Fenice, 253 ; in cà 
Pepoli^ 90. 

Telei Iseppo, 207. 

Ternita, s. 228. 

Terrazzar!, 235. 

Terzi, 92, 93; Francesco, 202. 

Testori, 99, 127. 

Tiepolo Francesco, 36. 

Tiers, 118. 



Tintori, 243. 

Tiraoro Anzolo, 114. 

Titolo Candido, 53. 

Tiziano, 12. 

Tolentini, 203. 

Toma, 8. 201. 

Tomasetti Giacomo, 196. 

Tonate, 69. 

Tonstrine, 201. 

Torfisso Eugenio, 122. 

Tornasieri Goffredo, 107, 203. 

Torrido, 167. 

Traghetto di s. Domenico, 87 ; delle 

prigioni, 200. 
Tra va gin Lorenzo, 113. 
Trentin Tomaso, 101, 204 
Tre ver Antonio, 195. 
Trevisan Piero, 196. 
Trivelli Simon, 204. 
Trombetta Goffredo o Goffrè, 52, 

121, 127, 135, 206, 208. 
Trucco, 35, 41, 42, 151. 
Tubiolo, 122. 
Turpiloquio, 147, 160, 202, 210, 211. 

V. Bestemmie. 

u 

U berti Varisco, 111. 
Udine, 88. 

Ufficiali, 142, 209. V. Zaffi. 
Unni, 94. 

Usurai dei giuocatori, 92. V. Sto- 
chizanti. 



Vagabondi, 27, 28, 30, 117, 12.3, 

138, 172. 
Valier Gerolamo, 136. 
Valmarana, 71. 
Valenti Salvadori, 195. 



INDICE GENERALE 



287 



Valentin Francesco, 110. 
Valesella Giuseppe, 45. 
Valois, 140. 
Vandelwelde, 127. 
Varoter, 38. 
Vasan Domenico, 132. 
Vedova Carlo, 16, 16. 
Venere, 140. 

Venditore di trippa, 30. 
Venditrice di vino, 66. V. Alberghi. 
Vendramin, 124. 
Venier Lunardo, 66. 
Veniero Sebastiano, 12. 
Venturini Antonio, 53. 
Venzati Matteo, 120, 122, 208. 
Verità, conte, 88. 
Verona, 126. 

Veronese Vincenzo, 200. 
Vesta, 83, 62, 72, 142. 
Vestali, 122. 
Vian, 80, 81. 
Vicenza, 88. 

Vidiman Morosini Anna, 178. 
Vienna, 169, 245. 
Viero Teodoro, 240. 
Vilote, 40, 105. 

Vio Giuseppe, 48, 20^>; Sebastia- 
no, 42. 
Visentin Zuane, 45, 167. 
Vita, Gio. dalla, 34. 
Vitali Elia, 91. 
Vitivo, 7. 

Viviani G. B., 109. 
Vizza Giacomo, 69. 
Voltolina Domenico, 92. 
Volupia, 37, 149. 
Vulcano, 61. 

z 

Zacco, 7, 123. 

Zaffi, 34, 132, 134, 163, 176; da bar- 
ca, 97. V. Aguzin. 



Zambaldi, 19. 

Zanchetto, 193, 196. 

Zanco Zuane, 24. 

Zandiochi Lorenzo, 143. 

Zane Matteo, 226. 

Zanela Piero, 204. 

Zanetti, 102, 117; Gaetano, 82. 

Zanini Antonio, 196. 

Zanni Gaetano, 91; Adamo, 158. 

Zanoli Anzolo, 64. 

Zanoni Adamo, 153; Martin, 114. 

Zanon Andrea, 153. 

Zanovich Giuseppe, 25. 

Zaponi Zamaria, 113. 

Zarlà, 92. 

Zdekauer, 28, 94, 158, 164, 220, 224- 

2-25. 
Zecchini fuori corso passati nel 

giuoco, 62. 
Zemello Vetor, 63. 
Zemetto, 86. 
Zenaro Pietro, 176. 
Zen, 94. 

Zerbin Francesco, 64. 
Zetola Maddalena, 53. 
Zinao Zuane, 174. 
Zitelle, 15. 
Zobenigo, s. m. 193. 
Zochesato Giuseppe, 127. 
Zolio, 63. 
Zon, 87, 66. 
Zorzetto Angelo, 196. 
Zorzi Antonio, 202; Giov., 244. 
Zorzolina Zorzi, 108. 
Zucchino Stefani, 64. 
Zujer Giovanni, 130. 
Zuliani, 78; Giuseppe, 31; Zu- 

lian, 200. 
Zulato Bernardo, 196. 
Zustignan M. A. doge, 232. 
Zustinian, 61. 



ERRATA 



CORRIGE 



pag. 10, 1. 7 — 1266, 2 mag. 

» 20, n. 5« — 1166 p. 1185 

» 30, n. 18 — 1698 

» 31, 1. 1 — a 8 anni 

> 46, 1. 6 — Bestemmia; quegli 

» 51, n. 25 ~ 560 

» 53, n. 34 — 27 nov. 

* 76, 1. 4 — .- 24 novembre 

> 120, n. 29, 1. 9 — conaur 

» 121, n. 31 — B. 1741, 13 giug. 

p 121, n. 32, 1. 7 — scala nella 

» 146, n. 13 — Id. 1729 

* 146, n. 14 — Id. R. 
» 147, ij. 16 — Id. R. 

» 148, n. 18, 1. 2 — 12 giug.) 

» 148, n. 18, 1. 3 — 1.1. 1731 

» 148, n. 18, 1. 4 — 7 ap. 

» 156, n. 4 — 1339 

» 160, n. 22 — 7 giugno 

» 163, n. 37 — L' indicazione : e - 
Tapp. « Legislazione sul piuo- 
co » leggasi dopo la data 1762, 
6 ag. 

» 168, n. 47, 1. 2 - Id. B. 

» 195 — 1787, 27 nov. 

* 198, 1. 27 — Grigi 

» 199, 1. 38 — Camici 

» 202, 1. 85 — Steffani 

» 205, 1. 29 — sth un parangon 

» 205, 1. 40 — pag. -33, n. 

» 209, 1. 29 ^ (Id. R.) 

» 212, 1. 9 — procuratie vecchie 

» 218, 1. 20 — deliberazione. (1266, 
12 mag. M, 

* 220, 1. 37 — 1523 



1266, 12 mag. 

1166, F. 1185 

1698, 3 gen. 

a 3 mesi 

Bestemmia (R. 23 ; 1663, 11 die); 

quegli 
560; 1738, 30 nov. 
21 nov. 
27 novembre 
condur 

B. 48 ; 1741, 13 giug. 
scala nel 

Av. di a R. 1729. 
Av. di C. R. 
Av. di a R. 
12 giug. e 9 ag.) 
Id. R. 102 ; 1731 
7 ap. Av, di C. R. 10'2. 
1338 
17 giugno 



Esec. coni, la Best, B. 46. 

1737, 21 nov. 

Griggi 

Comici 

Stefani 

sth in parangon 

pag. 53, n. 

Esec. coni, la Best. R. 

procuratie nuove 

deliberazione 1266, 12 mag. (il/. 
1523, 30 die. 



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